Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Guidi a Guzzardi

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Guidi o Guido.

La si vuole originaria da Alessandria della Paglia. Possedette nobiltà in Messina nel secolo XVII e fu illustrata da un Giuseppe, dottore in leggi, che fu giudice della corte straticoziale di Messina, 1663, 1672 e della Gran Corte Civile del regno, 1669.

Arma: di rosso, al girello di sprone d’oro, di otto punte.

 

 

 

 

 

 

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Guidotti.

Il Galluppi la vuole originaria di Bologna. Godette nobiltà in Messina nel secolo XVII ed è degno di nota un Sebastiano, che fu giudice della corte straticoziale di Messina nel 1610-11 e della Gran Corte del Regno nel 1617-18.

Arma: d’azzurro, a sei stelle d’oro, ordinate 3, 2 e 1; al capo cucito d’azzurro, caricato da tre gigli d’oro, divisi dal lambello a quattro gocce di rosso.

Cimiero: un bufalo al naturale, anellato d’argento.

 

 

 

 

 

 

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Guiglia.

Questa famiglia fu illustrata da un Agatino, che fu giudice dell’Osepdale Grande e Nuovo e di S. Bartolomeo degli Incurabili di Palermo 1679, giudice della corte pretoriana della stessa città 1683, del tribunale del Concistoro 1692, della Gran Corte del Regno nel 1695-96, avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio 1700, maestro razionale giurisperito dello stesso tribunale 1703.

Arma: ?

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Gulfi o Gulfis (de).

Nobile ed antica famiglia di Siracusa, che possedette i feudi di Carioto e Aere del Conte, Gisira di Pagano, Priolo, ecc. e che passò all’ordine di Malta, come quarto di altra famiglia, in persona di Andrea Bellomo 1618. Un Andrea fu giurato di Siracusa nel 1409-10; un Bartolomeo fu senatore di detta città di Siracusa nel 1530-31 e senatore nel 1522-23, 1535-36.

Arma: d’azzurro, al ponte d’oro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gulì.

Un Francesco, console del Portogallo in Palermo, per i servizi prestati nella  squadra  portoghese,  ottenne  nel  1800 l’abito di S. Giacomo della Spada e a 13 ottobre 1804 ottenne, personalmente, il titolo di illustre.

Arma: ?

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Guliti o Goliti.

Un Michele, con privilegio del 16 aprile 1715, ottenne il titolo di barone di S. Elia o della Torre di Casalottelli, e, forse egli stesso, fu proconservatore in Iaci Bonaccorso 1731.

Arma: ?

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Gunna (La).

Nobile famiglia di Vizzini e di Lentini. Un Giovanni de la Gunna, da Vizzini, con privilegio dato a 10 novembre 1446 esecutoriato a 25 luglio 1453, ottenne conferma e nuova concessione del feudo di Passanitello; un Vincenzo-Antonio nel 1579 era castellano del castello vecchio di Lentini; un Giovan Battista ottenne la carica di proconservatore in Vizzini a 28 settembre 1588.

Arma: ?

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Gurreri o Guerreri (vedi).

 

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Gusman.

Non sappiamo se questa famiglia provenga dallo stesso ceppo, donde uscirono i duchi d’Olivares. Un Giovanni nel 1547 fu uno degli otto capitan d’armi a guerra del regno; un Ludovico, censor atque revisor bellicae rei, con privilegio dato in Madrid a 31 maggio esecutoriato a 15 settembre 1625, ottenne la concessione del titolo di marchese di Maiegio; un capitan Giovan Francesco fu castellano della Colombara di Trapani 1671; un Luigi a 7 gennaio 1724 lo vediamo investito di Fegotto.

Arma: ?

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Gussio o Guzzo.

Nobile famiglia che si vuole portata da Tolone in Sicilia e precisamente in Nicosia, sotto Federico III. Possedette il titolo di barone di Belvedere, il feudo di Buterno, Mancipa e Passarella, l’ufficio di maestro notaro della corte capitaniale di Nicosia, ecc. Un Giovanni, con privilegio del 12 marzo 1543, ottenne il titolo di regio cavaliere; un altro Giovanni, a 28 aprile 1628 comprò, presso gli atti del Luogotenente di Protonotaro, l’ufficio di maestro notaro perpetuo della corte capitaniale di Nicosia con titolo di barone; ufficio confermato a 29 luglio 1643 a richiesta di Pietro Gussio barone di Mancipa e Passarello, curatore del barone Antonio Gussio, figlio del predetto Giovanni; un Marcantonio, fu vescovo di Catania; un Leonardo, da Palermo, con privilegio del 24 aprile 1652, ottenne il titolo di barone di Belvedere; un Giovanni, da Nicosia, con privilegio del 2 settembre 1704, ottenne il titolo di don. Non sappiamo, poi, se siano appartenuti a questa stessa famiglia un Paolo, che fu proconservatore in Calascibetta 1719; un altro Paolo, che fu capitano di Taormina negli anni 1744-45 e 1745-46; un Martino che fu proconservatore in San Filippo 1758; un Pietro che tenne la stessa carica in detta città nel 1776 ed un Lorenzo, che tenne la carica di capitano di giustizia in detta città di S. Filippo nel 1790-91.

Arma: troncato, d’azzurro e di verde, con la fascia in divisa d’oro; al 1° l’aquila spiegata d’oro; al 2° un cane d’oro, tra due pini dello stesso.

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Gustarelli.

Nobile famiglia messinese. Nella mastra nobile di detta città degli anni 1798-1807 troviamo annotati un Andrea, un Niccolò, dottore in leggi, ed un Silvestro figlio di Emanuele.

Arma: d’azzurro, alla croce patriarcale d’oro, sostenuta da due leoni contrarampanti del medesimo, piantata sovra una zolla al naturale, movente dalla punta.

 

 

 

 

 

 

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Gutrioso.

Godette, al dir del Galluppi, nobiltà in Messina nel secolo XVI.

Nella mastra nobile del Mollica, lista XX, anno 1606, vediamo annotato un Marco.

Arma: ?

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Guttadauro.

La si vuole originaria dai baroni di Guttadauro in Valenza. Possedette il titolo di principe Emanuel, il titolo di marchese di Santa Barbara, i feudi di Ganzaria, Granvilla Soprana, Nucifora, Pedagaggi e Randazzini, Reburdone, ecc. Vanta un Giovan Francesco gentiluomo di camera di re Alfonso ed un Giovan Vincenzo, figlio del precedente, regio falconiere 1446 e castellano di Mineo. Un Antonio fu commissario generale per il regno di Sicilia 1535; un Vito, che pare abbia portato questa famiglia in Vizzini, fu primo barone di Ganzaria e Reburdone in sua famiglia e, con privilegio dato a 30 gennaro 1621, ottenne per sé e suoi il titolo di Don; un Giovanni, dottore in leggi, fu proconservatore in Vizzini 1632; un Raffaele comprò la castellania di Vizzini e, con privilegio del 25 settembre 1640, ottenne il titolo di barone di Tre Canali; un Ferdinando barone di Granvilla; un Francesco, già giurato e sindaco di Vizzini, ed un Gaetano barone di Ganzaria li troviamo nel 1731 tra i concorrenti agli uffici nobili di Vizzini; un Giacomo-Maria, barone di Granvilla, fu proconservatore in Vizzini 1745; un Enrico fu giurato di Caltagirone nel 1746-47; un Saverio, marchese di S. Barbara, chiese nel 1755 di essere ascritto alla mastra nobile di Siracusa; un Gaetano fu capitano di giustizia di Vizzini nel 1784-85; un Luigi, principe Emanuel, fu colonnello dei miliziotti, intendente di Siracusa, ecc.; un Giovanni fu vescovo di Caltanissetta.

Arma: d’azzurro, a tre fasce d’oro, gocciate inferiormente di sei pezzi dello stesso, tre gocce cadenti dalla prima fascia, due dalla seconda e una dalla terza.

 

 

 

 

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Guzzardi.

Questa famiglia godette nobiltà in Augusta, Lentini, Randazzo; possedette i feudi di Pulci o Pulichi soprano e sottano, Pietrabianca, ecc. Un Girolamo, con privilegio del 30 gennaio 1681, ottenne il titolo di barone di S. Giorgio; un barone Alberto Guzzardi e Nicolaci fu proconservatore in Augusta 1763-1776, carica, che, in quest’ultimo anno, rinunziò al figlio barone Giuseppe Guzzardi e Martelli, il quale, insieme con i propri fratelli Giovan Battista e Francesco, era ascritto alla mastra nobile di detta città. Detto barone Giuseppe tenne la carica di senatore in Augusta nel 1801-2, e la stessa carica era stata occupata nel 1799-1800 dal sudetto Giovan Battista, il quale fu pure capitano di giustizia di detta città nel 1801-2. Un Gioacchino fu senatore nobile di Lentini nel 1792-93; un Francesco-Maria tenne la stessa carica nel 1807-8. Un Eusebio fu giurato nobile di Rancazzo nel 1787-88, un Benedetto Guzzardi e Cangemi a 12 settembre 1799 ottenne investitura di una quarta parte di Pietrabianca; un Francesco è notato nel ruolo del donativo del 1806 con il titolo di barone di Pulichi. Con decreto ministeriale del 12 aprile 1900 venne riconosciuto ai signori Diego e Giuseppe Guzzardi, di Bendetto, di Antonino, il titolo di nobile dei baroni di Pulichi, trasmessibile ai loro discendenti d’ambo i sessi per continuata linea retta mascolina, e con D. M. del 30 maggio 1910, lo stesso titolo con la stessa trasmissibilità fu riconosciuto a Michele Guzzardi, di Nicolò, di Gioacchino e al figlio di lui Francesco.

Arma: d’argento, al pino nodrito su tre monti di verde, sostenente un’aquila di nero, fissante un sole di rosso, orizzontale destro; l’albero adestrato da tre rosai, al naturale, nodrito sul monte, sormontato da quattro corone d’oro all’antica, 2, 2; sinistrato da un leoncino coronato, tenente una spada, il tutto d’oro, con un braccio vestito di rosso, tenente con la mano di carnagione una face al naturale, accesa; esso braccio uscente, a destra, dal tronco. 

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