Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Imillaro a Inga

 

Imillaro o Gemellaro (vedi).

 

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Impallomeni.

Un Giuseppe-Maria a 10 settembre 1764 è proposto tra i nobili da far parte della mastra di Milazzo; un Domenico fu capitano di giustizia di detta città nel 1772-73.

Arma: ?

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Impellizzeri.

La si vuole originaria di Castiglia e di Valenza, passata in Sicilia,  ove  godette  nobiltà nelle città di Siracusa e di Noto. Possedette il marchesato di Camporeale, le baronie di S. Giacomo di Belmineo, Bufalefi, Burgio, Buxello, metà di Caddeddi, Pantano, Pantanello e Pantanazzo, Ricalcaccia e Spinagallo, il castello di Randazzo, ecc. Un Tommaso, barone di S. Giacomo, fu capitano di giustizia di Noto nel 1645-46; un Stefano, fu regio percettore della valle di Noto, ufficio nel quale gli succedette il figlio Blasco 1670; un Carlo fu vescovo di Mazzara; un Giuseppe fu giurato di Siracusa negli anni 1675-1676, 1683-1684 e capitano di giustizia nel 1689-90; un Tommaso fu giurato di Noto nel 1694-95 e forse fu egli stesso quel Tommaso, barone di S. Giacomo, giurato di detta città nel 1701-2; un Tommaso Impellizzeri e Landolina, barone di S. Giacomo fu capitano di giustizia di detta città nel 1740-41; un Paolo fu giurato nobile di Siracusa nel 1744-45; un Giovanni, barone di S. Giacomo, fu proconservatore in Noto 1758-1776, nel quale ultimo anno vediamo con tale carica un barone Giuseppe-Salvatore; un Salvatore tenne la stessa carica 1786; un Giuseppe Impellizzeri e Francica, barone di Bigeni, fu proconservatore in Siracusa nel 1796; un barone Giovanni fu senatore di Noto nel  1798-99;  un  barone  Paolo  fu  capitano  di  giustizia di Siracusa nel 1811-12. Con decreto ministeriale del 20 aprile 1900 Giovanni Impellizzeri, di Giuseppe, di Giovanni, ottenne il riconoscimento dei titoli di barone di S. Giacomo di Belmineo, barone di Bussello, signore di Caddeddi, signore di Bufalesi, signore del Pantano, barone di S. Alessi.

Arma: campo di cielo colla campagna mareggiata il tutto al naturale, con un pesce notante nel mare sormontato da tre stelle di otto raggi ordinate in fascia, il tutto al naturale.

 

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Imperatore.

La si vuole originaria di Pisa, passata in Palermo, dove godette nobiltà. Un Giovanni fu capitano giustiziere di Palermo nel 1479-80 e 1485-86; un Pietro-Antonio fu senatore di Palermo nel 1493-94 e 1529-30; un Pompilio fu capitano di giustizia negli anni 1520-21, 1526-27, pretore nel 1530-31 e nuovamente capitano di giustizia nel 1532-33; un Pietro fu senatore di Palermo nel 1538-39 e tale carica tenne un Emilio nel 1561-62-63, 1569-70, 1575-76 e 1580-81; un Sigismondo nel 1570-71; un Mariano nel 1576-77 e 1581-82; un Giuseppe nel 1610-11.

Arma: dazzurro, al crescente montante d’oro, sormontato dalla stella dello stesso.

 

 

 

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Imposa.

Un Guglielmo fu giurato di Siracusa negli anni 1446-47, 1455-56 e 1458-59; un altro Guglielmo, figlio naturale del precedente possedette i feudi di Rididini e Almidara 1472, dei quali a 22 settembre 1500 vediamo investita Caterina Imposa, sua figlia, moglie a Francesco Platamone.

Arma: ?

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Impugiades o Pugiades (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Incarnerio o Carnerio (vedi).

 

 

 

 

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Incastilletta o Castelletti (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Incisa.

Antica ed illustre famiglia, che godette nobiltà anche in Messina e in Palermo. Un Leonardo, milite, fu strategoto di Messina nel 1311; un Federico, milite, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1314-15 e cancelliere del regno di Sicilia.

Arma: d’azzurro, a quattro pali d’oro e la banda d’argento, attraversante sul tutto.

 

 

 

 

 

 

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Incontrera o Contrera (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Incorbera o Corbera (vedi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Infontanetta o Fontanetta (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Infuxa o Fuxa (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Inga o Ingo.

Antica e nobile famiglia di Caltagirone, dalla quale città pare si sia diramata in Messina, Vizzini e Mineo, godendo ovunque nobiltà.

Un Nicolò fu giurato di Caltagirone nell’anno 1428-29; un Giovanni patrizio di detta città nell’anno 1566-67; un Francesco capitano di giustizia nel 1573-74; un Antonino, cavaliere dell’ordine di Malta, tenne la stessa carica nel 1597-98; un Michele, con privilegio dato a 15 agosto 1602 esecutoriato a 8 marzo 1603, ottenne per sé e suoi il titolo di Don; un Giuseppe, secreto di Caltagirone, con privilegio del 15 novembre 1621, ottenne il titolo di Don; un Giovanni fu giurato di Caltagirone nel 1713 e capitano di giustizia della stessa città nell’anno 1720-21; un Mario fu primo investito in sua famiglia della baronia di metà di Carioto, della quale, alla morte di lui, vediamo investito a 20 ottobre 1766 Michele Ingo e Naselli, suo figlio primogenito. Un ramo di questa famiglia passò in Vizzini e nell’anno 1731, vediamo tra i concorrenti agli uffici nobili di detta città un Francesco Ingo e Naselli; un altro ramo passò in Mineo e nell’anno 1789-90 un Gregorio Ingo e Naselli tenne in detta città la carica di capitano di giustizia. Nella città di Messina un Francesco tenne la carica di console nobile del mare nel 1700-1701.

Arma: troncato, con la fascia in divisa d’argento; nel 1° d’oro, all’aquila bicipite spiegata di nero, membrata, imbeccata e coronta in ambo le teste d’oro; nel 2° d’azzurro, al leone coronato d’oro, tenente con le zampe anteriori una palma del medesimo.

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