Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da  L'Amantia a Lanzirotti

 

L’Amantia.

Un Pietro ottenne a 20 marzo 1809 investitura della baronia dell’ufficio di Portulanotto o mezzograno sopra le tratte del porto di Girgenti.

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La Marchesana vedi Marchesana (La).

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La Matina vedi Matina (La).

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Lamberti o Lamberto.

La si vuole originaria di Milano. Un Giovanni comprò a 7 marzo 1500 da Filippo Campolo il feudo di Limbrici, del quale ottenne investitura a 5 agosto 1500.

Arma: troncato: nel 1° d’argento, all’aquila spiegata di nero, membrata, imbeccata e coronata d’oro; nel 2° grembiato d’argento e d’azzurro.

 

 

 

 

 

 

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Lamia.

Di questa famiglia troviamo un Giovanni ed un Nicolò annotati dal Muscia tra i feudatari dell’anno 1296, il primo per il feudo di Mazzaroni ed il secondo per metà dei feudi di Cadera e di Sabuci e per il feudo di Lamia. Un Ruggero possedette il feudo di Biscari e il feudo e casale di Asmundo, che, per il suo delitto di fellonia, contre re Martino, perdette. Nell’anno 1576-77 troviamo un Giovan-Niccolò Lamia, con la carica di capitano di Salemi e nel 1579-80 tra i giurati di Mazzara troviamo un Giuseppe La Lamia.

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La Monaca vedi Monaca (La).

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La Motta vedi Motta (La).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Lampiso.

Questa famiglia possedette il feudo di Gibellina. Un Giovan Battista fu senatore di Palermo nell’anno 1532-33.

Arma: d’azzurro, alla banda accostata da due stelle e da sei bande ritirate tre dal capo e tre dalla punta il tutto d’oro.

 

 

 

 

 

 

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Lancia o Lanza (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Lancillotto, Lanzillotto o Lanzirotti (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Landolina.

Si vuole che sia d’origine normanna, portata in Sicilia da un Rotlando, che ottenne la concessione della terra di Avola e che fu padre di Giorgio, strategoto di Messina nel 1149. Certo è che la famiglia Landolina è una delle più antiche e nobili di Sicilia, dove godette nobiltà nella città di Noto, Catania, Palermo, ecc.; possedette il principato di Torrebruna; i ducati di Pratoameno, Rebuttone, Verdura; il marchesato di S. Alfano; le baronie di Alfano, Bauli, Belliscara, Belludia, Benvini, Bibia, Bombiscuro, Bonfalà, Burgio Mancino, Cammaratini, Carcicera, Casale, Francavilla ed Oliveto, Friddicelli, Fri-gintini, Gisira, Grampolo, Imbaccari, Marcato della Montagna di Ganze-ria,  Mazzarone,  Misilini,  Molisena,  Racalbono, Ramione, Rigilifi,

Salina o Pantano del Roveto, Santamino o Prato, Stafenda, Tabaria in Malta, Verdura, ecc. Un Giovanni fu governatore di Noto sotto re Ludovico e sotto re Federico III; un Muzio fu capitano di giustizia di Randazzo nell’anno 1403; un Antonino, barone di Belludia, fu giurato di Noto nel 1556; un Antonio, da Caltagirone, con privilegio dato a 5 dicembre 1588 esecutoriato a 8 maggio 1589, ottenne il titolo di Don ed egli stesso, nel 1595, era castellano del castello di Caltagirone; un Vincenzo Landolina e Belvis fu senatore di Palermo negli anni 1618-19-20, 1625-26, 1632-33, 1640-41, capitano di giustizia negli anni 1638-39, 1641-42, 1644-45 e pretore della stessa città negli anni 1648-49 e 1658-59; un Giuseppe fu governatore della nobile Compagnia dei Bianchi in Palermo negli anni 1662-63 e 1670-71; un Pietro, marchese di Terzana, tenne la carica di patrizio in Noto negli anni 1694-95-96; un Francesco fu capitano di giustizia di Naro nel 1695-96; un Michele fu patrizio in Noto nel 1701-2; un Marcello, cavaliere dell’ordine di San Giacomo della Spada, fu proconservatore di Castronovo e Cammarata nel 1729; un Michele Landolina e Leofante, duca della Verdura, fu governatore della nobile Compagnia dei Bianchi di Palermo nell’anno 1731 e del Monte di Pietà della stessa città nel 1733-34; un Girolamo Landolina ed Alberti acquistò il titolo di principe di Cuba Reale, che ottenne, con lettere patrimoniali del 22 marzo 1744, di poter commutare in quello di principe di Torrebruna; un Domenico, fu giudice pretoriano di Palermo nel 1724-25 e del tribunale della Gran Corte nel 1729-30, avvocato fiscale dei tribunali del Real Patrimonio e della Gran Corte, e, con lettere patrimoniali del 10 settembre 1753, ottenne la commuta del titolo di duca di S. Lucia in quello di duca Landolina; un Giuseppe Landolina e Rizzari fu capitano di giustizia in Noto nel 1744-45; un Luigi, a 17 febbraio 1753, venne ascritto alla mastra nobile di Catania ed egli stesso  tenne la carica di giurato in detta città nel 1787-88; un Giuseppe, marchese di S. Alfano, fu proconservatore in Noto dal 1791; un Pietro, con real rescritto del 14 maggio 1847, ottenne ricnoscimento del titolo di marchese di S. Alfano; un Francesco Rotlando, socio emerito della Reale Accademia di Scienze e Lettere di Palermo e della Gioenina di Catania, ottenne riconoscimento nel 1885 del titolo di principe di Torrebruna e il figlio suo Filippo-Concetto, nel nome maritale di Maria-Carolina Patti-Chacon, ottenne la facoltà di usare dei titoli di duca di Sorrentino, marchese di Salinas, barone di Friddicelli.

Arma: partito di nero e d’argento, mantellato dell’uno nell’altro, col capo del primo a tre gigli del secondo, ordinati in fascia.

Motto: NE ME TANGAS.

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Lanfranca o Lanfranchi.

La si vuole originaria da Pisa e da questa città cacciata insieme con i Gambacorta nel 1393 da messer Guido d’Appiano. Tra gli altri notiamo un Ascanio, che fu castellano di Nicosia nel 1519.

Arma: troncato d’argento e di rosso.

 

 

 

 

 

 

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Lanza o Lancia.

 Vanta  discendere  dai  duchi  di  Baviera  e  fu imparentata anche con la casa Sveva, essendo una Bianca Lanza moglie dell’imperator Federico, re di Sicilia. Possedette i principati di Buonfornello,  Castelferrato, S. Domenica, Malvagna, Sabuci, Ventimiglia; le ducee di Brolo e di Vizzini; i marchesati di S. Elia, di Ficarra; le baronie di Bonfalà, Burgio Mancino,  Carancino  o  Belvedere,  Casalgiordano,  Casalnovo,   Cassibile,

Castania, Ferla, Fessima o San Bartolomeo, Frascino, Galati, Giarratana, Longarino, Longi, Mojo, Nadore, Piraino, Riddidini, S. Martino, Valcorrente, Verbumcaudo, Xireni, ecc. ecc. Si divise nei rami dei duchi di Brolo, e dei principi di Trabia, dai quali si diramarono quelli dei principi di Lanza, dei principi di Mirto, dei baroni di Marcatobianco, ecc. Non possiamo, come vorremmo, dire largamente dei varii membri di questa famiglia, che eccelsero per virtù civili e militari e per possesso di cariche e di titoli, ma siamo costretti accennare soltanto di volo ad alcuni di essi. Un Galvano, possedette sotto gli Svevi le terre di Butera, S. Filippo e Paternò; un Federico fu vicerè in Sicilia sotto re Manfredi; un Manfredi, fu regio e principale castellano e stratigò di Messina nel 1256 e forse egli stesso fu capitano giustiziere di Malta e Gozzo nel 1283; un Corrado, milite, gran cancelliere e maestro giustiziere del regno di Sicilia sotto re Federico II fu barone di Longi e Castania; un Pietro, possedette le terre di Delia, Naro, Sabuci, Caltanissetta e il Caruso dice che ottenne conces-sione da re Federico II del titolo di conte di Caltanissetta; un Manfredi, milite, maggiordomo dell’infante Guglielmo, duca d’Atene, possedette Sinagra e Spaccaforno; un altro Manfredi, fu giurato di Randazzo nel 1488; un Blasco, dei baroni di Longi fu giudice della Gran Corte del Regno nel 1507, deputato del Regno 1508, 1514, vicario generale in Sicilia, ecc. e per la sua prima moglie (figlia di Leonardo di Bartolomeo, protonotaro e presidente del Regno) possedette il territorio di Trabia, che con privilegio dato a 14 novembre 1509 esecutoriato a 11 giugno 1510 ebbe elevato in feudo nobile e fu capostipite del ramo Lanza di Trabia; un Cesare, barone di Trabia e di Mussomeli fu pretore di Palermo negli anni 1549-50, 1552, 1556-57-58, 1560-61, 1565-66, governatore della nobile compagnia dei Bianchi nel 1556-57 e, con privilegio dato a 11 gennaio 1563 esecutoriato a 18 dicembre 1564, ottenne il titolo di conte di Mussomeli; un Francesco, dei baroni di Ficarra, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1561-62 e pretore della stessa città nel 1581-82; un Girolamo, barone di Brolo e Ficarra, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1567-68; un Pietro barone del Mojo; un Cesare e un Bernardo furono ascritti alla nobiltà messinese; un Ottavio, conte di Mussomeli, vicario generale e capitan d’armi del regno di Sicilia, con privilegio dato a 22 luglio esecutoriato a 13 novembre 1601, ottenne il titolo di principe di Trabia; un Francesco, barone di Ficarra, fu senatore di Palermo nel 1618-19-20; un Lorenzo, per la moglie Elisabetta Barresi, fu barone di Rigiulfo; un Ottavio Lanza e Barresi, principe di Trabia, fu deputato del regno, vicario generale in Sciacca 1647 e, per la moglie Giovanna Lucchese, duca di Camastra, conte di Sommatino e barone di Dammisa; un Giuseppe Lanza e Lucchese, duca di Camastra, cavaliere dell’ordine dell’Alcantara, capitano di giustizia e pretore di Palermo negli anni 1671-72, 1678-79 e 1703-4, fu vicario generale in Catania, maestro di campo e sergente generale di battaglia, generale di artiglieria, prese due mogli: Maria Napoli Gomez de Silvera che gli recò in dote il titolo di principe di Santo Stefano di Mistretta e Melchiorra Castello per la quale ebbe il rirolo di principe di Castelferrato; un Giacomo dei principi di Trabia, con privilegio dato a 29 marzo esecutoriato a 6 luglio 1677, ottenne il titolo di principe e fu capitano di giustizia di Palermo nel 1686-87; un Giuseppe Maria Lanza e Filingeri, con privilegio dato a 8 aprile 1704, ottenne il titolo di barone; un Ignazio, principe di Trabia, di S. Stefano, ecc. fu consigliere aulico dell’imperatore Carlo VI, gentiluomo di camera, deputato del Regno, capitano di giustizia di Palermo nel 1716-17 e pretore nel 1738-39; un Giuseppe, principe di Trabia, ecc. fu governatore del Monte di Pietà di Palermo, gentiluomo di camera, capitano di giustizia e pretore di Palermo negli anni 1762, 1763, 1764, 1767, 1769, 1780-82, maestro notaro perpetuo del tribunale della Gran Corte, cavaliere del real ordine di S. Gennaro, ecc.; un Corrado, dei baroni di Longi, barone dei Supplementi di Trapani, Sciacca e Mazzara fu senatore di Palermo negli anni 1751-52 e 1760-61; un Pietro, principe di Trabia, ecc. fu senatore di Palermo negli anni 1788-89, 1790-91, capitano di giustizia in detta città nel 1792-93-94, segretario di Stato per gli affari di guerra, gentiluomo di camera, cavaliere del San Gennaro, cavallerizzo maggiore del re nel 1801; un Salvatore, principe Lanza, fu senatore di Palermo nel 1781-82; un Ignazio, principe di Trabia, ecc. tenne la stessa carica negli anni 1778-79, 1780-81-82 e fu sindaco del Senato nel 1782; un Antonino-Ignazio, dei duchi di Brolo, con deliberazione del 29 gennaio 1793 approvata dal vicerè a 25 febbraro dello stesso anno, venne aggregato insieme con i suoi discendenti alla mastra nobile di Siracusa; un Giuseppe Lanza e Branciforte, principe di Trabia, ecc. fu gentiluomo di camera nel 1800, governatore della nobile compagnia della Pace in Palermo nel 1801, ebbe in moglie Stefania Branciforte e Branciforte, erede del principato di Scordia, ecc; un Michele, barone di Marcatobianco fu senatore di Palermo nel 1806-7 e a 2 agosto 1814 ottenne parere favorevole dal Protonotaro del Regno per la chiesta concessione di un titolo di marchese; un Francesco, fu giurato nobile di Siracusa nel 1807-8; un Ignazio Lanza e Branciforte, dei principi di Trabia, sposò Vittoria Filingeri e Pignatelli, unica figlia di Giuseppe Antonio Filingeri e Alliata, principe di Mirto, conte di S. Marco, ecc. e con rescritto dato a Napoli il 6 giugno esecutoriato a Palermo il 1 luglio 1830 ottenne di far uso dei detti titoli e fu lo stipite del ramo Lanza di Mirto; un Pietro Lanza e Branciforte, principe di Scordia, ecc. patriota e uomo di lettere insigne, fu gentiluomo di camera con esercizio di re Ferdinando II di Borbone, pretore di Palermo nel 1835, ecc.; un Michele Lanza e Lucchese Palli, barone di Marcatobianco, ottenne a 4 gennaio 1844 ampio attestato di nobiltà dal Senato di Palermo; un Francesco Paolo, dei principi di Trabia con real decreto del 26 maggio 1855 ottenne la concessione del titolo di conte; un Francesco Lanza-Spinelli, dei principi di Trabia ha occupato molte importanti cariche pubbliche, è senatore del Regno e padre tra gli altri di Pietro, deputato al Parlamento nazionale e già sottosegretario di Stato per gli affari esteri e di Niccolò, decorato con decreto di motu proprio del giugno 1895 susseguito da regie lettere patenti del 12 agosto dello stesso anno del titolo di principe di Deliella, trasmessibile ai discendenti legittimi e naturali maschi da maschi in linea e per ordine di primogenitura; un Giuseppe Lanza e Mantegna, dei principi di Trabia con real decreto di motu proprio del 27 febbraio 1898 susseguito da Regie lettere patenti del 29 maggio dello stesso anno venne decorato del titolo di conte, trasmessibile ai discendenti legittimi e naturali, maschi da maschi in linea e per ordine di primogenitura ed è cavaliere d’onore e di devozione dell’ordine di Malta; un Ottavio Lanza e Galeotti, dei principi di Trabia, cavaliere d’onore e di devozione dell’ordine di Malta, con real decreto di motu proprio del 9 marzo 1905 ottenne la concessione del titolo di duca, con la stessa trasmessibilità dei titoli precedenti. Oggi la famiglia Lanza è rapppresentata, nel ramo di Brolo da monsignor Gaspare Lancia, dell’ordine Benedettino, arcivescovo di Monreale e nel ramo di Trabia da Pietro Lanza a Galeoti, deputato al Parlamento Nazionale, commendatore dell’ordine mauriziano, cavaliere d’onore e di devozione dell’ordine di Malta, membro della commissione araldica siciliana, ecc. ecc., riconosciuto con decreto ministeriale del 5 maggio 1899 nei titoli di principe di Trabia, principe di S. Stefano, duca di Camastra, conte di Mussomeli, conte di Sommatino, barone di Dorilli, barone di Rigiulfo, signore di Dammisa, principe di Butera, principe di Pietraperzia, principe di Scordia, duca di S. Lucia, duca di Branciforte, marchese di Militello, marchese di Barrafranca, conte di Mazzarino, conte di Raccuia, barone di Fontana Murata, barone del Biviere di Lentini, barone di Imbrici, signore di Santa Maria di Niscemi, signore di Occhialà, principe di Campofiorito, marchese della Ginestra, barone di Valguarnera Radali, principe di Scalea, marchese di Misuraca e i predicati di Morano, Santa Domenica, Saracena e Aieta.

Arma: inquartato al 1° e 4° di Lanza che è di nero, al leone coronato, d’oro, linguato di rosso; al 2° e 3° di Baviera che è rombeggiato d’argento e d’azzurro (linea di Brolo) – d’oro, al leone coronato, di nero, linguato di rosso, colla bordatura composta d’argento e di rosso (linea di Trabia).

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Lanzirotti, Lanzillotto o Lancillotto.

Antica famiglia di Salemi, della quale notiamo un Enrico, vice segreto di detta città 1398; un Antonello, un Enrico, un Nicolò rispettivamente giurato, giudice e tesoriere di detta città nel 1403; un Andrea capitano di Mazzara nel 1407; un Riccardo giurato di Salemi nel 1405-6; un Giacomo, regio cavaliere, capitano di detta città nel 1419-20; un altro Riccardo con la stessa carica nel 1467-68; un Vincenzo, giurato di Salemi nel 1532-33; un Giacomo, pure giurato nel 1580-81; un altro Giacomo, barone di Sinagia, capitano di Trapani nel 1654-55, senatore negli anni 1659-60 e 1662-63; un Francesco, giudice della Regia Udienza di Messina 1685-1687; un Antonino, giurato di Palermo nel 1737; un Pietro, un Luigi ed un Antonio fratelli, che ottennero a 4 giugno del 1788 attestato di nobiltà dal Senato di Palermo. Questa famiglia, oltre al feudo di Sanagia, possedette il feudo di Ganigazzeni ed oggi vediamo iscritto nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana, con il titolo di barone di Ganigazzeni, il signor Luigi-Guglielmo Lanzirotti (di Diego, di Antonio).

Arma: di rosso, alla fascia d’oro, caricata da otto elmi d’azzurro.

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