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Landolina.
Si vuole che sia d’origine normanna, portata in Sicilia da un Rotlando, che
ottenne la concessione della terra di Avola e che fu padre di Giorgio,
strategoto di Messina nel 1149. Certo è che la famiglia Landolina è una
delle più antiche e nobili di Sicilia, dove godette nobiltà nella città di
Noto, Catania, Palermo, ecc.; possedette il principato di Torrebruna; i
ducati di Pratoameno, Rebuttone, Verdura; il marchesato di S. Alfano; le
baronie di Alfano, Bauli, Belliscara, Belludia, Benvini, Bibia, Bombiscuro, Bonfalà, Burgio
Mancino, Cammaratini, Carcicera, Casale, Francavilla ed Oliveto, Friddicelli,
Fri-gintini, Gisira, Grampolo, Imbaccari, Marcato della Montagna di
Ganze-ria, Mazzarone, Misilini, Molisena, Racalbono, Ramione, Rigilifi,
Salina o
Pantano del Roveto, Santamino o Prato, Stafenda, Tabaria in Malta, Verdura,
ecc. Un Giovanni fu governatore di Noto sotto re Ludovico e sotto re
Federico III; un Muzio fu capitano di giustizia di Randazzo nell’anno 1403;
un Antonino, barone di Belludia, fu giurato di Noto nel 1556; un Antonio, da
Caltagirone, con privilegio dato a 5 dicembre 1588 esecutoriato a 8 maggio
1589, ottenne il titolo di Don ed egli stesso, nel 1595, era castellano del
castello di Caltagirone; un Vincenzo Landolina e Belvis fu senatore di
Palermo negli anni 1618-19-20, 1625-26, 1632-33, 1640-41, capitano di
giustizia negli anni 1638-39, 1641-42, 1644-45 e pretore della stessa città
negli anni 1648-49 e 1658-59; un Giuseppe fu governatore della nobile
Compagnia dei Bianchi in Palermo negli anni 1662-63 e 1670-71; un Pietro,
marchese di Terzana, tenne la carica di patrizio in Noto negli anni
1694-95-96; un Francesco fu capitano di giustizia di Naro nel 1695-96; un
Michele fu patrizio in Noto nel 1701-2; un Marcello, cavaliere dell’ordine
di San Giacomo della Spada, fu proconservatore di Castronovo e Cammarata nel
1729; un Michele Landolina e Leofante, duca della Verdura, fu governatore
della nobile Compagnia dei Bianchi di Palermo nell’anno 1731 e del Monte di
Pietà della stessa città nel 1733-34; un Girolamo Landolina ed Alberti
acquistò il titolo di principe di Cuba Reale, che ottenne, con lettere
patrimoniali del 22 marzo 1744, di poter commutare in quello di principe di
Torrebruna; un Domenico, fu giudice pretoriano di Palermo nel 1724-25 e del
tribunale della Gran Corte nel 1729-30, avvocato fiscale dei tribunali del
Real Patrimonio e della Gran Corte, e, con lettere patrimoniali del 10
settembre 1753, ottenne la commuta del titolo di duca di S. Lucia in quello
di duca Landolina; un Giuseppe Landolina e Rizzari fu capitano di giustizia
in Noto nel 1744-45; un Luigi, a 17 febbraio 1753, venne ascritto alla
mastra nobile di Catania ed egli stesso tenne la carica di giurato in detta
città nel 1787-88; un Giuseppe, marchese di S. Alfano, fu proconservatore in
Noto dal 1791; un Pietro, con real rescritto del 14 maggio 1847, ottenne
ricnoscimento del titolo di marchese di S. Alfano; un Francesco Rotlando,
socio emerito della Reale Accademia di Scienze e Lettere di Palermo e della
Gioenina di Catania, ottenne riconoscimento nel 1885 del titolo di principe
di Torrebruna e il figlio suo Filippo-Concetto, nel nome maritale di
Maria-Carolina Patti-Chacon, ottenne la facoltà di usare dei titoli di duca
di Sorrentino, marchese di Salinas, barone di Friddicelli.
Arma:
partito di nero e d’argento, mantellato dell’uno nell’altro, col capo del
primo a tre gigli del secondo, ordinati in fascia.
Motto: NE
ME TANGAS.
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Lanza
o
Lancia.
Vanta discendere dai duchi di Baviera e fu imparentata anche con
la casa Sveva, essendo una Bianca Lanza moglie dell’imperator Federico,
re di Sicilia. Possedette i principati di Buonfornello,
Castelferrato, S. Domenica, Malvagna, Sabuci, Ventimiglia; le ducee di
Brolo e di Vizzini; i marchesati di S. Elia, di Ficarra; le baronie di
Bonfalà, Burgio Mancino, Carancino o Belvedere, Casalgiordano,
Casalnovo, Cassibile,
Castania, Ferla, Fessima o San Bartolomeo, Frascino, Galati, Giarratana,
Longarino, Longi, Mojo, Nadore, Piraino, Riddidini, S. Martino,
Valcorrente, Verbumcaudo, Xireni, ecc. ecc. Si divise nei rami dei duchi
di Brolo, e dei principi di Trabia, dai quali si diramarono quelli dei
principi di Lanza, dei principi di Mirto, dei baroni di Marcatobianco,
ecc. Non possiamo, come vorremmo, dire largamente dei varii membri di
questa famiglia, che eccelsero per virtù civili e militari e per
possesso di cariche e di titoli, ma siamo costretti accennare soltanto
di volo ad alcuni di essi. Un Galvano, possedette sotto gli Svevi le
terre di Butera, S. Filippo e Paternò; un Federico fu vicerè in Sicilia
sotto re Manfredi; un Manfredi, fu regio e principale castellano e
stratigò di Messina nel 1256 e forse egli stesso fu capitano giustiziere
di Malta e Gozzo nel 1283; un Corrado, milite, gran cancelliere e
maestro giustiziere del regno di Sicilia sotto re Federico II fu barone
di Longi e Castania; un Pietro, possedette le terre di Delia, Naro,
Sabuci, Caltanissetta e il Caruso dice che ottenne conces-sione da re
Federico II del titolo di conte di Caltanissetta; un Manfredi, milite,
maggiordomo dell’infante Guglielmo, duca d’Atene, possedette Sinagra e
Spaccaforno; un altro Manfredi, fu giurato di Randazzo nel 1488; un
Blasco, dei baroni di Longi fu giudice della Gran Corte del Regno nel
1507, deputato del Regno 1508, 1514, vicario generale in Sicilia, ecc. e
per la sua prima moglie (figlia di Leonardo di Bartolomeo, protonotaro e
presidente del Regno) possedette il territorio di Trabia, che con
privilegio dato a 14 novembre 1509 esecutoriato a 11 giugno 1510 ebbe
elevato in feudo nobile e fu capostipite del ramo Lanza di Trabia; un
Cesare, barone di Trabia e di Mussomeli fu pretore di Palermo negli anni
1549-50, 1552, 1556-57-58, 1560-61, 1565-66, governatore della nobile
compagnia dei Bianchi nel 1556-57 e, con privilegio dato a 11 gennaio
1563 esecutoriato a 18 dicembre 1564, ottenne il titolo di conte di
Mussomeli; un Francesco, dei baroni di Ficarra, fu capitano di giustizia
di Palermo nel 1561-62 e pretore della stessa città nel 1581-82; un
Girolamo, barone di Brolo e Ficarra, fu capitano di giustizia di Palermo
nel 1567-68; un Pietro barone del Mojo; un Cesare e un Bernardo furono
ascritti alla nobiltà messinese; un Ottavio, conte di Mussomeli, vicario
generale e capitan d’armi del regno di Sicilia, con privilegio dato a 22
luglio esecutoriato a 13 novembre 1601, ottenne il titolo di principe di
Trabia; un Francesco, barone di Ficarra, fu senatore di Palermo nel
1618-19-20; un Lorenzo, per la moglie Elisabetta Barresi, fu barone di
Rigiulfo; un Ottavio Lanza e Barresi, principe di Trabia, fu deputato
del regno, vicario generale in Sciacca 1647 e, per la moglie Giovanna
Lucchese, duca di Camastra, conte di Sommatino e barone di Dammisa; un
Giuseppe Lanza e Lucchese, duca di Camastra, cavaliere dell’ordine dell’Alcantara,
capitano di giustizia e pretore di Palermo negli anni 1671-72, 1678-79 e
1703-4, fu vicario generale in Catania, maestro di campo e sergente
generale di battaglia, generale di artiglieria, prese due mogli: Maria
Napoli Gomez de Silvera che gli recò in dote il titolo di principe di
Santo Stefano di Mistretta e Melchiorra Castello per la quale ebbe il
rirolo di principe di Castelferrato; un Giacomo dei principi di Trabia,
con privilegio dato a 29 marzo esecutoriato a 6 luglio 1677, ottenne il
titolo di principe e fu capitano di giustizia di Palermo nel 1686-87; un
Giuseppe Maria Lanza e Filingeri, con privilegio dato a 8 aprile 1704,
ottenne il titolo di barone; un Ignazio, principe di Trabia, di S.
Stefano, ecc. fu consigliere aulico dell’imperatore Carlo VI, gentiluomo
di camera, deputato del Regno, capitano di giustizia di Palermo nel
1716-17 e pretore nel 1738-39; un Giuseppe, principe di Trabia, ecc. fu
governatore del Monte di Pietà di Palermo, gentiluomo di camera,
capitano di giustizia e pretore di Palermo negli anni 1762, 1763, 1764,
1767, 1769, 1780-82, maestro notaro perpetuo del tribunale della Gran
Corte, cavaliere del real ordine di S. Gennaro, ecc.; un Corrado, dei
baroni di Longi, barone dei Supplementi di Trapani, Sciacca e Mazzara fu
senatore di Palermo negli anni 1751-52 e 1760-61; un Pietro, principe di
Trabia, ecc. fu senatore di Palermo negli anni 1788-89, 1790-91,
capitano di giustizia in detta città nel 1792-93-94, segretario di Stato
per gli affari di guerra, gentiluomo di camera, cavaliere del San
Gennaro, cavallerizzo maggiore del re nel 1801; un Salvatore, principe
Lanza, fu senatore di Palermo nel 1781-82; un Ignazio, principe di
Trabia, ecc. tenne la stessa carica negli anni 1778-79, 1780-81-82 e fu
sindaco del Senato nel 1782; un Antonino-Ignazio, dei duchi di Brolo,
con deliberazione del 29 gennaio 1793 approvata dal vicerè a 25 febbraro
dello stesso anno, venne aggregato insieme con i suoi discendenti alla
mastra nobile di Siracusa; un Giuseppe Lanza e Branciforte, principe di
Trabia, ecc. fu gentiluomo di camera nel 1800, governatore della nobile
compagnia della Pace in Palermo nel 1801, ebbe in moglie Stefania
Branciforte e Branciforte, erede del principato di Scordia, ecc; un
Michele, barone di Marcatobianco fu senatore di Palermo nel 1806-7 e a 2
agosto 1814 ottenne parere favorevole dal Protonotaro del Regno per la
chiesta concessione di un titolo di marchese; un Francesco, fu giurato
nobile di Siracusa nel 1807-8; un Ignazio Lanza e Branciforte, dei
principi di Trabia, sposò Vittoria Filingeri e Pignatelli, unica figlia
di Giuseppe Antonio Filingeri e Alliata, principe di Mirto, conte di S.
Marco, ecc. e con rescritto dato a Napoli il 6 giugno esecutoriato a
Palermo il 1 luglio 1830 ottenne di far uso dei detti titoli e fu lo
stipite del ramo Lanza di Mirto; un Pietro Lanza e Branciforte, principe
di Scordia, ecc. patriota e uomo di lettere insigne, fu gentiluomo di
camera con esercizio di re Ferdinando II di Borbone, pretore di Palermo
nel 1835, ecc.; un Michele Lanza e Lucchese Palli, barone di
Marcatobianco, ottenne a 4 gennaio 1844 ampio attestato di nobiltà dal
Senato di Palermo; un Francesco Paolo, dei principi di Trabia con real
decreto del 26 maggio 1855 ottenne la concessione del titolo di conte;
un Francesco Lanza-Spinelli, dei principi di Trabia ha occupato molte
importanti cariche pubbliche, è senatore del Regno e padre tra gli altri
di Pietro, deputato al Parlamento nazionale e già sottosegretario di
Stato per gli affari esteri e di Niccolò, decorato con decreto di motu
proprio del giugno 1895 susseguito da regie lettere patenti del 12
agosto dello stesso anno del titolo di principe di Deliella,
trasmessibile ai discendenti legittimi e naturali maschi da maschi in
linea e per ordine di primogenitura; un Giuseppe Lanza e Mantegna, dei
principi di Trabia con real decreto di motu proprio del 27 febbraio 1898
susseguito da Regie lettere patenti del 29 maggio dello stesso anno
venne decorato del titolo di conte, trasmessibile ai discendenti
legittimi e naturali, maschi da maschi in linea e per ordine di
primogenitura ed è cavaliere d’onore e di devozione dell’ordine di
Malta; un Ottavio Lanza e Galeotti, dei principi di Trabia, cavaliere
d’onore e di devozione dell’ordine di Malta, con real decreto di motu
proprio del 9 marzo 1905 ottenne la concessione del titolo di duca, con
la stessa trasmessibilità dei titoli precedenti. Oggi la famiglia Lanza
è rapppresentata, nel ramo di Brolo da monsignor Gaspare Lancia,
dell’ordine Benedettino, arcivescovo di Monreale e nel ramo di Trabia da
Pietro Lanza a Galeoti, deputato al Parlamento Nazionale, commendatore
dell’ordine mauriziano, cavaliere d’onore e di devozione dell’ordine di
Malta, membro della commissione araldica siciliana, ecc. ecc.,
riconosciuto con decreto ministeriale del 5 maggio 1899 nei titoli di
principe di Trabia, principe di S. Stefano, duca di Camastra, conte di
Mussomeli, conte di Sommatino, barone di Dorilli, barone di Rigiulfo,
signore di Dammisa, principe di Butera, principe di Pietraperzia,
principe di Scordia, duca di S. Lucia, duca di Branciforte, marchese di
Militello, marchese di Barrafranca, conte di Mazzarino, conte di Raccuia,
barone di Fontana Murata, barone del Biviere di Lentini, barone di
Imbrici, signore di Santa Maria di Niscemi, signore di Occhialà,
principe di Campofiorito, marchese della Ginestra, barone di Valguarnera
Radali, principe di Scalea, marchese di Misuraca e i predicati di
Morano, Santa Domenica, Saracena e Aieta.
Arma:
inquartato al 1° e 4° di Lanza che è di nero, al leone coronato,
d’oro, linguato di rosso; al 2° e 3° di Baviera che è rombeggiato
d’argento e d’azzurro (linea di Brolo) – d’oro, al leone coronato, di
nero, linguato di rosso, colla bordatura composta d’argento e di rosso
(linea di Trabia).
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