Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Libiano  a Li Perni

 

Libiano.

Nobile famiglia di Licata. Un Bernardo con privilegio del 4 gennaio 1393 ottenne conferma e nuova investitura del feudo di Bubutello. Mazzullo de Libiano ottenne a 18 luglio 1453 nuova conferma di detto feudo, del quale vediamo investiti a 23 dicembre 1476 Libiano de Libiano, figlio di detto Mazzullo; a 3 febbraio 1482 Antonino de Libiano, figlio di Libiano e a 5 luglio 1495 Altabella de Libiano, sorella di detto Antonino.

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Licandro.

Secondo il Galluppi godette nobiltà in Messina nel secolo XVII e possedette il titolo di barone di Placamica. Notiamo, di questa famiglia, un Girolamo, che tenne la carica di giudice del tribunale della Gran Corte del Regno, sede criminale, negli anni 1595-96-97.

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Licari.

La si vuole originaria di Randazzo, godette nobiltà in Messina nel XVII secolo. Un Giorgio fu proconservatore in detta città nell’anno 1730 e forse egli stesso fu capitan d’armi in Patti e colonnello di cavalleria nell’anno 1738 e padre di quel Giambattista regio percettore del Val Demone, giudice pretoriano di Palermo, nell’anno 1742-43, del tribunale del Concistoro negli anni 1755-56 e barone di Pedara. Un Paolo fu capitano di giustizia in Randazzo negli anni 1759-60 e 1765-66 ed un Giovanni Licari e Saccano lo vediamo giurato in Castroreale nell’anno 1803-4.

Arma: d’azzurro, al monte di tre cime d’oro, battuto da un mare d’argento, fluttuoso di nero, movente dalla punta.

 

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Licata.

Per il matrimonio di Francesca di Maria-Termine, dama di palazzo di S. M. la regina Margherita di Savoia, avvenuto il 29 aprile 1863 con Biagio Licata, di Antonio, da Favara (Girgenti), i titoli di principe di Baucina, marchese di Montemaggiore con Biscardo, conte di Isnello e barone di Apromonte, passarono in casa Licata, che ne ottenne riconoscimento a 27 aprile 1891. Biagio Licata fu senatore del regno d’Italia e morì in Palermo a 15 agosto 1893, lasciando cinque figli: Antonio, principe di Baucina, ecc. marito di Giulia Fardella dei baroni di Moxharta, Giovanni, Teresa, Oliviero e Rodrigo.

Arma: di rosso, al leone sormontato da una cometa, ondeggiante in palo, accostata da due stelle di sei raggi, il tutto d’oro.

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Li Chiavi vedi Chiavi (Li).

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Lichorio (de) o Liquori o Liori.

Un Girolamo di Lichorio, di Noto, con privilegio del 7 agosto 1517, ottenne il titolo di regio cavaliere.

Arma: di rosso, al leone d’oro, tenente con le zampe una scure d’argento.

Alias: d’oro, alla croce gigliata di rosso.

 

 

 

 

 

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Lidestri o Li Destri.

La si vuole originaria dalla Spagna. Un Antonio Lidestri e Grifeo con privilegio del 15 maggio 1602 ottenne la concessione del titolo di regio cavaliere ed il riconoscimento dello stemma; un Francesco fu proconservatore in Ganci nell’anno 1732; un Antonino possedette i feudi chiamati Equila Verde, Montagna di Neglia, Ficuzza, Grotte di Famusa, San Todaro e Montagna del Corvo e Rainò, per investiture del 27 aprile 1776. Un Michelangelo, da Ganci, ottenne con privilegio del 31 agosto 1791 il titolo di barone di Partisina; un barone Francesco-Antonio fu capitano di giustizia di Calascibetta nell’anno 1812-13. Con decreto ministeriale del 2 aprile 1899 vennero riconosciuti i titoli di cavaliere, di barone di Rainò e di barone di Equila Verde, Montagna di Nelia, Ficuzza, Grotte di Fanusa, San Todaro e Montagna del Corvo in persona di Antonio Lidestri (di Salvatore, di Antonio).

Arma: di rosso, al braccio armato d’argento, impugnante con la mano di carnagione tre spighe di frumento d’oro.

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Liermo (de).

Di questa famiglia è degno di menzione quel Bernardo, tesoriere del regno di Sicilia, senatore di Palermo nell’anno 1599-1600, capitano di giustizia della stessa città nell’anno 1600-1601.

Arma: d’azzurro, al guerriero armato di tutte pezze d’argento, tenente ai fianchi legati due cani dello stesso, accompagnato da una croce patente d’oro, posta nel canton destro del capo, da due serpenti d’oro, inalberati, combattenti posti nel canton destro della punta, ed un albero al naturale nel canton sinistro della punta.

 

 

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Ligname (La).

La si vuole originaria di Spagna. Notiamo, tra gli altri, un Filippo, che nel 1409 fu uno dei bacinetti destinato alla custodia della città e palazzo di Messina; un Enrico, castellano di Santa Lucia nel 1423; un Francesco, castellano di Termini nel 1579; un Scipione, un Gaspare figlio di Francesco, un Antonio, un Salvatore, un Francesco-Maria, figlio di Gaspare ed un Angelo, annotati nella mastra nobile del Mollica.

Arma: partito: nel 1° d’azzurro, alla rovere passata in doppia croce traversa, ghiandifera e sradicata d’oro; nel 2° d’azzurro, alla fascia d’argento.

 

 

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Limogi s, Lymogiis o Lemogiis (de).

Nobile famiglia di Messina, che possedette i feudi di Gallura e Racagliusi al dir del Muscia. Un Rinaldo ed un Balduino furono giudici di Messina, il primo nel 1273 ed il secondo nel 1276; un Guido, milite, fu stratigò di detta città nel 1281.

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Linguanti o Li Inguanti.

Nobile famiglia che possedette i Sollazzi di Traina ed i supplementi delle città di Trapani, Messina e Sciacca; il feudo Nanfizia, Recattivo, ecc. Un Paolo fu sindacatore di Castrogiovanni, Calascibetta e Polizzi nell’anno 1501; un Pompilio fu senatore di Catania nel 1575-76; un Giovan Paolo fu proconservatore in Castrogiovanni nel 1591.

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Lio.

Un Giuseppe Lio, con privilegio del 29 aprile 1772, ottenne la concessione del titolo di barone di Favella di S. Giovanni.

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Liotta (La).

Nobile in Palermo ed anche in Marsala, secondo il Minutolo. Un Guglielmo de Liotta con privilegio del 21 aprile 1519 ottenne il titolo di regio cavaliere; un Francesco, figlio di Guglielmo, possedette nel 1553 il feudo di Pietra di Caltasudeni; un Vincenzo La Liotta fu senatore di Palermo nell’anno 1621-22.

Arma: troncato d’azzurro e d’oro, a tre bande di rosso nel secondo, sostenenti una fascia di rosso posta sulla partizione, ed il leone d’oro uscente dalla stessa.

 

 

 

 

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Li Perni vedi Perni.

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