Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Lopez a Lucifero

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Lopez y Royo.

Nobile famiglia spagnuola, decorata, tra l’altro, della ducea di Taurisano e che godette anche nobiltà in Sicilia, essendo stato un Filippo Lopez y Royo arcivescovo di Palermo e di Monreale e capitan generale del Regno di Sicilia nel 1794-95.

Arma: troncato: nel 1° d’azzurro a due lupi d’oro, passanti l’uno sull’altro; nel 2° d’azzurro, a cinque grù d’argento, con la vigilanza d’oro, disposte in decusse.

 

 

 

 

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Lo Porto vedi Porto (Lo).

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Lo Presti vedi Presti (Lo).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Loredano.

La si vuole originaria di Venezia, godette nobiltà in Messina nei secoli XVI, XVII e XVIII, e nella mastra nobile del Mollica troviamo notato un Giovan Tommaso. Un Pietro, nobile messinese, originario veneto, fu giudice delle appellazioni in Messina nell’anno 1667-68, giudice del tribunale del Concistoro negli anni 1679 e 1684, della Gran Corte del Regno negli anni 1681, 1687, avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio nel 1692; un Giacomo, fu giurato (eletto) di Messina nel 1695-96; un Tommaso (o Giovan-Tommaso) fu giudice della corte pretoriana di Palermo nell’anno 1705-6, del tribunale del Concistoro nel 1710, del tribunale della Gran Corte nel 1717, avvocato fiscale dello stesso tribunale nel 1725, presidente del tribunale del Real Patrimonio e di quello della Gran Corte nel 1736.

Arma: troncato: d’oro e d’azzurro, a sei rose ordinate 3 e 3 dell’uno all’altro, bottonate del campo.

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Lorefice o Laurefice.  – Antica e nobile famiglia di Modica, che vanta di essere stata ascritta ad uno dei sedili di Napoli. Possedette le baronie di Condrò, Corulla, Passanitello, Piano del Pozzo o Poggio Diamante e Acqua del Golfo ed il diritto di mezzograno sopra l’ufficio di portulanotto della città di Sciacca. Un Girolamo, in premio dei suoi servizi e di quelli del suo genitore Sigismondo e dello zio Berengario cavaliere di giustizia dell’ordine di Malta, ottenne la mutazione delle proprie armi gentilizie. Un Pietro, con privilegio del 16 gennaio 1640, ottenne il titolo di barone di Piana del Pozzo o Poggio Diamante e Acqua del Golfo, titolo che, all’abolizione della feudalità, vediamo in potere di Romualdo-Maria Lorefice e Platamone, che con real dispaccio dato a 11 gennaio 1809 ottenne di essere ammesso ai reali baciamano. Detto Romualdo a 17 ottobre 1814, avendo chiesto la concessione di un titolo di duca o di marchese sopra il fondo dello Scaro già Cento Bucari, ottenne, per le sue benemerenze, parere favorevole del Protonotaro del Regno e con privilegio del 28 maggio 1815 ottenne la concessione del titolo di marchese.

Arma: d’azzurro, alla sbarra d’oro, ed il leone dello stesso che impugna con le zampe un ramo d’alloro.

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Lorenzo (di).

Godette nobiltà in Messina, in Siracusa ed in Noto. Possedette i marchesati di Casale e del Castelluccio, le baronie di S. Marco lo Celso, dei Vignali di Belludia, di S. Lorenzo, di Renda, di Ciurca e Canali, di Castelluzzo e Graneri, la gabella di pelo, ecc. Un fra Francesco lo vediamo annotato nella mastra nobile del Mollica; un Giovanni fu giurato di Noto nel 1694-95; un Giuseppe Di Lorenzo e Rao, barone di S. Marco, fu capitano di giustizia di detta città nel 1695-96; un Giuseppe fu giudice delle appellazioni di Palermo nel 1734-35, della corte pretoriana nel 1735-36, del tribunale del Concistoro nell’anno 1767-68-69. Oggi vediamo annotati nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana Nicolò Di Lorenzo, di Ottavio con il titolo di marchese del Casale; Corrado Di Lorenzo (di Nicola, di Corrado) con i titoli di marchese di Castelluccio, barone di Renda, barone di Ciurca e Canali, barone di Vignali di Belludia, barone di S. Marco lo Celso, barone di San Lorenzo; col titolo di nobile dei marchesi di Castelluccio Antonio (di Nicola, di Corrado) coi figli Nicola, Corrado, Amalia e col figlio di Nicola, Nicolò; Nicolò (di Giuseppe, di Nicolò) coi figli Matteo, Paolo, Giuseppe e col fratello Eduardo, e Nicolò (di Silvestro, di Corrado).

Arma:  di  rosso, alla  capitozza nudrita sulla pianura erbosa al naturale, sor-montata da una stella d’oro, e trapassata nel tronco da una spada d’argento, guarnita d’oro, all’ingiù ed in sbarra.

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Loria o Lauria.

Nobile famiglia spagnuola, illustrata da quel Ruggero, ammiraglio di Aragona e di Sicilia, che fu procuratore dell’infante Alfonso per ricevere il giuramento di fedeltà ed omaggio da Giacomo re di Sicilia e che possedette le terre di Palagonia, Castiglione, Motta Camastra, Ficarra, ecc. e fu marito di Margherita Lancia. Un Niccolò de Laurea ottenne nel 1338 concessione del feudo o foresta della Porta di Taormina, che trasmise alla figlia Elisabetta, moglie a Francesco Ventimiglia, conte di Geraci e di Collesano. Non sappiamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia un Erasmo Lauria, che seguì le parti del conte Luna nel famoso caso di Sciacca.

Arma: d’oro, con quattro fasce di verde.

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Lo Squiglio vedi Squiglio (Lo).

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Lo Vecchio vedi Vecchio (Lo).

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Lozan o Lozano.

Un capitan Martino fu castellano di Catania nel 1663; un Sebastiano, dottore in leggi, fu uditore generale degli eserciti in Sicilia nel 1675.

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Lucchese-Palli.

Vanta a capostipite un Adinolfo, figlio di una sorella di Desiderio re dei Longobardi e signore di un castello detto dei Tre Palli. I discendenti di costui governarono la repubblica di Lucca e si vuole che un Andrea Palli sia stato il primo a portare la famiglia in Sicilia, dove, in memoria della patria di detto Andrea, si chiamò Lucchese. Godette nobiltà in Palermo, Messina, Naro, Noto, ecc.; possedette il principato di Campofranco, le ducee di Alagona, di Camastra, della Grazia, di Castelmonte, e il titolo di duca Lucchese, i marchesati di Casalgerardo, di Delia e di Mezzoiuso; la contea di Calatarosato; i feudi di Bertolino o Mezzo Catuso, Bibino Magno, Burgio Mancino, Castelluzzo, Castelnormanno, Dammisa, Donna Maria, S. Fratello, Gebbiarossa e Grasta, Giardinello e Perrana, Moriella, Palazzolo, Pantano, Suttafari, Valle dell’Olmo, ecc. ecc. Un Giuliano fu vice portulano di Sciacca nel 1400; un Bernardo, barone di Camastra e di Dammisa, fu capitano di giustizia in Naro negli anni 1501-2, 1505, 1513 e secreto di detta città nel 1512; un Giacomo, barone di Camastra, fu senatore di Palermo negli anni 1612-13, 1618-19-20, 1623-24, ottenne con privilegio dato a 7 aprile esecutoriato a 3 luglio 1625 il titolo di duca di Camastra, fu governatore della nobile Compagnia dei Bianchi in Palermo nel 1625-26 e capitano di giustizia della stessa città in detto anno; un Fabrizio, con privilegio dato a 13 giugno esecutoriato a 31 luglio 1625, ottenne il titolo di principe di Campofranco; un Giuseppe fu giurato di Naro nel 1643-44; un Antonino, principe di Campofranco, fu governatore della nobile Compagnia dei Bianchi di Palermo nel 1647-48; un Niccolò-Antonio, marchese di Delia, fu ministro della nobile Compagnia della Carità di Palermo nel 1690, 1698; un Giovanni, principe di Campofranco, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1691 e pretore della stessa città nel 1692; un Saverio fu giurato di Licata nel 1701-2; un Antonino, primo duca della Grazia, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1703-4 e retore di detta città negli anni 1706-7 e 1709-10, deputato del regno, vicario generale del Val di Mazzara nel 1710, maestro portulano, gentiluomo di camera di re Carlo II e di re Vittorio Amedeo II di Savoia; un Andrea Lucchese ed Averna, buon letterato, fu vescovo di Girgenti e fondatore della biblioteca Lucchesiana in detta città; un altro Antonino, principe di Campofranco e duca della Grazia, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1738-39, cavaliere del real ordine del S. Gennaro nel 1766, maresciallo di campo nel 1775, maggiordomo della regina delle Due Sicilie nel 1786, tenente generale dei reali eseciti di Sicilia nel 1790; un Emanuele, principe di Campofranco, ecc. fu gentiluomo di camera di re Ferdinando IV di Borbone e consigliere del supremo magistrato del commercio; un Bernardo fu capitano di giustizia di Naro nel 1742-43; un Ferdinando, dei principi di Campofranco, fu cavaliere dell’ordine di Malta, tenente colonnello di cavalleria, gentiluomo di camera di Ferdinando IV, ministro plenipotenziario alle corti di Danimarca e di Londra; un Gabriele tenne la carica di patrizio in Naro nel 1798-99; un Ignazio, duca Lucchesi, conte di Calatarosata, ecc. fu gentiluomo di camera con esercizio del re Ferdinando IV, capitano di giustizia di Palermo negli anni 1782-83-84 e pretore della stessa città nel 1807-8; Antonino Lucchese e Filingeri principe di Campofranco, ecc. fu senatore di Palermo, gentiluomo di camera, luogotenente generale in Sicilia, ecc. ecc. Oggi l’unico ramo superstite della famiglia Lucchese è quello dei principi di Campofranco, rappresentato da Mario Adinolfo Lucchese Palli, (figlio di Ettore cavaliere del S. Gennaro, ecc. e di S. A. R. la principessa Carolina-Ferdinanda Luisa  di  Borbone)  riconosciuto, con decreto ministeriale del 27 giugno 1892, nei titoli di principe di Campofranco e duca della Grazia e, con decreto ministeriale del 16 ottobre 1895, nell’altro di conte Lucchesi.

Arma: di rosso a tre palle d’oro. Lo scudo accollato all’aquila bicipite di nero, membrata e imbeccata d’oro, linguata di rosso.

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Luce.

Nobile famiglia che, al dir del Galluppi, godette anche nobiltà in Messina nei secoli XII e XIII.

Un Bartolomeo, trattato con il titolo di consaguineo da Enrico VI di Svevia e maestro giustiziere per detto re in Calabria, possedette la terra di Butera, quella di Paternò, ecc.. Non sappiamo se siano appartenuti a questa stessa famiglia quel Niccolò e Domenico Luci che, con privilegio del 22 maggio 1554 esecutoriato a 30 maggio 1556, ottennero il titolo di regio cavaliere.

Arma: d’oro, al leone d’azzurro.

 

 

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Lucia.

Un Francesco a 6 marzo 1412 ottenne conferma del privilegio dato a 3 novembre 1401, con il quale avea avuto concessione dell’ufficio di vice segreto di Iaci; un altro Francesco possedette, nei primi anni del secolo XVIII, l’ufficio di portulanotto di Licata in feudo.

 

Arma: d’oro, al braccio vestito di verde movente dal fianco sinistro dello scudo, impugnante un cereo d’argento, acceso di rosso, posto in banda.

 

 

 

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Lucifero.

La si vuole originaria d’Aragona, passata prima in Calabria e precisamente in Cotrone, dove possedette feudi e titoli, e poscia in Messina ed in Milazzo, godendo nobiltà in tutte e due le città. Un Francesco fu giurato di Milazzo nel 1701-2; un Paolo, regio maestro secreto proprietario della città di Milazzo, nel 1751, al dir del Galluppi, ottenne investitura del titolo di barone di S. Nicolò; un Federico Lucifero e Patti fu giurato di Milazzo nel 1762-63; un Pasquale fu capitano di giustizia di detta città nel 1763-64 ed un barone Giovan Battista tenne la carica di senatore nel 1803-4.

Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro, accompagnata nel capo da due stelle dello stesso; ed in punta da un crescente montante d’argento.

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