Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Macaluso a Maggiore

 

Macaluso.

Un Giuseppe Macaluso acquistò il feudo di Loccovieni, del quale ottenne investitura a 8 dicembre 1808.

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Maccagnone.

Antica e nobile famiglia di Mazzara, della quale tra gli altri sono degni di nota un Iuffo, che ottenne la concessione di onze 12 annue sui proventi dei porti, con privilegio del 17 agosto 1403 ottenne, per una sola volta, onze 10 d’oro sopra i diritti e proventi delle tratte dal estrarsi dal porto e marina di Sciacca e fu giurato di Mazzara nel 1403; un Simone, che fu senatore di Trapani nel 1456-57; un Baldassare, che fu giudice della Corte pretoriana di Palermo nell’anno 1635-36 e della Gran Corte del Regno negli anni 1613-14-15, 1637-38-39; un Carlo, che tenne la carica di proconservatore in Mazzara dal 1657, carica tenuta dal 1689 da un Francesco, che, con privilegio dato a 7 marzo 1710 esecutoriato a 30 settembre 1712, ottenne il titolo di principe di Granatelli; un altro Franco, principe di Granatelli, che fu capitano di giustizia di Mazzara nel 1772; un terzo Franco, principe di Granatelli, senatore di Palermo nel 1835 ecc. Con decreto ministeriale del 12 settembre 1899 Goffredo Maccagnone (di Scipione, di Francesco predetto) ottenne riconoscimento dei titoli di principe di Granatelli e barone della Piana di S. Carlo.

Arma: d’azzurro, alla banda d’oro accostata da due bande di rosso, cucite.

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Macrì o Magrì.

Nobile famiglia di Mineo, che possedette le baronie di Lamia, Aere del Conte, ecc. Un Antonio, con privilegio dato a 23 settembre 1570 esecutoriato a 11 novembre 1571, ottenne il titolo di nobile col Don; un Francesco Mario fu giudice straticoziale di Messina nel 1618-19 e giudice delle Appellazioni della stessa città nell’anno 1627-28 e, con privilegio dato a 5 maggio esecutoriato a 17 agosto 1629, ottenne il titolo di Don; un Antonino, barone di Lamia, fu proconservatore interino in Mineo nel 1770; un Agrippino, barone di Aere del Conte nel nome maritale di Maddalena Catalano, fu capitano di giustizia di detta città negli anni 1803-4 e 1811-12; un Alvaro tenne la carica di sindaco dei nobili in Mineo nel 1805-6.

Arma: d’azzurro, al monte del suo colore, movente dalla punta sormontato da parecchi uccelli volanti di nero e tre stelle d’argento, ordinate nel capo.

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Madrens.

Il Galluppi la vuole originaria di Siracusa e dice che godette nobiltà in Messina nei secoli XVII e XVIII. Noi troviamo un Andrea che occupò la carica di giudice della corte Pretoriana di Palermo negli anni 1721-22-23.

 

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Madrical.

La si vuole originaria di Spagna. Un Antonino fu consigliere della nobile compagnia dei Bianchi di Palermo nel 1541-42; un Alonso, commendatore dell’ordine di Malta, fu senatore di Palermo negli anni 1565-66, 1571-72, 1578-79 e 1585-86 e governatore del Monte di Pietà negli anni 1572-73, 1581-82 e 1608-9.

Arma: d’oro, al leone al naturale, e la bordatura composta d’oro e di rosso.

 

 

 

 

 

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Maestri o Maistri (de li).

Un Bartolomeo de Magistro fu giudice di Messina nell’anno 1291; un Matteo tenne la stessa carica nel 1299; un Antonio fu barone di Valverde nel 1488; un Simone de li Maistri e Aiutamicristo fu senatore di Palermo nell’anno 1535-36; un capitan Pietro-Antonio Maestre fu castellano di Milazzo nel 1659; un Antonio Maestre fu segretario onorario del Re nel 1688 e forse egli stesso fu senatore di Palermo nel 1693-94.

Arma: d’oro, al braccio di carnagione, impugnante un mazzo di fiori.

 

 

 

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Maggio o Del Maggio.

Il Galluppi la vuole originaria dal Napolitano e dice che godette nobiltà in Messina nei secoli XVI, XVII e XVIII. Un Pietro-Antonio, con privilegio del 17 novembre 1736, ottenne il titolo di barone del Campo; un Cristofaro Di Maggio e Castiglia, dottore in legge, a 30 agosto 1779 ottenne investitura del titolo di barone di Motta Camastra.

Arma: d’azzurro, alla torre merlata di tre pezzi d’oro, chiusa e finestrata di nero, sinistrata dal leone del secondo, rampante contro la torre.

 

 

 

 

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Maggiore.

Nobile famiglia di Caltagirone, Vizzini e Messina. Un Sebastiano fu giudice di Messina nel 1432, 1438-39; un Barbaro, dottore in leggi, fu  proconservatore in Vizzini negli anni 1692 e 1695; un Mariano tenne la stessa carica nel 1699-1722; un barone Barbaro la tenne nel 1726; un Giovanni, un Barbaro, già capitano di giustizia in Vizzini e un Mariano, barone di Bagnara e già giurato, capitano di giustizia, sindaco e tesoriere di detta città, concorrevano nel 1731 agli uffici nobili di Vizzini; un Barbaro, a 6 novembre 1742, ottenne infeudazione del territorio di S. Barbara, ed egli stesso, decorato pure del titolo di marchese con detto predicato, fu senatore in Caltagirone nel 1746-47; un Giuseppe, marchese di S. Barbara, tenne la stessa carica in detta città nel 1756-57; un Giacomo fu giurato di Caltagirone nel 1787-88 e nel 1798-99; un marchese Raimondo fu senatore di Caltagirone nel 1799-1800; un Francesco fu procuratore fiscale del tribunale della Gran Corte nel 1801; un Vincenzo Maggiore e Vico fu senatore di Caltagirone nell’anno 1812-13.

Arma: d’azzurro, al pino al naturale posto in banda, caricato da un leone d’oro.

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