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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Magnamo a Manafria
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Magnano.
La si vuole originaria di Bologna. Un Biagio fu giudice della corte
pretoriana di Palermo nel 1573-74 e della Gran Corte Civile del Regno
negli anni 1575-76-77; un Orlando, a 7 agosto 1572, lo troviamo vice
portulano in Taormina; un Giuseppe-Francesco, da Lentini, con privilegio
del 26 agosto 1765 ottenne il titolo di barone di San Lio ed egli stesso
tenne la carica di patrizio di detta città di Lentini negli anni 1782-83
e 1791-92; un Antonino fu capitano di giustizia di detta città nell’anno
1791-92; un barone Alfio fu capitano di giustizia di Lentini negli anni
1806-7 e 1811-12. Con decreto ministeriale del 6 dicembre 1900 venne
riconosciuto il titolo di barone di S. Lio ad Alfio Magnano, di Gaetano,
di Alfio predetto.
Arma: di rosso, al leone d’oro, tenente una lancia, sostenuto da un
ristretto di terreno, il tutto d’oro.
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Magnavacca
o
Mangiavacca
(vedi).
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Maida
o
Mayda.
Nobile famiglia di Palermo, che possedette il feudo di Linguaglossa. Un
Salvatore fu pretore di Palermo nel 1320-21; un Nicolò tenne la stessa
carica negli anni 1349-50, 1352-53, 1354-55; un Simone fu senatore di
Palermo nel 1406-7; un Giovanni tenne la carica di capitano di giustizia
di Mazzara nel 1533-34; un Giuseppe fu procuratore fiscale
supernumerario del tribunale della Gran Corte nel 1683.
Arma: d’azzurro, a tre fasce d’oro, la prima sostenente tre monti d’oro,
la seconda due monti dello stesso.
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Mainardi
o Minardi
(vedi).
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Maio.
Il Palizzolo, sulla fede del Villabianca, scrive che un Giuseppe di Majo
fu rettore dell’ospedale di S. Bartolomeo di Palermo nel 1723 e
dell’opera di Navarro della stessa città nel 1739.
Arma: d’azzurro, al leone d’oro, tenente con le zampe tre gigli dello
stesso.
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Maiolino
o
Majolino.
La si
vuole d’origine catalana. Un Girolamo, da Messina, con privilegio dato a 7
aprile 1570 esecutoriato a 30 luglio 1571, ottenne la concessione del titolo
di nobile col Don. Nella mastra nobile di Messina del 1798-1807 vediamo
annotati un Francesco, dottore in leggi, (del fu Placido) ed un Luigi, fu
Domenico.
Arma:
bandato d’oro e d’azzurro.
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Maiorana.
La si
vuole originaria di Calabria e godette nobiltà in Monte San Giuliano,
Marsala, Messina e Palermo. Possedette il titolo di marchese di Leonvago, le
baronie di Villadimare e di Nicchiara. Vanta un Giovanni, che, al dir del
padre Castronovo, venne creato regio milite da re Pietro II d’Aragona e
fondò nel 1335 la chiesa di S. Caterina in Monte S. Giuliano. Un Fabrizio fu
senatore di Messina nel 1595-96; un Pietro fu giudice delle Appellazioni di
Palermo nel 1674-75; un Paolo fu senatore di Messina negli anni 1667-68 e
1673-74; un Francesco, barone di Villadimare, fu giurato di Marsala nel
1694-95; un Vincenzo fu governatore della tavola di Palermo nel 1712; un
Pietro Maiorana Lavaggi Ebbano e Maccagnone acquistò il titolo di marchese
di Leonvago, del quale ottenne investitura a 21 marzo 1751; un Agostino fu
senatore di Palermo negli anni 1758-59, 1760-61, 1763, 1768-69, 1771-72,
1773-74-75; un Benedetto, dottore in legge, acquistò il titolo di barone di
Nicchiara, del quale ottenne investitura a 10 aprile 1786; un Bernardo
Maiorana e Lo Squiglio, marchese di Leonvago, a 24 novembre 1796 ottenne
attestato di nobiltà dal Senato di Palermo.
Arma:
d’azzurro, a due colonne d’argento, decussate; accompagnate in capo da un
giglio d’oro; ai fianchi da due rose d’argento.
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Majorca
o
Majorques.
Possedette Resuttana e Rachilebi. Un Giovanni fu submonterio della regia
corte nel 1403; un altro Giovanni fu castellano di Nicosia, con la quale
carica morì nel 1472; un Francesco fu senatore di Trapani nel 1436-37 e
capitano di giustizia di detta città nel 1439-40.
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Malacrida.
Illustrata da quel Defendino che tenne le cariche di giudice pretoriano
di Palermo negli anni 1664-65, 1671-72, 1676-77, 1678-79,di giudice
della Gran Corte del Regno negli anni 1669-70, 1671, 1673, 1674-75,
1679-80-81, di ministro della giunta per la incorporazione dei beni
confiscati e da confiscarsi dei messinesi ribelli nel 1679, di maestro
razionale del Real Patrimonio, di giudice del Banco di Palermo e rettore
della redenzione dei cattivi, con le quali ultime cariche morì nel 1689.
Arma: d’argento, al leone di nero, impugnante con le zampe anteriori un
bastone dello stesso.
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Maletta.
Antica e nobile famiglia illustrata da un Manfredi che fu conte di Mineo
e di Paternò; da un Federico, barone di Cammarata e presidente del regno
di Sicilia sotto re Manfredi al dir del Pirri e dell’Inveges; da un
altro Manfredi, conte di Mineo, ecc. che fu uno dei grandi del regno
sotto gli aragonesi. Un Gentile fu giurato di Caltagirone nel 1431-32;
un Antonio tenne la stessa carica nel 1438-39; un Bartolomeo nell’anno
1444-45.
Arma: d’oro, con tre
fasce di nero. Lo scudo accollato all’aquila spiegata di nero.
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Mallia.
Nobile famiglia di Terranova di Sicilia. Possedette il titolo di marchese di
Torreforte, le baronie di Tuffo, Fontana degli Angeli, Gresti, Sambuci, ecc.
Un Giacomo, tenne la carica di proconservatore in Terranova nel 1710, carica
tenuta dal marchese Andrea Francesco nel 1786-1787, dal marchese
Alessandro-Emanuele negli anni 1789, 1793, 1811 e da un Giuseppe, nel 1810.
Un Alessandro Mallia e Bonifacio, con privilegio del 14 dicembre 1756,
ottenne il titolo di barone di Sambuci.
Arma:
d’oro, all’albero di pino al naturale, nodrito sulla pianura erbosa di
verde, accostato dal leone di rosso, coronato d’oro, contra-rampante al
tronco, ed il crescente d’argento accompagnato da tre stelle del medesimo
nel canton destro dello scudo, ed il sole d’oro, figurato di rosso nel
sinistro.
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Maltese.
Nobile famiglia di Castrogiovanni, che possedette i feudi di Ganigazzeni,
Gasba ecc.
Arma:
di rosso, al leone d’argento, rampante contro una colonna dello stesso.Arma:
d’azzurro, al leone d’oro, sormontato da tre stelle d’argento allineate in
fascia
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Mammina.
Il Galluppi vuole che questa famiglia godette nobiltà nei secoli XII,
XIII e XIV. Un Andrea possedette il feudo di Sanagia.
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Manafria
o
Minafria
(vedi).
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