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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da Mannamo a Marchiafava
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Mannamo.
Godette nobiltà in Messina, nella mastra nobile della quale città
dell’anno 1798-1807 troviamo annotati un abate Benedetto, un Salesio ed
un Luigi, dottore in leggi, figli del fu Francesco. Luigi fu
giudice della Gran Corte Criminale del Regno nell’anno 1810; Salesio fu
console nobile di mare e terra in Messina nel 1812-13.
Arma: di rosso, al pino d’argento, nodrito sulla campagna al naturale.
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Manneli.
La si vuole originaria di Firenze. Godette nobiltà in Messina. Un
Francesco è annotato nella mastra nobile del Mollica ed in detta mastra
è pure annotato un Ottavio; un Camillo, a 6 novembre 1629, ottenne
investitura del feudo di Lamia.
Arma: di rosso, a tre spade d’argento, poste in fascia.
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Mannino.
Un Francesco acquistò, nei primi anni del secolo XVIII, il feudo di
Plachi, del quale, all’abolizione della feudalità, troviamo investito
Francesco Mannino e Recupero. Con decreto ministeriale del 12 settembre
1899 il titolo di barone di Plachi venne riconosciuto in persona di
Antonino Mannino (di Francesco, di Antonio) nato in Catania a 28 maggio
1858.
Arma: d’azzurro, al
pino nodrito sopra una rupe, al naturale, sinistrato e sostenuto da un
leoncino, sormontato a destra da un sole, a sinistra da una stella di
sei raggi il tutto d’oro
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Manno.
Si vuole che sia venuta in Sicilia da Firenze con un Corradino, che fu
al servizio di re Federico come maresciallo di campo e vicario generale
del Val di Mazzara. Possedette la baronia di Lazzarino, godette nobiltà
in Messina e nella mastra nobile del Mollica vediamo annotato un Lorenzo
e in Sciacca.
Un
Alberto fu giurato in detta città nel 1520; un Giacomo nel 1607; un
Alessandro fu capitano di giustizia nell’anno 1640 e un Mario tenne la
stessa carica nel 1655 e nel 1677; un Pietro la tenne nel 1695-96; un
Gioacchino, barone di Lazzarino, ottenne a 12 settembre 1774 dal Senato
di Palermo ampio attestato di nobiltà; un barone Gioacchino, (lo stesso
del precedente?) fu senatore di Sciacca nel 1794-95; un barone Mario
Manno e Tagliavia fu capitano di giustizia di detta città nel 1798-99 ed
un Gioacchino, barone di Lazzarino, tenne quella di senatore nel
1799-1800.
Arma:
di rosso, alla croce in decusse d’oro, accantonata da quattro stelle di
sei raggi dello stesso.
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Manriquez.
Si
vuole originaria di Granata e di stirpe regia, portata da un Alonso,
figlio di un duca di Lara, in Sicilia, dove godette nobiltà in molte
città e si estinse nei Talamanca (La Grua) principi di Carini. Un
Giovanni fu bajolo (pretore) di Palermo nell’anno 1314-15; un Antonio
Manriquez, cavaliere di S. Giacomo, fu strategoto di Messina nell’anno
1612-13.
Arma:
di rosso, con due caldaie d’oro, fasciate di nero e due teste di vipere
uscenti, al naturale.
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Mansone
o
Manzone (vedi).
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Mantegna.
Con
decreto Reale dell’8 dicembre 1887 venne concesso il titolo di conte di
Asaro alla signora Oliva Mantegna ed Alliata in Lanza e, con decreto Reale
del 16 agosto 1900 susseguito da Regie Lettere patenti del 16 dicembre dello
stesso anno, venne rinnovato il titolo di principe di Gangi al signor
Benedetto Mantegna ed Alliata, con trasmessibilità maschi da maschi, in
linea e per ordine di primogenitura.
Arma:
d’azzurro a due braccia affrontate, moventi dai lembi dello scudo, destro e
sinistro, armati al naturale, tenenti con la mano di carnagione, quella a
destra una palma d’oro, l’altra una spada al naturale; accompagnati da sei
stelle di sei raggi d’oro, tre sopra e tre sotto, ordinate in fascia.
Motto:
MANTENGO
LA PACE, MANTENGO LA GUERRA.
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Manuele
o
Emanuele (vedi).
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Manzone
o
Mansone.
Un
Gaspare Maria fu giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1809; un
Federico fu proconservatore in Piana dei Greci nel 1810 e, con
privilegio dato a 1 novembre esecutoriato a 24 novembte 1812, ottenne il
titolo di conte; un Gaspare Maria (lo stesso del precedente?) fu
senatore di Palermo nel 1813.
Arma:
d’argento, a tre pali d’azzurro.
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Marassi.
La si
vuole originaria di Germania, passata in Italia e precisamente in Genova
e Vicenza, occupando cariche importantissime ed ottenendo concessioni di
titoli e feudi. Fu portata da un Giovan Battista, nei primi anni della
seconda metà del secolo XVII, in Palermo dove godette nobiltà,
possedendo anche la ducea di Pietratagliata, le baronie di Misilcarari o
Fontanasalsa, Camitrice, ecc. Un Biagio fu governatore della Tavola di
Palermo nel 1698 e senatore di Palermo nell’anno 1699-1700; un Girolamo,
con privilegio dato a 24 settembre esecutoriato a 6 novembre 1708,
ottenne il titolo di duca di Pietratagliata; un altro Girolamo, duca di
Pietratagliata, fu senatore di Palermo nell’anno 1784-85 e fu padre di
Giovan Battista Marassi e Cottone, ultimo duca di Pietratagliata in casa
Marassi.
Arma:
partito: nel primo troncato: a) d’oro, all’aquila al volo
abbassato di nero, coronata del medesimo; b) d’oro, all’albero
verde nodrito sovra la campagna al naturale; nel 2° di rosso, a tre
spade manicate d’oro, 2 e 1 il manico in giù.
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Marchesana
(La).
Nobile
famiglia catanese, che possedette l’ufficio di maestro notaro della corte
capitaniale di Catania e il diritto del grano uno sopra i porti e caricatori
del regno. Un Filippo fu giurato di Caltagirone nel 1350; un Blando de
Marchisana da Catania, per la moglie Macalda Buccetta, possedette il feudo
Xiri, 1366; un Giacomo tenne la carica di patrizio di Catania nel 1479-80, e
quella di capitano di giustizia nell’anno 1489-90 e fu ancora patrizio nel
1493-94; un Vincenzo fu senatore nel 1498-99; un Giovanni nel 1505-6; un
Giulio nel 1591-92, ed un Cesare fu capitano di giustizia nell’anno 1596-97.
Arma:
troncato, innestato, merlato d’oro e di nero di sei pezzi.
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Marchese.
Non crediamo utile
riferire tutto quanto è stato scritto sulle origini della famiglia Marchese,
non essendo mai provato quanto gli autori hanno sostenuto. Ci limitiamo
soltanto a dire di essa famiglia quanto risulta dai documenti sino a noi
pervenuti. Godette nobiltà in Messina, Palermo, ecc.; possedette il
principato di Scaletta, il marchesato di Rajata, le baronie di Bambina,
Bonalgergo, Casalotto, Castelluzzo, Foresta di Taormina, Graneri,
Guidomandri, San Marco lo Celso, Nissoria, Rapisi, Gauteri, ecc. ecc.Un
Salimbene fu uno dei giudici della Gran Corte e condannò Andrea Chiaramonte
conte di Modica, suo benefattore, fu stratigoto di Messina, maestro
razionale e Protonotaro del Regno e primo barone di Castelluzzo per
privilegio del 13 febbraro 1397, primo barone di Scaletta in sua famiglia,
per conferma ottenutane a 15 febbraio 1398 come nipote di Niccolò Patti, e
di Guidomandri per permuta fatta col priore dell’ordine di Malta in Messina
a 21 luglio 1404; un Giovanni fu cavaliere dell’ordine di Malta nel 1439; un
Giovanni Salimbene, pronipote di Salimbene, nel 1453 otteneva conferma e
nuova investitura di dette baronie di Scaletta e di Guidomandri; un
Francesco, con privilegio dato a 25 aprile esecutoriato a 27 agosto 1512,
ottenne il titolo di regio cavaliere; un Giovan Tommaso fu senatore di
Palermo nel 1512-13; un Salimbene Marchese, barone della Scaletta, fu
strategoto di Messina nell’anno 1523-24; un Salvo tenne la stessa carica nel
1536-37; un Bartolomeo, nel 1561-62-63; un Andrea, un Giovanni, un Francesco
fu Giuseppe ed un Giuseppe fu Salimbene sono ascritti alla mastra nobile del
Mollica; un Giuseppe, fu giudice pretoriano di Palermo nel 1602-3, e giudice
delle Appellazioni nell’anno 1611-12; un Francesco, con privilegio dato a 22
luglio 1614 esecutoriato a 4 febbraro 1615, ottenne il titolo di principe di
Scaletta; un Marcantonio fu giudice pretoriano di Palermo negli anni
1627-28-29, 1631-32, giudice della Gran Corte Criminale del Regno nel
1636-37 e 1640-41; un Andrea, con privilegio dato a 9 febbraio esecutoriato
a 6 luglio 1630, ottenne il titolo di Don e forse egli stesso fu quell’Andrea
Marchisio che, con privilegio del 12 ottobre 1668, ottenne il titolo di
barone di Oronte; un Antonio fu giudice della corte pretoriana di Palermo
negli anni 1694-95, 1699-1700, della gran corte criminale nel 1705, 1710-11,
della civile nel 1717 e maestro razionale giurisperito del tribunale del
Real Patrimonio nell’anno 1722; un Placido Marchese e Strazzeri con
privilegio del 7 giugno 1709 ottenne il titolo di barone di Criato o
Ripadimare; un Gaspare regio secreto di Palermo, luogotenente di corriere
maggiore del regno, maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio, con
privilegio
dato a 26
dicembre 1744 esecutoriato a 20 aprile 1749, ottenne il titolo di marchese
di Raiata; un Francesco fu giurato di Messina nel 1745-46; un Diego
(qualificato conte non sappiamo con qual diritto) fu governatore della
Tavola di Messina nel 1792-93 ed egli stesso è notato nella mastra nobile di
detta città del 1798-1807, nella quale mastra vediamo anche notati un conte
Francesco Marchese del fu Francesco Marchese e Natoli; un Francesco Marchese
barone di Pietrogoliti ed un Nicolò del fu barone Gregorio, un sacerdote
Giuseppe ed un Giovambattista, figli di Francesco Marchese e Nescion.
Arma:
d’oro, alla fascia d’azzurro, caricata da una stella di otto raggi del
campo.
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Marchett
o
Marquett.
La si
vuole originaria di Spagna, godette nobiltà in Messina dal secolo XIV al
XVIII. Un Raimondo, che pare sia stato il primo a portarla in Sicilia,
fu capitano delle galere catalane e vice ammiraglio dei re Pietro e
Giacomo d’Aragona; il Muscia nota nel 1296 tra i feudatari del Regno di
Sicilia gli eredi di Beringerio Marchet per alcune terre di Scicli; nel
1398 troviamo un Bernardo, qualificato mercante catalano; nel 1403
notiamo un Calzarando comitus galee, guardiano del porto del
castello di Cagliari. Un Perrotto fu senatore di Messina nel 1550-51; un
Guiscardo fu castellano del Real Palazzo di Messina nel 1580; un Pietro
fu tesoriere generale e deputato del regno nel 1562, 1564; un Tommaso fu
senatore di Messina nell’anno 1565-66, 1572-73; un Baldassare fu
cavaliere di Malta e bali di Napoli e di Santo Stefano; un Silvestre, un
fra Raimondo, un Pietro barone di Ucria; un Girolamo, un fra Andrea li
vediamo annotati nella mastra nobile del Mollica; un Giuseppe fu
senatore di Messina nel 1599-600, 1603-4; un Tommaso fu senatore di
Messina nel 1625-26, 1628-29, 1647-48, 1653-54, 1657-58, principe
dell’ordine militare della Stella in Messina nell’anno 1616, 1634, 1645,
con privilegio dato in San Lorenzo il 28 ottobre 1648 esecutoriato in
Messina il 28 gennaio 1649, ottenne il titolo di duca di Belviso; un
Francesco fu giudice del Concistoro nel 1649-50, 1661-62, e giudice
della Gran Corte negli anni 1654-55, 1656-57; un Baldassare fu senatore
di Messina nel 1670-71; un Raimondo, duca di Belvisio, tenne la stessa
carica nel 1674-75.
Arma:
partito: nel 1° d’oro, a quattro pali di rosso (che è d’Aragona);
nel 2° d’argento, a tre biglietti di rosso, caricati ciascuno da un
martello d’oro, i due del capo coricati (che è dei Marquett).
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Marchiafava.
Un
Francesco fu giurato di Caltagirone nel 1515-16 e 1538-39; un Pietro
acquistò i feudi di Grotta dell’Acqua, Marcato d’Arrigo e Bifara nella
seconda metà del secolo XVI; un Francesco, con privilegio del 24 aprile
1652, ottenne la concessione del titolo di barone del Casalotto.
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