Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Marchiolo a Mauroli

 

Marchiolo.

Un Fortunato Marchiolo, con privilegio del 14 ottobre 1682, ottenne il titolo di barone di Santa Barbara.

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Marco (di).

Si vuole originaria di Spagna, godette nobiltà in Palermo e in Messina. Un Simone fu baiolo (pretore) di Palermo nel 1308-9; un Bartolomeo fu senatore di Messina nell’anno 1559-60; un Annibale, un Ottavio e un Pompilio figlio di Annibale sono iscritti alla mastra nobile del Mollica; un Diego fu cavaliere dell’ordine di Malta nell’anno 1613.

Arma: troncato nel 1° di rosso pieno; nel 2° d’argento a tre fusi d’azzurro, accollati in fascia.

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Marco (di) di Mistretta.

Non sappiamo se abbia alcuna relazione con la precedente. Un Pietro Nicolò Di Marco ed Agnello, con privilegio del 31 marzo 1781, ottenne il titolo di barone di Torrenova; un barone Nicolò fu capitano di giustizia di Mistretta nell’anno 1812-13.

Arma: troncato nel 1° di rosso, a tre stelle d’argento, male ordinate; nel 2° d’argento a tre ferri di lancia al naturale, impugnati e legati di rosso, alla terza d’oro, attraversante sullo spaccato.

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Marengo o Maringo.

Un Girolamo, nel nome maritale di Contessa Amato, possedette il feudo di Callisi che trasmise alla figlia Sigismonda; un Giovanni Antonio Maringo fu senatore di Messina nel 1708-9.

Arma: di rosso, al leone d’oro; alla terza in bada d’azzurro attraversante.

 

 

 

 

 

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Marescalco o Maniscalco (vedi).

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Maresma.

Questa famiglia ottenne la concessione dei feudi di Catalfaro o Favarotta, fatta con privilegio del 24 ottobre 1392 ad un Pietro, che li vendette a Filippo Viperano.

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Margarit.

Un Giovanni, sotto re Martino, possedette il feudo Burrayti; un Bernardo fu governatore della Camera Reginale nell’anno 1453; un Luigi Margarit fu capitan d’arme di Siracusa nel 1499-500; un Raffaello fu giudice della città di Messina nel 1752-53.Arma: d’azzurro, alla pianta di margarita sradicata al naturale fiorita d’argento.

 

 

 

 

 

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Mari o Maris (De).

Godette nobiltà in Taormina ed in Messina. Un Saverio fu giurato di Taormina nel 1797-98. Nella mastra nobile di Messina del 1798-1807 vediamo annotati un Andrea (figlio di Girolamo) ed i figli Antonio e Matteo, il quale ultimo a 12 agosto 1811 venne eletto governatore nobile del banco della detta città di Messina.

Arma: d’azzurro, alla sirena coronata d’argento, uscente dal mare dello stesso, ombrato di nero movente dalla punta, sormontata da tre stelle d’oro, ordinate nel capo.

 

 

 

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Maria (di).

Possedette le baronie di Alburchia e Capuano, Alleri e Mustimacucco, Bordonaro Sottano, Casalnovo, Cavaleri, Monaco Soprano, Terrati ecc.. Un Sigismondo, con privilegio dato a 4 luglio 1508, ottenne il titolo di regio cavaliere; un barone Carlo fu proconservatore in Cefalù negli anni 1732, 1734, 1758; un Antonino di Maria, da Mazzarino, ottenne con privilegio del 26 aprile 1741 il titolo di barone del Pileri; un Vincenzo fu acatapano nobile in Acireale nel 1745-46; un Francesco fu giudice pretoriano di Palermo nel 1751-52, del tribunale del Concistoro nel 1755-56-57; regio avvocato dei poveri del regno, ecc.; un Alessandro fu giurato di Cefalù nel 1767-68; un Vincenzo fu capitano di Acireale nel 1761-62; un Alessandro di Maria e Grassi fu acatapano nobile di Acireale nel 1799-800; un Carlo di Maria e Gallo fu giurato di Cefalù nell’anno 1801-2. Francesca Di Maria e Termine succedette alla madre nei titoli di principe di Baucina, marchese di Montemaggiore, conte d’Isnello, barone d’Apromonte, titoli che portò in casa Licata e dei quali ottenne riconoscimento con decreto reale del 23 agosto 1868, e fu dama di palazzo di S. M. la regina Margherita; un Tommaso di Maria, di Casimiro, dei baroni di Alleri e Mustimacucco, ottenne con Regie Lettere Patenti del 9 febbraio 1899 riconoscimento del titolo di marchese di Monterosato, per successione a casa Natale.

Arma: mareggiato d’argento e d’azzurro al capo del secondo, caricato da tre stelle d’oro.

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Maringo o Marengo (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Marini, Marino o Marinis (de).

Si vuole che sia originaria di Genova e che sia passata in Sicilia sotto Federico II. Godette nobiltà in Messina, Mazzara, Salemi, Palermo. Possedette la ducea di Gualtieri, le baronie di S. Angelo Muxaro, Belice, Birribaida, Burraiti, Buxalca, Calastuppa, Callisi e Villanova, S. Carlo, Casalcarbone, Cicutanova, Favara, Galassi, Gangirotta, Gibellina, Guastanella, Milici, Pantano, Pantanello e Pantanazzi, Protonotaro, Saponara, Vallelunga, Zaffuti, la gabella dell’olio, cotone e bambagia di Noto, i censi del regio demanio di Messina, il diritto di grano  uno sui porti e caricatori del regno, ecc. Un Enrico ed un Ruggiero furono tra i prodi combattenti, che restarono prigionieri nella battaglia navale combattuta, nel 1300 vicino Ponza; dalle galere siciliane comandate da Corrado Doria contro quelle comandate da Ruggiero di Lauria; un Niccolò de Marino, nel 1374, fu castellano del castello di Matagriffone di Messina; un Filippo Marino, regio cavaliere, capitano di giustizia di Catania nel 1400-1; un Ubertino fu giudice della Magna Curia, ambasciatore al Re e arcivescovo di Palermo; un Lorenzo Marini ed un Francesco di Marino e Starnelli (forse per Tornelli) sono annotati nella mastra nobile del Mollica; un Giovan Agostino, barone di Zaffuti, fu senatore di Palermo nel 1591-92; un Giacomo fu giudice del tribunale della Gran Corte nel 1609; un Pietro di Michelangelo, da Termini, con privilegio del 21 gennaio 1621 ottenne per sé e suoi il titolo di Don; un Francesco fu senatore di Messina nel 1624-25; un Domenico Marino e Tornellis, con privilegio dato a 30 marzo esecutoriato a 3 giugno 1625, ottenne la concessione del titolo di duca di Gualtieri; un Girolamo Marini, con privilegio del 18 dicembr

e 1654, ottenne il titolo di barone di Fegotto; un Costantino fu senatore di Messina negli anni 1656-57, 1663-64, 1666-67; un Francesco è notato nella mastra nobile di Catania del 16 gennaio 1696 tra i regi cavalieri; un Giovanni Marino ed Amato, barone della Merca, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo negli anni 1700-1-2; un Giuseppe Marini fu capitano di giustizia di Salemi nel 1706-7; un Francesco Marino, barone delli Pantani, tenne la stessa carica nel 1714-15; un Domenico-Giuseppe fu proconservatore in Messina nel 1722; un Vito fu giudice della corte pretoriana di Palermo nel 1740-41; un Calogero fu giudice delle appellazioni in Palermo nel 1757-58, giudice della corte pretoriana della stessa città nel 1758-59, e giudice del tribunale del Concistoro nel 1771-72-73; un Benedetto Marini nel 1759 faceva parte della nobiltà di Marsala; un Antonino, di Domenico, un Andrea, un Costantino ed un Pietro, figli di Placido, un Domenico, figlio di Pietro, un Francesco, un Pietro ed un Vincenzo dottore in leggi, figli di Domenico, ed un Paolo, dottore in leggi, barone del Regio Demanio di Messina, figlio del barone Michele sono annotati nella mastra nobile di Messina del 1798-1807; un Pietro Marino e Di Giovanni fu console nobile dell’arte della seta in Messina nel 1798-99; un Vincenzo fu procuratore fiscale del tribunale della Gran Corte del Regno nel 1802; un Mario fu capitano di Salemi nel 1802-3; un Giovan Battista, dottore in leggi, fu capitano di giustizia di Vizzini nel 1809-10; un Mario Marini fu senatore nobile di Mazzara nell’anno 1812-13; un barone Pietro fu console nobile della seta in Messina nell’anno 1812-13.

Arma: d’azzurro, a tre fasce ondate d’argento ed un leone coronato d’oro soprastante sul tutto.

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Maris o Marì (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Mariscalco o Maniscalco (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Maroli o Mauroli (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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