Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Marotta a Marzio

Marotta.

Si vuole originaria di Capua; godette nobiltà in Catania, in Polizzi. Motiamo un Giacomo, dottore in leggi, avvocato della Gran Corte del Regno, sindacatore in Piazza, Castrogiovanni e Calascibetta nel 1488; un Ottavio, giudice della Gran Corte nel 1616-17; un Diego, giudice della Gran Corte Civile del Regno 1639-40-41, 1643, 1647-48-49, presidente del tribunale del Concistoro e poi di quello della Gran Corte del Regno nel 1660; un Gaspare, dottore in leggi, procuratore fiscale del tribunale della Gran Corte nel 1668; un Gandolfo, che, nel nome maritale di Vincenza Sortino figlia di Tommaso, fu barone di S. Agata e Roccamedici; un altro Gandolfo, barone di Sant’Agata, proconservatore interino di Polizzi nell’anno 1780; un Calcedonio, giurato di Polizzi nel 1799-800.

Arma: inquartato: nel 1° e 4° di azzurro, al drago d’argento montante in un mare dello stesso, guardante una stella d’argento posta nel canton destro dello scudo; nel 2° e 3° d’argento, a tre bande ondate d’azzurro.

indice

Marquet o Marchett (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

indice

Marra.

Al dir del Galluppi, questa famiglia è d’origine napoletana, decorata dei titoli di duca della Guardia, ecc. Un Saverio, del fu Pasquale, lo troviamo iscritto alla mastra nobile di Messina nel 1798-1807.

Arma: d’azzurro, alla banda doppia merlata d’argento accompagnata in capo da un lambello di tre gocce di rosso.

 

 

 

 

 

indice

 

Marsala.

Di questa famiglia notiamo un Mario, che fu giudice della corte pretoriana di Palermo nel 1630-31, 1633-34, del tribunale del Concistoro nel 1638 e di quello della Gran Corte del Regno nel 1639-40-41; un Niccolò, che fu giudice delle appellazioni di Palermo nel 1654-55; un Vincenzo, di Pietro-Antonio, che con privilegio del 4 maggio 1656 ottenne il titolo di barone di S. Lucia; un Nicolò, che fu giudice pretoriano di Palermo nel 1663-64; un Carlo Marsala e Bellacera che possedette la baronia di Comitini nel 1670.

indice

 

Marsiglia.

Di questa famiglia, la cui nobiltà venne ritenuta provata dalla Commissione dei titoli di nobiltà con deliberazione del 5 aprile 1582, notiamo un Cristofaro, tenente colonnello, che tenne la carica di governatore dell’isola di Favignana nei primi anni del secolo XVI

indice

Martelli.

La si vuole originaria di Firenze, godette nobiltà in Messina dal secolo XVI al XVIII e in Augusta; possedette le baronie di Nicchiara e di Pezzagrande. Un Pietro è annotato nella mastra nobile del Mollica (lista XVI, anno 1602); un Girolamo fu capitano di Augusta nell’anno 1645-46; un Giuseppe ed un Domenico Martelli e Tristaino ed un Ercole, un Mario, un Teodoro ed un Rosario Martelli e Zuppello sono notati nella mastra nobile di Augusta. Un Rosario fu capitano di Augusta nell’anno 1786-87; un barone Giuseppe, cavaliere dell’ordine di S. Stefano, fu proconservatore in Augusta nel 1791, 1798, 1800; un barone Giuseppe Martelli Mangano fu senatore di detta città nel 1800-1801.

Arma: di rosso, al grifo d’oro.

indice

Martinelli.

Di questa famiglia notiamo un Francesco, che fu giudice della corte pretoriana di Palermo nel 1666-67 e del tribunale del Concistoro nel 1673.

Arma: d’argento, alla fenice sulla sua immortalità, al naturale, fissante un sole d’oro posto nel canton destro del capo, e accompagnata in punta da due spade al naturale poste in decusse.

 

 

 

 

 

indice

Martinez.

Il Galluppi la vuole originaria di Spagna e dice che godette nobiltà in Messina nel secolo XVII. Una Isabella, a 25 maggio 1664, ottenne investitura del titolo di marchese di Bonfornello; un Giovan Tommaso a 4 luglio 1775 ottenne investitura del titolo di barone di Pampinello; un Giovan Francesco fu giudice pretoriano in Palermo nel 1804 e forse egli stesso fu quel Francesco giudice del tribunale del Concistoro nel 1809; un Pietro tenne l’alta carica di pretore di detta città di Palermo nel 1813. La nobiltà di questa famiglia è stata anche riconosciuta dalla Commissione dei titoli con deliberazione del 30 luglio 1849.

Arma: tagliato: di rosso e d’azzurro, nel 1° un leone rivolto d’oro, coronato dello stesso; nel 2° un crescente rivolto d’argento, sinistrato da una stella di sei raggi dello stesso.

indice

Martini o Martinis (de).

La si vuole originaria di Firenze. Un Guglielmo con privilegio del 5 dicembre 1392 ottenne concessione dei feudi di Fridi e Faverchi; un Pietro, per la moglie Eleonora de Naro, possedette la metà dei feudi di Caddeddi e Bufalefi, dei quali ebbe investitura a 6 marzo 1509; un Bartolomeo fu barone dei detti feudi per intero per investitura del 23 giugno 1530.

Arma: di rosso, a tre corone d’oro, ordinate 2 e 1.

 

 

 

 

indice

Martino (Di).

Originaria, secondo alcuni autori, dal regno di Napoli, secondo altri da Firenze; portata in Sicilia da un Guglielmo, che fu senatore di Palermo nel 1335. Con molta probabilità però questa famiglia, la Martinez e la Martini non sono che rami diversi di una famiglia sola. Un Giuseppe di Martino fu capitano di giustizia di Caltagirone nel 1588-89; un Antonino-Onofrio Di Martino, con privilegio dell’11 giugno 1666, ottenne il titolo di barone di S. Giorgio di Morabito; un Giuseppe, a 6 marzo 1742 ottenne investitura del titolo di barone di Maurogiovanni come marito di Caterina Valdina e Alias; un Salvatore di Martino e Ortolano fu capitano di giustizia in Cefalù nel 1770-71; un barone Domenico fu tesoriere di detta città nel 1771-72; un Tommaso, figlio del precedente, a 17 luglio 1797, ottenne investitura del titolo di Rocca e Valdina o Maurogiovanni.

Arma: d’azzurro, a due leoni affrontati e contrarampanti ad un monte piantato sopra un mare agitato, sormontato da tre stelle, il tutto d’oro.

Alias:  d’azzurro, al leone d’oro tenente con  le zampe anteriori una lira dello stesso.

indice

 

S. Martino o Sammartino (vedi).

indice

 

Martorella o Martorelli.

Un Michele fu segreto di Naro e a 20 settembre 1767 ottenne le lettere osservatoriali per il titolo di Torre d’Arena; un barone Francesco, dottore in leggi, fu giudice civile di Naro nel 1798-99 e capitano di giustizia nel 1799-800.

indice

Marullo, Merulla o Mirulla.

V’ha chi assegna a questa famiglia a capostipite il console romano Lucio Cornelio Merula, chi un Marullo capitano della guardia e consigliere di Tertillo e presidente di Sicilia per Decio imperatore nell’anno 246 dopo Cristo.

Pare però che abbia goduto nobiltà in Sicilia e precisamente in Messina sin dall’epoca normanna. Sono degni di nota un Francesco, forse quello stesso che figura tra i cavalieri di Malta nell’anno 1463, primo possessore della terra e castello di Calatabiano in sua famiglia; un Giovanni senatore di Messina negli anni 1460-61, 1478-79; un Pietro senatore di Messina nel 1497-98; un Tommaso fratello del precedente, investito di Calatabiano a 16 febbraro 1488, primo possessore in sua famiglia della terra e castello di Calvaruso e della terra e castello di Saponara, conte di Condojanni, e di Augusta, stratigò di Messina nel 1500-1, 1516, 1529; un Francesco senatore di Messina negli anni 1521-22, 1524-25; un Giovanni, figlio del precedente, conte di Augusta, stratigò di Messina nel 1528 e 1536; un Francesco primo barone di Casalnovo in sua famiglia; un Cesare, cappellano regio, vescovo di Girgenti e arcivescovo di Palermo, morto nel 1588; un Cola, un Francesco ed un Giacomo ascritti alla mastra nobile del Mollica; un Tommaso senatore di Palermo nel 1600-1601 e primo barone di Mola in sua famiglia per acquisto fattone dalla Regia Corte; un Vincenzo senatore di Messina nel 1608-9; un Ignazio che, con privilegio dato a 20 agosto 1626 esecutoriato a 10 agosto 1627, ottenne il titolo di marchese di Condagusta e fu deputato del regno negli anni 1630 e 1633; un Cesare senatore di Messina nel 1641-42, 1646-47; un Placido, che, da senatore di Messina nel 1648, nei tumulti accaduti in detto anno in Messina prestò eminenti servizi alla causa della monarchia e, con privilegio dato a 28 ottobre 1648 esecutoriato a 7 agosto 1649, ottenne il titolo di duca di Giovan Paolo; un Vincenzo Marullo, duca di Giovan Paolo, cavaliere della Stella, senatore di Messina nel 1661-62, 1665-66; un Cesare Marullo marchese di Condagusta, senatore di Messina nel 1720-21; un Antonino, arcivescovo di Manfredonia; un Francesco e un Remigio, che troviamo a 10 settembre 1764 proposti tra i nobili da far parte della mastra nobile di Milazzo; un Andrea del fu Salvatore e Salvatore, figlio di detto Andrea, che vennero ascritti alla mastra nobile di Messina del 1798-1807; un Francesco Marullo e Ruffo, di Giovanni, di Salvatore predetto, che fu ricevuto cavaliere d’onore e di devozione nell’ordine di Malta nel 1842. Francesco Marullo e Marchese, di Salvatore predetto, fu pure ricevuto nell’ordine di Malta come cavaliere di devozione nell’anno 1842 e con tale qualità fu pure ricevuto nel 1863 il figlio di lui Salvatore Marullo e Cumbo marito ad Anna Balsamo, riconosciuta con decreto ministeriale del 21 gennaio 1879 nel titolo di principe di Castellaci, titolo nel quale è succeduto il figlio di detti coniugi, Francesco Marullo e Balsamo.

Arma: troncato: di rosso e d’oro, alla colomba d’argento nel primo, posata sulla partizione.

indice

Marziani.

Nobile famiglia che si vuole originaria di Capua e che vanta un Guido, segretario e consigliere della regina Bianca. Godette nobiltà in Messina, Taormina, Lentini. Un Antonio acquistò nell’anno 1634 da Giuseppe Romeo la baronia di Motta Camastra; un altro Antonio, con privilegio dato a 26 febbraro esecutoriato a 5 maggio 1692, ottenne il titolo di principe di Furnari e fu il primo possessore in sua famiglia della terra e castello di Roccella; un Lorenzo Marziani, principe di Furnari, fu governatore del Monte di Pietà nel 1744-45; un Antonio Marziani e Perpignano, principe di Furnari, fu governatore della nobile compagnia della Pace nel 1748; un altro Antonio Marziani fu capitano di giustizia di Siracusa nel 1601-2; un Pietro fu giurato di Taormina nel 1798-99; un Giuseppe fu senatore nobile di Lentini nel 1804-5; un Salvatore Marziani e Valguarnera all’abolizione della feudalità era in possesso del titolo di principe di Furnari, per investitura avutane a 24 settembre 1808.

Arma: troncato: di rosso e di nero, al leone dell’uno all’altro, impugnante con la destra un martello d’oro.

indice

Marzio o Marzo.

Notiamo un Pietro de Marzo, che, sotto i Martini, possedette il feudo Condubernio; un Agostino Marzio che fu giudice della Gran Corte Civile di Palermo nel 1559-60; un Antonino Marzio segretario del regno di Sicilia, morto nell’anno 1584; un Girolamo Marzio capitano di giustizia di Mazzara nel 1580-81; un Francesco Marzo e Marsiglia giurato nobile di Mazzara nel 1799-1800; un Nicolò Marzo e Marsiglia con la stessa carica negli anni 1794-95, 1798-99 e 1801-2 ed un Pietro Marzo e Marsiglia con la carica di prefetto di detta città nel 1812-13.

Arma: d’azzurro, a due leoni affrontati tenenti con le zampe due martelli sormontati da un sole; il tutto d’oro.

 

indice