Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Meo a Micheraux

 

Meo o Mego (vedi).

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Merelli o Merello.

Originaria di Genova. Un Barnaba Giacinto, per i servizi prestati come segretario del cardinal Doria, vicerè di Sicilia, come maestro razionale di cappa corta del tribunale del Real Patrimonio, ecc., con  privilegio dato a 13 febbraio esecutoriato a  3 novembre 1650, ottenne il titolo di marchese di Mompilieri; egli stesso possedette i feudi di Chibbò e Barbarigo ecc..

Arma: d’azzurro, al leone coronato d’oro, tenente con le zampe un mazzo di fragole di rosso fogliate di verde.

 

 

 

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Merendino.

Questa famiglia possedette la baronia del Pantano, della quale vediamo investita una Felicia, a 22 agosto 1746.

Arma: d’oro, alla fascia d’azzurro, caricata da un sole del campo sormontato da tre stelle d’azzurro, ed accompagnata in punta da una testa di re al naturale, coronata all’antica.

 

 

 

 

 

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Merlo.

Si vuole d’origine portoghese. Un Giuseppe fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1688-89; un Antonino fu giudice pretoriano di Palermo nel 1717-18, 1725-26; un Giambattista fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1722-23; un Giuseppe Merlo e Ducci acquistò il marchesato di S. Elisabetta, del quale ottenne investitura a 20 dicembre 1785; un Giuseppe Merlo e Splendore, con dispaccio dato a 7 giugno 1820, ottenne il permesso di fare uso del titolo di barone di Tagliavia. Una Maria, di Domenico, di Giuseppe, vedova di Domenico Sciacca della Scala, ottenne con decreto ministeriale del 26 luglio 1892 riconoscimento del titolo di marchese di S. Elisabetta e con Regie Lettere Patenti del 5 aprile 1894 di quello di principe di Patti.

Arma:  trinciato: d’azzurro e d’oro, colla banda di rosso sulla partizione il 1°

punto al merlo d’oro passante sulla banda, sorante, colla testa rivoltata, sormontato da tre stelle d’argento.

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Merullo, Mirulli o Marullo (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Messana o Messina.

Si vuole che abbia avuto a capostipite un Corrado, capo della guardia di re Pietro d’Aragona. Godette nobiltà in Messina, Noto, Palermo; possedette i feudi di Gurafi, Comichi, Crucifia, ecc.. Un Giovan Luca, per la morte del padre Giovan Bernardo, ebbe la carica di notaro dell’ufficio di regio  portulano per privilegio del 30 gennaio esecutoriato a 24 luglio 1519; un Pietro con privilegio dato a 10 novembre 1539 esecutoriato a 16 dicembre 1547 fu nominato regio secreto di Noto; un Michele, a 10 luglio 1548, fu nominato credenziere della gabella delle carni di Noto ed egli stesso, con privilegio del 29 maggio 1548, avea ottenuto la concessione del titolo di regio cavaliere con il riconoscimento e l’accrescimento dello stemma gentilizio; un Pietro Antonio fu cavaliere dell’ordine di Malta nel 1567; un Stefano fu senatore di Messina negli anni 1551-52, 1554-55, 1560-61, 1570-71, 1574-75, ecc.; un Vincenzo tenne la stessa carica negli anni 1553-54, 1560-61, 1563-64 e il figlio di costui Giuseppe fu inscritto nella Mastra Nobile del Mollica; un Vincenzo fu senatore di Palermo nell’anno 1589-90; un Carlo fu cavaliere dell’ordine di Malta nel 1644; un Antonio fu senatore di Messina nel 1651-52 e la stessa carica tenne nel 1678-79 un Diego; un Salvatore Messina Cicchetto ottenne a 18 marzo 1782 investitura del feudo di Crucifia, del quale a 13 novembre 1799 ottenne investitura Vincenzo suo figlio, marito di Maria Emanuela Sanfilippo; un Salvatore, di Vincenzo, di Salvatore, da Palazzolo Acreide, con regio decreto del 28 giugno 1842, ottenne la concessione del titolo di barone.

Arma: di rosso, alla croce d’oro, col mare in punta agitato d’argento.

Alias: troncato: d’argento e di rosso, al leone di nero nel primo e d’oro nel secondo, tenente nella destra un bisante dello stesso.

Alias: di rosso, al leone al naturale, movente da un mare d’azzurro, agitato d’argento, sostenente colle branche anteriori un’ancora di nero, sormontata da tre stelle d’oro, ordinate in capo.

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Mezzasalma.

Un Nicolò Maria Mezzasalma e Serra del fu Ignazio, che, al dir del Galluppi, fu deputato al Parlamento Siciliano nel 1815, segretario generale d’Intendenza e funzionante da Intendente, indi giudice del Tribunale della Regia Gran Corte, fu ascritto alla mastra nobile di Messina del 1798-1807.

Arma: partito: d’azzurro e d’argento, al leone dell’uno all’altro, col capo dello scudo d’oro, all’aquila spiegata di nero.

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Mezzavilla.

La si vuole d’origine catalana; possedette la baronia del Grano. Un Antonino fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1540-41 e senatore nel 1542-43; un Pietro fu ministro della nobile compagnia di Carità di Palermo e governatore della Tavola nel 1558; un Vincenzo fu governatore della Tavola di detta città negli anni 1569-70 e 1572-73; un Baldassare fu senatore di Palermo negli anni 1572-73, 1580-81 e provveditore dell’armata spagnuola sotto Don Giovanni d’Austria.

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Miceli (de).

Questa famiglia possedette le baronie di Terrati, di San Lorenzo e la salina di Nicosia. Un Pietro fu giudice pretoriano di Palermo nel 1745-46 e forse egli stesso fu quel Pietro, primo barone di S. Lorenzo, ecc. in sua famiglia.

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Miccichè.

La si vuole originaria dalla Germania, godette nobiltà in Palermo e in Messina, possedette i feudi di Conforto, Grottacalda, ecc.. Un Marcantonio fu senatore di Palermo nell’anno 1610-11; un Pietro, cavaliere di San Giacomo, tenne la stessa carica nel 1635-36.

Arma: di rosso, al braccio destro armato al naturale, tenente una palma d’oro, sormontata da tre stelle di sei raggi dello stesso, ordinate in fascia nel capo.

 

 

 

 

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Michelangelo o Michelangiolo.

Un Vincenzo Maria fu giudice della Gran Corte del Regno nell’anno 1742-43 ed a 3 ottobre 1742 venne aggregato alla mastra nobile di Catania.

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Michele (de).

Antica famiglia che possedette il feudo di Cabica, del quale troviamo investito un Michele ai tempi di re Ludovico. Troviamo pure questa famiglia in Termini e in Burgio, decorata delle baronie di S. Giuseppe di Villaurea e del Grano. Un Filippo fu giudice della Gran Corte di Palermo nell’anno 1551-52; un Michele, a 12 luglio 1793, ottenne investitura del titolo di barone del Grano uno e mezzo sopra ogni salma di vettovaglie da estrarsi dal caricatore di Sciacca; un Ignazio de Michele e Marsala fu capitano di Termini nel 1798-99; un Ignazio de Michele e de Michele fu giurato in detta città nel 1800-1801; un Francesco, barone di S. Giuseppe, da Termini, con privilegio dato a 7 marzo esecutoriato a 13 marzo 1799, ottenne la facoltà di popolare il feudo di Signora sotto la denominazione di Villaurea ed egli stesso, nel 1801 quale barone di S. Giuseppe-Villaurea, venne ammesso fra i baroni parlamentari del regno di Sicilia.

Arma: fasciato d’oro e d’azzurro, le fasce caricate da 21 tortelli o bisanti dell’uno all’altro, ordinati 6, 5, 4, 3, 2 e 1.

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Micheletti.

Godette nobiltà in Trapani. Notiamo un Giacomo senatore di detta città nel 1443-44; un Giovanni, che tenne la stessa carica nel 1460-61 e 1463-64, 1480-81; un altro Giovanni, che la tenne negli anni 1523-24, 1528-29 e 1533-34, ecc.

Arma: troncato: d’azzurro e d’oro, a due stelle dell’uno all’altro, poste sulla partizione.

 

 

 

 

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Micheraux.

Un Gaspare, nato in Siracusa nel 1753, ottenne la croce di grazia dell’ordine di Malta nel 1788, venne ricevuto confrate nella nobile compagnia dei Bianchi di Palermo nel 1794 e a 21 luglio 1802 ottenne attestato di nobiltà dal Senato di Palermo.

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