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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Migliaccio a Minardi
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Migliaccio.
Nobile famiglia, che si vuole originaria di Firenze e dello stesso
stipite dei Guidalotti; portata in Sicilia nel secolo XIV da un Niccolò.
Godette nobiltà in Palermo, Messina, ecc.; possedette i principati di
Baucina, di Malvagna, di Mazzarà; le ducee di Brolo, di Floridia, di
Gallizia, di Santagata; il marchesato di Montemaggiore; le baronie di
Biscardo, Casal-bianco, Ciaramita e Cavallaro, Mojo, Pittari, ecc. Un
Filippo, per la moglie Elisabetta Ventimiglia, fu il primo barone di
Montemaggiore in sua famiglia nell’anno 1526; un Mariano, figlio di
Filippo, per la moglie Fiammetta Paruta, possedette la baronia e
castello di Sala; un altro Mariano, nipote del precedente, fu vicario
generale del regno per l’estirpazione dei banditi nell’anno 1585,
capitano di 200 cavalleggieri sotto il vicerè conte d’Albadelista, fu
maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio nell’anno 1586 e,
con privilegio dato a 19 luglio esecutoriato a 23 settembre 1598,
ottenne il titolo di marchese di Montemaggiore, fu pretore di Palermo
negli anni 1602 e 1603 e strategoto di Messina nel 1609; un altro
Mariano, nipote del precedente, con privilegio dato a 16 ottobre 1626
esecutoriato a 20 gennaio 1627, ottenne il titolo di principe di Baucina,
fu deputato del Regno e pretore di Palermo negli anni 1636, 1641, 1645;
un Ignazio, principe di Baucina, fu capitano di giustizia in Palermo nel
1663, pretore della stessa città negli anni 1671 e 1678 e vicario
generale di Catania nel 1674; un Giuseppe Migliaccio e Sarzana fu
arcivescovo di Messina; un Niccolò, primo duca di Galizia in sua
famiglia, fu senatore di Palermo nel 1688-89; un Luigi, principe di
Malvagna, senatore di Palermo nel 1712 e 1713; un Ignazio, che, nel nome
maritale di Felicia Lanza, fu principe di Malvagna, occupò la carica di
governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1723-24 e di capitano di
giustizia di Palermo nel 1730-31, di pretore nel 1746, 1756-57-58, e fu
deputato del regno negli anni 1746, 1754, 1758, 1762, 1766; un Ignazio
Migliaccio e Moncada, nipote del precedente, principe di Malvagna per
investitura del 4 giugno 1763, fu senatore di Palermo nel 1792-93-94,
deputato del regno nel 1794, ecc.; un Ignazio Migliaccio e Muzio ottenne
a 25 maggio 1808 attestato di nobiltà dal Senato di Palermo e forse fu
egli stesso quell’Ignazio che, a 16 febbraro 1817, ottenne parere
favorevole per la chiesta concessione di un titolo di duca o di
marchese.
Arma: d’azzurro, all’albero di miglio d’oro, movente dalla punta.
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Miglio (Lo)
o
Migliore.
Godette nobiltà in Messina nei secoli XVI, XVII e XVIII ed in Milazzo.
Un Giovanni-Andrea, annotato alla mastra nobile del Mollica, fu giudice
delle appellazioni in Messina nel 1617-18; un Giuseppe fu giudice delle
appellazioni in Messina nel 1653-54; un Giovanni-Agostino è annotato
pure in detta mastra; un Giovanni fu governatore nobile della Tavola di
Messina nel 1745-46, senatore di Messina nel 1747-48 e rettore nobile
degli Spersi nella stessa città nel 1769-70; un Giovanni fu senatore di
Messina nel 1755-56; un Pietro e Giuseppe lo Miglio, fratelli, ottennero
a 30 aprile 1773 parere favorevole per essere ascritti alla mastra
nobile di Milazzo; un Giuseppe, da Milazzo, con privilegio dato a 8
settembre 1783 ottenne il titolo di barone di Acquaviola; un Giuseppe fu
capitano di giustizia di Milazzo nel 1794-95; un barone Leonardo fu
senatore in detta città nel 1805-6.
Arma: d’argento, alla banda di rosso, caricata da un giglio del campo, e
da due rose dello stesso.
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Migliorini
o
Migliorino.
Possedette i titoli di marchese e barone Migliorino, il feudo Scarpello,
ecc.; godette nobiltà in Messina. Un Scipione fu giudice straticoziale
di Messina nel 1665-66; un Giuseppe, con privilegio dato a 22 marzo
1717, ottenne la concessione del titolo di barone, e fu senatore di
Messina nel 1727-28; un Scipione fu senatore di Messina nel 1755-56 e
rettore nobile delle Verginelle in Messina nel 1757-58; un Francesco fu
consultore di governo del regno di Sicilia nel 1798, segretario di Stato
di S. M. il re Ferdinando IV, supremo ministro di giustizia e
dell’ecclesiastico, con real decreto del 12 settembre 1806, ottenne la
concessione del titolo di marchese e fu ascritto alla mastra nobile di
Messina del 1798-1807; alla quale mastra vediamo pure ascritti un
Scipione barone di Scarpello, del fu barone Giuseppe, ed il fratello di
detto Scipione, a nome Antonino.
Arma: di verde, alla pianta di miglio d’oro; accostata da sei stelle di
sei raggi dello stesso, poste 3 e 3.
Alias:
d’azzurro, alla pianta di miglio d’oro, movente dalla punta,
accompagnata da tre stelle d’argento ordinate nel capo.
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Mignia.
La si vuole originaria d’Aragona. Un Artale, regio segretario, ottenne a
4 luglio 1477 investitura del feudo Aragona; un Pietro Ponzio possedette
parte del feudo di Chincana per donazione fattagli da Antonino Lanza
barone di Longi. Un Pietro Antonino fu giudice pretoriano di Palermo nel
1589-90.
Arma: d’oro, al ponte a due archi di verde, sormontato da un guerriero
armato al naturale.
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Milana
o
Milano.
Il Galluppi la vuole originaria di Milano e dice che godette nobiltà in
Messina nei secoli XIV e XV. Possedette il feudo di Pollicarini e la
rendita feudale di onze 37 sopra la secrezia di Palermo. Un Matteo fu
senatore di Palermo nell’anno 1412-13; un Pietro Milano fu senatore di
Palermo nel 1542-43, 1553-54.
Arma: d’oro, al pino sradicato al naturale.
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Milanese.
Possedette i feudi di Crucifia, Ganzaria, Nixima e Montagna, Reburdone, ecc.
Un Orazio, con privilegio dato a 20 luglio 1574 esecutoriato a 9 agosto
1576, ottenne il titolo di regio cavaliere; titolo, che, con privilegio dato
a 14 agosto 1574 esecutoriato a 8 luglio 1576, ottenne pure un Giuseppe
Milanese, da Catania. Un Francesco fu giudice pretoriano di Palermo nel
1581-82, giudice del Concistoro 1587, del tribunale della Gran Corte
1589-91, ed avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio nel 1594 e
coadiutore della nobile compagnia della Carità di S. Bartolomeo nel 1624; un
Pietro fu governatore della Tavola di Palermo nel 1652, e governatore del
Monte di Pietà di Palermo nel 1655-56.
Arma:
d’argento, alla volpe del suo colore, rampante contro un pino sradicato di
verde.
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Milano
o
Milana
(vedi).
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Milazzo
o
Melazzo
(vedi).
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Milite.
D’origine catalana occupò le primarie cariche in Palermo, dove notiamo
un Bartolotto consigliere (giurato) nel 1282; un Giovanni, un Rinaldo ed
un Alberto con la carica di baiolo (pretore) il primo nel 1304-5, il
secondo nel 1311-12 e l’ultimo nel 1332. Un altro Giovanni possedette il
feudo e casale di Alia, che vendette nel 1366 a Rinaldo Crispo.
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Militello.
Possedette i feudi di Castagna e di Casuto; godette nobiltà in Nicosia,
in Messina e in Castrogiovanni. Un Bartolomeo, con privilegio del 20
aprile 1666, ottenne il titolo di barone di Castagna; un Giacomo fu
giudice della regia udienza di Messina nel 1705; un Mariano-Calogero,
barone di Castagna, fu capitano di Nicosia negli anni 1761-62, 1770-71;
un Francesco, barone di Castagna, fu senatore di detta città di Nicosia
nell’anno 1805-6 e capitano di giustizia nel 1792-93; un Luigi,
investito a 13 gennaio 1809 di Castagna e di Casuto, fu senatore nobile
di Castrogiovanni nel 1812-13. Nell’elenco ufficiale definitivo delle
famiglie nobili e titolate siciliane è iscritto con il titolo di barone
di Castagna il signor Enrico Militello, di Francesco, di Luigi, con i
fratelli Giovanni e Vincenzo; e con il titolo di nobile dei baroni di
Castagna il signor Nicolò Militello, di Giuseppe, di Francesco, con i
figli, Maria-Gaetana, Maria-Grazia, Giuseppe, Mariano, Francesco,
Elisabetta.
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Milo.
Godette nobiltà in Trapani, Marsala e Mazzara; possedette il titolo di
marchese di Campobianco, la salina di Milo in Trapani, ecc. Un Bartolomeo fu
senatore di Trapani nel 1643-44, 1662-63, capitano di giustizia nel 1665-66
e senatore nel 1671-72; un Benedetto fu capitano di giustizia di Trapani nel
1681-82, 1695-96; un Vincenzo fu giurato di Mazzara nell’anno 1706-7; un
Giuseppe fu senatore di Trapani nel 1727-28, 1732-36, 1744-45; un Francesco
Milo e Burgio, con privilegio del 7 febbraio esecutoriato a 9 maggio 1733,
ottenne il titolo di marchese, fu capitano di Mazzara nel 1742-43; un
Francesco Milo e Fici fu capitano di Marsala nel 1740-41 e giurato nel
1743-44 ed egli stesso era stato proconservatore in Mazzara nel 1730; un
Mario Milo e Fici tenne la carica di prefetto di Mazzara nel 1746-47 e nel
1765-66 è tra i nobili da squittinarsi in detta città; un Benedetto fu
senatore di Trapani nell’anno 1747-48, 1757-58; un Vincenzo, vice ammiraglio
della corte almirantica di Marsala, e Francesco, sindaco di Marsala, nel
1759 fanno parte della nobiltà della stessa città; un Cesare Milo e Sansone
fu cavaliere costantiniano nel 1771; un Francesco Milo e Sicomo fu giurato
di Mazzara nel 1794-95; un Vincenzo Milo e Sansone fu giurato di Marsala nel
1798-99; un Ignazio fu maestro notaro della corte civile di Mazzara
nell’anno 1803; un Rocco Milo e Palma fu senatore di Marsala nel 1812-13; un
Cesare Milo e Genna, figlio di Francesco Milo e Sicomo marchese di
Campobianco, era tenente colonnello negli eserciti del re delle Due Sicilie
nel 1814.
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Milone.
Questa famiglia possedette le baronie di Aliminusa e Mendolazza. Un Antonino
Cesare Milone e Cardona, con privilegio dato a 17 dicembre 1722, ottenne il
titolo di barone di S. Elia.
Arma:
d’oro, al mellone di verde, aperto di rosso, semato di nero.
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Minafria
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Manafria.
La si vuole originaria di Spagna, godette nobiltà in Caltagirone,
Palermo, ecc.; possedette in Sicilia i feudi di Bifara, Favarotta,
Gebbiarossa ecc. Un Andrea fu giurato di Caltagirone nel 1391; un
Ruggiero tenne la stessa carica nell’anno 1429-30, 1450-51; un Nicolò fu
giurato di Caltagirone nel 1457-58, 1467-68, 1483-84; un Andrea, barone
di Bifara, fu senatore di Palermo negli anni 1550-51, 1556-57-58,
consigliere della nobile compagnia della Pace in Palermo nel 1550-51, e
governatore della Tavola nel 1561-62.
Arma: d’azzurro, a tre fasce d’oro, la prima caricata da una branca di
leone del secondo.
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Minardi, Minardo
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Mainardo.
Si crede originaria di Firenze, passata in Sicilia, dove si diramò nelle
città di Siracusa, Catania, Caltagirone. Possedette i feudi di Barchino,
Bideni, Fontana degli Angeli, Ramione, ecc. Un Mainitto fu nominato
nell’anno 1399 uno dei portulanotti del porto e marina di Siracusa; un
Giovanni fu giurato di Caltagirone nell’anno 1408-9; un Niccolò tenne la
detta carica nel 1447-48, 1454-55, 1467-68; un Paolo fu senatore di
Catania nel 1475-76; un Giovanni, barone di Barchino, fu capitano di
giustizia di Caltagirone nel 1475-76, e giurato di Caltagirone nell’anno
1485-86, 1490-91, 1493-94; un dottor Filippo tenne la stessa carica nel
1489-90; un Giacomo nel 1499-500; un Francesco fu patrizio di
Caltagirone nell’anno 1576-77 e tenne la carica di proconservatore in
detta città nel 1583 e quella di capitano di giustizia nel 1595-96; un
Arrigo fu giurato di Caltagirone nel 1598-99; un Giuseppe fu
proconservatore in Caltagirone nel 1696 e capitano di giustizia nel
1701-2; un Arrigo Menardo e Viperano fu senatore di Caltagirone nel
1662-63 e capitano di giustizia nel 1675-76; un altro Giuseppe tenne la
stessa carica nel 1722 e quella di capitano di giustizia nell’anno
1731-32, 1735-36; un Giovanni tenne la carica di giurato nell’anno
1743-44 e quella di patrizio nel 1758-59; un Giovanni Mainardi Lorefice
(un altro?) tenne quella di capitano di giustizia nel 1746-47-48; un
Giuseppe fu senatore di Caltagirone nel 1798-99.
Arma: d’azzurro, al braccio destro d’argento, movente dal fianco
sinistro dello scudo impugnante una luna crescente e sormontata da una
stella il tutto d’argento.
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