Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Mineo a Moleti

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Mineo.

La si vuole d’origine Francese e il Palizzolo (Mugnos) vuole che un Adinolfo, signore di Mineo sotto i Normanni, abbia dato il cognome alla famiglia, che in seguito possedette il feudo di Buxalca. Un Innocenzo a 23 gennaio 1772 ottenne infeudazione del territorio di Perni e Cannameli.

Arma: d’oro, al castello d’azzurro, aperto e finestrato del campo, torricellato di tre pezzi, ognuno sormontato da un saraceno vestito di verde, impugnante una spada d’argento alta in palo.

 

 

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Minganti.

Pare che sia originaria di Mantova; godette nobiltà in Messina. Un Ferrante lo troviamo annotato nella mastra nobile del Mollica (lista IX, anno 1595); un Giuseppe fu console nobile della seta in Messina nel 1770-71.

Arma: d’azzurro, alla torre d’oro, piantata sopra un ponte d’argento, posto su un fiume dello stesso ombrato di nero movente dalla punta; la torre cimata da una catena del secondo scendente sino al ponte.

 

 

 

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Minolfo.

Un Antonuccio Minolfo, da Caltagirone, con privilegio del 9 febbraio 1573 ottenne la concessione del titolo di regio cavaliere.

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Minutolo vedi Capece-Minutolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Mira.

Un Martino fu vescovo di Cefalù; un Stefano fu giudice della corte pretoriana di Palermo nel 1682-83, giudice della Gran Corte Civile del Regno nell’anno 1685-86-87, capo della giunta dei beni confiscati dei messinesi ribelli nel 1692, avvocato fiscale del tribunale della Gran Corte nel 1696, maestro razionale giurisperito del tribunale del Real Patrimonio nel 1700, presidente del tribunale del Concistoro nel 1703; un Nicolò fu giudice pretoriano di Palermo nel 1699-700, 1704-5, giudice del tribunale del Concistoro nel 1716, giudice della Gran Corte Criminale nel 1713 e di quella Civile nel 1728, avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio nel 1736 e di quello della Gran Corte nel 1737, presidente del tribunale del Concistoro nel 1743; un Giuseppe fu governatore della Tavola di Palermo nel 1698-99 e senatore di Palermo nel 1700-1701 e governatore del Monte di Pietà di Palermo nell’anno 1701-2; un Melchiorre, come figlio di Flavia Valdibella, fu il primo marchese di S. Giacinto in sua famiglia; un Stefano, che all’abolizione della feudalità era in potere del titolo di marchese di S. Giacinto per investitura del 30 luglio 1782, fu marito di Anna Valguarnera e padre tra gli altri di Ambrogio, monaco cassinese in S. Martino delle Scale e di Melchiorre marito di Palma Sirignano.

Arma: d’azzurro, alla colonna a base d’oro, sormontata da una mira d’argento.

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Mirabella.

La si vuole d’origine Francese. Un Giovanni possedette i feudi di Alleri e Mustimacucco; un Lorenzo possedette il feudo di Collotorto; un Giovanni (un altro?) fu giurato della città di Siracusa nell’anno 1406-7, 1420-21-22, 1438-39; un Vincenzo tenne la stessa carica nel 1614-15; un Francesco fu capitano di giustizia di Mazzara nel 1639-40.

Arma: d’azzurro, a due fasce d’oro, accompagnate da due stelle dello stesso.

Alias: di rosso, al leone d’oro, linguato, unghiato e coronato d’argento tenente uno stendardo d’azzurro, svolazzante a sinistra caricato da gigli d’oro e da un lambello di tre gocce dello stesso.

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Miranda.

Di questa famiglia, tra gli altri, notiamo un Francesco, che fu governatore della Tavola di Palermo nel 1612; un capitano Gaspare, castellano della Colombara nel 1670; un Sancio de Miranda Pons de Leon marchese di Casasuerte, cavaliere di San Giacomo e maestro di campo generale, governatore di Messina nell’anno 1690-91; ed un Francesco de Miranda e Gaiarre, giudice del tribunale della Regia Monarchia nell’anno 1707; un Giuseppe fu senatore della città di Messina nel 1719-20.

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Mirone.

Un Domenico, da Acireale, con privilegio del 1 aprile 1767 ottenne il titolo di barone, egli stesso fu giurato di Acireale nel 1798-99; un Giovanni tenne, in detta città, la carica di acatapano nobile nel 1801-2.

Arma: di rosso, allo specchio rotondo d’argento, cerchiato e pomato d’oro.

Sostegni: due aquile d’oro.

 

 

 

 

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Mirulla, Merulla o Marullo (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Modica o Moac.

Nobile famiglia che si vuole d’origine francese portata sotto i Normanni da un Gualtieri, ammiraglio del regno, che ottenne la concessione della terra di Modica, donde il cognome della famiglia. Possedette i feudi di Bessima, Bugidiano, Ganzaria, S. Giacomo di Belmineo e Solarino, Radali, Reddidini, Sortino, ecc. Un Arnaldo ebbe il feudo di Sortino dall’imperatrice Costanza; un Perrello, barone di Sortino, si distinse in Siracusa nei celebri Vespri Siciliani ed egli stesso è annotato dal Muscia nel ruolo dei feudatari di Sicilia sotto re Federico pro terra Xortinî, feudo Barchifersae, Casali Ridini, Casalibus Bermisuci, Rilmadali et Buxelli, feudo Bulchifersae; un Raineri fu giurato di Caltagirone nel 1350; un Giorlando fu capitano di giustizia di detta città nel 1399-400 e barone di Rammacca; un altro Raineri, regio milite, tenne la stessa carica nel 1403-4; un Perello fu giurato di Caltagirone nel 1414-15; un Giacomo barone di Bugidiano fu giurato di Caltagirone negli anni 1440-41, 1457-58, 1471-72; un Nicolò fu giurato di Caltagirone negli anni 1447-48, 1455-56; un Mariano occupò la stessa carica nell’anno 1556; un Francesco, figlio di Giacomo, fu patrizio di Caltagirone nel 1560-61; un Pietro fu proconservatore in Calatafimi nel 1576.

Arma: d’azzurro, al capo d’oro, caricato da un elmo di verde, con lambrequini dello stesso, volanti.

Alias: d’azzurro, alla campagna mareggiata d’argento, sormontata da una stella d’oro.

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Modica di San Giovanni.

Un Giovanni, con privilegio del 29 luglio 1702, ottenne il titolo di barone di S. Giovanni; un barone Pietro fu proconservatore in Spaccaforno nel 1810 e detta carica tenne, interinalmente nel 1811, un barone Giovanni.

Arma: d’argento, al leone tenente un ramoscello d’olivo; il tutto al naturale

 

 

 

 

 

 

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Modò o Mudò.

Un Biagio Mudò e Calì che, con privilegio del 9 luglio 1733, aveva ottenuto il titolo di barone di Malroveto, fu proconservatore in Acireale nel 1734; un Vincenzo fu acatapano nobile in Acireale nell’anno 1761-62 e forse fu egli stesso quel barone Vincenzo, che occupò la carica di capitano di giustizia in detta città nel 1786-87 e quella di giurato nel 1799-800; un Cosmo, di Vincenzo, di Biagio è iscritto nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate siciliane con il titolo di barone di Malroveto.

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Molè o Moli (li) (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Moleti.

Troviamo in questa famiglia tra le nobili in Siracusa ed in Messina; possedette il titolo di marchese, i feudi Cassaro, Catalimita e S. Andrea, Piscopo, ecc. Un Nicola fu giudice della Gran Corte del Regno e consigliere regio nel 1409; un Antonio fu senatore di Messina nel 1414-15; un Paolo tenne la stessa carica nel 1425-26, 1431-32; un Giovanni fu cavaliere dell’ordine di Malta, priore dello stesso ordine in Messina e prese parte all’assedio di Rodi; un Matteo fu senatore in Messina nel 1443-44; un Antonino tenne la stessa carica nel 1459-60, 1486-87; un Giacomo fu castellano del castello del Sacro Real Palazzo di Messina nel 1448, 1479; un Matteo fu giurato in Siracusa nel 1477-78, e tale carica occupò, in detta città, un Salvatore nel 1494-95-96; un Antonio del fu Annibale, un Giovanni, un Bernardo, un Paolo, un Asdrubale, un fra Francesco commendatore di Drosi, un Ascanio, un fra Filippo, un Antonio, barone di Catalimita, ed un Francesco-Maria di Girolamo sono annotati nella mastra nobile del Mollica; un Paolo fu senatore di Messina nel 1600-601; un Scipione tenne la stessa carica nel 1655-56; un Giambattista fu senatore di Messina nel 1661-62; un altro Scipione fu senatore di Messina negli anni 1754-55 e 1757-58 e, con privilegio dato a 5 novembre esecutoriato a 4 dicembre 1756 ottenne il titolo di marchese; egli stesso fu sindaco di Messina nel 1760-61 ed, insieme con i figli Francesco, Leopoldo e Pasquale, è notato nella mastra nobile di Messina nel 1798-1807.

Arma: d’azzurro, alla banda (il Galluppi dice sbarra) d’oro, caricata di tre rose del campo, accompagnante nel capo dalla croce di Malta d’argento, e nella punta da un giglio d’oro.

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