Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Moli a Monforte

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Moli (Li) o Molè.

Godette nobiltà in Messina nei secoli XIV e XV. Un Ludovico acquistò i feudi di Cefalì e Canicarao nel finire del secolo XVI; un Nicolò Molè fu senatore di Palermo nel 1326-27; un Giovanni fu Luca possedette i feudi di Torretta e di Serravalle; un Caludio li Moli e Xirotta fu proconservatore in Mineo nel 1655 e detta carica tenne nel 1660 un dottor Ignazio.

Arma: di rosso, al capriolo d’oro, accompagnato nel capo da due stelle dello stesso e nella punta da un crescente montante d’argento.

 

 

 

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Molina.

Un Andrea de Molina y Zalduendo, consigliere di re Carlo, ottenne per i suoi servizi con privilegio dato a 30 aprile 1729 esecutoriato a 25 aprile 1730 il titolo di conte.

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Molinelli.

Un Giulio Cesare Molinelli come marito di Rosalia Ribadeinera, fu il primo principe di S. Rosalia in sua famiglia e fu deputato del regno, carica tenuta anche nel 1707 da Francesco Molinelli e Ribadeneira, principe di S. Rosalia (per investitura del 20 gennaio 1692) governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1693-94; un Giulio Cesare figlio del precedente, nel nome maritale di Maria Zati, possedette il titolo di duca di Villarosa e la baronia di Condoverno un altro Giulio Cesare, principe di S. Rosalia, fu senatore di Palermo nel 1812.

Arma: d’oro, all’aquila spiegata di nero, e la campagna d’azzurro, caricata da tre ruote di moiino d’oro.

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Molle o Mollo.

Un Giuseppe Molle Marino, con privilegio dato a 23 dicembre 1685, ottenne la concessione del titolo di barone di S. Todaro.

Arma: d’azzurro, alla molla d’argento posta in palo accompagnata da due leoni contra-rampanti e coronati d’oro, sormontati da tre stelle dello stesso allineate in fascia.

 

 

 

 

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Mollica.

Godette nobiltà in Messina, Mazzara, Trapani, ecc. Un Giovanni, milite, a 22 agosto 1441 venne nominato consigliere regio e lo stesso giorno il figlio di lui Domenico, qualificato nobile di Messina, veniva nominato familiare e domestico regio; un Benedetto fu senatore di Messina nel 1516-17; un Domenice fu senatore della stessa città nel 1519-20; un altro Domenico tenne la stessa carica nel 1586-87, 1590-91, 1597-98; un Andrea, un Domenico mastro notaro del senato di Messina, un Domenico fu Giacomo, un Mario, un Matteo, un Maurizio, un Ottavio, un Sebastiano sono ascritti alla mastra nobile del Mollica; un Francesco, con privilegio del 19 settembre 1649, ottenne il titolo di barone di Bagnarella; un Pietro fu senatore di Trapani negli anni 1693-94, 1705-6, 1738-39, 1745-46, 1755-56.

Arma: d’azzurro, a due braccia d’argento, moventi dai fianchi dello scudo, dividenti nel cuore un pane d’oro.

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Molocca, Muletta o Mulocta (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Monaca (La) o Monaco (Lo).

Si vuole originaria di Francia; passata in Sicilia godette nobiltà in Castrogiovanni, Palermo, Messina, Mineo, ecc. Possedette i feudi di Baccarati, di Fegotto, Bruchito o Volta della Monaca. Un Pietro fu vice secreto di Castrogiovanni nel 1374; un Andrea fu senatore di Palermo negli anni 1406-7, 1412-13; un Antonio fu regio segretario nell’anno 1461; un Pietro, fu senatore di Trapani negli anni 1619-20, e capitano di giustizia della detta città negli anni 1631-32. Non sappiamo se siano appartenuti a questa stessa famiglia un Pietro di Trapani che, con privilegio del 1 dicembre 1621, ottenne per se e suoi il titolo di Don; un Ludovico, che fu giudice delle appellazioni in Palermo nell’anno 1713-14; un Silvestre ed un Francesco che furono capitani di giustizia di Milazzo nel 1765-66 il primo e nel 1802-3 il secondo e quel dottore in leggi Giuseppe che fu sindaco dei nobili in Mineo nel 1809-10 e che forse fu quello stesso Giuseppe, che, con privilegio dell’11 luglio 1809, ottenne infeudazione del territorio di Pomancaro, del quale venne investito a 4 febbraio 1811.

Arma: troncato: nel 1° d’oro, a quattro pali d’azzurro, nel 2° d’oro, al grifo coronato di rosso.

Cimiero: il grifo coronato d’oro, tenente nella destra una granata di nero, fiammeggiante di rosso.

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Monastra.

Si vuole nobile in Girgenti, dove, tra gli altri, un Pietro tenne la carica di capitano di giustizia nel 1440.

Arma: d’azzurro, al monte di cinque cime d’oro, sormontato da cinque stelle dello stesso, poste 3, 2.

 

 

 

 

 

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Moncada o Montecateno.

Originaria dai duchi di Baviera; fu nobile in Catalogna, dove possedette un gran numero di feudi e titoli e venne portata in Sicilia da un Guglielmo Raimondo, secondogenito del signore d’Aitona in Catalogna, sotto re Pietro I d’Aragona. Possedette i principati di Alcontres, Calvaruso, Cassaro, Collereale, Larderia, Montereale, Rosolini, Sperlinga, le ducee di Archirafi, Bivona, Montalto; i marchesati di Malta e Gozzo, di Sortino, le contee di Adernò, Agosta, S. Antonio, Caltabellotta, Cammarata,   Collesano,  Sclafani;  i  feudi  di  Alagona,  di Alzacuda, S. Angelo, Bagni, Belliscara, Benvini, Bifara, Boscaglia, Burgio e Torrevecchia, Buzzetta, Calastuppa, Caltavuturo,  Cartolaro, Casacca, Cassibile, Castellammare del Golfo, Castelluzzo, Cicutanova, Ciminna, Cipolla, Colla, Crixunotta, Delia, Fanusi, Ferla, Francofonte e Cadera, Fucilino, Galassi, Galermo, Ginestra, Graniti e Mangiavacchi, Grotta dell’Acqua, Imposa, Longarino, S. Lorenzo, Malosalto, Malpasso, Mandranova, Misilcassimo, Misilmeri, Monastero, Morbano, Muglia, Noara, Pietrabianca, Pietralonga, Placabaiana, Poggioroso, Ponticello, Prato, Priolo, Roccapa-lumba, Sala, Saponara, Scandali, Scordia-Superiore, Solfara, Torretta, Tortorici, Ursitto, Vigliatore, Villadimare, ecc. ecc.

Dall’unico tronco dei conti di Agosta e di Adernò, dal quale proviene l’attuale ramo dei principi di Paternò, si staccarono diversi rami e tra questi quello dei baroni di Calvaruso e di Monforte, dal quale il ramo dei principi di Monforte ancora fiorente.

L’economia del lavoro non ci consente poter dire convenientemente di detta famiglia; dobbiamo soltanto contentarci di accennare ad alcuni individui di essa, che più eccelsero per cariche sostenute e per possesso di feudi e titoli. Un Guglielmo Raimondo, quello stesso che portò la famiglia in Sicilia, sposò Lucchina Alagona che lo fece signore delle isole di Malta e Gozzo; un altro Guglielmo Raimondo fu conte di Agosta, e gonfaloniere del regno di Sicilia sotto re Pietro II; un Matteo, conte d’Agosta e di Adernò, fu gran siniscalco e governatore di Sicilia e vicario e capitan generale nei ducati di Atene e Neopatria; un Antonio, conte di Adernò, Centorbi, ecc., possedette la baronia di Miserendino o Sala di Madonna Alvira, che perdette essendo stato da re Martino dichiarato ribelle, fu gonfaloniere del regno e gran siniscalco e nel 1411 liberò la regina Bianca assalita nello Steri da Bernando Caprera; un altro Guglielmo Raimondo, conte di Agosta, fu gran contestabile e capitan generale della cavalleria di Sicilia, maestro giustiziere del Regno, rapì dal castello Ursino la regina Maria e la portò in Spagna, dove vennero stabilite le nozze di lei con Martino il giovine, figlio di Martino duca di Montblanc, ottenne nel 1392 concessione di Malta e Gozzo con titolo di marchese, delle terre di Naro, Delia, Sutera, Mussomeli, Manfreda, Gibellina, Favara, S. Angelo Muxaro, Montechiaro, Misilmeri, Mineo, ecc., già dell’infelice Andrea Chiaramonte, ebbe ancora gli stati di Calatafimi, Alcamo, Calattubo, le isole di Favignana, Levanzo, Maretimo, le terre di Novara, Tripì, Saponara, ecc., onori e possedimenti che perdette per essere stato da re Martino dichiarato ribelle nel 1397; un Giovanni, secondogenito del precedente, fu barone della Ferla e conte di Adernò, liberò la regina Bianca nel 1410 dall’assedio che le stringeva in Siracusa Bernardo Caprera, fu gran siniscalco, gran cancelliere, maestro giustiziere, ecc.; un Antonio fu capitano di giustizia in Caltagirone nel 1421 e commendatore dell’ordine di Malta nel 1427; un Matteo, con privilegio del 25 giugno 1407, ottenne il titolo di conte su Caltanissetta, fu capitano generale della cavalleria siciliana, ecc.; un quinto Guglielmo Raimondo, conte d’Adernò, acquistò la città di Paternò, fu maestro giustiziere del regno, gran siniscalco, gran camerlengo, capitan generale delle armi, presidente del regno di Sicilia, ecc.; un Giovan Tommaso, conte di Adernò e di Caltanissetta fu maestro giustiziere del regno, castellano del Real Palazzo di Palermo e del castello nuovo e vecchio di Licata nel 1479, e governatore della città di Agosta, vicario generale in Catania, ecc., vicerè in Sicilia; un Ambrogio, barone di Ferla, fu strategoto di Messina nel 1485; un Ugo, cavaliere di Malta e balio di S. Eufemia, fu vicerè in Sicilia e poi castellano di Tripoli nel 1526; un Antonio, conte di Adernò, ecc. fu capitano generale delle milizie del regno di Sicilia, capitan d’armi nella Val di Noto, acquistò la terra di Motta San’Anastasia e con privilegio dato a 30 agosto 1519 esecutoriato a 30 gennaio 1521 ottenne conferma degli antichi privilegi di sua famiglia; un Francesco, vicario generale in Siracusa, in Catania e nella Valle di Demone e di Noto, deputato del Regno e strategoto di Messina, ecc., con privilegio dato a 8 aprile 1565 esecutoriato a 3 giugno 1567, ottenne la concessione del titolo di principe di Paternò; un Cesare, figlio del precedente, principe di Paternò, fu vicario generale e capitan d’armi nella città di Siracusa e di Catania, fece entrare la ducea di Bivona, ecc. in sua famiglia per il matrimonio di lui contratto con Aloisia Luna e Vega; un Federico, barone di Tortorici, fu senatore di Palermo nel 1596-97 e capitano di giustizia della stessa città nel 1598-99; un Pietro, barone di Saponara, è annotato nella mastra nobile del Mollica (lista XI, anno 1597); un Giacomo fu senatore di Palermo nel 1623; un Antonio Moncada e Aragona, duca di Montalto, fu cavaliere dell’ordine del Toson d’oro nel 1609, abbracciò poscia lo stato ecclesiastico e fece parte della Compagnia di Gesù; un Cesare fu deputato del Regno, e, con privilegio dato a 20 giugno esecutoriato a 11 settembre 1628, ottenne il titolo di principe di Calvaruso; un Giuseppe Moncada-Pollicino e Castagna, con privilegio dato a 1 settembre esecutoriato a 24 dicembre 1628, ottenne il titolo di principe di Monforte, ed egli stesso con privilegio dato a 9 marzo esecutoriato a 20 maggio 1628 avea ottenuto  concessione  del titolo di conte di San Piero di Monforte; un Luigi Guglielmo Moncada Aragona e La Cerda, principe di Paternò, duca di Montalto, ecc., fu presidente del regno di Sicilia, dal 1635 al 1638, vicerè di Sardegna nel 1647, e di Valenza nel 1657, cavaliere del Toson d’oro, grande di Spagna tre volte, generale della cavalleria del Regno di Napoli, maggiordomo maggiore di re Carlo II, e cardinale di S. R. Chiesa, ecc. ecc.; un Ignazio (fratello del precedente), fu governatore delle Fiandre; un Ferdinando Moncada e Gaetani fu generale delle galere di Sicilia nel 1675, vicerè di Sardegna e di Navarra, conservatore dell’ordine di San Giacomo e sposò Gaetana Branciforti e Moncada, che portò in famiglia Moncasa la ducea di San Giovanni e la contea di Cammarata; un Luigi, con privilegio dato a 24 dicembre 1690 esecutoriato a 9 giugno 1691 ottenne il titolo di principe di Lardaria; un Pietro fu capitano di giustizia in Catania nel 1688 e 1703; un Giacomo, principe di Calvaruso nel 1692, fu colonnello di fanteria negli eserciti di Spagna, cavaliere dell’ordine di San Gennaro nel 1738, maggiordomo della regina di Spagna; un Pietro, notato nella mastra nobile di Catania del 16 gennaio 1696 tra i regi cavalieri, tenne nel 1694-95 la carica di patrizio di Catania e forse fu egli stesso quel Pietro, dottore in leggi, figlio di Alessandro, che, con privilegio del 10 febbraro 1697, ottenne il titolo di barone di Santa Maria della Stella; un Giuseppe Moncada e Branciforte fu governatore della squadra delle galere di Sicilia e, con privilegio dato in Madrid a 7 marzo 1710 esecutoriato in Messina a 31 maggio 1713 ottenne il titolo di principe di Collareale; un Francesco, principe di Larderia, fu maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio e vicario generale in Messina nel 1718; un Pietro Moncada e Paternò, maestro notaro del senato di Catania nell’anno  1745-46,  fu  giurato  di detta città negli anni 1746-47; un Guglielmo, principe di Calvaruso nel 1745, fu gentiluomo di Camera, cavaliere dell’ordine del S. Gennaro nel 1747; un Letterio, principe di Rosolini, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1746-47, deputato del regno nel 1745; un Pietro Moncada e La Rocca, principe di Montecateno, fu regio secreto della città di Messina, vicario generale in Milazzo nel 1746 e maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio; un Tommaso Moncada e La Rocca dei principi di Calvaruso, fu arcivescovo di Messina nel 1743 e patriarca di Gerusalemme nel 1751; un Vincenzo, principe di Alcontres per la moglie Flavia Ardoino, ottenne per tale titolo riconoscimento del Grandato di Spagna a 26 luglio 1765, fu brigadiere nei reali eserciti, cavaliere del San Gennaro e maresciallo di campo; un Raimondo fu senatore di Messina nel 1753; un Francesco, principe di Sperlinga, figlio di Pietro, principe di Montecateno fu ascritto alla mastra nobile di Messina del 1798-1807; un Francesco Benedetto, un barone Pietro-Maria Moncada e Marullo; un Giuseppe-Eugenio, un Francesco Maria, un Giovanni e un Giacinto ottennero a 6 luglio 1767 di poter far uso del titolo di regio cavaliere; un Emanuele Moncada ed Oneto, principe di Monforte, fu tenente generale degli eserciti di Spagna, commendatore dell’ordine di San Giacomo della Spada e cavaliere di San Gennaro nel 1768, ottenne a 6 luglio 1772 attestato di nobiltà dal Senato di Paler-mo  e  fu  grande  di Spagna nell’anno 1780; un Francesco Moncada e Branci forte, principe di Larderia, di Rosolini, ecc. fu deputato del Regno nel 1782, consigliere del Commercio nel 1792, ministro plenipotenziario alla Corte Pontificia, gentiluomo di camera, cavaliere del San Gennaro; un Giovan Luigi, principe di Paternò, fu capitano di giustizia in Palermo negli anni 1777-78-79-80, cavaliere dell’ordine del San Gennaro e gran croce del Costantiniano e riacquistò per sentenza del tribunale del Concistoro del 25 giugno 1797, la contea di Adernò, Centorbi e Biancavilla, della quale ottenne investitura a 20 ottobre 1797; un monsignor Raimondo fu vescovo di Patti; un Giuseppe; un Carmelo, conte di San Piero, figlio di Giovanni Antonio, principe di Monforte, sono ascritti alla mastra nobile di Messina del 1798-1807; un Francesco Rodrigo Moncada-Aragona e Branciforte, principe di Paternò, conte di Caltanissetta, ecc. gentiluomo di camera di re Ferdinando IV, ecc., ottenne la carica di capitano di giustizia di Palermo con real diploma dato a 8 settembre esecutoriato a 9 ottobre 1811; un Francesco, barone di Gelfamuto, a 2 agosto 1814 ottenne parere favorevole per la chiesta concessione di un titolo nobiliare; un Pietro, conte di Caltanissetta, principe di Paternò, ecc. fu senatore di Palermo negli anni 1827-28-29-30, sedette alla camera dei Pari nel 1848, sposò Giuseppa nobile dei marchesi di Bajada, dalla quale ebbe Corrado, marito di Stefania nobile Starrabba dei principe di Giardinelli, dama di palazzo di Sua Maestà la regina Margherita, e padre di Pietro, cavaliere d’onore e di devozione dell’ordine di Malta, riconosciuto, con decreto ministeriale del 16 ottobre 1900, nei titoli di principe di Paternò, duca di S. Giovanni, conte di Caltanissetta, conte d’Adernò, Centuripe e Biancavilla, conte di Cammarata, barone della Motta di Santa Anastasia, barone di Melilli, barone di Grottarossa, barone delle Foreste di Troina, barone della Mendola, barone delle onze 164 annuali sopra i caricatori del regno, barone del grano uno dei tarì del frumento, signore di Nicolosi, signore di Belpasso, signore di Stella di Aragona, signore di Fenice di Moncada, signore di Gulfo, signore di Campisotto, signore di Centuripe e Biancavilla, signore di Malpertuso ossia Nuova Fenice, signore di Graziano, signore di Gallidoro, signore di Deliella, signore del Cugno. Il ramo dei principi di Monforte è oggi rappresentato da Giovanni-Eugenio Moncada e Vizzini, di Guglielmo Raimondo, di Giovanni Antonio, il quale ultimo, per il matrimonio contratto con Maria-Rosa Galletti, fece avere al ramo Moncada di Monforte diritto ai titoli di principe di Soria, marchese di Santa Marina, barone di Castania.

Arma: inquartato di nero al leone coronato d’oro e fusato in banda d’argento e di azzurro, che è di Baviera e sul tutto partito, di Moncada, che è di rosso, ad otto bisanti d’oro, due su due e di Aragona, che è d’oro, a quattro pali di rosso.

Cimiero: leone coronato d’oro, illeopardito, col capo rivoltato.

Motto: ET SIMILI SEMPER.

 

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Moncajo.

Famiglia spagnuola che godette nobiltà in Sicilia, trovando un Giovanni, già governatore del regno d’Aragona, con la carica di vicerè del regno di Sicilia dal 1459 al 1462 e un Diego Moncajo-Aragona-Urries e Ventimiglia, marchese di Coscoquela, che, possedette la baronia di Riesi e Cipolla nel 1687.

 

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Mondello.

Illustrata da quel Gaetano, che fu giudice pretoriano di Palermo negli anni 1770-71, del tribunale del Concistoro nel 1787-88-89, della Gran Corte Civile del Regno nel 1794-95.

Arma: di rosso, al leone d’oro, trattenente con le zampe anteriori un mondo d’argento, cimato da una croce d’oro.

 

 

 

 

 

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Mondio o Mundio (vedi).

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Mondragon.

Godette nobiltà in Messina. Un Luca fu proconservatore in Messina; un Pietro, figlio del precedente, è annotato nella mastra nobile del Mollica (lista XI, anno 1597).

Arma: di rosso, al drago d’oro.

 

 

 

 

 

 

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Monforte.

La si vuole originaria di Napoli, dello stesso stipite dei conti di Avellino, di Nola, ecc. Godette nobiltà in Messina dal secolo XIII al XVII ed in Palermo. Un Giacomo, a 11 dicembre 1282, venne nominato notaro di Patti da re Pietro; un altro Giacomo fu giudice della corte straticoziale di Messina nel 1506-7; un Giovanni fu governatore del Monte di Pietà in Palermo nel 1544; un Giuseppe fu giudice pretoriano di Palermo nel 1560-61; un Francesco fu giudice delle appellazioni di Messina nel 1574 e 1584 e giudice straticoziale nel 1579, 1588, 1592, 1595, 1601, della Gran Corte Civile del Regno nel 1581-82-83, 1597-98-99, 1604-5, 1607-8-9 e forse egli stesso dovette essere annotato nella mastra nobile del Mollica.

Arma: di rosso, al leone d’oro, impugnante con le zampe anteriori uno scudetto di azzurro, caricato da cinque code d’armellino d’argento ordinate in decusse.

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