Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Mongiardino a Monterosso

 

Mongiardino o Bongiardino (vedi).

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Mongiovì.

Un Giovanni-Maria, con privilegio del 24 maggio 1641, ottenne il titolo di barone del Parco di S. Basilio.

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Monreale o Morreale.

Si vuole originaria della Francia e vanta a capostipite un Maurizio Monreal, compagno di Goffredo di Buglione. Fu portata in Sicilia da un Stefano, che ottenne la castellania di Girgenti in feudo, acquistò la baronia di Saccolino, lo stato di Castrofilippo con i feudi di Benvini, Belliscara e Burgio, fu capitan d’armi a guerra in Messina nel 1573, maestro razionale e conservatore del Real Patrimonio, ecc.

Un altro Stefano fu capitano di giustizia in Girgenti nel 1645-46; un Maurizio fu primo duca di Castrofilippo in sua famiglia per investitura dell’otto marzo 1627; un Domenico, duca di Castrofilippo, fu governatore della nobile compagnia dei Bianchi di Palermo nel 1676-77, governatore del Monte di Pietà nel 1681, cavaliere dell’ordine di Calatrava, ecc.; un Antonino, per la prima moglie Margherita Montaperto, fu marchese di Melia nell’anno 1696 e, per la seconda moglie Grazia Gravina, fu barone di Buterno e Grado; un Francesco Monreale e Valguarnera, governatore della nobile compagnia della Pace di Palermo nel 1760 e cavaliere dell’ordine di Malta, sposò la nipote Marianna Morreale e Paternò, duchessa di Castrofilippo, e fu  padre  di  Ippolita  che  ottenne investitura di detto titolo a 9 novembre 1764. Non sappiamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia quel Biagio Monreale investituto di Macalubba a 20 novembre 1764.

Arma: inquartato in decusse, al 1° e 4° d’argento, al castello di nero di tre torri; al 2° e 3° d’oro, alla croce di rosso, accantonata da quattro crocette dello stesso scorciate.

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Monroy.

Si vuole originaria della provincia d’Estramadura, dove oltre agli stati di Monroy, dai quali prese il cognome, possedette il marchesato di Velvis, la contea di Delcitosa, ecc. ecc. Un Gonsalvo servì il re Alfonso nelle conquiste di Sardegna e di Corsica, ecc., fu cameriere maggiore di detto re e ottenne da lui, con privilegio del 16 aprile 1416, concessione di tutti quei feudi e baronie esistenti nel regno di Sicilia e ricaduti alla Regia Corte, purchè la loro annua rendita non eccedesse la somma di once 400 d’oro; fu perciò barone di Frascino, Briemi, ecc.; un Sancio de Monroy e Zunica era reggitore generale delle galere di Spagna nel 1621; un Ferdinando de Monroy e Zunica, cameriere maggiore di Don Giovanni d’Austria, maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio, cavaliere dell’ordine di San Giacomo, conservatore del Real Patrimonio, ambasciatore in Polonia, ecc. con privilegio dato a 22 dicembre 1652 esecutoriato a 4 giugno 1653, ottenne il titolo di marchese di Garsigliano, sposò Francesca Maria Perollo e Cappasanta, che gli portò in dote la baronia di Pandolfina, sulla quale Ferdinando Monroy-Tassis-Gisulfo-Perollo-Colnago, con privilegio dato il 14 febbraro esecutoriato a 8 aprile 1733, ottenne il titolo di principe. Costui fu governatore del Monte di Pietà in Palermo nel 1728, 1733, 1734, capitano di giustizia della stessa città nel 1741 e padre di Alonso, principe di Pandolfina, ecc, deputato del Regno, vicario generale nel Val di Mazzara nel 1747-48, gentiluomo di camera di re Ferdinando IV, ecc. Un Salvatore fu cavaliere dell’ordine di Malta; un Ferdinando Monroy e Morso (di Alonso) principe di Pandolfina, ecc. fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1772, capitano di giustizia di Palermo nel 1784-85, pretore della stessa città nel 1790-91-92, sposò Anna-Maria Riccio e, in nome di lei, a 27 ottobre 1782 ottenne investitura della baronia di Sant’Anna e a 28 febbraio 1781 della baronia di Arcodaci; un Giovan Francesco dei principi di Pandolfina fu abbate di S. Gregorio del Gibiso e di S. Filippo il Grande nel 1767 e, con privilegio dato a 12 febbraro 1811, venne nominato maestro razionale di cappa corta del tribunale del Real Patrimonio; un Alonso-Ambrogio Monroy e Riccio (di Ferdinando) a 14 aprile 1807 ottenne investitura dei titoli di principe di Pandolfina, marchese di Garsigliano, barone di Celso o Sulicchio, Canetici, Fiumegrande e Canali e a 14 dicembre 1807 di quello di barone di Rosignolo; un Ferdinando Monroy e Barlotta, principe di Pandolfina, principe di San Giuseppe per successione a casa Barlotta, ecc. fu cavaliere dell’ordine di Sant’Anna di Russia, senatore del regno d’Italia, ecc.; un Salvatore, fratello del precedente, sposò Francesca Ascenso e Lucchese Palli principessa di Maletto, principessa di Venetico, ecc.. Con decreto Reale di motuproprio del 10 febbraio 1901 susseguito da Regie Lettere Patenti del 7 settembre 1901 il signor Ferdinando Monroy e Lanza, principe di Pandolfina, principe di San Giuseppe, marchese di Garsigliano, barone di Arcodaci, barone di Sant’Anna, nato in Palermo a 14 luglio 1864, ottenne rinnovazione del titolo di principe di Belmonte, con facoltà di trasmetterlo ai suoi discendenti legittimi e naturali, maschi da maschi in linea e per ordine di primogenitura.

Con Regie Lettere Patenti del 17 novembre 1901 il signor Alonso-Alberto Monroy-Ascenso (di Salvatore di Francesca Ascenso), autore di alcuni pregevoli lavori d’araldica, ottenne riconoscimento dei titoli di principe di Maletto, principe di Venetico, duca di Santa Rosalia, marchese della Roccella, marchese di San Martino, barone di Mazzarà, barone di Santa Rosalia.

Arma: inquartato: al 1° e 4° di rosso al mastio di fortezza d’oro, munito di tre torri, aperto e finestrato di nero; al 2° e 3° di vajo, sul tutto d’oro a quattro pali di rosso, colla bordatura d’azzurro, carica di otto crocette d’argento, forcate (ramo Pandolfina-Belmonte).

Inquartato: al 1° e 4° di rosso, al castello d’oro, di tre torri aperto e finestrato d’azzurro; al 2° e 3° di vajo, sul tutto d’oro a quattro pali di rosso colla bordatura d’azzurro, carica di otto crocette d’argento, forcate (ramo di Maletto).

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Montagna (della).

Si vuole originaria d’Aragona. Un Lorenzo, provveditore e governatore delle galere di Sicilia, ecc. fu senatore di Palermo negli anni 1590-91, 1613-14; governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1594 e 1614; un Nicolò fu giudice del tribunale della Regia Monarchia nel 1673.

Arma: d’oro, alla testa di toro di rosso uscente da una rupe d’azzurro.

Cimiero: l’aquila bicipite spiegata e coronata di nero.

 

 

 

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Montalbano.

Un Giovan  Tommaso,  a 15 ottobre 1763, ottenne investitura del titolo di barone dell’ufficio di Portulanotto di Licata; un Pellegrino, da Caltabellotta, con privilegio dato a 10 giugno 1779, ottenne il titolo di barone di Castellaci, Monte Ilare e Villamena e fu proconservatore in Caltabellotta negli anni 1800, 1805, 1806; un Francesco-Maria a 16 luglio 1790 ottenne investitura del titolo di barone di Maurogiovanni; un Antonio, a 8 ottobre 1792, ottenne un attestato di nobiltà dal senato di Palermo.

Arma: d’azzurro, al monte a cinque vette d’oro, uscente dal mare fluttuoso d’argento e di nero.

 

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Montalto.

Si vuole originaria di Napoli, godette nobiltà in Siracusa, in Messina e in Palermo; possedette i feudi di Buccheri, Milocca, Arcimusa, Busulmone, Baglia, Sciari e Collabascia ecc. Un Corrado fu giurato di Siracusa negli anni 1400-1 e 1403-4; un Turgisio fu capitano di giustizia in detta città nel 1406; un Marco fu senatore di detta città nel 1406-7; un Giovanni tenne la stessa carica nel 1440 e 1445; un Antonio, barone di Buccheri fu capitano di giustizia nell’anno 1448; un Giovanni fu strategoto di Messina nel 1460; un Giambattista, barone di Milocca, fu giurato in Siracusa nel 1457-58, senatore nel 1463-64, capitano di giustizia negli anni 1469-70, 1472-73; un Ludovico fu avvocato fiscale  del  tribunale  della  Gran  Corte  nel  1507,  deputato  del regno negli anni 1499, 1505, 1508, e reggente della Cancelleria del regno di Napoli; un Girolamo, barone di Milocca, fu giurato di Siracusa nel 1530-31 e senatore nel 1531-32; un Antonino fu capitano di giustizia di Palermo nel 1585-86; un Antonio, barone di Milocca, fu senatore in Siracusa nel 1650, 1658, 1667; un Giovanni fu giudice della Corte pretoriana di Palermo nel 1680-81, del tribunale della Gran Corte nel 1685, 1689, del tribunale del Concistoro nel 1692, capo della giunta dei beni confiscati ai messinesi ribelli nel 1697, avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio nel 1699, e di quello della Gran Corte nel 1700; un Antonio, barone di Milocca, fu capitano di giustizia di Siracusa nel 1743-44 e giurato nobile nel 1746-47 e 1758; un altro Antonino, barone di Milocca, fu capitano di giustizia di Siracusa nel 1790-91; un Francesco fu giurato nobile di detta città nel 1792-93; un Gaetano, dei baroni di Milocca, fu maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio; un cavalier Ferdinando, con privilegio dato a 17 gennaio esecutoriato a 21 detto 1811, venne nominato maestro notaro e cancelliere del Senato di Siracusa.

Arma: palato d’argento e di rosso di sei pezzi.

Cimiero: un grifo uscente d’oro, tenente un monte dello stesso.

Divisa: DURIORA CONCOXIT.

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Montana (vedi) Montagna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Montaperto.

Nobile famiglia che si vuole d’origine normanna e che vanta a  capostipite  un  Giovan  Matteo padre di Giorlando, il quale con privilegio del 7 ottobre 1095 ottenne la concessione del castello di Guastanella, che fu poi chiamato Raffadali, perché possedimento (raffa) d’Alì. Senza discutere su tali origini è certo però che la famiglia Montaperto è una delle più antiche e nobili di Sicilia e si vuole che abbia dato alla chiesa un santo, San Gerlando, patrono di Girgenti. Possedette il principato di Raffadali, le ducee di Sant’Elisabetta, di San Niccolò, i marchesati di Montaperto e di Melia, le baronie di Calamonaci, Cicalbo, Gatta, S. Lorenzo, Diesi, Fiumefreddo, Grotte, Friddicelli, Fontana degli Angeli, le saline di Cantarella, Platanella, Cianciana, la torre del  porto di Girgenti, ecc. ecc. Un Bartolomeo, valoroso capitano, fu difensore di Mazzara nell’anno 1316 contro i Francesi e tenne la carica di capitano di giustizia in Trapani nell’anno 1325 e in Palermo negli anni 1321, 1328; un Luigi Montaperto e Chiaramonte, figlio di Lamberto (possessore della baronia di Raffadali nell’anno 1345) e di Isabella Chiaramonte, fu consigliere di re Martino e marito di Antonia degli Uberti, dalla quale ebbe portati in dote tutti i feudi di casa Uberti; un Nicolò, dell’ordine dei Minori, fu arcivescovo di Palermo nell’anno 1380; un Giovanni Montaperto e Abbatellis fu vescovo di Mazzara; un Giacomo fu senatore di Siracusa negli anni 1416, 1425, 1427; un Antonio, milite, fu luogotenente di maestro giustiziere nell’anno 1431; un Antonello fu castellano di Girgenti nel 1479; un Pietro fu deputato del Regno nel 1499 e forse egli stesso fu quel Pietro Montaperto che, con privilegio dato a 20 dicembre 1522 esecutoriato a 23 agosto 1523, venne elevato all’eccelsa carica di pretore di Palermo; un Nicolò, barone di Raffadali, fu capitano di giustizia di Palermo nell’anno 1545 e nel 1562-63; un Pietro, con privilegio dato a 10 aprile 1599 esecutoriato a 14 gennaio 1600, ottenne la concessione del titolo di marchese; un Nicolò, con privilegio dato a 22 giugno esecutoriato a 27 agosto 1608, ottenne il titolo di marchese di Montaperto; un Pietro fu senatore di Palermo negli anni 1615-16, 1633-34; un Giuseppe-Nicolò Montaperto e Spucches, marchese di Montaperto, cavaliere dell’ordine di S. Giacomo, maestro di campo della sergenzia di Girgenti, vicario generale del regno, pretore di Palermo negli anni 1653-54, 1661-62, con privilegio dato a 1 maggio esecutoriato a 24 ottobre 1650, ottenne la concessione del titolo di principe di Raffadali; un Francesco principe di Raffadali, fu capitano di giustizia in Palermo negli anni 1681-82 e pretore nel 1682-83; un Domenico, marchese di Montaperto, fu capitano di giustizia in Palermo nel 1688-89 e pretore nel 1689-90; un Ottavio, principe di Raffadali, fu capitano di giustizia in Palermo negli anni 1702-3, 1707-8, pretore nel 1711-12, e deputato del Regno nel 1714; un Bernardo, principe di Raffadali, fu capitano di giustizia nel 1731-32 e pretore nel 1742-43, deputato del regno nel 1741, 1758; un Raimondo fu giurato di Girgenti nel 1745-46 e capitano di giustizia della stessa città nel 1761; un Antonino, dei principi di Raffadali, fu duca di Sant’Elisabetta, ministro in Polonia nel 1757, plenipotenziario a Vienna nel 1767, ambasciatore in Spagna nel 1770, cavaliere degli ordini di San Gennaro e dell’Aquila bianca, ecc.; un Salvatore, principe di Raffadali, fu gentiluomo di camera di re Ferdinando IV, maggiordomo della regina di Spagna, plenipotenziario presso la corte di Danimarca, cavaliere degli ordini di S. Gennaro, di Malta e del Toson d’oro, Grande di Spagna; un Giuseppe fu capitano di giustizia di Girgenti nel 1799-800; un altro Salvatore (nipote del precedente) a 20 giugno 1806 ottenne investitura del principato e terra di Raffadali, a 6 settembre 1809 del marchesato e terra di Montaperto, della terra di Sant’Elisabetta e della baronia di Calamonaci, a 24 dicembre 1783 aveva ottenuto investitura del titolo di duca di Sant’Elisabetta, fu marito 1° di Antonia Calascibetta, per la quale passò in casa Montaperto il titolo di duca di San Nicolò, e 2° di Carolina Reggio. Fu padre di Bernardo, che, qual principe di Raffadali, sedette come Pari al Parlamento del 1848 e fu padre di Antonia riconosciuta, con lettere patenti dell’11 luglio 1899, nel titolo di duca di S. Nicolò e, con lettere patenti del 24 novembre  1901, nei titoli di principe di Raffadali, duca di Sant’Elisabetta,  marchese di Montaperto, barone di Calamonaci, signore dello stato e terra di Raffadali, signore della terra di Sant’Elisabetta.

Arma: d’azzurro, a quattro sbarre alternate da nove rose, poste 1.2.3.2.1; il tutto d’argento.

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Monte.

Un Ludovico (de Montibus), milite, tenne l’alta carica di strategoto di Messina nel 1273. Troviamo poi un Giuseppe Lo Monte consigliere della nobile compagnia della Carità di Palermo nel 1555 ed un Pietro Montes governatore del Monte della stessa città nell’anno 1559.

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Monteclupo o Montecupo.

Nobile famiglia di Guascogna. Un Guagliardetto possedette i feudi di Belludia e Bimisca, che, con atto del 28 dicembre 1396, vendette a Mainitto de Xurtino, il quale ne ottenne conferma con privilegio del 29 maggio 1397.

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Monteliano, Montiliana o Montiliono.

Si vuole originaria dalla Germania. Un Corrado ed un Filippo, fratelli, possedettero il feudo di Cavalera nel 1354, che passò poi alla figlia di Filippo a nome Desiata, moglie al notar Luca Pollastra; un Pietro possedette la baronia del mezzograno ossia l’ufficio di Portulanotto di Sciacca, che perdette nell’anno 1429; un Ippolito fu barone di Nadore e del mezzograno sudetto.

Arma: d’oro, al monte di cinque cime di rosso.

 

 

 

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Montemurro.

Un Mariano, con privilegio dato a 21 luglio 1639, ottenne il titolo di barone di Montedoro ed egli stesso possedette il titolo di marchese di Melia.

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Monterosso.

Un Berengario, milite, ottenne a 12 aprile 1314 concessione del feudo Mancina; un Bernardo Raimondo, milite da Taormina, tesoriere del Regno di Sicilia sotto re Ludovico, è notato nel ruolo del servizio militare sotto lo stesso re per undici cavalli armati e fu strategoto di Messina nel 1367.

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