Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Montilliano a Morra

 

Montiliano o Monteliana (vedi).

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Montolif.

Originaria di Rodi, godette nobiltà in Sicilia. Un Corradino fu cavaliere dell’ordine di Malta e commendatore di Polizzi. Passò questa famiglia all’ordine di Malta come quarto di altra famiglia nell’anno 1573 in persona di Giovanni Casata Montolif-Singritico.

Arma: troncato: nel 1° d’azzurro; nel 2° di verde al monte d’oro sormontato da un albero d’olivo.

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Monzalino.

Un Giovan Filippo da Caltagirone, con privilegio dato a 18 febbrario 1546, ottenne il titolo di Regio Cavaliere.

Arma: d’oro, al monte di nove cime di verde, cimato da una rosa di rosso, gambuta e fogliata del secondo.

 

 

 

 

 

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Mora.

Il Galluppi la vuole originaria di Venezia e dice che godette nobiltà in Messina nel secolo XVII, portando, tra i senatori di detta città, un Francesco de la Mora nell’anno 1685-86.

Arma: interzato in fascia al 1° d’oro all’aquila bicipite spiegata di nero, membrata, imbeccata e coronata d’oro in ambo le teste; al 2° d’argento, al leone leopardito di rosso, tenente nella destra alzata tre rose dello stesso; al 3° bandato di rosso e d’argento.

 

 

 

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Morabito.

Il Galluppi la vuole originaria di Calabria e nobile in Messina nel secolo XVII. Un Placido-Maria fu giudice straticoziale di Messina nell’anno 1787; un Giuseppe-Maria, da Adernò, con privilegio del 6 dicembre 1765, ottenne il titolo di barone di Scalabianca.

Arma: partito: nel 1° d’azzurro, alla testa di moro al naturale; nel 2° d’azzurro, con l’angelo d’argento, suonante una tromba d’oro, ed il capo dello scudo dello stesso, caricato dal braccio destro d’azzurro, impugnante una palla d’argento.

 

 

 

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Morana.

Si vuole originaria di Catanzaro; passata in Sicilia, dove godette nobiltà in Caltagirone e Trapani. Un Rainiero, da Caltagirone, con privilegio del 20 ottobre 1395 ottenne concessione del feudo Ganzaria e forse egli stesso fu quel Rainiero che, nel 1403, era castellano della torre di Caltagirone; un Francesco, da Monte San Giuliano, a 29 gennaio 1396 fu nominato castellano di Calataras; un altro Francesco, regio cavaliere, fu capitano di giustizia di Trapani nell’anno 1457-58; un Valerio fu prefetto di Trapani nell’anno 1488; un Nicolò fu capitano di giustizia nel 1537-38; un Pietro tenne la stessa carica nel 1593-94. Non sappiamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia quel Giuseppe Morano e Scudero da Palermo che, con privilegio del 29 giugno 1756, ottenne il titolo di barone di Montedoro.

Arma: di rosso, alla fascia d’oro, caricata di cinque stelle d’azzurro, accompagnate da un monte d’oro di cinque cime movente dalla punta, ed una colomba d’argento con un ramo d’olivo nel becco posta sulla sommità.

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Morello, Morillo o Maurello.

Si vuole dello stesso stipite della Castiglione di Milano. Passata in Messina si diramò in Trapani ed altrove. Possedette la salina di Fragiovanni, il feudo di Trabonello, ecc. Un Giovanni fu giudice della corte pretoriana in Palermo nel 1711-12, delle appellazioni nel 1717-18, del Concistoro nel 1724, della Gran Corte Civile nel 1730-31-32; un Giuseppe fu giudice pretoriano di Palermo nel 1733-34 e tale carica tenne un Francesco nel 1741-42.

Arma: di rosso, al castello torricellato di tre pezzi d’oro, aperto e finestrato del campo, posto sulla campagna al naturale ed il leone del secondo sulla porta.

 

 

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Moresco o Morisco.

Nobile famiglia siracusana. Un Simone, con privilegio del 26 dicembre 1439, ottenne la concessione del feudo di San Giacomo di Belmineo, che nell’anno 1479 era in potere di Antonio e Pietro Morisco. Almisenda Morisco, figlia di Pietro, lo portò in dote al marito Pietro Pompeo, ma poscia il feudo sudetto passò in potere di Francesco Morisco, discendente da Pietro, che ne ottenne conferma ed investitura a 21 gennaro 1516 e a 12 luglio 1521. Un Filippo fu giurato di Siracusa nel 1488-89.

Arma: d’oro, alla testa di moro attortigliata d’argento.

 

 

 

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Morfino.

Il Galluppi la vuole originaria di Verona e dice che godette nobiltà in Messina nel secolo XVI. Un Pietro fu giudice pretoriano di Palermo nel 1635-36, della Gran Corte nel 1637-38-39 e 1646-47; un Francesco fu giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1637-38; un altro Pietro, dottore in leggi, fu giudice della regia dogana di Palermo nel 1663; un Annibale fu proconservatore in Alcamo nel 1702; un barone Annibale fu senatore di Palermo nell’anno 1745-46; un Pietro, barone di Bellavilla, tenne la stessa carica negli anni 1756-57, 1766-67, 1770-71; ed un barone Giuseppe Antonio la tenne nell’anno 1784-85.

Arma: d’azzurro, alla banda d’oro, bordata d’argento, caricata, verso il capo, dall’aquila spiegata e coronata di nero, armata di rosso, afferrante con ciascuno artiglio una testuggine di verde, in atto di scagliarla sopra un testa calva al naturale, uscente da un monte a tre cime d’azzurro, movente dal lato della punta.

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Morgana.

Una Maria Morgana e Trischitta, con privilegio del 27 (o 30) settembre 1639, ottenne il titolo di barone di Campo di Fiore; un barone Fortunato fu capitano di giustizia di Mineo nel 1787-88 e sindaco dei nobili nella stessa città nel 1804-5; un barone Giuseppe tenne la carica di capitano di giustizia in Mineo nel 1808-9 e quella di proconservatore nel 1810. Non sappiamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia quel dottor Angelo che fu proconservatore in Corleone nel 1719.

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Morisco o Moresco (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Mormino.

Nobile famiglia di Scicli. Un Guglielmo Mormino, con privilegio dato a 14 giugno 1773, ottenne la concessione del titolo di barone di S. Vincenzo Ferreri.

Tale titolo, con decreto ministeriale del 5 marzo 1902, venne riconosciuto in persona di Antonino Mormino, di Giovanni, di Antonino.

Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro, orlata d’oro, accompagnata in capo da una stella di sei raggi d’argento, in punta da un leone d’oro.

 

 

 

 

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Morone.

Il Galluppi la vuole originaria di Scio e dello stesso stipite dei Moroni di Milano. Un Domenico Morone e Giustiniani fu senatore di Messina nel 1740-41; un Francesco fu console del Mare in detta città nel 1765-66.

Arma: d’argento, al celso moro sradicato di verde.

 

 

 

 

 

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Morra.

Nobile famiglia Napoletana, ascritta al sedile Capuano. Pare che sia stata portata in Sicilia da un Girolamo, che, per la moglie Isabella Montalto, possedette il feudo di Buccheri, nel quale gli succedette il figlio Fabrizio e quindi il nipote Girolamo, che, con privilegio del 20 marzo esecutoriato a 13 ottobre 1627, ottenne su di esso il titolo di principe. Godette questa famiglia nobiltà in Messina, trovando annotato nella mastra nobile del Mollica (lista XV, anno 1601) un Girolamo e vedendo tra i principi dell’ordine militare della Stella un altro Girolamo nel 1613 e un Visconte, principe di Buccheri nel 1649; possedette oltre al principato di Buccheri e alla baronia di Miri, il principato di Castrorao e i feudi di Forestella, Girgia, Graniti o Mangiavacche, Deliella, Gebbiarossa, Miano, Rovitello, ecc. ecc..

Arma: di rosso, a due bande d’oro, passate in decusse, le punte in giù, accompagnate da quattro girelli di sprone dello stesso.

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