Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Morreale a Muratore

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Morreale o Monreale (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Morretta.

Nobile famiglia di Caltagirone, della quale, tra gli altri, notiamo un Perrello, che tenne la carica di giurato in detta città nel 1439-40 e quella di capitano di giustizia negli anni 1443-44; un Pietro Paolo, dottore in leggi, che fu giudice capitaniale  nel 1643-44, ottenne con privilegio del 26 maggio 1645 il titolo di barone di Mautana ed occupò le cariche di senatore di Caltagirone nell’anno 1644-45, di capitano di giustizia nel 1645-46 e di patrizio nel 1662-63.

Arma: ?

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Morso.

Si vuole originaria di Firenze, portata in Sicilia da un Fiorello ai tempi di Ferdinando il Cattolico. Un Giovanni acquistò da Troiano Abbate e Calcerando Corbera la terra e castello di Gibellina; un Brandimarte, con privilegio dato a 22 luglio esecutoriato a 28 novembre 1575, ottenne il titolo di barone di Favarella ed egli stesso tenne la carica di senatore di Palermo nel 1578-79, 1584-85; un Gerardo fu governatore del Monte di Pietà nel 1579; un Nicolò fu senatore di Palermo nel 1607-8; un Antonino, barone di Gibellina, fu deputato del Regno, capitano di giustizia di Palermo nel 1615-16 e, con privilegio dato a 17 gennaio esecutoriato a 28 febbraio 1619, ottenne il titolo di marchese di Gibellina; un Diego fu primo barone del Mezzograno in sua famiglia; un Francesco-Marchisio, marchese di Gibellina, con privilegio dato a 4 febbraio esecutoriato a 16 maggio 1643, ottenne il titolo di principe di Poggioreale; un Gaspare, principe di Poggioreale nel 1650 fu cavaliere dell’ordine di Alcantara; un Pietro, principe di Poggioreale, ecc. fu cavaliere dell’ordine di San Giacomo, vicario generale e maestro di campo, deputato del Regno e pretore di Palermo nell’anno 1679-80; un Matteo, barone del Mezzograno, fu senatore di Caltagirone nel 1661-62 e capitano di giustizia della stessa città nel 1663-64; un Pietro, principe di Poggioreale, fu pretore di Palermo nel 1681; un Diego, barone di Mezzograno, fu senatore di Caltagirone nel 1691 e capitano di giustizia nell’anno 1701; un Giovan Francesco, principe di Poggioreale, ecc. fu capitano di giustizia di Palermo nel 1693-94, deputato del Regno nel 1720, pretore di Palermo nel 1728, colonnello negli eserciti di Spagna, governatore di Marsala, generale di battaglia nel 1733, commendatore dell’ordine di Calatrava, generale delle galere di Sicilia, ecc.; un Francesco Morso e Leggio, barone del Mezzograno, fu capitano di giustizia di Caltagirone negli anni 1735-36-37-38 e 1754-55; un Nicolò, dei baroni di Favarella fu rettore dell’ospedale grande di Palermo nel 1741, ecc..

Arma: di rosso, al braccio vestito di verde movente dal capo, impugnante con la mano di carnagione un morso di cavallo d’oro.

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Mortillaro.

Nobile famiglia palermitana, che si vuole d’origine Normanna. Il Muscia annota tra i feudatari sotto re Federico gli eredi del fu Adinolfo Murtillani (Mortillaro?), come possessori della metà del Casale di Cadera e del feudo di Sabuci; un messer Simone Mortellaro è annotato nella mastra nobile del Mollica (lista IV, anno 1590); un Antonino, con privilegio del 12 novembre 1695, ottenne la concessione del titolo di barone di Ciantro Soprano; un Carlo Mortillaro e Asmundo, barone del Ciantro, fu rettore nobile dell’ospedale di Palermo negli anni 1721, 1742-43-44 e senatore della stessa città negli anni 1736-37-38; un Antonio Mortillaro ed Arena fu senatore di Palermo negli anni 1748-49 e 1752-53, governatore del Monte di Pietà nel 1756 e, con privilegio dato a 9 gennaio esecutoriato a 12 settembre 1754, ottenne la concessione del titolo di marchese; un Vincenzo fu governatore del Monte di Pietà di Palermo e senatore della stessa città nel 1760-61 e 1765-66; un Carlo Mortillaro-La Via e Valguarnera a 14 febbraio 1792 ottenne investitura del titolo di marchese; un altro Vincenzo, riconosciuto nel titolo di marchese con real rescritto del 13 febbraio 1856, fu cavaliere dell’ordine Costantiniano, cavaliere di gran croce dell’ordine di Francesco I, ecc., autore di parecchie pregevoli pubblicazioni, tra le quali degne di nota il “Medagliere Arabo-Siculo”, le “Antiche pergamene della Magione”, il “Dizionario Siciliano”, ecc.

Con Decreto Ministeriale del 16 giugno 1899 vennero riconosciuti i titoli di marchese di Mortillaro e di barone di Ciantro Soprano in persona di Vincenzo Mortillaro, nato in Palermo a 21 giugno 1878, di Carlo, di Vincenzo predetto.

Arma: d’azzurro, alla colomba d’argento, sorante, tenente col becco un ramoscello di mortella di verde.

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Mosca.

Illustrata da un Federico, governatore della Valle di Noto sotto Pietro I di Aragona e conte di Modica, padre di Manfredi ed avo di Isabella, che recò la detta contea in dote a Manfredi Chiaramonte.

Arma: d’azzurro, a due fasce d’oro, la prima caricata da una mosca di nero, accompagnata nel capo da un lambello di rosso di tre gocce ed in punta da un giglio d’oro.

 

 

 

 

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Mosto o Musto.

Originaria di Venezia. Un Salvatore, generale del Regio Esercito Italiano, sposò Giovanna Abbate e Maiorana di Ignazio, marchese di Lungarini, che lo rese padre di Raffaele-Baldassare. Con Regie Lettere Patenti del 30 giugno 1901, il signor Salvatore Musto (figlio di detto Raffaele), nato in Palermo il 28 marzo 1878, venne autorizzato ad assumere i titoli di marchese di Lungarini, barone di Ficarra, signore di Brolo e Iannello, ed a trasmetterli agli eredi e successori, secondo l’antico diritto siciliano.

Arma: inquartato d’oro e d’azzurro.

 

 

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Motta (La).

Nobile famiglia di Nicosia. Un Giacomo, giurato di Nicosia nel 1798 e 1799, acquistò il feudo di S. Silvestro, del quale ottenne investitura a 18 agosto 1777, e fu padre di Gaetano, che ne fu investito a 1 agosto 1809. Con decreto ministeriale del 27 agosto 1879 il titolo di barone di San Silvestro venne riconosciuto in persona di Giorgio La Motta, di Salvatore, padre di Giovanni, Giuseppa, Francesca, Gaetano, Antonina. Gaetano La Motta, come marito di Maria Viola Speciale, è barone di Salinella, titolo riconosciuto alla detta signora con decreto ministeriale del 4 settembre 1883.

Arma: trinciato: d’azzurro e d’argento, colla banda di porpora attraversante sulla partizione; il 1° punto caricato di tre stelle di otto raggi d’argento ordinate: due in fascia, la terza sotto la seconda.

Alias: partito: nel 1° trinciato d’azzurro e d’argento colla banda di porpora attraversante sulla partizione, e tre stelle di otto raggi d’argento sul primo, ordinate due in fascia ed una inferiormente a quella di sinistra, per La Motta; nel secondo contrapartito: nel primo d’azzurro, al braccio destro d’argento semivestito di rosso, impugnante una spada d’argento manicata d’oro, alta in banda e nel 2° di verde, al mezzo volo d’argento movente dalla partizione, semidiviso interzato in fascia d’oro, d’argento e di rosso ed il gruppo di Salamone d’oro sovrapposto sul capo della partizione, per Salamone.

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Mugnos.

Originaria di Spagna, vanta discendere da un Linajo di Mugnos, capitano dei romani sotto il consolato di Lucio Mumio!! – Si vuole che sia passata in Sicilia ai tempi di Pietro d’Aragona. Un Pietro acquistò da Pietro Sardo la baronia di Bulgarano, della quale venne investito il figlio di lui Giovan Battista a 19 giugno 1593; un Antonio fu capitano di giustizia di Licata nel 1645-46; un Giuseppe fu proconservatore in Vizzini nell’anno 1730 e 1734 e lo troviamo tra i concorrenti agli uffici nobili di detta città; un Vincenzo Mugnos e Trigona fu giurato, sindaco, capitano di giustizia, regio proconservatore in Vizzini nel 1794 e lo troviamo pure tra i concorrenti agli uffici nobili di detta città. Appartenne a questa famiglia quel Filadelfio Mugnos, autore del “Teatro Genealogico delle famiglie nobili, titolate, feudatarie ed antiche del fedelissimo regno di Sicilia, viventi ed estinte” e “Teatro della nobiltà del Mondo, ecc.” lavori molto discussi e che – se si toglie la parte dovuta alla fantasia dello scrittore, e forse anche qualche volta alla sua mala fede – sono pure di grande importanza, data la loro mole e l’epoca, nella quale furono concepiti e compilati.

Arma: saccheggiato d’oro e d’azzurro, di quindici pezzi, con la bordatura di rosso, caricata da otto maglie di catene d’oro.

Lo scudo accollato alla croce di Calatrava.

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Mulè.

Non sappiamo se questa famiglia discenda dalla Molè o Moli. Un Mauro Mulè e Coiro tenne la carica di proconservatore in Chiaramonte nel 1694; un Pietro Mulè Paruzzo ottenne a 8 marzo 1786 investitura del titolo di barone di Suttafari; un Nicolò Mulè a 10 agosto 1811 ottenne investitura del feudo di Balatazza.

Arma: ?

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Muletta, Mulocta o Molocca.

Nobile famiglia di Siracusa e Lentini. Il Muscia nota tra i feudatari sotto re Federico un Francesco de Muletta da Siracusa per il feudo di Tardello ed un Antonio Mulocta per i feudi di Mulocta (Milocca?) e Cipunia.

Arma: d’oro, all’albero di verde, sormontato da un uccello d’azzurro e un leone di rosso, posto nel canton sinistro della punta.

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Mundio o Mondio.

Famiglia aggregata alla nobiltà messinese nel secolo XIX. Notiamo un Giuseppe, console del Mare in Messina nel 1709-10; un Paolo, proconservatore in detta città nel 1734 e senatore nel 1740-41; un Francesco, giudice straticoziale nell’anno 1755 e senatore cittadino nel 1787-88-89, 1798-99; un Giuseppe, del fu Giuseppe, ascritto alla mastra nobile di Messina del 1798-1807; un Paolo-Maria, dottore in sacra teologia e in diritto canonico, abbate di Santa Lucia del Mela nell’anno 1850 e vescovo di Miriofidi in partibus.

Arma: d’azzurro, al mondo d’oro, sostenuto da due leoni contrarampanti dello stesso

 

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Mundo (Lo).

Nobile famiglia di Messina, della quale si hanno, al dir del Galluppi, notizie sin dal secolo XVI. Un Alessandro, con privilegio dato a 29 ottobre 1727 esecutoriato a 2 febbraro 1729, ottenne il titolo di barone di Margi; un Ferdinando Lo Mundo e Brigandi barone di Margi fu senatore di Messina nel 1853-54; un Andrea, figlio di un Andrea, è oggi notato nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana con detto titolo di barone di Margi.

Arma: d’azzurro, al sole d’oro, figurato di rosso, ed il crescente rivolto d’argento, ordinati in fascia, accompagnati nel capo da tre stelle ordinate del medesimo, e nella punta da una stella grande o pianeta del secondo, caricata dalla banda d’azzurro, a due stelle d’argento.

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Munsone.

Si vuole originaria dalla Catalogna, godette nobiltà in Catania. Notiamo un Tommaso, che tenne la carica di senatore in Catania nel 1414-15,  carica tenuta da un Andrea negli anni 1416-17 e 1420-21; da un Antonino negli anni 1419-20, 1422-23, 1424-25, 1428-29, 1434-35, 1454-55; da un Giorgio negli anni 1433-34-35, 1436-37, 1439-40, 1444-45, 1450-51, 1456-57, 1459-60; da un Giovanni negli anni 1468-69, 1474-75, 1480-81. Quest’ultimo fu capitano di giustizia in detta città negli anni 1490-91 e 1499-500 e tale carica tenne pure un Pietro negli anni 1518-19; un Giambattista fu senatore in Catania nel 1632 e 1636.

Arma: d’azzurro, all’agnello d’oro, tenente con la zampa sinistra una banderuola d’argento astata dello stesso.

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Muratore.

Un Antonino, dottore in legge, fu avvocato della Gran Corte e sindacatore di Randazzo e Taormina nell’anno 1488; un Benedetto fu proposto per sindaco dei nobili di Mineo nell’anno 1736; un Tommaso fu sindaco dei nobili di Mineo nell’anno 1746-47.

Arma: d’azzurro, alla spada d’argento, guarnita d’oro, sostenente sulla punta un giglio dello stesso.

 

 

 

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