Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Nani a Nelson

 

Nani.

Un Federico, dottore in leggi, fu barone del feudo Fico, come figlio di Flavia Leto nel 1721.

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Napoli (Di).

Vanta a capostipite un Arrigo Caracciolo, cavaliere napoletano, passato in Sicilia sul finire del secolo XIII, che dalla sua patria diede il cognome ai suoi discendenti.

Possedette i principati di Bellacera, Bonfor-nello, Condrò, Monteleone, Resuttano, Santo Stefano di Mistretta; le Ducee di Bissana, Campobello, Cumia, Vatticani; i marchesati di S. Calogero, Leonvago, Melia, Napoli; le baronie di Alessandria, Baccarati, Fargione, Ficarra, Francavilla Oliveto, Longi, Santa Ninfa, Perrana, ecc. ecc. e passò molte volte all’ordine di Malta, trovando un Tommaso cavaliere nel 1475, un Giannantonio nel 1477, un Isidoro nel 1565, un Francesco nel 1571, un Lattanzio nel 1602 ed altri molti.

Un Antonino-Giacomo, con privilegio dato a 12 dicembre 1498 esecutoriato a 15 marzo 1499, venne nominato castellano di Troina; un Francesco, dottore in legge, fu giudice straticoziale di Messina nel 1539, giudice della Gran Corte nel 1554, 1556, deputato del Regno nel 1557, vicario generale in Sicilia e reggente del Supremo Consiglio d’Italia nel 1557; un Girolamo fu giudice del Concistoro, maestro razionale giurisperito del tribunale del Real Patrimonio nel 1585; un Giuseppe fu giudice pretoriano di Palermo nel 1602, del tribunale del Concistoro nel 1606, della Gran Corte nel 1613, deputato del Regno negli anni 1615 e 1618, con privilegio dato a 12 giugno esecutoriato a 9 ottobre 1620 fu nominato presidente del tribunale del Real Patrimonio, fu reggente nel Supremo Consiglio d’Italia in Spagna nel 1626 e, con privilegio dato a 13 aprile esecutoriato a 12 luglio 1638, ottenne il titolo di duca di Campobello; un Girolamo di Napoli e Settimo, cavaliere dell’ordine di Alcantara, con privilegio dato a 7 giugno esecutoriato a 10 settembre 1627, ottenne concessione del titolo di principe di Resuttano e fu primo barone di Pietra d’Amico e Rachilebi in sua famiglia come marito di Elisabetta Barrese; un Antonino, cavaliere dell’ordine di San Giacomo, con privilegio dato a 12 marzo esecutoriato a 11 agosto 1639, ottenne la concessione del titolo di principe di Santo Stefano di Mistretta e fu capitano di giustizia di Palermo nel 1659, governatore del Monte di Pietà della stessa città negli anni 1647, 1663, 1664; un Gaspare Di Napoli e Colonna Romano fu proconservatore in Troina nel 1658 e, per la moglie Flavia Lanza, primo barone di Longi in sua famiglia; un Pietro, dei principi di Resuttano, fu cavaliere dell’ordine di Calatrava, tenente generale della squadra delle galere di Sicilia e, con privilegio dato a 13 ottobre esecutoriato a 16 dicembre 1670, ottenne il titolo di duca di Bissana; un Silvestre Napoli e Lanza, barone di Longi, fu senatore di Palermo nel 1696; un Lattanzio fu capitano di giustizia di Troina nel 1701-2; un Federico, principe di Resuttano, duca di Campobello, ecc. fu capitano di giustizia di Palermo nel 1698-99; pretore della stessa città negli anni 1702, 1715, 1724, 1727, deputato del Regno negli anni 1702, 1714, 1723, 1732, con privilegio dato a 19 novembre 1709 esecutoriato a 28 febbraio 1710 ottenne per se e suoi, come principe di Resuttano, il trattamento di Grande di Spagna e con privilegio dato a 13 aprile esecutoriato a 11 ottobre 1729 ottenne di potere aggiungere alle armi di casa Napoli un leone col motto COSTANTI VIRO; un Nicolò Vincenzo fu senatore di Palermo negli anni 1715, 1724, 1727, 1741; un Pietro, principe di Monteleone e di Resuttano, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1725, pretore della stessa città negli anni 1741, 1759, 1760, deputato del regno nel 1746, 1748, governatore del Monte di Pietà negli anni 1731, 1734, 1735, 1743 e con privilegio dato a 12 agosto 1758 esecutoriato a 14 gennaio 1759 ottenne la concessione di un titolo di principe un Vincenzo, con privilegio dato a 6 maggio esecutoriato a 14 dicembre 1733, ottenne il titolo di marchese; un Carlo fu giudice del tribunale del Concistoro nel 1737, della Gran Corte nel 1742, 1748 e acquistò la villa Cuba e fu autore del famoso scritto “Concordia tra i diritti demaniali e baronali” scritto in difesa del principe di Cassero e che gli procurò tante lodi e tanto biasimo; un Pietro fu giudice pretoriano di Palermo nel 1743 e primo marchese di San Calogero in sua famiglia; un Paolo, barone di Francavilla, fu senatore di Palermo nel 1744; un Antonino fu giudice pretoriano di Palermo nel 1750, giudice del tribunale del Concistoro nel 1759-60-61 e della Gran Corte nel 1766, 1774, uditore generale delle genti di guerra nel 1778, maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio nel 1781; un Cristofaro, principe di Bonfornello, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1759; un Domenico, principe di Monteleone, fu tenente colonnello di cavalleria e ambasciatore del Senato di Palermo, nel 1759, a Carlo III, in occasione dell’elevazione di detto re al trono di Spagna; un Giuseppe-Maria, barone di Francavilla, fu senatore di Palermo nel 1765-66; un Federico Di Napoli e Montaperto, principe di Resuttano, ecc. fu capitano di giustizia in Palermo negli anni 1767-68-69, gentiluomo di camera di re Ferdinando IV, pretore di Palermo negli anni 1775-76-77, ministro della Giunta Pretoria nel 1778 e, con privilegio dato a 26 dicembre 1770 esecutoriato a 22 gennaio 1771, venne riconosciuto Grande di Spagna; un Gioacchino fu giudice pretoriano di Palermo nel 1760, del tribunale del Concistoro negli anni 1773-74-75, della Gran Corte Criminale nel 1790, con real diploma del 25-26 ottobre 1809, venne nominato uditore generale delle genti di guerra e con real diploma del 27 luglio-3 ottobre 1810 maestro razionale giurisperito del tribunale del Real Patrimonio; un Giuseppe di Napoli e Di Napoli fu capitano di giustizia di Troina nel 1776-77; un Federico Di Napoli e Zati, principe di Bonfornello, fu senatore di Palermo negli anni 1790-91-92 e 1794-95-96; un Giovanni fu giudice pretoriano di Palermo nel 1792-93 e del tribunale della Gran Corte Civile nel 1808-9; un Ignazio Napoli e Denti, dei duchi di Cumia, a 3 dicembre 1796 ottenne  attestato di nobiltà dal Senato di Palermo e a 6 novembre 1797 ottenne uguale attestato di nobiltà Domenico Napoli, cavaliere dell’ordine di Malta, il quale ultimo visse in Napoli, dove ebbe prole; un Giuseppe di Napoli e Naselli, figlio di Pietro, Principe di Resuttano, principe di Condrò, duca di Bissana, ecc. sede alla camera dei Pari nel 1848 e firmò la decadenza dei Borboni dal trono di Sicilia senza in seguito sottomettersi e fu padre di Maria Felice, riconosciuta, con rescritto del 14 novembre 1857, nel titolo di duca di Bissana. Con Decreti Ministeriali del 5 marzo 1897, 15 dicembre 1901, 3 marzo 1904 e 30 agosto 1905 il signor Federico Di Napoli e Galluzzi ottenne riconoscimento dei titoli di duca di Campobello, principe di Bonfornello, barone di Perrana, principe di Resuttana, signore di Bachilebri, signore di Campobello, signore di Alessandria, principe di Condrò, principe di Monteleone, signore di Condrò e signore di S. Ninfa.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro, sormontato dal motto VIRO COSTANTI di nero in fascia, con due stelle d’oro e un giglio dello stesso posti nel capo 2 e 1.

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Naro (di).

Nobile famiglia di Siracusa che possedette metà dei feudi Caddeddi e Bufalefi e i feudi Rididini e Rayhalmandari. Un Bernardo fu giurato di Siracusa negli anni 1465, 1474; un Rinaldo tenne la stessa carica negli anni 1486, 1489,1493,1494,1515 e 1519; un Girolamo negli anni 1490, 1510, 1513, 1521, 1525-26; un altro Girolamo negli anni 1531, 1555, 1562; un Giovanni fu capitano di giustizia di Salemi negli anni 1510-11 e 1515; un Giacomo fu giurato di detta città negli anni 1520, 1538-39; carica tenuta da un Silvestre nel 1531-1532, da un Antonio nel 1546-47 e da un altro Giacomo nel 1580-81. Non sappiamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia quel Francesco (De Naro o Denaro?) che fu razionale del  tribunale del Real Patrimonio nel 1788.

Arma: d’azzurro, alla testa umana d’oro.

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Nasari o Nassari (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Naselli.

La si vuole originaria dai Langobardi dominatori d’Italia, passata in Sicilia nel secolo XIII.Possedette i  principati di Aragona e di Poggioreale, la ducea di Casalnuovo-Gela, i marchesati di Flores e di Gibellina, la contea di Comiso, le baronie di Bugidiano, Castellammare del Golfo, Imbrici, Pirrera, Pumo, ecc. Un Pericono, con privilegio dato a 3 dicembre 1438 esecutoriato a 2 aprile 1439, ottenne concessione dell’ufficio di maestro notaro della corte capitanale di Piazza; un Riccardo, con privilegio del 5 aprile 1446, ottenne conferma del feudo Mastra, posseduto già dai progenitori di detto Riccardo e del quale a 28 marzo 1456 ottenne investitura Pericono, regio segretario, che acquistò la terra di Comiso, fu familiare di re Alfonso, il quale lo destinò in parecchie ambascerie e, con privilegio dato a 27 agosto 1448 esecutoriato a 8 aprile 1451, gli accordò per se e suoi l’esenzione del pagamento di tutte le gabelle presenti e future e il godimento di un foro speciale per tutte le cause così civili che criminali; un Ruggiero,  barone della Mastra, fu capitano  di giustizia in Caltagirone nel 1451; un Baldassare, barone del Comiso e di Mastra, per la moglie Isabella Montaperto, fu in sua famiglia primo barone di Diesi, baronia nella quale sorse nell’anno 1606 la terra di Aragona; un Gaspare, con privilegio dato a 20 giugno esecutoriato a 13 settembre 1571, ottenne la concessione del titolo di conte Comiso; un Baldassare, conte del Comiso, fu pretore di Palermo nel 1609-10, capitano di giustizia di Catania nel 1614; un Vincenzo fu senatore di Palermo nel 1606, 1610, e governatore del Monte di Pietà nell’anno 1631-32; un Luigi, conte del Comiso, ultimo barone di Mastra in sua famiglia e primo barone della tonnara grande del Porto di Milazzo e di Casalnuovo come figlio di Antonia Saccano, fu cavaliere dell’ordine di Alcantara, governatore della provincia Cosentina, con privilegio dato a 27 ottobre 1625 esecutoriato a 22 gennaio 1626, ottenne il titolo di principe di Aragona, e fu pretore di Palermo nel 1660 e governatore del Monte di Pietà nel 1657; un Baldassare Naselli e Del Carriglio, principe di Aragona, ecc. fu capitano di giustizia di Palermo nel 1669, pretore nel 1698, cavaliere dell’ordine del Toson d’oro, vicario generale in Girgenti e Licata, generale dell’artiglieria e sergente generale di battaglia, gentiluomo di camera di re Carlo II, ecc.; un Francesco Naselli e Del Carriglio (Carrillo) deputato del regno nel 1680, con privilegio dato a 10 giugno esecutoriato a 27 luglio 1697, ottenne il titolo di duca di Casalnuovo-Gela; un Giuseppe, dei principi di Aragona, primo marchese di Flores in sua famiglia, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo negli anni 1698, 1699, 1702, ecc.; un Luigi, principe di Aragona, ecc. (figlio di Baldassare Naselli e del Carriglio) con privilegio del 19 novembre 1709 ottenne la dignità di Grande di Spagna come principe di Aragona ; un Baldassare, principe di Aragona, ecc. fu capitano di giustizia in Palermo nel 1723-24, pretore della stessa città nel 1737-38, cavaliere dell’ordine di Malta e dell’ordine del San Gennaro, deputato del Regno negli anni 1732, 1738, 1741, maggiordomo maggiore della regina, consigliere di Stato, presidente del Supremo Consiglio di Sicilia, ecc.; un Luigi, dei duchi di Gela, nato in Palermo nel 1708, fu cavaliere dell’ordine di Malta, tenente maresciallo negli eserciti imperiali, governatore di Cremona, ciambellano alla corte di Vienna; un Pietro fu senatore di Caltagirone negli anni 1708, 1724, 1728, 1740, sindaco nel 1713, patrizio nel 1714, 1725; un Giuseppe Maria, dei duchi di Gela, fu nominato vescovo di Cefalù da re Filippo V e abbate di S. Maria di Nuova Luce e di S. Maria delle Scale da re Carlo III; un Carlo, duca di Gela, fu capitano di giustizia in Palermo nel 1742; un Giovanni, dei duchi di Gela, fu giudice pretoriano di Palermo nel 1743, del tribunale del Concistoro nel 1753-54-55, della Gran Corte nel 1758-59-60 e maestro razionale del Real Patrimonio; un Luigi Naselli e Morso, principe di Poggioreale e marchese di Gibellina, fu gentiluomo di camera, capitano della guardia reale di Sicilia, brigadiere nei reali eserciti, cavaliere del San Gennaro, ecc.; un Luigi, marchese Flores, fu senatore di Palermo negli anni 1748, 1777-78, 1798, governatore del Monte di Pietà negli anni 1747, 1754 e 1792, maestro giurato interino del Val Demone nel 1777; un Alfonso fu vescovo di Numidia e parroco di S. Niccolò la Kalsa in Palermo, † 1761; un Salvatore fu maresciallo di campo, castellano di Castellammare, capitano della guardia degli alabardieri, cavaliere dell’ordine di Malta, ecc.; un Domenico, duca di gela, fu senatore di Palermo nel 1777; un Mariano fu colonnello del reggimento Girgenti e morì nel 1793; un Diego fu cavaliere gran croce dell’ordine di Malta, tenente generale governatore comandante in Roma, cavaliere dell’ordine di San Ferdinando nel 1800; ministro segretario di stato e luogotenente generale di Sicilia nell’anno 1820; un Giovanni fu senatore di Caltagirone nel 1798-99 e in tale anno un Pietro tenne in detta città la carica di capitano di giustizia; un Diego, duca di Gela, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo negli anni 1774-75, 1790, 1799; un Giuseppe marchese di Flores, fu governatore del Monte di Pietà nel 1797-98, cavaliere dell’ordine costantiniano nel 1799; un Ercole fu senatore di Palermo nel 1801; un Domenico, duca di Gela, tenne la stessa carica ngli anni 1827, 1828, 1829, 1830; un fu arcivescovo di Palermo nel 1860. Nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate siciliane sono iscritti, con il titolo di nobile, i signori Francesco Naselli con i figli Giulio, Caterina, Gugliemo e il signor Giovanni Naselli, di Carlo.

Arma: d’azzurro, con una fascia, sormontata da un leone nascente, accompagnata in punta da tre palle allineate in fascia il tutto d’oro.

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Nasi o Naso.

La si vuole originaria di Firenze, godette nobiltà in Messina e in Trapani, possedette la salina grande in Trapani e la fiumara di S. Stefano di Briga. Un Antonio fu cavaliere di Malta nel 1464; un Berto fu senatore di Trapani nel 1403; un Nicolò fu capitano di Trapani  negli anni 1404-5 e 1419-20 e forse fu egli stesso quel Nicolò  che tenne la detta carica di capitano in Salemi nel 1406; un Raineri fu senatore di Messina nel 1417, 1450; un Matteo, barone della Salina, fu capitano di Trapani nel 1469-70; un altro Berto tenne la stessa carica nel 1482; un Nicolò fu senatore di Messina nell’anno 1489, 1499; un  Mariano tenne la stessa carica in detta città negli anni 1514, 1526, 1529, 1544; un Giovanni fu senatore in Trapani nel 1603; un Eustachio fu giurato di Marsala nel 1643-44.

Arma: d’oro, al leone di nero, guardante un sole di rosso orizzontale a destra.

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Nassari o Nasari.

La si vuole originaria di Francia, dello stesso stipite dei visconti di Ari. Godette nobiltà in Messina. Un Antonio e un Bonsignore a 15 aprile 1453 ottennero conferma e nuova concessione del casale di Nasari; un Francesco Nasari e Bonfiglio, barone di Nasari, fu iscritto nella mastra nobile del Mollica (lista XIII, anno 1599).

Arma: d’argento, alla biscia d’azzurro, serpeggiante in palo, illuminata di rosso, coronata d’oro.

 

 

 

 

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Natale.

Di questa famiglia, che godette anche nobiltà in Messina nei secoli XVII e XVIII e che si vuole originaria di Trani, notiamo un Lorenzo, che fu senatore di Palermo nell’anno 1649-50; un Domenico, primo marchese di Monte-rosato in sua famiglia, che fu maestro portulano del Regno nel 1731; un Francesco, senatore di Palermo nel 1784-85 e conservatore d’armi del Senato, commendatore dell’ordine costantiniano, ecc.; un Tommaso, marchese di Monterosato, per investitura del 19 marzo 1788 che fu maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio nell’anno 1787, autore del noto lavoro “Sui delitti e sulle pene” governatore del Monte di Pietà di Palermo, deputato del Regno nel 1790, 1807.

Arma: d’azzurro, al leone tenente un ramoscello d’alloro di verde, coronato fissante una stella posta nel canton destro del capo, colla sbarra attraversante, il tutto d’oro.

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Natoli.

Si vuole originaria di Provenza, passata prima in Napoli e poi in Sicilia ai tempi di re Federico II. Godette nobiltà in Messina e Palermo; possedette il principato di Sperlinga, la ducea di Archirafi, il marchesato di Camporotondo, il titolo di marchese sul cognome, le baronie di Scaliti, Villareale, Alburchia e Capuana, ecc. un Giovanni Natoli, barone di Laconia, fu strategoto di Messina nel 1272; un Antonio fu senatore di Messina negli anni 1426-27, 1435-36, 1442-43; un Gerardo fu senatore di Messina nel 1467-68; un Giovan Matteo fu senatore di Messina nel 1492-93; un altro Giovanni tenne la stessa carica nell’anno 1534-35; un Prospero è ascritto alla mastra nobile del Mollica (lista XI, anno 1597) alla quale vediamo pure ascritto un Giovan Forte, barone di Sperlinga (lista XIII, anno 1599); un Salvatore, da Patti, con privilegio dato a 10 maggio 1583 esecutoriato a 10 marzo 1584, ottenne il titolo di regio cavaliere; un Pietro fu avvocato fiscale della corte straticoziale di Messina nel 1672; un Girolamo, barone di Villareale, comprò nel 1712 per sé e suoi l’ufficio di maestro notaro ed archivario della corte giuratoria di Patti; un Francesco Natoli, marchese di Camporotondo, fu senatore di Messina negli anni 1722-23, 1725-26-27-28, 1736-37; un Vincenzo fu giudice pretoriano di Palermo nel 1728, della Gran Corte Criminale negli anni 1731-32, 1735-36, 1741-42, ministro in Messina nell’anno 1748, consultore in Napoli nel 1751, presidente del tribunale del Real Patrimonio nell’anno 1758, ecc., e ottenne concessione del titolo di marchese nel 1756; un marchese Artale fu giudice della Gran Corte Civile negli anni 1753-54 e 1755-56; un Mario Natoli, marchese di Camporotondo dei principi di Sperlinga, fu cavaliere dell’ordine di Malta e senatore di Messina nel 1754-55; un Giuseppe fu capitano di giustizia di Patti negli anni 1757-58 e 1768-69; un barone Antonino Natoli e Florulli tenne la stessa carica nel 1769-70; un Gaetano fu senatore di Palermo nell’anno 1762; un Bartolomeo, barone di Scaliti, fu senatore di Messina nel 1762, 1767 e proconservatore in detta città nel 1763, 1768, nella quale carica gli succedette il figlio barone Michele; un Girolamo fu capitano di Patti negli anni 1793-94 e 1798-99; un Letterio fu capitano di vascello e del porto di Messina, e commendatore dell’ordine di S. Giorgio della Riunione; un Giacomo fu colonnello nei reali eserciti, cavaliere di diritto dell’ordine di San Giorgioe padre di Giuseppe, barone di Scaliti, grande uffiziale dell’ordine mauriziano, gran cordòne dell’ordine di San Marino, ministro segretario di Stato per la pubblica
istruzione, senatore del Regno, morto in Messina nel 1867; un Luigi fu arcivescovo di Messina; un Salvatore, commendatore dell’ordine mauriziano, fu sindaco di Messina dopo il 1860.

Arma: d’azzurro, alla torre d’argento merlata alla ghibellina, fondata verso il fianco destro dello scudo sopra uno scoglio uscente da un mare nella punta il tutto al naturale; al leone d’argento coronato dello stesso fermo sullo scoglio e rampante a sinistra della torre.

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Nava.   Si vuole originaria di Germania, passata prima in Castiglia e poi in Sicilia. Possedette le baronie di Bondifè, Conte, Ramasuli, Pantano, Pancale, Maeggio, Serravalle, Marfa in Malta, ecc.. Un Gutterra (Guttierez), milite, con privilegio dell’otto dicembre 1421 ottenne per sé e suoi concessione di onze 200 annue sugli introiti del porto di Bruca; un Consalvo fu castellano di Pantelleria nel 1443; un Giovanni fu senatore di Siracusa nel 1457-58; un Giovanni e un Pietro, padre e figlio, furono castellani di Malta; un Alvaro, milite, castellano di Nicosia nel 1482, fu capitan d’armi a guerra di Malta e Gozzo nell’anno 1489 e forse egli stesso fu capitano delle regie triremi e maestro notaro del regno di Sicilia nel 1498; un Giovanni fu castellano di Malta nell’anno 148; un Gaspare fu senatore di Siracusa negli anni 1529-30, 1534, 1537; un Giovanni, barone di Bondifè, fu senatore di Siracusa negli anni 1564-65, 1567-68, 1570-71 e 1573-74; un Mario, barone di Bondifè, fu capitano di giustizia nel 1631; un Giuseppe Nava e Daniele fu giurato nobile nel 1654, 1657.

Arma: bandato ondato d’oro e di rosso di sei pezzi.

Alias: d’azzurro, al monte di due cime di rosso sostenente due leoni affrontati e combattenti dello stesso.

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Navanteri o Novanteri.

Nobile famiglia di Siracusa, che possedette il titolo di marchese di Belfronte, il marcato di Mandra di Donna e metà del marcato di Melilli. Un Vincenzo fu giurato nobile di Siracusa negli anni 1782-83 e 1785-86; un barone Vincenzo tenne la stessa carica nel 1788-89; un Antonino la tenne nel 1791-92; un barone Calcedonio, primo concessionario del titolo di marchese di Belfronte, fu senatore patrizio di detta città nell’anno 1810-11.

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Navazzo.

Il Minutolo vuole che questa famiglia sia stata nobile in Termini e la da passata all’ordine di Malta come quarto di altra famiglia.

Arma: d’azzurro, alla torre d’oro, merlata alla ghibellina di tre pezzi, aperta e finestrata di nero e una palla d’oro posta innanzi alla porta.

 

 

 

 

 

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Negri o Nigri (vedi).

 

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Nelson.

Il vincitore di Abukir, l’eroe della reazione napoletana, Orazio Nelson ottenne, con privilegio dato a 10 ottobre esecutoriato a 19 novembre 1799, da re Ferdinando di Borbone, la concessione della terra di Bronte con il titolo di duca e con il mero e misto imperio; ducea che, in seguito alla morte di detto ammiraglio avvenuta da vincitore nella celebre battaglia di Trafalgar, passava al fratello di lui Guglielmo, che ne ottenne investitura a 29 maggio 1806.

Arma: d’oro, alla croce gigliata di nero, attraversata da un banda del campo, bordata di rosso, caricata da tre granate fumanti al naturale, e la fascia d’azzurro caricata dal motto Trafalgar d’argento, attraversante sul tutto; col capo d’argento, al mare fluttuoso al naturale caricato da un albero di palma, posto tra un castello ed una nave sbattutta dalle onde.

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