Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Neocastro a Nobile (de)

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Neocastro o Nicastro (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Nesci.  – Al dir del Galluppi questa famiglia era già nobile in Messina sin dal 1661 e venne reintegrata nella nobiltà messinese in persona di Giovanni Andrea Nesci a 9 dicembre 1841.

Arma: d’argento, al leone d’azzurro, impugnante con la destra una spada d’oro.

 

 

 

 

 

 

 

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Nicastro.

Nobile famiglia di Messina, Siracusa e Caltagirone. Un Giovanni-Antonio, con privilegio del 13 novembre 1638, ottenne il titolo di barone della Moschitta; un Paolo-Francesco, barone della Moschitta, fu senatore di Caltagirone negli anni 1711-12, 1715-16, 1722, sindaco nel 1718-19 e patrizio nel 1732-33; un Giacomo, barone della Moschitta, fu senatore di Caltagirone negli anni 1735, 1738-39, 1750, 1756, 1759; un altro barone Giacomo tenne la stessa carica nel 1799-800 ed un Giuseppe Nicastro e Loredano la tenne nel 1812-13.

Con RR.LL.PP. del 26 giugno 1904 il signor Filippo Nicastro, di Saverio e di Marianna Ventura, ottenne il riconoscimento del titolo di barone del Lago (già di casa Ventura).

Arma: d’azzurro, al castello merlato di tre pezzi d’oro, aperto e finestrato di nero, e 3 stelle di sei raggi del secondo, ordinate in fascia nel capo.

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Nicola (de) o Nicolò.

Il Palizzolo, appoggiandosi al Mugnos, ci parla di un Gerardo prefetto del Real Palazzo sotto re Ludovico, di un altro Gerardo, armato cavaliere da re Alfonso, di un Benedetto, giudice straticoziale in Messina, ecc. Noi non abbiamo trovato alcun documento che ci metta in grado di confermare tali notizie; sappiamo solo di un Antonino, governatore della Tavola in Palermo nel 1631 e di un Gregorio giudice della corte pretoriana della stessa città nel 1667.

Arma: di rosso, al cane bracco rampante d’argento, collarinato d’oro.

 

 

 

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Nicolis.

Nobile famiglia che si vuole originaria di Varallo, decorata di titoli e feudi e tuttora fiorente in Piemonte. Godette nobiltà in Palermo nel secolo XVIII, incontrando un Francesco Antonio, conte di Robilant, con la carica di consultore del vicerè di Sicilia nell’anno 1716 ed un Giuseppe, conte di Robilant, che vestì la toga senatoria in Palermo nell’anno 1717.

Arma: troncato: nel 1° d’oro ermellinato di nero, all’aquila bicipite dello stesso, membrata, imbeccata e coronata di rosso; nel 2° d’azzurro, a due fogli di sega d’argento.

 

 

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Nicolò o Nicola (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Nicolosi.

Godette nobiltà in Messina dal secolo XIII al XVIII. Un Girolamo Nicolosi ottenne, con privilegio del 18 ottobre 1687, la concessione del titolo di barone di Roccadoro; un Carlo fu decorato, con privilegio del 29 giugno 1723, del titolo di barone di Villagrande; un Pietro-Paolo fu acatapano nobile di Acireale nel 1746-47; un barone Paolo fu capitano giustiziere di detta città nel 1760-61; un Sebastiano tenne quest’ultima carica nel 1797-98 e quella di patrizio nel 1804-5. Oggi è stato iscritto nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana, con il titolo di barone di Villagrande, il signor Carmelo Nicolosi, di Pietro Paolo, di Carmelo.

Arma: d’azzurro, a due guerrieri armati di tutte pezze d’oro, affrontati e combattenti.

Alias: d’azzurro, al colosso di Rodi d’oro.

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Nicosia.

Possedette le baronie di S. Giaime lo Puzzo, S. Basile, ecc. Un Giovan Battista fu giudice della Gran Corte Criminale del Regno negli anni 1679-80-81; un Giovan Galogero, con privilegio del 17 marzo 1701, ottenne il titolo di barone di San Nicolò o Fegotto, ed egli stesso fu proconservatore in Nicosia negli anni  1715, 1722; un Casimiro fu giudice del Concistoro nel 1710, della Gran Corte Criminale negli anni 1713-14-15 e venne aggregato alla mastra nobile di Catania a 18 ottobre; un Martino fu giudice della Gran Corte negli anni 1720-21-22, 1736 e acquistò il titolo di marchese Federici del quale ottenne investitura a 3 novembre 1738; un Vincenzo, dottore in leggi, barone di S. Giacomo lo Puzzo fu giudice civile di Nicosia nel 1742-43; un Nicolò fu giurato di Nicosia nel 1745-46 e capitano di giustizia di detta città nel 1766-67; un Giuseppe Nicosia e Parisi, barone di S. Giaime, fu proconservatore in detta città nel 1786-1800; un barone Giovanni Calogero fu capitano di giustizia nel 1782-83. Con decreto ministeriale del 4 maggio 1900 il signor Vincenzo Nicosia, di Giuseppe, di Vincenzo, ottenne riconoscimento dei titoli di barone di San Giaime e Pozzo e barone di Ficilino e Monserrato.

Arma: di rosso, troncato da una fascia d’oro; il 1° alla croce d’argento, il 2° al giglio d’oro.

Alias: partito: di Nicosia, che è di rosso troncato da una fascia d’oro, il 1° alla croce d’argento, il 2° al giglio d’oro; e di La Via, che è d’azzurro, alla banda d’argento, accostata in capo da due stelle di sei raggi ed in punta da una cometa in sbarra, il tutto dello stesso.

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Nicosia di Trigona.

Non sappiamo se sia un ramo della precedente.

Un Michelangelo, con privilegio del 15 settembre 1781, ottenne il titolo di barone di Trigona, titolo che venne confermato, con lettere osservatoriali del 4 agosto 1798, a Stefano Nicosia, suo nipote. Oggi troviamo notato nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana, con il titolo di barone di Trigona, il signor Nicolò Nicosia, di Letterio, di Vito.

 

 

 

 

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Nigido o Nigito.  – Un Matteo Nigito fu capitano di giustizia di Caltagirone nell’anno 1406-7; un Giacomo, da Mineo, con privilegio dato a 20 agosto 1579, ottenne il titolo di regio cavaliere, titolo che ottenne, con privilegio del 22 dicembre 1579, anche un Nicolò Antonio.

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Niglio.

Si vuole originaria di Novara e portata ai tempi di re Alfonso in Sicilia da un Paolo e Andrea Niglio, che, nel 1443, ottennero la concessione degli introiti della Regia Corte sulla città di Piazza.

Arma: d’azzurro, allo sparviero d’oro, afferrante con gli artigli un uccello dello stesso.

 

 

 

 

 

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Nigrì o Nigro (Lo).

Originaria di Genova. Fu illustrata da quell’Antonino, dottore in leggi, che fu giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1686, giudice della Gran Corte del Regno nel 1693, giudice del tribunale del Concistoro nel 1696, capo della giunta dei beni confiscati, giudice privativo della Scala Franca e della regia secrezia e dogana di Messina nell’anno 1699, avvocato fiscale del tribunale della Gran Corte nel 1704, maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio e presidente del tribunale del Concistoro nel 1714. È pure degno di nota un altro Antonino, dottore in leggi, giudice della corte pretoriana di Palermo nel 1761, del tribunale del Concistoro negli anni 1773-74-75 e giudice della Gran Corte Civile nel 1786.

Arma: d’oro, alla fascia dentellata di nero, sormontata da tre gigli d’azzurro.

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Niscimo, Niscino o Niximo.

La si vuole originaria di Piacenza e portata in Sicilia da un Angelo ai tempi di re Ludovico. Un Orlando, da Salemi, con privilegio dato a  22 giugno 1395, ottenne la concessione di un tenimento di terre in territorio di Salemi, contrada Rabini, con l’obbligo del servizio militare.

Arma: d’azzurro, alla fascia di nero, sostenente tre oche d’argento.

 

 

 

 

 

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Nobili (de).

La si vuole originaria di Lucca e vanta a capostipite, in Sicilia, un Goffredo, che si dice essere stato creato, verso il 1140 da re Ruggero, capitano del litorale e delle isole.

Godette nobiltà in Monte San Giuliano ed in Trapani, nelle quali città i membri di essa occuparono le primarie cariche. Sono degni di nota un Pietro, giurato di Monte San Giuliano negli anni 1480, 1494, 1505 e 1516; un altro Pietro; giurato di detta città negli anni 1540, 1544, 1550 e capitano giustiziere nel 1551; un terzo Pietro, senatore di Trapani nel 1594 e 1605, capitano di giustizia di detta città nel 1609 e 1618, capitan d’armi di Monte San Giuliano nel 1625 e prefetto di Trapani nello stesso anno; un Giuseppe, cavaliere dell’ordine di Malta e gran priore dello stesso ordine in Messina; un Pietro Nobile e Lazzara, che fu capitano di giustizia di Trapani nel 1669; un Antonino Nobile e Lazzara, giurato di Trapani nel 1695-96 e forse egli stesso capitano di giustizia di detta città nel 1698-99; un Federico, giurato di detta città nel 1701-2; un Orfeo Nobile e Nobile capitano di giustizia nel 1726, 1733; un Pietro-Ignazio de Nobili e Sieripepoli, giurato negli anni 1741-42, 1745-46; un Pietro Nobile e Lazzara, capitano di giustizia nel 1745-46; un Pietro Nobile e Fardella, giurato nel 1746-47; un Orfeo, cavaliere d’onore e di devozione dell’ordine di Malta (figlio di Ignazio e nipote di Francesco-Caterino, ricevitore dell’ordine di Malta) che ottenne a 13 febbraio 1759 parere favorevole dal Protonotaro del Regno, per il titolo di marchese da lui chiesto e fu senatore di Trapani negli anni 1760, 1765, 1768, 1781 e capitano di giustizia negli anni 1775 e 1786-87; un Giovanni, cavaliere dell’ordine di Malta, che fu prefetto di Trapani nell’anno 1801-2; un Antonino Nobile e Lazzara che fu senatore di detta città nell’anno 1802 e 1803(10).

Arma: partito: di rosso e d’azzurro, al palo d’argento attraversante, col capo d’oro sostenuto dalla divisa d’argento caricata dall’aquila spiegata di nero, membrata, imbeccata e coronata d’oro.

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