Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Oddo a Orbistondo

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Oberto o Uberti (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Occhipinti.

Un Pietro fu proconservatore in Chiaramonte nel 1575; un Giuseppe, con privilegio dato a 3 ottobre 1759, ottenne infeudazione del territorio di Corallo e Salamaro.

 

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Ocra o Ocrea (de).

Un Bernardo, al dir dell’Amico, tenne la signoria delle terre di Butera e Paternò nel 1219, signoria tenuta da Gualtiero e Raimondo d’Ocrea, padre e figlio, Gran Cancellieri del Regno di Sicilia sotto gli Svevi.

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Oddo.

Nobile famiglia, che si vuole originaria di Perugia o dai Confalonieri di Piacenza e che, in Sicilia, troviamo nelle città di Vizzini e Siracusa. Possedette i feudi Ferro, Surro, ecc.. Un Bernardino, alfiere della milizia urbana a piedi della città di Vizzini, figlio di Giuseppe,  giurato, capitano e tesoriere della stessa città, a 18 giugno 1724 ottenne di essere reintegrato alla nobiltà di Vizzini. Un Giuseppe fu capitano di giustizia di Vizzini negli anni 1743-44-45; un Andrea tenne la stessa carica negli anni 1746-47, 1750-51, 1752-53 ed un Bernardino la tenne negli anni 1748-49 e 1753-54. Un Vincenzo fu giurato di Siracusa nel 1724-25; un Giuseppe negli anni 1726-27, 1736-37; un altro Vincenzo fu capitano giustiziere di detta città nel 1744-45, senatore nell’anno 1747-48, giurato nobile nell’anno 1749-50, nuovamente senatore nel 1753-54 e capitano di giustizia nel 1755-56; un Giovan Battista fu giurato nobile nel 1755-56; un altro Giuseppe tenne quest’ultima carica negli anni 1782-83, 1786-87, 1790-91; un Corrado Oddo e Salonia fu giurato nobile nel 1785-86, capitano giustiziere nel 1788-89 e nuovamente giurato nobile nel 1792-93.

Arma: d’azzurro, al calice posto nel canton destro della punta, sinistrato da un leone e accompagnato da sette stelle poste in cinta, il tutto d’oro.

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Odierna.

Nobile famiglia di Siracusa.

Un Enrico fu vice portulano di detta città nell’anno 1398; un Filippo tenne la carica di giurato di detta città nel 1426 e un Tommaso nel 1449 e 1463.

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Ognibene.

Un Francesco, da Palermo, ottenne con privilegio dell’otto luglio 1769 la concessione del titolo di barone di S. Anna.

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Oldoino.  – Di questa famiglia sono degni di nota un Francesco, tesoriere generale del regno di Sicilia, che, con privilegio dato a 25 maggio esecutoriato a 20 settembre 1652, ottenne di poter trasmettere detta carica ad un suo erede e con privilegilo dato a 1 agosto esecutoriato a 22 novembre 1652, ottenne il titolo di marchese della Gran Montagna; un Orazio, figlio del precedente, tesoriere generale del regno nel 1669.

Arma: d’azzurro, a tre fasce d’oro.

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Oliva.

Godette nobiltà in Siracusa e Messina nei secoli XIV e XV e possedette il feudo di Solarino.

Arma: d’argento all’olivo sradicato di verde, fruttifero dello stesso

 

 

 

 

 

 

 

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Olivares.

Un Antonio, con privilegio dato a 16 gennaio 1655, ottenne il titolo di barone di Retegno.

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Olivera o Oliveri.

Originaria di Spagna, godette nobiltà in Messina nei secoli XV e XVI, in Palermo e in Licata. In quest’ultima città incontriamo un Giuseppe con la carica di giurato nell’anno 1701-2ed un altro Giuseppe con la carica di giurato nobile nel 1787-88. Un Garsia, capitano di fanteria spagnuola, fu senatore di Palermo negli anni 1599-1600 e 1607-8 e capitano di giustizia nell’anno 1601-2; un Pietro fu giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1658-59, della Gran Corte del Regno nel 1668, maestro razionale giurisperito del tribunale del real Patrimonio nell’anno 1673, presidente dello stesso tribunale per privilegio dato a 28 settembre esecutoriato a 23 novembre 1675 e reggente nel Consiglio di Madrid. Un Michele Oliveri ed Abarca (figlio del precedente), con privilegio dato a 4 agosto esecutoriato a 26 settembre 1686, ottenne la concessione del titolo di duca di Acquaviva, titolo che, all’abolizione della feudalità, era ancora nella sua famiglia trovandone investito un Pietro Oliveri e Migliaccio, a 16 novembre 1768, che fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1796, 1798. Un Girolamo Oliveri e Pilo fu senatore di Palermo negli anni 1700-1 e 1707-8 e governatore del Monte di Pietà in Palermo negli anni 1704 e 1715; un Vincenzo, che non sappiamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia, ottenne a 26 dicembre 1757 lettere osservatoriali del titolo di barone di San Vincenzo.

Arma: d’oro, alla colonna a base e capitello al naturale, cimata da una colomba del medesimo.

Alias: d’oro, all’olivo sradicato di verde, accostato al tronco da due teste di leopardi dello stesso.

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Olloqui o Alloqui (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Olmedo (de).

Un Barnaba tenne la carica di castellano del castello di Cefalù nell’anno 1665

 

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Omodei, Huomodei, Amodeo e Amidei.

Si vuole che derivi dalla famiglia degli Amidei di Firenze e che abbia fatto due passaggi in Sicilia; il primo sotto l’imperatore Federico con un Corrado, che stava al soldo di detto sovrano e che si stabilì in Messina, dalla quale città i suoi discendenti passarono in Trapani; il secondo sotto re Pietro d’Aragona con un Puccio o Giacopuccio, che si stabilì in Palermo. Non c’interessa approfondire le nostre ricerche su tale punto della storia di questa famiglia e ci contentiamo di enumerare i feudi da essa, in Sicilia, posseduti e le principali cariche da alcuni suoi membri esercitate. Possedette i feudi di Vallelonga, Monterosso, li Milgi, Iancarano, Iandigalgano, le saline di Baranio, Cantarella e Cianciana, la tonnara del Palazzo, il feudo di Falconeri, il feudo di Maletto, la salina di Reda, ecc..

Nel ramo palermitano notiamo un Francesco, che fu pretore di Palermo nel 1383-84; un Pino, senatore di Palermo nell’anno 1391-92; un Puccio, che tenne la stessa carica nel 1445-46; un Antonino, che la tenne nel 1514-15 e fu capitan d’armi a guerra in Augusta nel 1550; un Puccio che fu senatore nel 1526-27; un Francesco che fu senatore nel 1590-91 e capitano di giustizia nell’anno 1591-92; un Giovanni, che fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nell’anno 1659 e governatore della Tavola nel 1660.

Nel ramo trapanese un Arrigo che fu capitano di Trapani nel 1462; un Palmerio, che tenne la stessa carica negli anni 1503-4, 1506-7, 1509-10; un Giovanni, che fu vescovo di Mazzara nel 1531; un Federico, che fu prefetto di Trapani nel 1695-96; un Ottavio, che a 4 marzo 1656 ottenne la concessione del titolo di barone di Granatello, e tenne la carica di senatore nel 1688; un Giovanni-Maria che tenne la carica di prefetto nel 1697-98; Un Arrigo che fu capitano di giustizia nel 1759; ed un barone Giovanni che fu prefetto nell’anno 1787-88. Troviamo pure questa famiglia in Augusta, nella mastra nobile della quale città si sono notati un Ercole, un Ottavio ed un Francesco Omodei e Lavaggi; un Gaetano, un Domenico, un Emmanuele ed un Sebastiano Omodei e Solves ed un Domenico Omodei e Venuti. Un Gaetano fu capitano di Augusta nell’anno 1694. Con decreto ministeriale del 2 aprile 1879 il signor Amodeo Omodei, di Benedetto, di Giovanni-Maria, ottenne riconoscimento del titolo d nobile dei baroni di Reda. Nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana sono poi iscritti, con il titolo di nobile, i fratelli Gregorio e Cesare Omodei, di Emmanuele, di Gregorio.

Arma: troncato: d’argento e di rosso, al leone dell’uno nell’altro.

Alias: partito d’argento e di nero, al volo abbassato dell’uno nell’altro.

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Ondes (d’).

Si vuole originaria di Francia e portata in Sicilia da un Giambattista d’Ondes e Alberti. Vanta diritto ai titoli di barone di San Ludovina, già di casa Crisi e barone dell’Alvano, già di casa Virgilio. Un Bartolomeo d’Ondes e Rau fu professore di diritto nell’Università di Palermo; un  Bartolomeo d’Ondes e Gerbino fu governatore del Banco e sergente maggiore del Senato di Palermo; un Vito d’Ondes Reggio fu insigne pubblicista e deputato al Parlamento Nazionale; un Gioacchino d’Ondes Reggio, con real decreto del 22 febbraio 1862, ottenne la concessione del titolo di conte di Gallitano.

Arma: d’oro, a tre bande ondate d’azzurro.

 

 

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