Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Parisani a Pastorella

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Parisani.

Il Palizzolo, copiando dal Mugnos, dice che questa famiglia sia venuta in Siracusa, portata da un Alberto, e che un Ruggero sia stato barone di Molocca.

A noi risulta che Molocca o Milocca non fu in casa Parisani, ma in casa Parisi.

Arma: inquartato al 1° e 4° d’azzurro, al monte di sei cime d’argento, al 2° e 3° d’azzurro a tre bande d’argento.

 

 

 

 

 

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Parisi o Parisio.

Si vuole che sia originaria di Francia, e che abbia avuto a capostipite un Gualtiero, governatore di Parigi prima del 1000. Passò in Cosenza, in Napoli, in Bologna; venne in Sicilia sotto i Normanni e godette nobiltà in Messina (dal secolo XI al XVI) e in Palermo. Possedette il principato di  Torrebruna, il marchesato di Ogliastro, le contee di Adernò, Avellino, Calatabiano    e le baronie di San Bartolomeo, Baresio, Carcicera, Chabuca o Chillari (Cellaro) o Mazallacar, Corte, Crucoli, Fiumefreddo, Franca, Cardonetto o PlanaMontagna, ecc., Limina, S. Maria dell’Itria di Gruttabianca, Milocca, Piano del Comune e Rapi, Morbano, Nanfizia, Nixima  e Montagna, Pancaldo, Paternò, Pelliori o Pollidoro, Ponte, Sonnaro, Sortino, S. Stefano di Briga, S. Teodoro, Tortoreto, Tumminii, ecc. ecc.

Notiamo un conte Gualtiero Parisi, che, al dir del Villabianca, fu signore d’Adernò nell’anno 1185; un Pagano Parisi, che fu signore di Butera nel 1206; un Enrico giudice della Gran Corte di Messina nell’anno 1281; un Bartolomeo giudice della Sacra Regia Coscienza nel 1333; un Pietro, da Messina, regio milite, che è notato nel ruolo dei feudatari del 1343 per un cavallo alforato; un Perretto, che vi è notato per un cavallo armato; un Pietro giurato di Siracusa negli anni 1451-52, 1454-55, 1458-59, 1461-62, 1465-66, 1468-69, 1471-72, 1482-83; un notar Rinaldo regio segretario nel 1461; un Giovan Domenico senatore di Messina nel 1555-56; un Giacomo, da Caltagirone, morto nel 1579 annoverato tra i beati; un Paolo, barone di Racalciofali, senatore di Palermo nel 1585-86; un Bartolomeo ed un Niccolò ascritti alla Mastra Nobile del Mollica; un Simone Parisi e Bologna, barone di Milocca, governatore di Lodi, maestro razionale e senatore di Palermo negli anni 1614-15, 1618-19-20, che fu padre di Traiano Parisi, il quale succedette nel 1627 nella baronia di Santa Maria dell’Ogliastro a Marco Mancino con l’obbligo di assumere il cognome e l’arme Mancino e s’intitolò Marco Mancino II, fu cavaliere di Calatrava e, con privilegio dato a 8 luglio esecutoriato a 16 settembre 1628, ottenne il titolo di marchese su detta terra di S. Maria dell’Ogliastro; una Antonia Parisi ed Osorio, moglie di Fabio Parisi, che ottenne con privilegio del 22 gennaio 1666 il titolo di barone di Grottabianca; un Alberto, dottore in leggi, che, come procuratore di Vincenzo suo padre da Messina, fu luogotenente generale, tesoriere e collettore delle fiscalie di Sicilia con privilegio dato a 27 aprile esecutoriato a 26 giugno 1666; un Mario, che, con privilegio dato a Madrid l’11 giugno esecutoriato a 21 agosto 1671, ottenne il titolo di barone di S. Maria dell’Itria; un Girolamo Parisi e Settimo (Marco Mancino IV) deputato del regno nel 1684; un Antonio patrizio di Licata nel 1695-96; un Antonio Parisi e Ferro, barone di Racalciofali, senatore di Palermo nel 1696-97; un Ignazio giudice di Messina nel 1717-18; un Giuseppe Parisi, di Domenico, barone di San Bartolomeo, giurato nobile di Naso nel 1734 e pretore e capitano “ad bellum” nel 1745; un Vincenzo senatore di Palermo negli anni 1754-55-56, 1758-59-60, 1762, 1765-66, 1768-69, 1772-73; un Michelangelo proconservatore di Calatafimi nel 1758; un Vincenzo Parisi e Ugo governatore del Monte di Pietà in Palermo negli anni 1770-71, 1774-75, 1778-79, 1782-83, archivario del Senato nel 1768 e senatore negli anni 1755, 1759, 1762, 1765, 1768, 1772;  un  barone  Domenico  giurato  di  Naso nel 1775-76; un Francesco Parisi e Caracciolo, marchese dell’Ogliastro, senatore di Palermo negli anni 1783 e 1793, rettore dell’Opera di Navarro nel 1788, governatore del Monte nel 1790-91; un Emanuele, di Francesco, giudice pretoriano di Palermo nel 1784-85, giudice del Concistoro negli anni 1789-90-91 e giudice della Gran Corte Civile negli anni 1792-93-94; Legato e Regio Commissario della Corte di Sicilia a Tunisi, ministro di Stato, direttore di giustizia nella giunta di Reggenza di Stato, Ministro Segretario di Stato di Giustizia, Grazia, Ecclesiastico ed Alta Polizia, Ministro dell’Interno del Regno delle Due Sicilie: un Francesco, marchese di Ogliastro e principe di Torrebruna, senatore di  Palermo negli anni 1793-94-95; un Giuseppe, dottore in leggi, del fu Gaetano, iscritto nella mastra nobile di Messina dell’anno 1798-1807; un Gaetano, principe di Torrebruna, senatore di Palermo nel 1811; un Federico, dei principi di Torrebruna, senatore di Palermo negli anni 1824-25-26-27-28-29, un Giuseppe Parisi giudice della Gran Corte Civile nel 1824, presidente della Gran Corte Civile nel 1824, presidente della Gran Corte Criminale di Siracusa, consultore della regia Consulta in Sicilia nel 1825, delegato per il Regio Exequatur in Sicilia nel 1825, commendatore del Real Ordine di Francesco I nel 1829, vice presidente della Consulta di Sicilia nel 1837; un Gaetano Parisi e Landolina, principe di Torrebruna, gentiluomo di camera, commendatore dell’ordine della corona di Ferro e pretore di Palermo nel  1830 ed intendente della stessa città nel 1831; un Gaetano, deputato al Parlamento Nazionale dalla X alla XV legislatura; un Nicolò Parisi e Notabartolo, che prese parte alla campagna per l’indipendenza italiana nel 1860-61, fu fregiato della medaglia di bronzo nel 1862, della medaglia commemorativa delle guerre combattute per l’indipendenza nel 1867.Oggi la famiglia è rappresentata dal signor Vincenzo Parisi e Notarbartolo (di Nicolò) tenente della milizia territoriale del R. Esercito, commendatore dell’ordine del Santo Sepolcro, che, con decreto ministeriale del 20 maggio 1901, ottenne riconoscimento del titolo di nobile dei baroni di S. Bartolomeo e, con decreto Reale di motu proprio dato a 3 febbraio1907 susseguito  da RR.LL.PP. 16 maggio 1907, ottenne concessione del titolo di conte.Arma: d’azzurro, a tre fasce d’oro, accompagnate nel capo da un giglio e da tre stelle, due tra la 1a e 2a, una nella punta bassa dello scudo, il tutto dello stesso (antichi conti d’Adernò); d’azzurro, alla lancia posta in fascia accompagnata da tre teste di cavallo recise, le prime due nel capo affrontate miranti due gigli, la terza in punta, addestrata da un giglio, il tutto d’oro (ramo di Mineo e di Lentini); d’azzurro, al castello merlato d’oro, aperto nel fianco destro, ed un braccio armato, impugnante una croce patente d’oro, sporgente dalla porta (ramo di Cosenza); d’azzurro, alla gemella in banda, accompagnata  in capo da un giglio sormontato da tre stelle di sei raggi male ordinate; in punta da una cometa posta in banda, il tutto d’oro (ramo di S. Bartolomeo); d’azzurro, a quattro bande d’oro, abbassate sotto la fascia in divisa sostenente un leone rivolto e coronato guardante una stella posta al seconda cantone, il tutto dello stesso (ramo di Messina); d’azzurro, alla fascia accompagnata in capo da due stelle ed in punta da un tronco d’albero sormontato da una stella, il tutto d’oro (Parisi o Parisio).

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Parodi.

Originaria di Genova.

Un Fortunato, tenente generale nella riserva del R. Esercito, commendatore dei SS. Maurizio e Lazzaro, grand’ufficiale della Corona d’Italia e della Corona di Prussia, decorato al valor civile con medaglia d’oro, ecc. è duca di Belsito, marchese di Magnisi e barone di Casalgiordano.

Arma: troncato: al 1° d’oro all’aquila al naturale nascente dalla partizione beccata di rosso; al 2° d’azzurro, alla pala di legno al naturale, il manico in giù.

 

 

 

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Parra.

Il  Galluppi  dice  che, nel  secolo  XVI,   questa  famiglia   godette nobiltà in Messina.

Arma: d’azzurro, all’ancora d’oro.

 

 

 

 

 

 

 

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Parrinelli.

Famiglia di Galati di Tortorici (Messina).

Un Giacomo, con privilegio del 16 marzo 1647, ottenne la concessione del titolo di barone di Carostà; un Giuseppe possedettte il feudo Fico nel 1685. Con decreto ministeriale del 15 maggio 1900 il signor Saverio Parrinelli (di Francesco, di Giacomo) nato in Galati a 22 marzo 1834, ottenne riconoscimento del titolo di barone di Carostà.

Arma: d’argento, al cipresso nodrito sulla campagna di verde, sostenente due leoncini di rosso affrontati.

 

 

 

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Paruta.

Nobilissima famiglia, la Paruta, che il Di Giovanni, nel suo Palermo Ristorato, ed il Villabianca, nella sua Sicilia Nobile, vogliono trapiantata in Sicilia dalla Catalogna ai tempi di re Alfonso il Magnanimo; ciò che non è conforme al vero, come fu dimostrato da monsignor Vincenzo Di Giovanni in una sua monografia sul castello della Sala di Paruta. Noi infatti troviamo un Cossio giudice di Palermo a 31 lugllio 1344; un Ruggero – quello stesso notato dal Pirri e dal Villabianca, come presidente del Regno di Sicilia nell’anno 1436, castellano del  Palazzo Reale e Maestro Razionale del tribunale del Real Patrimonio – che, con privilegio dato a 23 maggio 1408, ottenne da re Martino concessione in feudo per sè e suoi di onze 40 annue d’oro sopra i porti e le marine del regno di Sicilia e ciò in occasione del matrimonio contratto da detto Ruggero con Antonella e fu pretore di Palermo negli anni 1407-8-9, 1417-18; castellano del castello superiore e inferiore di Corleone negli anni 1422, 1434; un Giaimo, figlio del precedente, pretore di Palermo negli anni 1441-42, 1444-45, maestro secreto e procuratore di Palermo, che a 25 febbraro 1460 ottenne conferma delle dette onze 40 annue d’oro, delle quali a 15 marzo 1474 ottenne conferma e nuova investitura Girolamo, figlio del precedente, che, con privilegio dato a 27 ottobre 1509 esecutoriato a 4 aprile 1510, ottenne infeudazione del territorio di Taguro, Ragali e Valguarnera e acquistò il feudo di Melia; un Giaimo-Andrea, figlio di Girolamo, a 17 settembre 1496 ottenne investitura delle onze 40 annue sui porti e marine del Regno e nello stesso giorno venne investito, per il primo in sua famiglia, del castello e feudo della Sala di Madonna Alvira, poscia chiamato Sala di Paruta; un Onofrio fu senatore di Palermo negli anni 1514, 1522, 1525, 1528; un Girolamo tenne la stessa carica nell’anno 1545; un Giovan Nicola fu giudice della Gran Corte negli anni 1571-72-73; un Filippo, a 30 agosto 1602, fu eletto segretario del Senato di Palermo, carica che ebbe confermata a vita nel 1620, e fu illustre letterato; Francesco, figlio del precedente, fu dottore in leggi, avvocato dei poveri nel 1627 e segretario del Senato di Palermo nel 1628.

Arma: d’oro, alla pianta di ruta sradicata di verde.

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Pasca.

Si vuole originaria dal Napoletano, godette nobiltà in Messina, trovando notato nella mastra nobile del Mollica (lista XIII, anno 1599) un Giuseppe.

Arma: d’argento, alla fascia d’azzurro, caricata da tre stelle di otto raggi del campo, accompagnata nel capo dall’aquila bicipite spiegata di nero, nascente dalla fascia, imbeccata e coronata all’antica in ambo le teste d’oro, sormontata dalla corona imperiale dello stesso, e nella punta da tre scudetti ovali d’azzurro, caricati ciascuno da un giglio d’oro, 2 e 1 e sormontati dal lambello di rosso a tre gocce.

Cimiero: una fenice al naturale nella sua immortalità di rosso.

Divisa: NON IDCIRCO DEFICIAM.

 

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Pascale o Pasquale.

Godette nobiltà in Messina e in Palermo. Notiamo, tra gli altri, un Giorlando de Pascale giudice straticoziale di Messina nel 1517-18, 1523-24 e 1528-29; un Tommaso senatore in detta città negli anni 1535-36 e 1537-38; un Perrotto senatore di Palermo negli anni 1552, 1556-57-58, governatore del Monte di Pietà nel 1552 e della Tavola nell’anno 1556; un Giovan Francesco e un messer Francesco ascritti alla mastra nobile del Mollica; un Francesco senatore di Palermo nel 1596-97, 1605-6 e 1608-9; un altro Francesco proconservatore in Capaci nell’anno 1681; un Alfarne (?) di Ignazio e un Ignazio del fu Silvio ascritti alla mastra nobile di Messina dell’anno 1798-1807.

Arma: d’oro, a quattro pali di rosso, ed un agnello pasquale d’argento, con la banderuola dello stesso caricata da una croce di rosso, soprastante sul tutto.

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Pasqualino.

Nobile famiglia originaria di Bari e ascritta a quel patriziato nel secolo XVI. Illustrata da un Francesco, giudice pretoriano di Palermo nel 1781-82, giudice del tribunale del Concistoro negli anni 1799, 1800, 1801, avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio e della Gran Corte  nel 1810, ascritto al registro delle Piazze Chiuse di Napoli.

Nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate siciliane sono ascritti, con il titolo di nobile patrizio di Bari, i signori Salvatore, Concetta, Anna, Giuseppe, Carolina, Emilia Pasqualino, di Felice, di Francesco.

Il signor Salvatore Pasqualino è tenente colonnello d’artiglieria nel Regio Esercito e padre di Francesco, Anna, Rosalia, Casimira, Laura, Ettore.

Arma: d’azzurro, alla banda d’oro, sostenente due civette al naturale affrontate e beccanti.

Divisa: IN VOLUCRES PRUDENTIORES.

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Passalacqua.

Nobile famiglia di Milazzo. Un Niccolò fu capitano di Giustizia in detta città nel 1756-57; un Antonino ed un Domenico a 10 settembre 1764 venvano proposti tra i nobili da far parte della mastra di Milazzo.

Arma: d’azzurro, alla fascia d’argento, accompagnata da tre stelle dello stesso.

 

 

 

 

 

 

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Passaneto.

Antica e nobile famiglia, che possedette, in Sicilia, un gran numero di feudi. Un Riccardo possedette il feudo di Mihilcarari, nel quale gli succedette Filippo Pasneto e a questi il figlio Bernardo, che ne ottenne conferma da re Federico il Semplice; un Gulglielmo, da Lentini, possedette i feudi Mangaliviti e Manguli che perdette per essersi ribellato a re Federico e alla regina Costanza, ma che poscia, essendo ritornato fedele, riebbe; un conte Ruggero possedette i feudi Grassuliato, il casale di Passaneto, i feudi Favarotta, Catalfaro, ecc. ecc. che perdette per la sua ribellione ai Martini; un Riccardo possedette i feudi Rammacca, Cuchara, ecc., che perdette per la stessa causa.

Arma: di rosso, a tre bande d’oro ed una fascia dello stesso soprastante sul tutto.

 

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Passanisi.

Non sappiamo se provenga dalla precedente. Originaria di Melilli, godette nobiltà in Vizzini e possedette la baronia di Granvilla Sottana. Un Vincenzo, con privilegio del 25 gennaio 1641, ottenne il titolo di barone della Tratta e delli Pezzi di Samuele; un barone Francesco fu proconservatore in Vizzini nel 1746 e capitano di giustizia della stessa città negli anni 1747-48, 1751-52; un altro barone Francesco fu proconservatore in Vizzini nell’anno 1798, e con tale carica lo troviamo ancora nell’anno 1810.

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Pastore.

Troviamo questa famiglia in Trapani e in Palermo, ma non sappiamo se si tratti di due famiglie distinte. Un Martino fu senatore di Trapani nel 1459-60; un Nicolò fu primo barone di Rincione in sua famiglia per investitura del 20 dicembre 1805; un Felice, figlio del precedente, barone di Rincione per investitura del 1 maggio 1809, a 4 dicembre 1810 fu ammesso ai reali baciamano e nel 1813 tenne la carica di senatore di Palermo.

Arma: d’azzurro, all’agnello d’argento pascente sopra un monte addestrato da un pastore tenente un bastone, il tutto d’oro.

 

 

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Pastorella.

Nobile famiglia di Siracusa, nella quale notiamo un Guglielmo giurato in detta città negli anni 1499, 1521 e capitano di giustizia nel 1522-23; un Antonio giurato nel 1536-37; un Girolamo che tenne la stessa carica nel 1567-68.

Arma: di nero, alla fascia d’argento, accompagnata da tre stelle dello stesso, poste una al capo e due in punta.

 

 

 

 

 

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