Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Patanè a Pellittieri

 

Patanè.

Paolo Patanè Marzullo, di Carlo, come avente causa da Angela Marzullo e Silvestro venne iscritto, nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana (insieme con i figli Carlo e Giambattista Patanè Giorgianni e col fratello Francesco), con il titolo di barone di San Martino.

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Patè o Pateri.

Nobile famiglia ricevuto all’ordine di Malta sin dal secolo XV.

Il Minutolo parla di un fra Italiano Patero, ossia Patè, del priorato di Messina, commendatore nel detto ordine di Malta nel 1490.

Arma: di nero, a tre conchiglie d’oro, 2, 1.

 

 

 

 

 

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Patella o Abbatellis (vedi).

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Paternò.

Si vuole che la famiglia Paternò discenda dagli antichi signori di Embrun e che sia stata portata in Sicilia da un Roberto ai tempi del conte Ruggero. Non è possibile, per l’economia del nosro lavoro, dire di questa famiglia in quella larga misura che sarebbe richiesta dalle sue illustrazioni; dobbiamo quindi contentarci di dire brevemente dei suoi possedimenti feudali e di  accennare ai principali personaggi di essa. Possedette i principati di Biscari, di Sperlinga; le ducee di Carcaci, Furnari, Palazzo, Paternò, Rocca Romana; i marchesati di Capizzi, S. Giuliano, Manchi, Sessa Toscano e le baronie di S. Alessi, Aragona, Cuba e Sparacogna, Alzacuda, Baglia e dogana di Milazzo, Baldi, Belmonte, Bicocca, Bidani, Biscari, Burgio, Capizzi, Castania, Cuchara, Cugno, Donna fugata, Gallitano, Gatta, Graneri, Imbaccari e Mirabella, Manchi di Belici, Manganelli di Catania, Marianopoli, Mirabella, Motta Camastra, Murgo, Officio di Mastro Notaro della Corte Capitaniale di Catania, Oxino, Placabaiana, Poiura, Porta di Randazzo, Pollicarini, Raddusa e Destri, Ramione, Salsetta, San Giuliano, Scala, Sciortavilla, Solazzi, Spedalotto, Terza parte della dogana di Catania, Toscano e Mandrile ecc. ecc. Tra i moltissimi individui, che illustrarono i diversi rami di questa famiglia (principi di Biscari, principi di Sperlinga Manganelli, duchi di Carcaci, marchesi di S. Giuliano, marchesi di Sessa, ecc. dei quali rami ci riesce impossibile dire distintamente, notiamo un Roberto signore di Buccheri; un Costantino (figlio del precedente) conte di Buccheri e di Partanna nel 1168; un Arrigo pretore di Palermo nel 1377-78; un Giovanni vicario generale in Siracusa nel 1393, gran camerario e reggente del Real Patrimonio e maestro razionale del Regno nel 1397; un Nicolò secreto e maestro procuratore di Catania nel 1398 e nel 1409; un Gualtiero, dottore in leggi, giudice della Gran Corte, consigliere regio nel 1409, ambasciatore al pontefice Martino V; un Benedetto senatore di Catania negli anni 1413-14, 1414-15, 1416-17, 1419-20-21, 1426-27; un Andrea Paternò e Castello senatore di Catania nel 1417-18, capitano di giustizia nell’anno 1425-26; un Antonio capitano di giustizia di detta città nel 1475-76; un Giovanni, paggio del Re, castellano del castello vecchio di Noto nel 1445; un Pietro, barone d’Aragona, patrizio di Catania negli anni 1454 e seguenti e strategoto di Messina negli anni 1449-50, 1467 a 1469; un Gurretta capitano di giustizia di Caltagirone nell’anno 1448-49; un Marco senatore di Palermo nel 1472-73; un Giovanni capitano di giustizia di Catania nell’anno 1495-96; un altro Giovanni capitano di giustizia di detta città nel 1550-51 e patrizio negli anni 1551-52, 1562-63, 1569-70; un Francesco capitano di giustizia nel 1498-99, 1506-7, patrizio nel 1500-501 ; un Alvaro patrizio negli anni 1499-500, 1505-6, 1512-13; un Sigismondo patrizio di Catania negli anni  1508-9, 1514-15, 1518-19; un Giovanni vescovo di Malta ed arcivescovo di Palermo nell’anno 1489 e presidente del regno negli anni 1494, 1506, 1509; un Luigi patrizio di Catania negli anni 1504-5, 1513-14, 1520-21: un Giovan Tommaso, giudice della Gran Corte nel 1510; un Giovan Francesco, barone di Raddusa, capitano di giustizia di Catania nel 1516-17; un Artale capitano di giustizia di Caltagirone nel 1537-38; un Baldassare capitano di giustizia di Catania nel 1547-48; un Giovanni, del fu Girolamo, patrizio di Catania nel 1554-55; un Girolamo Paternò, barone di Ramione, giurato di 1718-19, 1723-24, capitano di giustizia nell’anno 1721-22 e senatore nel 1725-26; un Giuseppe Maria Paternò Asmundo, aggregato alla mastra nobile di Catania a 8 luglio 1716 (con semplice annotazione per avere adottato il cognome di Asmundo e assunto le armi della famiglia di Consalvo Asmundo marchese di S. Giuliano), che fu giudice della Gran Corte Criminale nel 1730, 1736, della Corte Civile nel 1732, avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio nel 1743, della Gran Corte nel 1748, presidente del Concistoro nel 1751, del Patrimonio nel 1761 e della Gran Corte nel 1770, ecc. e, con privilegio dato nel mese di luglio del 1756 esecutoriato a 28 dello stesso mese ed anno, ottenne il titolo di marchese, che, con privilegio del 28 novembre 1756, potè incardinare al predicato di Sessa; un Vincenzo Paternò e Castello, duca di Carcaci, ambasciatore del Senato di Catania a Vittorio Amedeo di Savoia, vicario generale del regno nel 1743; un Francesco Paternò e Colonna patrizio di Catania nel 1724-25; un Vincenzo Paternò e Trigona, barone di Raddusa, capitano di giustizia di detta città nel 1725-26; un Giuseppe Paternò e Riccioli, che tenne la stessa carica nell’anno 1726-27; un Benedetto Paternò Asmundo patrizio di Catania nel 1729-30; un Francesco Paternò e Amico, capitano di giustizia nel 1730-31 e patrizio nel 1736-37; un Orazio Paternò e Castello, marchese di S. Giuliano, capitano di giustizia di Catania nel 1732-33 e patrizio nel 1738-39; un Vincenzo Paternò Asmundo capitano di giustizia di Catania nel 1734-35; un Francesco Maria giudice della Gran  Corte  Civile  negli  anni  1735-36,  1747-48;  un  Mario  Concetto  Paternò Castello, duca di Carcaci, capitano di giustizia di Catania nel 1737-38 e patrizio nel 1741-42; un Luigi giudice della Gran Corte Criminale nell’anno 1739-40 e della Gran Corte Civile nel 1753-54; un Mario Paternò e Castello, barone di S. Alessi, capitano di giustizia di Catania nel 1740-41; un Antonio Alvaro Paternò, barone di Manganelli, patrizio di Catania nel 1742-43; un Diego Paternò e Castelli, barone di S. Alessi, acatapano nobile di Catania nel 1743-44; un Giacomo Paternò e Scammacca, capitano di giustizia nel 1749-50 e patrizio nel 1752-53; un Ignazio Paternò e Castello, principe di Biscari, archeologo e letterato, che fondò in Catania l’accademia dei pastori Etnei e fu investito di Alminusa nel 1750; un Michele Paternò e Castello, barone di Bicocca, capitano di giustizia di Catania nel 1755-56 e patrizio nel 1758-59; un Francesco Maria Paternò, barone di Raddusa, giudice della Gran Corte Criminale negli anni 1758-59-60; un Giovan Battista, cavaliere di Malta, giudice della Gran Corte nel 1760, avvocato fiscale di detto tribunale nel 1766, del Real Patrimonio nel 1772, maestro razionale nel 1775, presidente del Concistoro nel 1779, della Gran Corte nel 1787, deputato del Regno nel 1786-1790; un Antonio giudice della Gran Corte nel 1764; un Antonino, marchese di San Giuliano, capitano di giustizia in Catania nel 1763 e patrizio nel 1768; un Vincenzo Paternò Castello e Rizzari sindaco di Catania nel 1765 e capitano di giustizia in detta città nel 1770; un Giuseppe Maria Paternò e Tedeschi, duca di Furnari, capitano di giustizia di Catania nel 1766, 1784; un Consalvo, secondo Marchese di Sessa, governatore del Monte di Pietà di Palermo negli anni 1771, 1775-76, 1780-81, 1783, senatore di Palermo nel 1783, cavaliere di Malta nell’anno 1771; un Gioacchino, barone di Sigona, senatore di Catania nel 1775-76, che a 25 febbraro 1775 fu riconosciuto regio cavaliere, come discendente da Orazio Paternò Castello, barone di Biscari; un Santo, cavaliere di Malta, giudice della Gran Corte Civile nell’anno 1788 e rettore dell’opera di Navarro in Palermo nel 1784; un Giovan Battista Paternò e Asmundo reggente in Napoli, presidente del Concistoro nel 1780; un Vincenzo Paternò Tedeschi, duca di Furnari, patrizio di Catania nel 1787-88 e 1791, senatore negli anni 1790, 1795, 1797; un Antonio, principe di Manganelli, duca del Palazzo, senatore di Palermo nel 1788-89; un Francesco Paternò Castello e Tedeschi proconservatore di Catania negli anni 1788-89, 1793, 1798, 1089; un barone Michele senatore di Catania nel 1798-99; un Vincenzo Paternò Castello e Morso, principe di Biscari, gentiluomo di camera nell’anno 1797; un Giovanni Francesco Paternò e Morso (fratello del precedente), regio custode delle antichità di Sicilia del Val di Noto e cavaliere Costantiniano; un Mario Paternò e Castello, barone di S. Alessi, senatore di Catania nel 1812 e 1813 ecc. ecc. Oggi la famiglia è degnamente rappresentata, tra gli altri, da Antonino Paternò Castello, marchese di San Giuliano e di Capizzi, ecc., già deputato al parlamento nazionale, ambasciatore di S.M. il Re d’Italia presso la Corte d’Inghilterra, ecc. ecc., senatore del Regno e ministro segretario di Stato per gli Affari Esteri, e da una delle più fulgide stelle del campo scientifico internazionale, decoro ed illustrazione del nome italico, dal primo chimico d’Italia, Emanuele Paternò (Asmundo Paternò) dei marchesi di Sessa, già sindaco di Palermo, ecc., professore di chimica nella R. Università di Roma, presidente del Consiglio Provinciale di Palermo, senatore del Regno e vice presidente del Senato, cavaliere dell’ordine Civile di Savoia, ecc. ecc. che, con Real Decreto di motu proprio del 2 marzo 1911, susseguito da RR. LL. PP. del 27 aprile dello stesso anno, ottenne la concessione del titolo di marchese, trasmissibile ai suoi discendenti maschi da maschi, in linea e per ordine di progenitura.Arma: d’oro, a quattro pali di rosso, colla banda d’azzurro attraversante (marchesi del Toscano, principi di Sperlinga Manganelli, baroni di Donnafugata). Di rosso, a quattro pali d’oro, colla banda d’azzurro attraversante (Paternò del Cugno).Semipartito e troncato; al 1° d’oro a quattro pali di rosso, colla banda d’argento attraversante (Paternò); al 2° d’azzurro, al castello di tre torri d’oro (Castello); al 3° d’azzurro, a tre sbarre accompagnate da sei bisanti disposti 3, 2 fra le sbarre ed una nell’angolo sinistro della punta, il tutto d’oro (Guttadauro) (duchi di Paternò).Partito di Paternò, ch’è d’oro a quattro pali di rosso, alla banda d’azzurro attraversante, e di Castello, ch’è d’azzurro al castello  di tre torri, d’argento (principi di Biscari).Partito di Paternò, che è d’oro a quattro pali di rosso, colla banda d’azzurro, attraversante; e di Castello, che è d’azzurro al castello d’oro torricellato di tre pezzi, fondato sulla pianura erbosa al naturale (marchesi di S. Giuliano, duchi di Carcaci).

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Paternò di Vittoria.

Secondo noi ha nulla di comune con la precedente. Un Giuseppe Maria, da Vittoria, con privilegio del 20 marzo 1765, ottenne il titolo di barone di Pozzobollente, titolo riconosciuto, con decreto ministeriale del 22 agosto 1899, al signor Giovanni Antonio Paternò (di Salvatore, di Giovan Ignazio) nato in Vittoria a 23 dicembre 1832.

Arma: d’azzurro, al leone al naturale, coronato d’oro.

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Patti.

Nobile famiglia messinese; possedette i feudi Foresta di S. Giorgio, Linguaglossa, Massaria di Patti ossia Critti, Placabaiana, Scaletta, le gabelle di Traina, S. Lucia di Randazzo, S. Giorgio, Grassetta ecc.; un Peregrino, messinese, fu vice maestro giustiziere e protonotaro del Regno sotto re Federico II; un Nicolò fu capitano della terra di Scaletta e dei casali di Attilia e Guidomandri sotto i Martini; un Ansaldo è annotato nei ruoli dei feudatari del 1343 per due cavalli e mezzo; un Matteo fu giurato di Caltagirone nel 1363; un Tommaso fu capitano di Salemi nel 1413; un Gian Matteo fu senatore di Messina negli anni 1414-15 ecc.; un Giulio fu senatore di detta città nel 1416-17; e tale carica tennero un Antonio negli anni 1429-30, 1440-41; un Pellegrino nel 1439-40; un Biagio negli anni 1510-11, 1520-21, 1529-30, 1532-33; un Matteo nel 1522-23; un Bartolomeo nel 1558-59, 1564-65; un Andrea nel 1573-74; un Onofrio nel 1576-77; un Giovan Domenico fu giudice straticoziale di Messina nel 1576-77 e giudice delle appellazioni della detta città nel 1586-87; un Domizio fu giudice straticoziale di Messina negli anni 1592-93, 1605-6, 1609-10, giudice della Gran Corte Civile nel 1600-601, di quella criminale nel 1612-13 e giudice del Concistoro nel 1607-8; un Girolamo, un Ansaldo e un Bartolomeo barone di Linguaglossa, li troviamo iscritti nella mastra nobile del Mollica; un Stefano fu senatore di Messina nel 1599-600; un Ansaldo fu senatore di detta città nel 1610-11; un Pietro tenne la stessa carica negli anni 1645-46, 1649-50, 1665-66, 1671-72; ed un Andrea nel 1660-61; un Cesare fu console nobile dell’arte della seta della città di Messina nel 1695-96; un Placido fu senatore di Messina nel 1702-3; un Tommaso tenne detta carica nell’anno 1742-43; un Tommaso, barone di Cartolaro, nell’anno 1775-76; un Sebastiano fu giurato nobile di Naro nel 1775-76; un Tommaso Ansaldo, barone di Cartolaro, fu console nobile del Mare di Messina nel 1794-95; un Giuseppe Maria Patti, figlio del barone Tommaso, trovasi iscritto nella mastra nobile della città di Messina del 1798-1807.

Arma: troncato di rosso e d’oro, e la sbarra d’azzurro attraversante.

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Patti d’Alcamo.

Non sappiamo se sia un ramo della precedente. Un dottor Mariano fu proconservatore di Alcamo nell’anno 1688; un Giuseppe, da Alcamo, a 16 ottobre 1755 ottenne il titolo di barone di Piraino, titolo, che, con decreto ministeriale del 24 aprile 1910, venne riconosciuto in persona di Giovanni Patti, di Francesco, di Giuseppe.

Arma: come la precedente.

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Patti-Chacon.

è un ramo della precedente, originato dal matrimonio di Camillo Patti, da Alcamo, figlio di Francesco, barone del Piraino e di Giuseppa Genna con Maria Carolina de Chacon, di Giuseppe, duca di Sorrentino e di Maria Robertina d’Avanzac. Maria-Carolina Patti-Chacon (di Francesco, di Camillo predetto), moglie a Filippo Landolina, ottenne, con decreto ministeriale del 18 novembre 1880, riconoscimento dei titoli di duca di Sorrentino, marchese di Salinas e barone di Friddicelli.

Arma: inquartato: al 1° gran quarto, contro inquartato; al 1° e 4° d’argento al lupo di nero passante; al 2° e 3° d’azzurro al giglio d’oro; al 2° gran quarto, di rosso a cinque gigli d’argento, ordinati in decusse; al 3° gran quarto di rosso a tre falci d’argento ordinate in fascia, colla campagna d’azzurro mareggiata d’argento e col capo cucito del campo e carico di tre decussi scorciati; al 4° gran quarto, d’azzurro, alla stella d’argento di otto raggi colla bordatura d’oro, carica di otto cinque fogli di rosso; sul tutto: troncato di rosso su oro, colla sbarra d’azzurro attraversante.

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Paulillo o Paolillo.

Nobile famiglia messinese. Un notaro Giovanni, milite, segretario della regina Elisabetta ebbe il feudo di Regiovanni, del quale ottenne conferma a 19 giugno 1349 e ottenne pure concessione dell’ufficio di portulanotto di Girgenti; un Nicolò figlio del precedente, ottenne conferma dei feudi di Regiovanni, Bordonaro, Raulica e Artesina a 24 gennaio 1370; un Matteo ottenne da re Federico concessione del diritto di censo di onza 1.7 sopra i molini della fiumara di Polizzi; un Enrico fu giudice straticoziale di Messina negli anni 1417, 1420, 1422, 1437, 1440; un Pietro fu maestro notaro della curia straticoziale di Messina; un Tommaso acquistò il diritto feudale del rotolo sui macelli di Messina; un Francesco, figlio del precedente, fu ascritto alla mastra nobile del Mollica (lista XIX, anno 1605) e fu senatore di Messina nell’anno 1617-18.

Arma: di rosso, alla banda d’oro, sostenente un pavone rotante del suo colore.

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Pavia.

Godette nobiltà in Messina.

Un Bartolomeo ottenne da re Federico III la concessione della gabella dei Canali o Magazzini di Sciacca; un Placido fu governatore della Tavola in Messina nel 1625-26.

Arma: troncato d’azzurro e di rosso, a tre conchiglie d’argento, due nel primo, ed una nel secondo.

 

 

 

 

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Pedilepori.

Nobile famiglia siracusana.

Notiamo, tra gli altri, un Novello, milite, che fu capitano di giustizia di Siracusa nel 1398 e senatore nel 1405-6, 1416; un Giovanni che tenne la carica di senatore nel 1440-41; un Antonio che fu giurato negli anni 1457-57 e 1464-65; un Pietro nel 1466-67; un Lorenzo negli anni 1483-84, 1496-97; un Giovanni nel 1534-35, 1537-38, ecc.

Arma: d’argento, allo scaglione di nero, ed un bastone dello stesso attraversante in banda sul tutto.

 

 

 

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Pedivellano.

Godette nobiltà in Palermo, trovando, tra gli altri, un Antonio che occupò la carica di vice castellano del Castellammare di detta città nel 1441 e vestì la toga senatoria nel 1444-45.

Arma: di rosso, alla scarpa ruvida d’oro, posta in fascia.

 

 

 

 

 

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Pellegrino o Peregrino.

Godette nobiltà in Palermo, Messina, Catania, ecc., passò all’ordine di Malta sin dal 1422 nel quale anno venne ricevuto un Filippo. - Un Bartolomeo fu giudice di Messina nel 1311; un Pietro, da Messina, giudice della Gran Corte, ottenne a 16 gennaio 1397 concessione di un uliveto grande nel territorio di Palermo; un Nicolò fu vice secreto in Sutera nel 1409; un Bernardo fu giudice delle appellazioni in Messina nel 1422-23; un Dionisio fu senatore in Palermo nel 1425-26; un Tommaso Matteo fu senatore in Messina nel 1514-15; un Cesare, un Francesco, un Giovan Pietro e un fra Vincenzo sono annotati nella mastra nobile del Mollica; un Nicolò Antonio fu senatore in Messina negli anni 1579-80, 1584-85; un Giovan-Francesco tenne la stessa carica negli anni 1585-86, 1587-88; un Giuseppe la tenne nel 1597-98; un Pellegrino acquistò il feudo Campobianco che, nel 1601 donò a Gaspare Orioles; un Lucio fu senatore di Messina negli anni 1613-14, 1621-22, 1630-31; un Vincenzo tenne la stessa carica nel 1616-17; un Pietro la tenne negli anni 1644-45, 1647-48, 1651-52; un Vincenzo del fu Lucio ed un Vincenzo del fu Pietro la tennero negli anni 1661-62-63; un Giovan Francesco la occupò negli anni 1652-53, 1663-64, 1668-69, 1672-73, 1676-77; un Pietro nell’anno 1709-10; un Salvatore acquistò, da casa Gioeni nel 1711, il feudo di San Dimitri in Lentini; un Vincenzo fu senatore in Messina nel 1721-22; un Ignazio fu giudice della corte pretoriana in Palermo nel 1735-36. un Salvatore Pellegrino e Crescimanno, barone di S. Dimitri, a 17 febbraio venne aggregato alla mastra nobile di Catania, ed occupò in detta città nel 1770-71 la carica di capitano di giustizia e nel 1775-76 quella di patrizio; un Giuseppe Pellegrino e Caldarera fu acatapano nobile in Catania nell’anno 1798-99; un Domenico, barone di S. Dimitri, fu senatore in Catania nel 1798 e 1799.

Arma: d’azzurro, al braccio armato d’oro, movente dal canton sinistro dello scudo e tenente un falcone pellegrino dello stesso.

Alias: d’azzurro, al leone d’oro, vestito col mantelletto di pellegrino di nero, appoggiato al bordone del secondo.

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Pellitteri.

Un’Anna-Maria  a 20 gennaio 1804 ottenne investitura del feudo di San Giovanni, quello stesso già appartenuto in allodio a Giacomo Mortellitti, che ne avea ottenuto l’infeudazione a 3 dicembre 1757.

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