Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Perremuto a Piaggia

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Perremuto o Perramuto.

Godette nobiltà in Caltagirone e in Palermo, Notiamo tra gli altri, un Nicolò giurato in Caltagirone nel 1438-39; un Giacomo, regio cavaliere, capitano di giustizia di detta città nel 1470-71; un Francesco, regio cavaliere, che tenne la stessa carica nel 1490-91; un Nicolò che tenne la carica di patrizio negli anni 1532-33, 1536, 1543; un Francesco che tenne la detta carica nel 1600-1601; un altro Nicolò che la tenne nel 1616-17; un dottor Federico che fu capitano di giustizia nel 1623-24-25, senatore nel 1641-42 e forse fu egli stesso quel Federico che, con privilegio del 16 maggio 1648, ottenne la concessione del titolo di barone di Boschitello, Prindi e Malcamino; un Giacomo senatore nell’anno 1637-38, 1643-44 e patrizio nel 1641-42; un Federico (lo stesso del precedente?) regio castellano di Caltagirone, senatore in detta città nel 1673-74, capitano di giustizia nel 1681-82; un Paolo-Francesco giudice della Gran Corte del Regno negli anni 1679 e 1683 e forse fu egli stesso quel Paolo-Francesco capitano di giustizia in Caltagirone nel 1706-1707; un Michele, dottore in leggi, che fu giudice pretoriano in Palermo nel 1702-3, del tribunale del Concistoro nel 1705-6, del tribunale della Gran Corte nel 1719; un Paolo proconservatore in Caltagirone nel 1728; un Paolo-Francesco, barone di Boschitello, che fu capitano di giustizia in detta città nel 1707-8, patrizio negli anni 1714-15, 1729-30, senatore nel 1717-18, 1719-20 e sindaco nel 1722-23; un Federico che fu senatore in detta città nel 1753 e capitano di giustizia nel 1758-59, e forse egli stesso fu quel Federico Perremuto e Tedeschi, primo investito di S. Bartolomeo a 4 maggio 1773; un Michele, cavaliere dell’ordine di Malta, che fu presidente del tribunale del Real Patrimonio per privilegio dato a 10 maggio esecutoriato a 1 novembre 1787 e presidente del tribunale della Gran Corte per privilegio del 16 aprile esecutoriato a 2 maggio 1805.

Arma: d’oro, alla testa di cane di nero, recisa di rosso.

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Perricone.

Si vuole che abbia goduto nobiltà in Trapani. Un Giuseppe possedette una rendita annua feudale sulla secrezia di Palermo in cambio della tonnara dell’Arenella nel 1636.

Arma: d’azzurro, a tre monti d’argento, fiammeggianti in cima di rosso, sormontati da una stella d’oro, e la sbarra d’oro, caricata da tre mele di rosso, attraversante.

 

 

 

 

 

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Perrone o Perrono.

Godette nobiltà in Messina  dal secolo XIV al XVIII. Un Matteo fu giudice straticoziale in detta città nel 1403; un Franchino, dottore in leggi, tenne la stessa carica negli anni 1437-38, 1447-48, 1452-53, 1457-58-59, 1461-62 e nel 1453 ottenne conferma e nuova concessione del feudo Cutumino; un Angelo fu giudice straticoziale di Messina negli anni 1500-1, 1502-3, 1505-6, 1508-9; un Paolo e un Nardo de fu Cristofaro sono notati nella mastra nobile del Mollica. Non sappiamo se siano appartenuti a questa stessa famiglia quel dottor Antonino Perrone e Maimone e quel Gaetano Perrone e Accordino, che tennero la carica di capitano di giustizia in Castroreale, il primo nel 1798-99 e il secondo nel 1801-2.

Arma: semipartito e troncato alla fascia in divisa d’argento; nel 1° d’azzurro, al leone d’oro; nel 2° d’oro, all’aquila bicipite spiegata di nero coronata d’oro; nel 3° di rosso, allo scaglione d’argento.

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Perrotta.

Il Galluppi la dice nobile in Messina nel secolo XIII e decorata della baronia di Raineri. Un Angelo fu giudice straticoziale in Messina nel 1489-90.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro, sostenuto dalla fascia in divisa abbassata, impugnante con la destra una crocetta, il tutto dello stesso.

 

 

 

 

 

 

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Perrotta di Spaccaforno.

Non pare che abbia alcun legame con la precedente. Un Salvatore a 20 maggio 1806 ottenne investitura del feudo chiamato Mezzacisterna del Milioto.

Arma: ?

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Pesce.

Si vuole originaria di Napoli, godette nobiltà in Messina dal secolo XIV al XVIII e in Catania. Un Tommaso possedette i feudi Frigintini e Grampolo, che perdette per essersi ribellato a re Federico II; un Giovanni nel 1398 fu vice secreto di Mazzara; un Simone fu giudice di Messina nel 1367; un Giovanni fu senatore di Catania nell’anno 1418-19 e capitano di giustizia nel 1457-58; un Simone fu giurato di Caltagirone negli anni 1425-26, 1439-40; un Pietro fu patrizio  di Catania nel 1430-31; un Giacomo fu senatore di Catania negli anni 1443-44, 1477-78; un Simone fu giudice delle appellazioni di Messina nel 1449-50; un Antonio fu senatore di Catania negli anni 1468-69, 1473-74, 1476-77, 1486-87; un Niccolò fu senatore di Catania negli anni 1499-500, 1503-4; un Cristofaro tenne la stessa carica in Messina nell’anno 1572-73; un Cesare la tenne negli anni 1617- 18, 1622-23, 1630-31, 1637-38, e venne iscritto nella mastra nobile del Mollica.

Un Giuseppe, che non sappiamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia, fu giudice pretoriano di Palermo nel 1644-45.

Arma: d’azzurro, al pesce delfino d’argento posto in palo, e la bordatura dello scudo dello stesso.

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Pescia.

Pare che sia originaria della Liguria e precisamente di Rapallo, che sia stata portata in Sicilia da un Girolamo che morì nel 1658; un Gervasio del fu Girolamo acquistò la baronia d’Irosa, sulla quale un Giuseppe, che fu senatore di Palermo negli anni 1690 e 1694, ottenne, con privilegio del 24 dicembre 1696 esecutoriato a 20 luglio 1697, il titolo di marchese; un Ignazio Pescia e Beccadelli di Bologna fu brigadiere negli eserciti del re di Sardegna e a 14 aprile 1777 ottenne investitura dei titoli di marchese e barone d’Irosa.

Arma: ?

 

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Petra.  – Il Palizzolo, copiando dal Mugnos, dice che questa famiglia sia originaria di Fiandra, e che un Guido “prefetto della Camera Reginale sotto re Federico III venne in Sicilia, casandosi in Lentini” ed “ebbe dal detto re le vigne regie, e succedè al suocero nella baronia dei proventi ducali di Atene e Nupatria”. Noi non abbiamo trovato alcun documento che confermi le notizie del Mugnos.

Arma: di verde, a tre pietre d’oro, ordinate 2 e 1 ciascuna caricata da cinque ermelline di nero.

 

 

 

 

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Petrelli.

Godette nobiltà in Caltagirone. Un Parisio Pitrella milite di Piazza possedette il feudo di Rabiato, che perdette per essersi ribellato ai Martini; un Giovanni fu giurato di Caltagirone negli anni 1400-401, 1403-404, 1409-10, 1422-23; un altro Giovanni, seniore, tenne la stessa carica in detta città nell’anno 1432-33; un Raineri la tenne negli anni 1466-67, 1475-76, 1479-80, 1486-87, 1490-91; un Martino fu giurato di Caltagirone nell’anno 1519-20; un Francesco tenne la stessa carica in detta città negli anni 1628-29 e 1629-30 e quella di senatore nel 1637-38.

Arma: ?

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Petro o di Pietro (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Petroso.

Godette nobiltà in Catania e Castrogiovanni. Possedette le baronie Bombinetto, Capodarso, Collotorto o Fiume di Mendola, Gasba, Pollicarini, Priolo, Ramorsura.

Un Manfredi fu senatore di Catania negli anni 1415-16, 148-19 e 1422-23, capitano di giustizia nel 1417-18; un Simone fu senatore in detta città nell’anno 1423-24; un Francesco capitano di giustizia nel 1429-30; un Tomeo vi tenne la carica di senatore nel 1463-64 e un Blasco negli anni 1467-68, 1473-74. Un Marzio fu proconservatore in Castrogiovanni nel 1591; un Francesco-Giorgio tenne la stessa carica nel 1634; e un Giuseppe-Maria la tenne nel 1740; un Giuseppe fu capitano di giustizia in Castrogiovanni negli anni 1742-43, 1745-46); un Croce-Felice, barone di Ramorsura, fu giurato in detta città nel 1745-46.

Arma: d’azzurro, alla banda d’oro, accompagnata da sei biglietti d’oro, posti in banda 2 e 1 nel capo, ed 1 e 2 nella punta.

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Pettine.

Notiamo  un dottor Francesco, che tenne la carica di giudice civile di Castroreale nell’anno 1797-98; un Domenico, dottore in leggi, del fu Giovan Marcello, che fu iscritto nella mastra nobile di Messina del 1798-1807 e un Francesco Marcello, che, con decreto reale del 27 luglio 1873, ottenne riconoscimento del titolo di conte di Bavuso, con facoltà di trasmetterlo all’unica sua figliuola Maria in Ottaviani, che, alla sua volta, ha per immediato successore l’unico suo figliuolo Francesco Ottaviani e Pettini.

Arma: inquartato: al 1° d’oro, alla torre di rosso merlata, di quattro pezzi, alla guelfa; nel 2° di rosso, al leone d’argento, tenente con la zampa anteriore un ramoscello di palma; al 3° d’azzurro, al braccio destro armato al naturale movente della sinistra, tenente con la mano di carnagione un nastro d’azzurro, orlato d’oro; al 4° d’oro, al leone di rosso, tenente con la zampa anteriore destra una spada al naturale, alta in palo, alla fascia d’argento attraversante sul tutto, carica da una stella d’azzurro di otto raggi.

Motto: NE PEREAT.

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Pezzi o Pezzo (del).

Il Galluppi vuole che un ramo della nobile famiglia napoletana, decorata del ducato di Caianello, abbia goduto nobiltà in Messina nei secoli XVII e XVIII.

Un Lorenzo Li Pezzi fu senatore in Messina nel 1657-58 e un Giuseppe tenne la stessa carica negli anni 1724-25, 1733-34.

Arma: di rosso, alla fascia d’argento, sostenente un leone leopardito d’oro.

 

 

 

 

 

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Piaggia.

Originaria di Savona, portata in Palermo da un Pietro Giovanni nel secolo XVI.

Un Pietro Giovanni, con privilegio del 29 luglio 1652 ottenne la concessione del titolo di barone di Santa Marina e fu senatore di Palermo nell’anno 1658-59; un Francesco Antonio, barone di Santa Marina, a 30 marzo 1775 ottenne attestato di nobiltà dal senato di Palermo, ed egli stesso, a 12 maggio 1775, ottenne di essere invitato nelle funzioni di Corte; un Pietro-Giovanni, dottore in leggi, del fu barone Francesco, fu ascritto alla mastra nobile di Messina del 1798-1807; un barone Giuseppe fu accurato ricercatore e scrittore di storia milazzese. Con decreto ministeriale del 25 settembre 1904 i signori Francesco Antonio (con i figli Giovanna, Giuseppe e Pietro) e Domenico, di Giuseppe, di Pietro ottennero riconoscimento del titolo di nobile dei baroni di Santa Marina.

Arma: fasciato d’oro e d’azzurro, col capo di rosso caricato da tre bisanti d’oro.

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