Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Piamontisi a Pilo

 

Piamontisi.

Un Carlo Piamontisi e Giardina, con privilegio del 26 agosto 1642, ottenne il titolo di barone del Grano; un Francesco tenne la carica di patrizio in Licata nell’anno 1741-42.

Arma: ?

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Piccione.

Un Placido Piccione e Mineo, dottore in leggi a 3 aprile 1727 ottenne investitura di Grassura e molino d’Immezzo un Nicolò fu acatapano nobile in Acireale nel 1741-42; un Francesco Piccione e Gaudio, nipote di Placido, ottenne a 6 settembre 1757 investitura di Grassura e oggi, con il titolo di barone di Grassura, troviamo notato nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili titolate siciliane il signor Gaetano Piccione, di Francesco, di Gaetano con i figli Francesco, Giorgio, Antonio. Con Regie Lettere Patenti del 18 gennaio 1903 la signora Anna Violante Piccione (di Antonino, di Gaetano) moglie a Luigi Villaruel ottenne riconoscimento del titolo di barone di Monterotondo.

Arma: d’argento, all’albero fondato sulla pianura erbosa, sostenente una colomba, che tiene un ramoscello d’olivo nel becco, il tutto al naturale.

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Piccolo.  – Nobile famiglia di Messina. Notiamo un Pietro senatore di detta città nell’anno 1747-48; un Agostino che a 4 maggio 1787 venne ascritto, insieme con i suoi discendenti, alla nobiltà messinese, con privilegio dato a 22 novembre 1797 esecutoriato a 20 gennaio 1798, ottenne la concessione del titolo di marchese e fu senatore nobile in Messina nel 1798-99.

Arma: d’azzurro, al guerriero armato d’argento, l’elmo chiuso, impugnante nella destra una spada alta in palo, tenente nel braccio sinistro lo scudo, il tutto dello stesso, posto sopra un terrazzo al naturale sinistrato nel capo da una stella d’oro.

 

 

 

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Piccolo di Naso.

Non sappiamo se sia una diramazinoe della precedente. Un dottor Giovan Vito tenne la carica di proconservatore in Naso nel 1687 e tale carica tenne, nell’anno 1752, un Ignazio il quale ultimo vantava diritti al titolo di conte concesso allo zio di lui Ignazio Perlongo; un Francesco fu giurato di Naso nel 1794-94 ed egli stesso era annotato nel ruolo dei donativi del 1806 col titolo di barone di Calanovella, con il quale titolo troviamo oggi iscritto nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana il signor Giuseppe Piccolo, (di Casimiro, di Giuseppe, di Mariano) con i figli Agata, Casimiro, Lucio.

Arma: come la precedente?

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Piccolomini.

Si vuole originaria di Siena, godette nobiltà in Messina nel sec. XVII. Un Francesco, colonnnello di cavalleria, con diploma dato a 26 marzo esecutoriato a 14 giugno 1713, venne nominato castellano di Milazzo.

Arma: d’argento, alla croce d’azzurro, caricata da cinque crescenti montanti d’oro.

 

 

 

 

 

 

 

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Pico.

Il Galluppi la vuole originaria di Genova e dice che godette nobiltà in Messina nel secolo XVI.

Arma: troncato innestato merlato di rosso e d’argento, di nove pezzi, quattro del primo, cinque del secondo.

 

 

 

 

 

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Pierino o Perino.

Troviamo questa famiglia in Trapani e in Palermo. Un Benedetto fu senatore in Trapani negli anni 1407, 1415, 1420, 1423; un Cristofaro fu senatore in Trapani negli anni 1458, 1464, 1481, 1485; un Paolo, cittadino palermitano, dottore in leggi, avvocato della Gran Corte, nel 1488 era sindacatore di Trapani, Monte San Giuliano e Marsala; un Casimiro fu giudice pretoriano in Palermo nel 1747-48 e tale carica occupò nel 1764-65 un Giovan Battista.

Arma: d’oro, allo scaglione di rosso, accompagnato da tre conchiglie di nero.

 

 

 

 

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Pietrasanta.

Si vuole originaria di Milano, decorata del titolo di conte per tutti i maschi e della contea di Cantù, ecc. Pare che sia stata portata in Sicilia da un conte Francesco, che fu primo principe di San Pietro in sua famiglia, maestro di campo negli eserciti spagnuoli e governatore di Milazzo. Un conte Pietro Antonio fu abate di S. Maria di Gala nel 1761; un conte Rosario Antonio fu cavaliere dell’ordine di Malta e regio alcaide o castellano della Vicaria di Palermo nel 1760; un conte Egidio, principe di S. Pietro, fu tenente generale negli eserciti di Sicilia, governatore di Trapani e della piazza e castello di Capua, cavaliere del San Gennaro nel 1759, maestro notaro della Corte Civile di Girgenti nel 1760, presidente e capitan generale di Sicilia nel 1768, ecc.

Arma: d’azzurro a tre colonne d’argento, ordinate in fascia, le due dei lati sostenente un arco dello stesso, quella di mezzo cimata da un’ostia sacra figurata al naturale, col capo d’oro, all’aquila spiegata di nero, membrata, imbeccata e coronata d’oro.

Alias: d’azzurro, al tempietto di quattro colonne d’oro, col capo dello stesso, caricato dall’aquila spiegata di nero.

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Pietro (di) o Pitrù.

Godette nobiltà in Messina dal secolo XVI al XVII, in Caltagirone e Vizzini. Troviamo un Pietro-Antonio di Filippo e un Vincenzo iscritti nella mastra nobile del Mollica; un Francesco fu patrizio di Caltagirone nell’anno 1608-9 e giurato nel 1610-11; un Antonino fu senatore della detta città negli anni 1645-46, 1648-49; un Clemente di Pietro, con privilegio dato a 21 luglio 1713, ottenne il titolo di barone delli Vausi e forse egli stesso fu giurato di Vizzini nel 1718; un Vincenzo fu capitano di giustizia di Vizzini nel 1788-89; un Giovan Battista tenne la stessa carica nel 1791 e 1792 e un Antonino la tenne nel 1811-12.

Arma: d’azzurro, al fascio d’oro.

 

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Pignatelli.

Di questa antica e nobile famiglia, che si vuole d’origine Lombarda, nota fin dai primi anni del secolo XII, non ci è possibile, per l’economia del lavoro, dire largamente quanto le moltissime sue illustrazioni le ne darebbero il diritto; dobbiamo quindi contentarci di accennare di volo ai titoli da essa posseduti in Sicilia e alle cariche da alcuni membri di essa, nella stessa isola, occupate. Godette nobiltà in Napoli ai Seggi di Capuana e di Nido e in Aversa, Bari, Benevento, Lucera, Tropea, Roma, Venezia, in Sicilia e in Ispagna. Vestì l’abito dell’ordine Gerosolimitano dall’anno 1420, fu insignita del Toson d’Oro, del Grandato di Spagna, della dignità di principe del Sacro Romano Impero, e diede alla chiesa un pontefice: Innocenzo XII. In Sicilia questa famiglia godette del titolo di principe del Sacro Romano Impero per successione a casa Tagliavia d’Aragona; possedette il principato di Castelvetrano, la ducea di Terranova, i marchesati d’Avola e di Favara, la contea di Borgetto, le baronie di Belice, di Birribaida, di Caronia, di Casteltermine, di Montedoro, di Riesi e Cipolla ecc. ecc. Un Ettore, conte di Monteleone, fu per diciotto anni, sotto Carlo V, presidente del Regno di Sicilia e nell’anno 1518 e 1528 ottenne per sè e suoi la nazionalità siciliana; un altro Ettore fu primo principe di Castelvetrano, duca di Terranova, marchese d’Avola, marchese di Favara, conte di Borgetto, barone di Sant’Angelo, di Belici, di Barribaida, di Casteltermine, come marito di Giovanna d’Aragona Tagliavia e Cortes (1654); un Nicolò, duca di Monteleone, principe di Castelvetrano, ecc. fu vicerè in Sicilia e in Sardegna negli anni 1719-1722, cavaliere del Toson d’Oro, ecc.; un Diego, principe di Castelvetrano, ecc. (1724) fu cavaliere del Toson d’Oro, grande Almirante e gran contestabile del regno di Sicilia, colonnello di un reggimento di corazzieri in Napoli, ecc. ecc.; un Domenico, patrizio napoletano, arcivescovo di Palermo, con cedola reale del 31 maggio 1802 venne eletto presidente e capitan generale del regno di Sicilia; un Giuseppe, duca di Monteleone, principe di Castelvetrano, ecc. fu pretore di Palermo nel 1838, ecc. ecc. Oggi la famiglia è rappresentata dal signor Giuseppe Pignatelli e Fardella (di Antonio, di Giuseppe) che, con decreto ministeriale del 10 agosto 1906, ottenne riconoscimento dei titoli  di principe del Sacro Romano Impero, principe di Castelvetrano, duca di Terranova, marchese d’Avola, marchese della Favara, marchese di Caronia, conte di Borgetto, barone di Sant’Angelo Muxaro, barone di Casteltermine, di Birribaida, signore di Montedoro ed è marito della nobile signora Rosa de la Gandara e padre di Maria Gloria, Antonio e Maria Anna.

Arma: d’oro, a tre pignatte di nero 2 e 1.

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Pignero.

Un Simone possedette il feudo di Rachalcatuni o Recattivo, che trasmise al figlio Antonio, il quale ne ottenne conferma e nuova investitura a 9 luglio 1453.

Arma: ?

 

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Pignocco.

Di questa famiglia è degno di nota un Vittorio, dottore in leggi, che fu segretario del Regno nell’anno 1737 e pro-protonotaro, cancelliere e segretario della Camera Reginale nel 1751.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro, rampante ad un albero di pino al naturale.

 

 

 

 

 

 

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Pilati o Pilato.

Nobile di famiglia di Monte San Giuliano, della quale notiamo un Antonio e un Francesco, che tennero la carica di giurato in detta città nel 1451-52, carica tenuta nel 1488 da un Giovanni Antonio; un Diego, che fu capitano di giustizia in detta città nel 1645-46; un Desiderio, che tenne la carica

di patrizio nel 1705-6 ; un Antonino giurato nel 1745-46; un Giuseppe, che, per la moglie Barnaba Curatolo, fu marchese della Grantorre, titolo del quale ottenne investiura a 21 giugno 1786, fu tesoriere di Monte San Giuliano nell’anno 1797-98, capitano di giustizia nel 1804-5, e patrizio nel 1806-7; un barone Tommaso Desiderio, che fu giurato in Monte San Giuliano nell’anno 1794-95 e un Alfonso, che tenne la stessa carica nel 1787-88, 1799-800.

Arma: d’argento, al cato manicato di nero, sormontato da tre palle dello stesso, male ordinate.

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Pilo.

Si vuol che abbia avuto a capostipite un Raimondo Berengario, conte di Barcellonae che sia stata portata da Genova in Sicilia, verso la fine del secolo XVI, da un Bartolomeo Pilo e Fregoso, di Giovan Battista. Possedette il principato di Roccapalumba; i marchesati di Marineo e Torretta; la contea di Capaci; i feudi Bruca e Crisciuna, Melia, Miraglia,, ecc. ecc. Un Vincenzo Pilo e Calvello, signore di Brucato, ecc. per la moglie Giulia Bologna e Aragona fu marchese di Marineo nel 1618, con privilegio dato a 22 ottobre 1625 esecutoriato a 16 ottobre 1626, ottenne il titolo di conte di Capaci; un Lorenzo fu giudice della Tavola nel 1637-38, e senatore di Palermo nel 1642-43; un Pietro fu senatore di Palermo negli anni 1660-61, 1662-63; un altro Lorenzo tenne la stessa carica nel 1679-80; un Vincenzo Pilo e La Valle, conte di Capaci, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1683-84; un Girolamo Pilo e Celestri, marchese di Marineo, conte di Capaci, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1692-93 pretore della stessa città negli anni 1695, 1700-701, 1713, deputato del ritiro delle donne riparate sotto il titolo della Purissima Concezione nel 1719, vicario generale del regno, ecc.; un Antonio Pilo e Cardona, con privilegio dato a Buon ritiro a 24 aprile esecutoriato a 1 ottobre 1703, ottenne il titolo di marchese della Torretta; un Lorenzo fu senatore di Palermo nel 1704-5; un Antonino tenne la stessa carica nel 1714-15; un marchese Francesco fu senatore di Palermo nel 1767-68; un Lorenzo marchese della Torretta tenne la stessa carica negli anni 1769-70, 1775-76 e fu segretario della Santissima Inquisizione; un Ignazio Pilo e Giardina, marchese di Marineo  fu senatore di Palermo nel 1780. Girolamo Pilo e Riccio, di Ignazio, fu l’ultimo investito dei titoli di marchese di Marineo, conte di Capaci e barone della Salina di Chiusagrande, titoli con i quali troviamo oggi iscritto nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate siciliane il signor Girolamo Pilo, di Ignazio, di Girolamo predetto. Non è possibile chiudere questo fugace cenno della famiglia senza ricordare il nome glorioso di Rosolino Pilo, cospiratore audace, morto sognando la libertà dell’Isola sua.

Arma: d’azzurro, a due leoni coronati d’oro, affrontati e contrarampanti ad un albero di pero sradicato al naturale, fruttifero d’oro, sormontato da tre stelle dello stesso.

Cimiero: un drago d’oro, tenente colle zampe due mazze dello stesso in decusse.

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