Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Pitrù a Polizzotti

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Pitrù o Pietro (di) (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pixi o Pisci (vedi).

 

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Pizzinga o Opezzinga (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pizzuto.

Godette nobiltà in Siracusa e in Palermo. Un Vincenzo fu giudice pretoriano di Palermo negli anni 1640-41, 1646-47-48; un Paolo, protomedico del Regno di Sicilia, per i servizi prestati da suo padre Giuseppe, pure protomedico, e da suo fratello Vincenzo predetto, ottenne, con privilegio del 20 dicembre 1648, la concessione del titolo di barone di Torretonda; un Sebastiano, da Siracusa, con privilegio del 27 novembre 1652, ottenne la concessione del titolo di barone della tonnara o tono nei mari di Avola; un Pietro fu protonotaro del Regno di Sicilia e delle isole adiacenti nell’anno 1703; un Sebastiano fu giurato in Siracusa nel 1713-14.

Arma: d’azzurro, alla punta d’oro.

 

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Placa (La).

Godette nobiltà in Palermo. Notiamo un Leonardo giudice pretoriano in detta città negli anni 1673, 1685-86, uditore generale delle genti di guerra nel 1683, giudice del tribunale della Gran Corte nel 1689, capo della giunta dei beni confiscati ai messinesi ribelli nel 1690, avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio nel 1691, avvocato fiscale del tribunale della Gran Corte nel 1692, maestro razionale del Real Patrimonio, presidente del Conoistoro nell’anno 1697, ecc.; un Giuseppe giudice della Gran Corte negli anni 1681-82-83; un Antonino senatore di Palermo nel 1686-87, 1688-89; un Giuseppe (lo stesso del precedente?) senatore di Palermo negli anni 1684-85, 1697-98-99, 1700, 1707-8, eletto, a 28 gennaio 1717, rettore della Rendenzione dei Cattivi, ecc.

Arma: ?

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Plaja.

Nobile famiglia, che possedette i feudi Galasi, Foresta di Carini, Vatticani, ecc.

Un Ruggero fu pretore di Palermo negli anni 1319-20, 1322-23, 1325-26; un Giacomo, avvocato fiscale della Gran Corte, a 20 ottobre 1452, ottenne infeudazione del territorio di Vatticani; un Antonio fu senatore di Palermo nell’anno 1473-74; un Pietro Antonio, regio milite, fu senatore della detta città nel 1494-95, pretore negli anni 1502-3 e 1508-9, capitano di giustizia nel 1509-10; un Francesco fu proconservatore di Bisacquino nel 1589; un Pompilio, barone di Vatticani, fu senatore di Palermo negli anni 1600-1 e 1618-19-20; un Girolamo Plaja e Termine tenne la stessa carica in detta città nel 1615-16; un Cosmo fu senatore di Messina negli anni 1697-98, 1698-99, 1699-700, 1706-7.

Arma: fasciato d’oro e d’azzurro, a tre alberi di verde attraversanti.

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Planellis (de).

Un Raimondo, con privilegio del 19 maggio 1392, ottenne concessione in feudo di onze 300 annue sul porto di Terranova; un Pietro, milite, marescalco ottenne da re Martino concessione durante vita della terra e castello di Terranova, e, tornata questa al regio demanio, Ruggero, familiare regio,

figlio di Pietro, ottenne, con privilegio del 15 febbraio 1400, concessione di una salina nel territorio di Terranova ed altri diritti, già di Giovanni ed Antonio La Ferla, padre e figlio, dichiarati ribelli .

Arma: di rosso, alla lupa passante d’oro, addestrata da un giglio dello stesso, sinistrata da una rosa d’argento.

 

 

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Plata.

Il Palizzolo, copiando dal Mugnos, dice che questa famiglia sia originaria dalla Catalogna, che sia stata portata in Sicilia da un Arnaldo Guerao, al servizio del re Martino e che abbia goduto nobiltà in Noto e Girgenti.

Noi non abbiamo trovato alcun documento che confermi le notizie del Mugnos.

Arma: d’argento, all’albero di platano di verde al tronco d’oro, cimato da un rosignolo al naturale.

 

 

 

 

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Platamone.

Si vuole che abbia avuto a capostipite, in Sicilia, un Battista, presidente del Regno nel 1436. A noi però risulta che, nel 1366, un Francesco Platamone era notaro in Sicilia e, nel 1409, un Paolo acatapano nobile di Catania. Godette nobiltà in Palermo, Catania, Siracusa, Messina; possedette i principati di Cutò, Larderia, Rosolini; la ducea di Belmurgo; il marchesato di Mezzoiuso; la contea di Sant’Antonio; le baronie di Boscaglia, di Cattasi, Cefali, Churca, Cipolla, Imposa, Longarini, Mazzarone, Melia, Morbano, Nadore, Passaneto, Pojura, Priolo, Recattivo, Riddidini e Almidara, Risichilla, Roccapalumba, Rosabia e Raffo, Salto dei molini di Piazza, San Marco, Sannini e Cugno di Combaudo, Scirinda, Solarino, Terrati e Cavaleri, i Mezzigrani sulle tonnare di Arenella, San Giorgio, San Nicola e Solanto l’ufficio di detentore dei libri della deputazione del Regno di Sicilia, ecc. ecc. Un Battista fu giudice della Gran Corte nell’anno 1434, signore di Iaci, ambasciatore al re Alfonso e al pontefice Eugenio III, presidente del Regno di Sicilia nel 1436; un Giulio Sancio (figlio del precedente) barone di Iaci, fu strategoto di Messina negli anni 1441-42, 1451-52, ecc.; un Tommaso fu patrizio di Catania negli anni 1445-46, 1451-52 e strategoto di Messina nel 1453 e 1454; un Bernardo fu senatore di Catania negli anni 1459-60, 1466-67, 1470-71; un Giovan Ferrante fu patrizio della stessa città nel 1462-63; un Luigi tenne la carica di senatore in detta città negli anni 1465-66, 1472-73, 1479-80; un Pietro fu patrizio di Catania nel 1467 e 1468; un Antonio fu senatore di Catania negli anni 1481-82, 1535-36 e capitano di giustizia nel 1500-501; un Blasco fu senatore di Catania negli anni 1483-84, 1496-97; un Giaimo tenne la stessa carica nella stessa città nel 1490-91; un Raimondo la tenne nell’anno 1494-95; un Giovan Battista fu patrizio di Catania negli anni 1497-98, 1503-504; un Francesco fu giurato di Siracusa nel 1498-99; un Pietro tenne la stessa carica in detta città negli anni 1500-501, 1519-20, 1530-31-32 e senatore negli anni 1530-31, 1539-40; un Ferdinando fu senatore di Siracusa nel 1504-505; un Michele fu senatore di Catania nell’anno 1509-10; un Girolamo tenne la stessa carica in detta città negli anni 1524-25, 1552-53; un Girolamo, barone d’Imposa, fu giurato di Siracusa negli anni 1537-38, 1545-46, 1549-50 e senatore nel 1556-57; un Gerardo fu senatore di Palermo nel 1534-35; un Ferdinando tenne la stessa carica in detta città nel 1535-36; un Cesare fu capitano di giustizia di Palermo nel 1537-38; un Antonio Giacomo fu senatore della stessa città nel 1537-38; un Giovanni, dottore in leggi, fu sindacatore di Randazzo nel 1550; un Ludovico fu giurato di Siracusa negli anni 1555-56, 1560-61, 1566-67 e senatore negli anni 1563-64, 1574-75 e, con privilegio del 18 dicembre 1560, ottenne il titolo di regio cavaliere; un Giovanni fu giurato di Siracusa negli anni 1556-57, 1584-85, 1590-91 e forse egli stesso fu giudice della Gran Corte nell’anno 1559-60; un Guglielmo fu senatore di Catania negli anni 1560-61, 1563-64; un Carlo tenne la stessa carica in Palermo negli anni 1566-67 e 1574-75; un Galeotto, con privilegio dato a 3 maggio esecutoriato a 23 novembre 1575, ottenne il titolo di nobile col Don, fu giudice della Gran Corte negli anni 1575-76 e 1579-80-81, ecc., deputato del regno nel 1585, e capitano di giustizia in Catania nell’anno 1590-91; un Silvio fu capitano di giustizia di Siracusa nel 1578-79; un Cesare fu senatore di Catania negli anni 1576-77; un Vincenzo tenne la stessa carica in Palermo negli anni 1581-82, 1588-89; un Francesco, barone di Mazzarrone, fu senatore di Siracusa nel 1582-83; un Francesco, da Catania, con privilegio del 31 agosto 1589, ottenne il titolo di regio cavaliere; un Vincenzo fu senatore di Palermo negli anni 1609-10, 1615-16; un Andrea, barone di Priolo, fu giurato di Siracusa nel 1614-15, senatore nel 1626-27 e capitano di giustizia negli anni 1629-30, 1630-31; un Salvatore, barone di Cefali, fu senatore in Siracusa nel 1655-56; un Biagio fu capitano di giustizia in Siracusa nel 1660-61; un Gaspare Platamone e Romano fu proconservatore della detta città nel 1661; un Cesare fu capitano di giustizia in Catania negli anni 1659-60, 1665-66; un Alessandro fu se-natore di Palermo nell’anno 1664-65; un Francesco, barone del Priolo, fu senatore di Siracusa negli anni 1667-68, 1672-73, capitano di giustizia nel 1668-69; un Fi-lippo fu giurato nobile in Siracusa negli anni 1683-84, 1685-86, 1689-90 e capita-no di giustizia nel 1670-71; un Antonio principe di Rosolini, fu senatore di Siracu-sa nel 1685-86; un Carlo fu senatore di Palermo negli anni 1688-89, 1689-90; un Graziano fu senatore di Palermo nel 1695-96 e 1703-704; un Giovan Battista fu giurato nobile in Siracusa negli anni 1695-96, 1696-97, 1697-98, 1700-701; un Antonino fu giurato di Licata nel 1701-2; un Gaspare fu senatore di Palemo negli anni 1705-6, 1714-15 e maestro razionale di cappa corta del Real Patrimo-nio; un Nicolò, già capitano di giustizia in Vizzini, concorreva agli uffici nobili di detta città nel 1731; un Lorenzo fu giurato nobile di Siracusa negli anni 1747-48, 1754-55 e sindaco di detta città nel 1750 al 1752; un Baldassare, duca di Cannizzaro Belmurgo, fu senatore di Palermo negli anni 1777-78, 1782-83, pretore di detta città negli anni 1792-93-94, ecc. ecc.; un Alessandro fu capitano di giustizia di Licata nel 1786 e 1787; un Gaetano fu giurato nobile di Siracusa nel 1789-90; un Diego, barone di Pojura, fu senatore di Piazza nel 1797-98; un Giuseppe fu acatapano nobile di Piazza nel 1798-99; un Liborio fu senatore di Piazza nel 1799-800; un Giovan Battista, barone di S. Marco, fu senatore e patrizio di Siracusa nel 1804-805; un Michele Platamone e Moncada (figlio di Baldassare, duca di Belmurgo), fu investito a 16 marzo 1803 dei titoli di principe di Larderia, principe di Rosolini, conte di Sant’Antonio, barone di Roccapalumba, barone di Cipolla, barone dell’Imposa, barone di Longarini, signore di Buscaglia, Ritibillini e Almidara, Sannini e di onze 51 annuali sui porti e caricatori del regno ed a 18 novembre 1805 di quello di signore di Recattivi; un Francesco Platamone e Moncada (fratello del precedente) ottenne, con real rescritto del 24 agosto 1829, concessione del titolo di duca di Belmurgo. Con decreto reale dell’undici agosto 1897 susseguito da Regie Lettere Patenti del 15 maggio 1898 venne concesso al signor Enrico Platamone, nato in Trapani a 3 gennaio 1841, il titolo di marchese con trasmissibilità maschi da maschi in linea e per ordine di primogenitura. Nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobile e titolate della regione siciliana è iscritto, con il titolo di barone di San Marco, il signor Nicolò Gaetano Platamone, di Giovan Battista, di Gaetano.

Arma: d’oro, al monte di nero, di cinque vette, sormontato da tre conchiglie montanti, ordinate in fascia, queste sormontati da un giglio, il tutto di rosso.

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Platania.

Un Giovanni, con privilegio dato in Toledo a 18 novembre 1528 esecutoriato in Messina a 12 ottobre 1530, ottenne la concessione del titolo di nobile del Sacro Romano Impero; un Pietro, con privilegio dato a 3 novembre 1682 esecutoriato a 22 febbraro 1683, ottenne la concessione del titolo di barone di S. Lucia; un Enrico tenne la carica di patrizio in Acireale nel 1743-44; un Antonino del fu Saverio vi tenne quella di acatapano nobile nell’anno 1757-58; un Pietro fu capitano di giustizia in detta città nel 1757-58 e patrizio nel 1762-63; un Paolo, a 22 giugno 1759, ottenne lettere osservatoriali del privilegio di concessione del titolo di nobile del Sacro Romano Impero, ottenuto dal suo antenato Giovanni nel 1528; un Vincenzo fu capitano di giustizia in Acireale nel 1790-91; un Ignazio tenne in detta città la carica di patrizio nel 1800-801.

Arma: ?

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Podio o Poggio.

Si vuole originaria dalla Provenza e vanta un Folco vicerè in Sicilia nel 1268. Un Combaldo nel 1300 ottenne concessione di tutti i beni già posseduti da Diaterna e Giovanni di Aspello; egli stesso, con privilegio del 13 agosto 1300, ottenne da re Federico concessione del feudo di Rosolini e acquistò da Pachito de Girgia il feudo Savini o Sannini, del quale ottenne conferma  a 31 gennaio 1340; un Egidio ottenne da re Martino concessione di onze 200 annue sulle gabelle di Siracusa e del porto di Bruca e onze 200 annue sulle secrezie e porti del regno; un Ferdinando, armigero, nel 1398 era castellano del castello di San Filippo d’Argirò; un Giovanni fu capitano di giustizia di Caltagirone negli anni 1449-50 e tale carica tenne, nell’anno 1471-72, un Bernardo.

Arma: d’azzurro, al monte di tre cime movente dalla punta, sormontato da un giglio accostato da due stelle, il tutto d’oro.

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Politi, Politis (de) o Polito.  – Godette nobiltà in Palermo, Messina, Mazzara; possedette il censo feudale di annue onze 32 sul feudo Pietrabianca.

Un Cristofaro fu giudice straticoziale di Messina negli anni 1461-62-63, 1476-77, 1486-87, 1489-90; un Girolamo tenne la stessa carica negli anni 1491-92, 1494-95; un Giovanni Andrea fu giurato in Mazzara nel 1533-34; un Nicolò fu capitano di giustizia in detta città nel 1566-67; un Pietro fu portulanotto del porto e caricatore di Mazzara nel 1572; un Giuseppe fu giudice pretoriano di Palermo negli anni 1655-56, 1670-71, del tribunale della Gran Corte nel 1663 e del Concistoro nel 1668; un Carlo fu giurato di Mazzara nel 1706-7.

Non sappiamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia quell’Ignazio, che occupò la carica di capitano di giustizia in Termini negli anni 1797-98 e 1805-6.

Arma: d’argento, alla fascia d’azzurro, caricata da un sole d’oro.

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Polizzi.

Questa famglia, che vanta a capostipite un Filippo prefetto della casa reale di re Martino e castellano di Castrogiovanni nel 1398, godette nobiltà in Palermo, Castrogiovanni, Traina, Messina, Randazzo, ecc. Un Ximenio o Simone possedette il feudo Burrana o Burraisi che, per la sua morte, venne concesso da re Martino a Sieri Perapertusa; un Filippo fu capitano di giustizia in Troina nel 1501; un Giovanni Antonio fu senatore in Messina negli anni 1546-47, 1548-49, 1552-53; un Giliberto fu giudice del tribunale del Concistoro nell’anno 1643-44 e della Gran Corte Civile nel 1646-47; un Bartolomeo fu senatore di Palermo negli anni 1690-91, 1694-95; un Silvestro acquistò nell’anno 1730 il titolo di marchese di Sorrentino; un Girolamo, nel nome maritale di Mattia Romeo, a 29 aprile 1746 ottenne investitura del titolo di marchese di Motta Camastra e della baronia di Trearii; un Francesco fu capitano di giustizia in Troina nel 1756-57; un Gaspare dei marchesi di Sorrentino fu cavaliere di Malta nel 1764; un Vincenzo Polizzi e Napoli ottenne a 4 giugno 1778 attestato di nobiltà dal Senato di Palermo; un Paolo fu capitano di giustizia di Troina nel 1786-87; un Vincenzo tenne la stessa carica in Castrogiovanni  nello stesso anno; un Giuseppe Polizzi e Romeo fu proconservatore di Randazzo dal 1799; un Antonino a 29 settembre 1793 ottenne concessione del titolo di barone del Pizzutoe fu capitano di giustizia in Castrogiovanni negli anni 1988-800-801; un Gaspare, marchese di Motta Camastra e barone di Trearii per investitura del 26 agosto 1785, fu capitano di giustizia in Randazzo nel 1797-98 ed oggi, con i detti titoli di marchese di Motta Camastra e barone di Treare, troviamo iscritto nell’elenco ufficiale definitivio delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana il signor Luigi Polizzi, di Gaspare, di Girolamo. Con decreto ministeriale del 1893 venne riconosciuto il titolo di barone del Pizzuto in persona del signor Francesco Antonio Polizzi, di Vincenzo, di Antonio.

Arma: d’oro, a tre pali di rosso ritirati verso la punta, sormontati nel capo da una stella dello stesso.

Alias: di verde, al castello di tre torri, sormontati da tre stelle di sei raggi male ordinate, il tutto d’oro.

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Polizzotti o Polizzotto.

Un Giulio Cesare comprò nel 1678 il territorio o comune di Ciampanella, il quale, all’abolizione della feudalità, era in potere di Francesco, che ne ottenne investitura a 9 agosto 1781 e fu giurato di Petralia Sottana nel 1812-13. Oggi è iscritto nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana, con il titolo di barone di Ciampanella, il signor Antonio Polizzotti, di Francesco, di Giulio Cesare.

Arma: ?

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