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Platamone.
Si vuole che abbia avuto a capostipite, in Sicilia, un Battista,
presidente del Regno nel 1436. A noi però risulta che, nel 1366, un
Francesco Platamone era notaro in Sicilia e, nel 1409, un Paolo
acatapano nobile di Catania. Godette nobiltà in Palermo, Catania,
Siracusa, Messina; possedette i principati di Cutò, Larderia, Rosolini;
la ducea di Belmurgo; il marchesato di Mezzoiuso; la contea di Sant’Antonio;
le baronie di Boscaglia, di Cattasi,
Cefali,
Churca,
Cipolla, Imposa, Longarini, Mazzarone, Melia, Morbano,
Nadore, Passaneto,
Pojura,
Priolo,
Recattivo, Riddidini e Almidara, Risichilla, Roccapalumba, Rosabia e Raffo, Salto dei molini di
Piazza, San Marco, Sannini e Cugno di Combaudo, Scirinda, Solarino,
Terrati e Cavaleri, i Mezzigrani sulle tonnare di Arenella, San Giorgio,
San Nicola e Solanto
l’ufficio di detentore dei libri della deputazione del Regno di Sicilia,
ecc. ecc. Un Battista fu giudice della Gran Corte nell’anno 1434,
signore di Iaci, ambasciatore al re Alfonso e al pontefice Eugenio III,
presidente del Regno di Sicilia nel 1436; un Giulio Sancio (figlio del
precedente) barone di Iaci, fu strategoto di Messina negli anni 1441-42,
1451-52, ecc.; un Tommaso fu patrizio di Catania negli anni 1445-46,
1451-52 e strategoto di Messina nel 1453 e 1454; un Bernardo fu senatore
di Catania negli anni 1459-60, 1466-67, 1470-71; un Giovan Ferrante fu
patrizio della stessa città nel 1462-63; un Luigi tenne la carica di
senatore in detta città negli anni 1465-66, 1472-73, 1479-80; un Pietro
fu patrizio di Catania nel 1467 e 1468; un Antonio fu senatore di
Catania negli anni 1481-82, 1535-36 e capitano di giustizia nel
1500-501; un Blasco fu senatore di Catania negli anni 1483-84, 1496-97;
un Giaimo tenne la stessa carica nella stessa città nel 1490-91; un
Raimondo la tenne nell’anno 1494-95; un Giovan Battista fu patrizio di
Catania negli anni 1497-98, 1503-504; un Francesco fu giurato di
Siracusa nel 1498-99; un Pietro tenne la stessa carica in detta città
negli anni 1500-501, 1519-20, 1530-31-32 e senatore negli anni 1530-31,
1539-40; un Ferdinando fu senatore di Siracusa nel 1504-505; un Michele
fu senatore di Catania nell’anno 1509-10; un Girolamo tenne la stessa
carica in detta città negli anni 1524-25, 1552-53; un Girolamo, barone
d’Imposa, fu giurato di Siracusa negli anni 1537-38, 1545-46, 1549-50 e
senatore nel 1556-57; un Gerardo fu senatore di Palermo nel 1534-35; un
Ferdinando tenne la stessa carica in detta città nel 1535-36; un Cesare
fu capitano di giustizia di Palermo nel 1537-38; un Antonio Giacomo fu
senatore della stessa città nel 1537-38; un Giovanni, dottore in leggi,
fu sindacatore di Randazzo nel 1550; un Ludovico fu giurato di Siracusa
negli anni 1555-56, 1560-61, 1566-67 e senatore negli anni 1563-64,
1574-75 e, con privilegio del 18 dicembre 1560, ottenne il titolo di
regio cavaliere; un Giovanni fu giurato di Siracusa negli anni 1556-57,
1584-85, 1590-91 e forse egli stesso fu giudice della Gran Corte
nell’anno 1559-60; un Guglielmo fu senatore di Catania negli anni
1560-61, 1563-64; un Carlo tenne la stessa carica in Palermo negli anni
1566-67 e 1574-75; un Galeotto, con privilegio dato a 3 maggio
esecutoriato a 23 novembre 1575, ottenne il titolo di nobile col Don, fu
giudice della Gran Corte negli anni 1575-76 e 1579-80-81, ecc., deputato
del regno nel 1585, e capitano di giustizia in Catania nell’anno
1590-91; un Silvio fu capitano di giustizia di Siracusa nel 1578-79; un
Cesare fu senatore di Catania negli anni 1576-77; un Vincenzo tenne la
stessa carica in Palermo negli anni 1581-82, 1588-89; un Francesco,
barone di Mazzarrone, fu senatore di Siracusa nel 1582-83; un Francesco,
da Catania, con privilegio del 31 agosto 1589, ottenne il titolo di
regio cavaliere; un Vincenzo fu senatore di Palermo negli anni 1609-10,
1615-16; un Andrea, barone di Priolo, fu giurato di
Siracusa nel 1614-15, senatore nel 1626-27 e capitano di giustizia negli
anni 1629-30, 1630-31; un Salvatore, barone di Cefali, fu senatore in
Siracusa nel 1655-56; un Biagio fu capitano di giustizia in Siracusa nel
1660-61; un Gaspare Platamone e Romano fu proconservatore della detta
città nel 1661; un Cesare fu capitano di giustizia in Catania negli anni
1659-60, 1665-66; un Alessandro fu se-natore di Palermo nell’anno
1664-65; un Francesco, barone del Priolo, fu senatore di Siracusa negli
anni 1667-68, 1672-73, capitano di giustizia nel 1668-69; un Fi-lippo fu
giurato nobile in Siracusa negli anni 1683-84, 1685-86, 1689-90 e
capita-no di giustizia nel 1670-71; un Antonio principe di Rosolini, fu
senatore di Siracu-sa nel 1685-86; un Carlo fu senatore di Palermo negli
anni 1688-89, 1689-90; un Graziano fu senatore di Palermo nel 1695-96 e
1703-704; un Giovan Battista fu giurato nobile in Siracusa negli anni
1695-96, 1696-97, 1697-98, 1700-701; un Antonino fu giurato di Licata
nel 1701-2; un Gaspare fu senatore di Palemo negli anni 1705-6, 1714-15
e maestro razionale di cappa corta del Real Patrimo-nio; un Nicolò, già
capitano di giustizia in Vizzini, concorreva agli uffici nobili di detta
città nel 1731; un Lorenzo fu giurato nobile di Siracusa negli anni
1747-48, 1754-55 e sindaco di detta città nel 1750 al 1752; un
Baldassare, duca di Cannizzaro Belmurgo, fu senatore di Palermo negli
anni 1777-78, 1782-83, pretore di detta città negli anni 1792-93-94,
ecc. ecc.; un Alessandro fu capitano di giustizia di Licata nel 1786 e
1787; un Gaetano fu giurato nobile di Siracusa nel 1789-90; un Diego,
barone di Pojura, fu senatore di Piazza nel 1797-98; un Giuseppe fu
acatapano nobile di Piazza nel 1798-99; un Liborio fu senatore di Piazza
nel 1799-800; un Giovan Battista, barone di S. Marco, fu senatore e
patrizio di Siracusa nel 1804-805; un Michele Platamone e Moncada
(figlio di Baldassare, duca di Belmurgo), fu investito a 16 marzo 1803
dei titoli di principe di Larderia, principe di Rosolini, conte di Sant’Antonio,
barone di Roccapalumba, barone di Cipolla, barone dell’Imposa, barone di
Longarini, signore di Buscaglia, Ritibillini e Almidara, Sannini e di
onze 51 annuali sui porti e caricatori del regno ed a 18 novembre 1805
di quello di signore di Recattivi; un Francesco Platamone e Moncada
(fratello del precedente) ottenne, con real rescritto del 24 agosto
1829, concessione del titolo di duca di Belmurgo. Con decreto reale
dell’undici agosto 1897 susseguito da Regie Lettere Patenti del 15
maggio 1898 venne concesso al signor Enrico Platamone, nato in Trapani a
3 gennaio 1841, il titolo di marchese con trasmissibilità maschi da
maschi in linea e per ordine di primogenitura. Nell’elenco ufficiale
definitivo delle famiglie nobile e titolate della regione siciliana è
iscritto, con il titolo di barone di San Marco, il signor Nicolò Gaetano
Platamone, di Giovan Battista, di Gaetano.
Arma: d’oro, al monte di nero, di cinque vette, sormontato da tre
conchiglie montanti, ordinate in fascia, queste sormontati da un giglio,
il tutto di rosso.
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Polizzi.
Questa famglia, che vanta a capostipite un Filippo prefetto della casa
reale di re Martino e castellano di Castrogiovanni nel 1398, godette
nobiltà in Palermo, Castrogiovanni, Traina, Messina, Randazzo, ecc. Un
Ximenio o Simone possedette il feudo Burrana o Burraisi che, per la sua
morte, venne concesso da re Martino a Sieri Perapertusa; un Filippo fu
capitano di giustizia in Troina nel 1501; un Giovanni Antonio fu
senatore in Messina negli anni 1546-47, 1548-49, 1552-53; un Giliberto
fu giudice del tribunale del Concistoro nell’anno 1643-44 e della Gran
Corte Civile nel 1646-47; un Bartolomeo fu senatore di Palermo negli
anni 1690-91, 1694-95; un Silvestro acquistò nell’anno 1730 il titolo di
marchese di Sorrentino; un Girolamo, nel nome maritale di Mattia Romeo,
a 29 aprile 1746 ottenne investitura del titolo di marchese di Motta
Camastra e della baronia di Trearii; un Francesco fu capitano di
giustizia in Troina nel 1756-57; un Gaspare dei marchesi di Sorrentino
fu cavaliere di Malta nel 1764; un Vincenzo Polizzi e Napoli ottenne a 4
giugno 1778 attestato di nobiltà dal Senato di Palermo; un Paolo fu
capitano di giustizia di Troina nel 1786-87; un Vincenzo tenne la stessa
carica in Castrogiovanni nello stesso anno; un Giuseppe Polizzi e Romeo
fu proconservatore di Randazzo dal 1799; un Antonino a 29 settembre 1793
ottenne concessione del titolo di barone del Pizzutoe fu capitano di
giustizia in Castrogiovanni negli anni 1988-800-801; un Gaspare,
marchese di Motta Camastra e barone di Trearii per investitura del 26
agosto 1785, fu capitano di giustizia in Randazzo nel 1797-98 ed oggi,
con i detti titoli di marchese di Motta Camastra e barone di Treare,
troviamo iscritto nell’elenco ufficiale definitivio delle famiglie
nobili e titolate della regione siciliana il signor Luigi Polizzi, di
Gaspare, di Girolamo. Con decreto ministeriale del 1893 venne
riconosciuto il titolo di barone del Pizzuto in persona del signor
Francesco Antonio Polizzi, di Vincenzo, di Antonio.
Arma: d’oro, a tre pali di rosso ritirati verso la punta, sormontati nel
capo da una stella dello stesso.
Alias:
di verde, al castello di tre torri, sormontati da tre stelle di sei
raggi male ordinate, il tutto d’oro.
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