Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Rametta a Rau

 

Rametta.

Un Vincenzo, nel nome maritale di Dorotea Reale, possedette il feudo Solicchiara nel principio del secolo XVIII; un Francesco Rametta e Reale, oltre a detto feudo, possedette il feudo Pietrabianca, di cui ottenne investitura a 12 gennaio 1739.

Arma: ?

 

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Ramirez.

Alcuni autori la vogliono originaria dalla Spagna, altri dalla Navarra. Un Giovanni fu capitano di giustizia in Salemi nell’anno 1589-90 e tale carica tenne, in detta città, un Luigi negli anni 1612-13-14; un Francesco fu segretario onorario del re di Sicilia nel 1691; un Luigi fu senatore in Messina nel 1701-2.

Arma: d’argento, al leone di rosso rampante ad un albero di verde e la bordura di rosso, caricata da otto decussi d’oro.

 

 

 

 

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Ramondazzo o Ramundazzo.

Con privilegio del 2 aprile 1711 un Paolo ottenne concessione del titolo di barone di Lo Canaluccio.

Arma: ?

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Ramondetta  vedi Sammartino.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ramondo o Raimondo (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Rampolla.

Si vuole che sia originaria di Pisa, dello stesso stipite dei Roncioni, e che sia stata portata in Sicilia nella fine del secolo XIV. Godette nobiltà in Messina nel secolo XV e in Polizzi; passo all’ordine di Malta sin dal 1428 in persona di un Girolamo. Sono degni di nota un fra Angelico generale dell’ordine di San Giovanni di Dio o Fate Bene Fratelli nel 1639; un Vincenzo capitano di giustizia in Polizzi nel 1645-46; un Antonio proconservatore in detta città nel 1698, giurato nell’anno 1701-2 e primo conte del Tindaro in sua famiglia; un Mariano, conte del Tindaro per investitura del 3 agosto 1743, proconservatore in Polizzi nel 1729, capitano di giustizia nel 1744-45; un Gandolfo giurato in Polizzi nel 1798-99; un Mariano, capitano di giustizia in detta città negli anni 1794-95, 1799-1800, investito del titolo di conte del Tindaro a 17 dicembre 1805; un altro Mariano, creato a 14 marzo 1887 cardinale di S. R. C. del titolo di Santa Cecilia, già segretario di Stato di S.S. Leone XIII, prefetto della S. Congregazione Lauretana, arciprete della patriarcale Basilica Vaticana, ecc.

Arma: d’azzurro, al bastone gigliato d’oro, sostenuto da due leoni coronati dello stesso contra-rampanti e affrontati.

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Ramundazzo vedi Ramondazzo.

 

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Randisi.

Godette nobiltà in Catania . Un Nitto fu senatore in Catania nell’anno 1444-45; un Guglielmo Raimondo, barone di Armicci per investitura del 24 novembre 1461, fu senatore in Catania negli anni 1480-81, 1492-93, 1497-98, 1501-2, 1505-6 e 1515-16, patrizio in detta città negli anni 1507-8, 1514-15, 1521-22, capitano di giustizia negli anni 1504-5, 1517-18, con privilegio del 17 agosto 1515 ottenne il titolo di regio cavaliere e comprò da casa Paternò il feudo Milioto.

Arma:?

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Raneri o Raineri (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ranzano.

Godette nobiltà in Palermo, un Francesco fu senatore di detta città nell’anno 1307-8; un Giacomo tenne la stessa carica nel 1320-21; un Nicolò nel 1326-27; un Martino nel 1447-48; un Giulio fu sindacatore in Sciacca, Corleone e Salemi nel 1498; un Pietro, dell’ordine dei predicatori, fu  inquisitore generale di Sicilia e vescovo di Lucera nella fine del secolo XV.

Arma: d’argento, al monte di tre cime di nero, sormontato da un leone dello stesso.

 

 

 

 

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Rao o Rau (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Rapice.

Un Francesco, con privilegio del 26 marzo 1771, ottenne concessione del titolo di barone di Rosa.

Arma: ?

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Rapisarda.  – Un Giuseppe, del fu Matteo da Santa Lucia di Catania, con privilegio del 26 marzo 1776, ottenne concessione del titolo di barone di Sant’Antonio; un Giuseppe-Benedetto e un Salvatore, dottore in medicina, furono giurati in Santa Lucia di Catania nel 1812-13. Con decreto ministeriale del 7 giugno 1900 il signor Matteo Rapisarda (di Gaspare, di Matteo), nato in Catania a 23 giugno 1845, ottenne riconoscimento del titolo di barone di Sant’Antonio.

Arma: d’argento, all’albero nodrito sulla pianura erbosa verso destra; sinistrato da un leone coronato, armato di mazza, il tutto al naturale.

 

 

 

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Rau o Rao.

Godette nobiltà in Messina, Palermo, Noto, ecc., possedette il principato di Cuba, i marchesati di Caggi e Mongiuffi, Ferla; le baronie di Capopassero, Castrorao, Ferla, San Filippo, Foresta di Taormina, Gallina, Girgia, Sahuna, ecc. ecc. Un Giacomo da Caltabellotta, giurisperito, avvocato fiscale, ottenne dai Martini concessione del feudo Sahuna; un Giovan Francesco fu giudice straticoziale di Messina negli anni 1572-73, 1575-76, 1577-78, della Gran Corte Civile negli anni 1573-74-75, 1579-80-81, presidente del tribunale del Real Patrimonio, avvocato fiscale della Gran Corte e poi presidente dello stesso tribunale, luogotenente di maestro giustiziere nel 1594, deputato del regno negli anni 1594, 1597, 1603, 1609; un Giuseppe, figlio del precedente, sposò Anna Requesens prima marchesa della Ferla; un Marco Antonio, dottore, in leggi fu proconservatore in Taormina nel 1579 e acquistò il feudo Foresta di Taormina; un Vincenzo fu giudice straticoziale in Messina nel 1607-8, acquistò i feudi Girgia, Graniti e Mangiavacchi ed ebbe infeudazione del territorio di San Filippo o Castrorao che ottenne di popolare; un Simone Rau e Requesens fu regio cappellano, vescovo di Patti e deputato del regno  nell’anno 1639; un Vincenzo Rao e Torres fu senatore in Palermo negli anni 1726-27-28, maestro portulano interino del regno, e, con privilegio dato a 26 aprile esecutoriato a 26 maggio 1730, ottenne il titolo di principe; un Carlo fu senatore in Palermo nel 1732-33 e, come marito di Maria Bellia, ottenne a 11 febbraio 1747 investitura di Capopassero: un Simone, marchese della Ferla, fu capitano di giustizia in Noto negli anni 1742-43, 1745-46; un Emanuele fu parroco di Santa Maria di Monserrato al Borgo di Palermo nel 1756, abbate di Santa Lucia di Milazzo, cappellano maggiore del regno nel 1771; un Pietro fu senatore di Palermo negli anni 1764-65, 1768-69, governatore della Tavola negli anni 1766, 1769-70-71, del Monte di Pietà nel 1770, del seminario dei nobili nel 1772; un Francesco, marchese della Ferla, fu patrizio in Noto nell’anno 1787-88; un Simone Rau e Arezzo a 9 marzo 1795 ottenne investitura dei titoli di marchese della Ferla, barone di Bufalefi, barone di Gallina e fu tesoriere in Noto nel 1801-2; un Mario del fu Francesco e un Francesco Rao Corvaia; di Mario, marchese di Mongiuffi sono notati nella mastra nobile di Messina del 1798-1807. Con real rescritto del 18 marzo 1846 venne riconosciuto il titolo di marchese di Ferla al signor Simone Rau ed oggi, nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili titolate della regione siciliana, troviamo annotato il signor Giuseppe Rau (di Simone, di Giu-seppe) con il figlio Simone, con i titoli di marchese della Ferla, barone di Gallina, barone di Bufalefi.

Arma: d’azzurro, alla fenice sorante d’argento sopra la sua immortalità di rosso, guardante il sole d’oro, orizzontale a destra.

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