Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Ravaschiera a Renzis

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Ravaschiera o Ravaschieri.

Si vuole originata dalla casa Fieschi degli antichi conti di Lavagna. Il Palizzolo, copiando come sempre dal Mugnos, dice che questa famiglia passò in Sicilia e dà alcune notizie, nelle quali non si sa se è più da ammirare l’ignoranza completa della storia siciliana o la fervida fantasia. A noi non è stato possibile trovare alcun documento che confermi le notizie date dal Mugnos.

Arma: bandato d’azzurro e d’argento.

 

 

 

 

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Ravidà.  – Godette nobiltà in Salemi e in Trapani. Un Riccardo fu giurato in Salemi nel 1413; un Giacomo fu senatore in Trapani negli anni 1584-85, 1588-89; un Nicolò tenne la stessa carica in detta città nel 1592-93; un Tommaso la tenne nel 1633-34; un Antonio possedette la Tonnara del Palazzo in Trapani.

Arma: ?

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Re (lo).

Il Galluppi dice che questa famiglia godette nobiltà in Messina nel XIV secolo e possedette il feudo Saccolino.

Un Matteo (Lu Rey) nel 1400 fu capitano di Milazzo; un Girolamo, con privilegio del 7 giugno 1623, ottenne il titolo di Don; un Felice Lo Re e Sigillo fu senatore in Messina nel 1755-56.

Arma: d’argento, all’aquila spiegata di nero, sormontata nel capo da due stelle dello stesso.

 

 

 

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Reale.

Questa famiglia possedette il feudo Solicchiara nel secolo XVII.

Arma: ?

 

 

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Reario o Riario (Vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Recupero.

Di questa famiglia notiamo un dottor Francesco Antonio proconservatore in Pozzo di Gotto nel 1720-22; un Giacinto, dottore in leggi, giudice di Catania nel 1740-41; un Ignazio-Benedetto proconservatore in San Giovanni la Punta nel 1758; un Girolamo Recupero e Bonaccorsi che, a 5 novembre 1766, venne investito della baronia di Aliminusa; un Giuseppe Recupero e Zappalà, dottore in leggi, che a 15 settembre 1774 ottenne investitura di detta baronia di Aliminusa e a 28 settembre 1805 del feudo di Santarella e Palazzelli; un dottor Placido, che fu giudice civile in Pozzo di Gotto nell’anno 1797-98.

Arma: ?

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Reda.

Godette nobiltà in Trapani.

Un Bartolomeo, regio segretario, nel 1491 ottenne di poter costruire una salina nel mare di Trapani e fu capitano di giustizia in detta città nel 1479-80; un altro Bartolomeo (di Giacomo, di Bartolomeo predetto) barone della salina di Reda fu senatore in Trapani negli anni 1557-58, 1567-68.

Arma: d’azzurro, alla biga d’oro, tirata da due cavalli d’argento, sormontata da tre stelle d’oro.

 

 

 

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Reforgiato.

Un dottor Vincenzo fu proconservatore in Militello Val di Noto nell’anno 1758 e tale carica tenne un dottor Gaetano Maria nel 1773 ed un barone dottor Gaetano negli anni 1786-1800; un Alfio Maria, con privilegio del 3 maggio 1777, ottenne concessione del titolo di barone delli Insiti, titolo che, con decreto ministeriale del 20 maggio 1901, venne riconosciuto in persona del signor Vincenzo Reforgiato (di Antonino, di Gaetano) nato in Militello il 20 luglio 1847.

Arma: d’argento, alla gemella d’azzurro in fascia, abbassata, sostenente una fiamma di rosso, coronata d’oro, sormontata da una cometa di rosso, posta in banda.

 

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Reggio o Riggio.

Antica e nobile famiglia, che si vuole sia stata portata in Sicilia da un Antonino, padre di Pietro, cittadino di Lentini, possessore del feudo Carmito nell’anno 1353, ecc. Godette nobiltà in Messina, in Palermo, ecc; possedette i principati di Campofranco, Campofiorito, Catena, Iaci SS. Antonio e Filippo; il ducato di Valverde; il marchesato di Ginestra; le baronie di Carcaci, Carmito, Foresta vecchia, Gattaino, Melinventre, Valguarnera, Vatticani, Zubbio, Castelmagro e S. Blasi, il mulino di Barrafaudo, il mulino nel territorio di Iaci, l’ufficio di portulanotto di Lentini, l’ufficio di portulanotto di Licata, le saline di Terranova, ecc. ecc. Un Nicolò, al dir dell’Inveges, ottenne da Federico il Semplice concessione della capitania e castellania della terra e castello di Francavilla; un Pietro de Reggio, da Messina, con privilegio del 14 dicembre 1363 ottenne concessione di onze 40 sopra la secrezia della terra di Randazzo; un Pharenato de Rigio ottenne da re Federico concessione in feudo di onze 30 annue sopra la gabella del quartuccio del vino di Terranova; un Giuliano, al dir dell’Inveges, fu governatore di Palermo nel 1496; un Giovan Luigi fu senatore in Palermo negli anni 1540-41, 1560-62, ecc.; un Simone tenne la stessa carica negli anni 1543-44, 1558-59; un Fabrizio la tenne negli anni 1580-81, 1597 e 1598; un Girolamo, al dir del Di Giovanni, fu uomo assai litterato e fu cappellano maggiore del Re ed abbate di Santa Lucia nel 1585; un Francesco fu senatore in Palermo nel 1605-6; un Antonino tenne la stessa carica negli anni 1608-9, 1613-14-15; un Stefano fu capitano di giustizia in Palermo nel 1638, fu uno dei quattro governatori nobili di detta città durante i tumulti del 1647, deputato del regno, vicario generale in Sicilia, maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio, strategoto di Messina, pretore di Palermo negli anni 1648, 1664, ecc., con privilegio dato in Madrid a 20 dicembre 1653 esecutoriato in Messina a 2 aprile 1654, ottenne concessione del titolo di marchese della Ginestra, e, con privilegio del 20 ottobre 1660 esecutoriato a 24 gennaio 1661, ottenne il titolo di principe di Campofiorito; un Luigi, principe di Campofiorito, ecc., fu maestro razionale del Real Patrimonio, deputato del Regno, cavaliere dell’ordine di San Giacomo della Spada, capitano di giustizia in Palermo nel 1667 e pretore nel 1673, e, con privilegio dato a 4 giugno esecutoriato a 29 luglio 1681, ottenne il titolo di principe della Catena; un Stefano Reggio e Saladino, principe di Campofiorito, ecc. , fu gentiluomo di camera di re Carlo II, capitano di giustizia in Palermo nell’anno 1681, pretore negli anni 1681-82, 1693-94, e, con privilegio dato in Madrid a 10 luglio esecutoriato in Messina a 12 settembre 1672, ottenne concessione del titolo di principe di Iaci SS. Antonio e Filippo; un Andrea Reggio e Saladino dei principi di Campofiorito fu patriarca di Costantinopoli e vescovo di Catania nel 1692; un Giuseppe Reggio e Saladino, marchese della Ginestra, fu deputato del Regno nel 1707 e maestro razionale di cappa corta del tribunale del Real Patrimonio; un Luigi Reggio e Branciforti, principe di Campofiorito, ecc. con privilegio dato a 2 aprile esecutoriato a 9 maggio 1686 ottenne concessione del titolo di duca di Valverde, fu cavaliere dell’ordine di Calatrava, vicerè in Valenza, ambasciatore del re di Spagna presso la repubblica Veneta e il re di Francia, cavaliere dell’ordine di San Michele, grande di Spagna di prima classe, cavaliere dell’ordine di San Gennaro nel 1740, e, a 21 ottobre 1747 venne aggregato, per voto spontaneo, alla mastra nobile di Catania; un Antonino, principe della Catena, fu maestro razionale di cappa corta del tribunale del Real Patrimonio nel 1708; un Andrea Giuseppe, principe della Catena, fu tesoriere generale del regno nel 1729, deputato del regno nell’anno 1744 e 1748, gran croce dell’ordine Costantiniano, ecc.; un Andrea Reggio e Branciforti, dei principi di Campofiorito, ecc. fu ammiraglio di Spagna, cavaliere dell’ordine di San Gennaro, cavaliere gran croce dell’ordine di Carlo III, ecc.; un Michele Reggio e Branciforti, dei principi di Campofiorito, ecc. fu cavaliere gran croce dell’ordine di Malta, consigliere di Stato, capitano generale delle galere, vicerè in Napoli, cavaliere degli ordini del San Gennaro e del Toson d’oro, ecc.; un Girolamo Reggio e Garsia, marchese della Ginestra, fu sergente maggiore della milizia urbana di Palermo, amministratore generale della distribuzione delle polizze d’armi, ecc.; un Agatino Reggio e Statella fu vescovo di Cefalù nel 1752, arcivescovo di Iconio nel 1755, giudice del tribunale della Regia Monarchia o Apostolica Legazia, deputato del regno negli anni 1754, 1758, 1762; un Stefano Reggio e Gravina, principe di Iaci, ecc., fu gentiluomo di camera di re Ferdinando di Borbone, governatore del castello nuovo di Napoli, ambasciatore in Madrid, consigliere reggente di Stato, capitano generale, presidente della giunta di Sicilia in Napoli, cavaliere dell’ordine di San Gennaro e morì nel 1790; un Giuseppe, principe di Iaci, ecc. fu gentiluomo di camera di re Ferdinando, cavaliere dell’ordine di San Gennaro, tenente generale, ecc., fu pretore in Palermo negli anni 1815, 1820, anno in cui moriva vittima del popolo tumultuante.

Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro, sormontata, nel capo, da una cometa posta in palo e accompagnata da tre stelle 2 e 1; il tutto dello stesso.

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Regoli o Rigoles (vedi).

 

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Reina.

Un Alfonso-Mariano (di Benedetto, di Mariano) nato in Militello (Catania) a 22 ottobre 1339 ottenne, con decreto ministeriale del 24 maggio 1898, riconoscimento del titolo di barone di Aere (Aira) del Conte.

Arma: di rosso, al braccio di carnagione tenente uno scettro, sormontato da una corona, il tutto d’oro.

 

 

 

 

 

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Reitano o Raitano.

Godette nobiltà in Palermo e in Messina. Un Antonino fu senatore in quest’ultima città nell’anno 1524-25; un Sebastiano tenne la stessa carica negli anni 1542-43, 1548-49; un Antonello negli anni 1568-69, 1573-74; un Nicolò negli anni 1569-70, 1577-78; un Francesco nel 1582-83; un altro Sebastiano nel 1595-96; un messer Stefano fu ascritto alla mastra nobile del Mollica e tenne la carica di giudice delle appellazioni in Messina nel 1605-6, fu giudice del tribunale del Real Concistoro nel 1613-14 e di quello della Gran Corte nel 1632-33; un Pasquale fu annotato nella mastra nobile del Mollica; un Paolo fu giudice straticoziale in Messina nell’anno 1608-9 e giudice del tribunale della Gran Corte nel 1613-14-15; un Francesco fu senatore in Messina nell’anno 1636-37 e forse fu egli stesso quel Francesco marito di Francesca Porzio che, con privilegio dato a 26 luglio esecutoriato a 30 ottobre 1637, ottenne la concessione del titolo di marchese Gallidoro; un Giambattista fu senatore in Messina nel 1639-40; un Antonino, con privilegio dato a 24 dicembre 1648 esecutoriato a 16 giugno 1649, ottenne concessione del titolo di principe di San Pietro e fu senatore in Messina nell’anno 1664-65; un Diego, con privilegio dato a 27 dicembre 1654 esecutoriato a 14 maggio 1655, ottenne il titolo di marchese di Camporotondo; un Carlo fu senatore in Messina nel 1671-72.

Arma: inquartato: d’azzurro, di rosso, d’oro e di verde alla testa di moro al naturale tortigliata di rosso, cimata dal crescente montante d’argento, posta nel cuore e attraversante su tutto.

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Renda.

Di questa famiglia, che godette nobiltà in Palermo, Caltagirone, ecc. notiamo un Giovanni, che possedette il feudo Passanitello nel secolo XIV; un Francesco, che fu giudice della Gran Corte nel 1565-66; un Giovanni, che tenne la carica di patrizio in Caltagirone negli anni 1552-53, 1556-57; un Giacomo, che tenne la carica di capitano di giustizia in detta città nell’anno 1569-70; un Vincenzo, che, con privilegio dato a 19 febbraio esecutoriato a 29 luglio 1628, ottenne il titolo di Don; un Giovan Filippo, da Ragusa, che, per i suoi meriti, per la nobiltà degli avi e per aver offerto cinquanta scudi alla Regia Corte, ottenne, con privilegio del 12 agosto 1713, il titolo di barone di San Silvestro; un Giovan Battista, che, con privilegio dell’8 gennaio 1720, ottenne il titolo di barone di Monaci; un Nicolò, che, a 15 gennaio 1788, ottenne investitura del titolo di barone di Scordia.

Arma: d’azzurro, alla staffa d’oro, sormontata da tre stelle dello stesso ordinate in fascia nel capo.

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Renzis (de).

Nobile famiglia di Capua. Un Francesco, patrizio Capuano, con privilegio del 13 gennaio 1765, ottenne il titolo di barone di San Bartolomeo.

Arma: ?

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