Nobile famiglia palermitana, che si
vuole sia stata una delle quaranta famiglie, che, nel 1541, fondarono in
Palermo la nobile compagnia dei Bianchi. Un Francesco fu aiutante
nell’ufficio di Conservatore del Real Patrimonio; un Francesco Maria fu
senatore in Palermo negli anni 1750-51, 1752-53; un Corradino tenne la
stessa carica in detta città negli anni 1767-68, 1770-71, 1773-74-75; un
Andrea Romagnolo Albornos de Texeira, a 13 febbraro 1769, ottenne
attestato di nobiltà dal senato di Palermo.
Arma: d’azzurro, al tronco d’albero al
naturale posto in palo, cimato da una colomba d’argento tenente col
becco un ramo d’ulivo.
Un Raimondo, domicello de Villa
Borgie, nel 1402 ottenne conferma delle onze quaranta d’oro sui
redditi delle secrezie di Palermo, già a lui concesse a 3 novembre 1390;
un Cosimo fu pretore in Palermo nel 1429-30; un Luca fu capitano di
giustizia della stessa città nell’anno 1446-46 e pretore nell’anno
1453-54; un Guglielmo Raimondo fu senatore in detta città nel 1575-76 e
tale carica tenne un Benedetto nell’anno 1517-18.
Alcuni la vogliono originaria dalla
Sassonia, altri dalla Catalogna. Pare che sia stata portata in Sicilia
da un Raimondo, barone di San Martino con i casali di Sant’Anna,
Paterniti, Grippari, Pichuli e Floccari, che perdette per essersi
ribellato a re Ludovico. Godette nobiltà in Messina, Siracusa e Randazzo,
ecc. possedette i marchesati Magnisi e di Motta Camastra; le baronie di
Bigeni, Carcaci, Casalgiordano, Castello di Randazzo, Castello di Sant’Alessi,
Baiulazione di Milazzo e Terraggi di Licata, Cugno, Foresta di San
Giorgio con Grassetta, Bifara, Busarra, Grottacalda, Mangaliviti, Triari
e Butti, Melilli, Motta Camastra, S. Martino, Sciari, Baglia,
Collabascia e Erbageria Suttafari, l’ufficio di luogotenente e maestro
notaro del Protonotaro del Regno, ecc. ecc. Un Raniero fu senatore in
Messina nel 1403e tale carica tennero in detta città un Nicolò nel
1414-15 e un Francesco negli anni 1420-21 e 1425-26 ed un altro Nicolò
nel 1488-89; un Andrea fu capitano di giustizia di Randazzo nel 1531; un
Francesco fu senatore in Messina nel 1555-56; un Vincenzo, con
privilegio dato a 29 maggio esecutoriato a 14 settembre 1576, ottenne
concessione dei titoli di regio cavaliere e nobile col Don;
un Antonino fu giudice straticoziale in Messina nell’anno 1617-18; un
Carlo, regio milite, barone del Mezzograno a 20 febbraro 1640 ottenne
infeudazione del castello di Randazzo con il titolo di barone;
un Giovanni fu capitano di giustizia di Randazzo nel 1643-44;
un Giuseppe fu senatore in Messina negli anni 1639-40, 1644-45, 1647-48,
1661-62; un Tommaso, con privilegio del 29 aprile 1647, ottenne il
titolo di barone Allegracuore; un Francesco fu giudice di Palermo negli
anni 1649-50, 1653-54, 1673-74, del tribunale della Gran Corte negli
anni 1665-66-67, 1668-69, 1682-83, 1672-73, 1676-77 e presidente del
Concistoro nel 1677-78; un Giuseppe fu capitano di giustizia in Siracusa
nel 1651-52 e giurato della stessa città nel 1662-63; un Bartolomeo fu
giurato nobile di Siracusa negli anni 1680-81, 1682-83, 1686-87,
1698-99, 1702-3, 1704-5 e 1706-7; un Ignazio, barone di Casalgiordano e
di Bigeni, acquistò nell’anno 1683 l’ufficio di regio luogotenente del
Protonotaro del Regno, fu senatore in Palermo nell’anno 1684-85, con
privilegio dato a 29 settembre 1685 esecutoriato a 9 marzo 1686, ottenne
il titolo di marchese di Magnisi, fu governatore del Monte di Pietà di
Palermo nell’anno 1694-95 e 1701 e primo barone di Grottacalda in sua
famiglia per il matrimonio contratto con Caterina Miccichè; un Vincenzo,
barone di Sant’Alessi, è notato nella mastra nobile di Catania del 16
gennaio 1696 tra i regi feudatari; un Giuseppe fu giurato in Siracusa
negli anni 1699-700, 1729-30; un Tommaso Romeo e Minutoli, un Domenico
Romeo e Petroso, un Giuseppe Romeo e Giunta furono giurati in Randazzo
nell’anno 1701-2; un Giovanni Romeo e Gioeni fu capitano di giustizia in
detta città nel 1701-2; un Marcantonio Romeo e Miccichè fu governatore
del Monte di Pietà di Palermo negli anni 1706-7, 1709-10 e a 17
febbraro 1709 giurò come luogotenente del Protonotaro del Regno; Un
Tommaso fu capitano di giustizia in Randazzo nel 1744-45; un Giuseppe fu
giurato nobile di Messina nel 1746-47;
un Girolamo Romeo e Cipolla fu capitano di giustizia in Randazzo nel
1757-58; un Vincenzo Romeo e Romeo barone del Cugno fu giurato nobile in
Randazzo nel 1775-76; un Giuseppe fu proconservatore in Randazzo sin dal
1781; un Alvaro fu maestro razionale giurisperito del tribunale del Real
Patrimonio nel 1787; un Tommaso Romeo e Ciancio a 20 maggio 1807 ottenne
investitura di Cugno e con decreto ministeriale del 16 novembre 1901 il
titolo di barone del Cugno venne riconosciuto a Tommaso, di Antonio, di
Consalvo Romeo nato in Randazzo il 17 agosto 1842. Con Real Decreto di
motuproprio del 13 giugno 1901 susseguito da RR. LL. PP. del 12
dicembre dello stesso anno venne accettata la refuta del titolo di
barone delle Torrazze (o di Torrazza), fatta da Tommaso e Antonio Romeo
e venne rinnovato il titolo stesso a favore del loro rispettivo figlio e
fratello: Giovanni Romeo, nato in Belpasso a 12 ottobre 1861, con
facoltà di trasmetterlo ai suoi discendenti legittimi e naturali, maschi
da maschi, in linea e per ordine di primogenitura.
Arma: d’azzurro, al borbone accostato,
a destra da tre conchiglie ordinate in palo, a sinistra da un ramoscello
di rosmerino, il tutto d’oro (ramo Romeo del Castello e del Cugno).
D’azzurro, al bordone accompagnato, a
destra da tre conchiglie ordinate in palo, a sinistra da un ramoscello
di rosmerino, il tutto d’oro e colla spezzatura di una bordura di rosso
(ramo Romeo di Torrazza).
Si vuole che sia originaria di Brescia;
godette nobiltà in Messina nel secolo XVI, in Mazzara e in Palermo, ecc.
Un Goffredo, palermitano, a 20 novembre 1282 venne nominato castellano
del castellammare di Palermo; un Andrea fu senatore in Palermo nel 1391;
un Antonio tenne la stessa carica in detta città nell’anno 1486-87; un
Vincenzo fu giurato in Mazzara nel 1531; un Girolamo fu capitano di
giustizia in detta città nel 1542; un Antonio fu senatore in Palermo
nell’anno 1574-75; un Vincenzo tenne la stessa carica in detta città
negli anni 1584-85, 1596-97; un Gerardo e un messer Giuseppe sono
annotati nella mastra nobile del Mollica; un Francesco La Rosa e
Quaranta, con privilegio dato a 5 luglio 1673, ottenne il titolo di
barone della Rosa del Dragone; un altro Francesco, a 23 febbraio 1839,
ottenne attestato di nobiltà dal Senato di Palermo.
Arma: d’azzurro, alla banda d’oro,
caricata da tre rose di rosso.
Originaria, come comunemente si crede, da
Pistoia; godette nobiltà in detta città, in Venezia, in Genova, in Roma;
diede alla chiesa un papa, Clemente IX; fu decorata del titolo di principe
del Sacro Romano Impero, delle ducee di Zagarolo, ecc., succedette a casa
Colonna nei titoli di principe di Castiglione, ecc.
Giuseppe Rospigliosi Gioeni (di Clemente,
di Giulio Cesare), principe Rospigliosi, nobile romano coscritto, principe
del Sacro Romano Impero, duca di Zagarolo, patrizio di Genova, patrizio
Veneto, nobile patrizio di Pistoia, è iscritto nell’elenco ufficiale
definitivo delle famiglie nobili e titolate siciliane con i titoli di
principe di Castiglione, marchese di Giuliana, conte di Chiusa, barone di
Valcorrente, barone di Miraglia, signore di Aidone, signore delle terre di
Burgio, Contessa e Trappeto.
Arma: inquartato d’oro e d’azzurro, a
quattro losanghe dell’uno nell’altro.
Si vuole originaria di Spagna, godette
nobiltà in Palermo e possedette il feudo Nixima. Un Leone fu senatore in
Palermo negli anni 1627-28 e capitano di giustizia in detta città nel
1629-30; un Francesco fu senatore in Palermo nell’anno 1629-30; un Antonio
tenne la stessa carica nel 1633-34 e tale carica tennero un Francesco
Rossell e Speciale negli anni 1675-76, 1718-19; un Guglielmo Rossell e
Speciale nel 1740-41; un Raffaele nel 1771-72.
Arma: d’argento, al leone al naturale,
coronato d’oro.
Alias:
troncato nel primo d’argento, alla rosa di rosso, gambuta e fogliata di
verde; nel secondo, d’oro a quattro pali di rosso.
Illustre e storica famiglia che si
vuole d’origine Normanna, nota in Sicilia fin dal secolo XII. Godette
nobiltà in Messina, Palermo, Catania, Castrogiovanni, Troina, ecc. ecc.
Possedette il principato di Cerami, le contee di Aidone, Casandola,
Collesano, Sclafani, San Secondo; le baronie di Baccarati e Petralixa,
Callura e Lamia, Caltavuturo, Camitrice, Campo, Cartolaro, Cerami,
Conzeria,
Corte,
Difesa,
Foresta di Lignaria o De Castro, Ganno, Pietrarossa e Fontana del Conte,
San Giorgio, Graniti o Aderniti, Santa Margherita, Mendola, Militello, Miserendino, Nicchiara, Nixexa, Pardo,
Piscopo,
Prato,
Rataglusu,
la salina di Fragiovanni in Marsala,
Saponara,
Schirone,
Scordia Sottana,
Settefarine, Sperlinga, Targia, Vigliatore, Vignali, ecc. ecc. Un Rosso
barone di Cerami, al dir del Villabianca, fu regio vessillifero di re
Pietro I d’Aragona; un Federico fu senatore in Messina nell’anno 1286;
un Andrea e un Riccardo, militi da Messina, sono annotati nel ruolo dei
feudatari sotto re Ludovico; un Enrico conte di Aidone, Collesano,
Sclafani fu governatore in Messina nel 1355, gran cancelliere e grande
ammiraglio del Regno, governatore di Taormina, signore delle terre di
Castrogiovanni, Mistretta, Nicosia, Asaro, Castiglione, Francavilla,
Avola, ecc. ecc., spadroneggiò su molte città di Sicilia, si ribellò a
re Federico e fu causa della morte della regina Antonia; un Bartolomeo,
da Siracusa, fu luogotenente di maestro razionale della regia Corte nel
1392 e possedette la terra e castello di Palazzo Adriano; un Damiano,
abitante di Catania ottenne a 8 gennaio 1409 conferma della baronia di
Militello; un Orlando fu cavaliere di Malta nell’anno 1436; un Antonio
conte di Sclafani, a 15 giugno 1446, venne nominato suo sostituto nel
viceregnato da Lupo Ximenes, d’Urrea; un Pietro fu cavaliere di Malta
nel 1457; un Giovanni fu senatore in Palermo negli anni 1539-40,
1443-44; un Enrico fu senatore in Catania negli anni 1555-56, 1559-60,
1562-63, 1566-67 e capitano di giustizia in detta città nel 1564-65; un
Francesco fu senatore in Catania negli anni 1558-59, 1563-64; un Carlo,
barone di Xiruni, fu giurato di Caltagirone negli anni 1584-85, 1602-3,
1606-7 e patrizio nel 1622-23; un Pietro, un messer Giovanni Domenico
sono iscritti nella mastra nobile del Mollica; un Andrea fu senatore in
Catania nel 1593-94; un Giuseppe tenne la stessa carica in detta città
nel 1602-3; un Francesco fu giurato in Caltagirone nel 1616-17 e
patrizio nell’anno 1628-29; un Pietro fu giurato in detta città nel
1630-31 e senatore negli anni 1639-40, 1645-46, 1654-55, 1657-58; un
Vincenzo Russo e Camoli fu proconservatore in Cerami nell’anno 1632; un
Antonino Russo e Spatafora fu senatore in Messina nel 1645-46; un
Antonio (lo stesso del precedente?) tenne la stessa carica in detta
città negli anni 1648-49, 1654-55, 1660-61; un Vincenzo a 20 settembre
1646 ottenne il titolo di barone di San Gandolfo; un Francesco ebbe
concesso, con privilegio dato a primo settembre 1663 esecutoriato a 8
marzo 1664, il titolo di principe di Cerami; un Ignazio Rossi Albano e
Celestri a 19 giugno 1681 fu barone delle Settefarine; un Ignazio (lo
stesso del precedente?) fu capitano di giustizia in Naro nell’anno 1686
e, con privilegio dato a 19 ottobre 1694 esecutoriato a 15 febbraro
1695, ottenne il titolo di conte di San Secondo (Ciccobrighi); un
Desiderio Rossi, dottore in leggi, ottenne con privilegio del 6 ottobre
1702 il titolo di barone di San Giorgio, fu giudice in Messina nel
1703-4, giudice della Gran Corte Criminale nell’anno 1710-11 ed a 28
ottobre 1709 venne aggregato alla mastra nobile di Catania, fu
commissario generale del Regno, ecc. ecc. nel 1713; un Antonio, figlio
del dottor Desiderio, a 28 ottobre 1709 venne aggregato alla mastra
nobile di Catania e fu senatore in detta città negli anni 1729-30,
1733-34, 1741-42, capitano di giustizia nel 1742-43 e patrizio nel
1746-47; un Domenico fu arcivescovo in Palermo e deputato del Regno
negli anni 1738, 1746; un Antonio fu capitano di giustizia in
Castrogiovanni nel 1740-41; un Simone fu senatore in Palermo nel
1743-44; un Marco Antonio conte di San Secondo fu capitano di giustizia
in Naro nel 1744-45; un Francesco fu senatore in Caltagirone negli anni
1748-49, 1751-52, 1754-55, 1757-58; un Ascanio, dottore in leggi, da
Messina, con privilegio dato a 25 agosto 1750 ottenne il titolo di
barone del Campo; un Antonio fu proconservatore in Agosta dal 1750; un
Giovanni, principe di Cerami, a 17 febbraio 1753 fu aggregato alla
mastra nobile di Catania e fu patrizio in detta città nell’anno 1755-56;
un barone Domenico Russo a 12 ottobre 1753 fu aggregato alla mastra
nobile di Catania; un Michele Russo e Scammaccca, barone di San Giorgio,
fu senatore in Catania nel 1755-56; un Pietro Paolo fu capitano di
giustizia in Acireale nel 1758-59; un Salvatore fu patrizio in detta
città nel 1759-60; un Giuseppe Russo e Pappalardo, giudice della Gran
Corte del Regno, a 8 dicembre 1762 venne aggregato alla mastra nobile di
Catania; un Pasquale fu capitano di giustizia in Troina nel 1772-73; un
Francesco fu capitano di giustizia in Agosta nell’anno 1774-75; un
Domenico Russo e Speciale, principe di Cerami, fu capitano di giustizia
in Catania nel 1775, patrizio nel 1778 e senatore nell’anno 1795; un
barone Enrico fu capitano di giustizia in Cerami nel 1786-87; un
Bonaventura Rossi, dottore in leggi, fu giudice pretoriano in Palermo
negli anni 1787-88 e 1792-93, giudice del Concistoro nel 1797-98-99,
della Gran Corte nel 1802, 1808, gran camerario e commissario in
Catania, ecc.; un Antonio, barone di S. Giorgio, fu capitano di
giustizia in Catania nel 1797-98; un Pietro fu senatore in Agosta nel
1798-99; un Calcedonio Russo e Carnazza fu giurato nobile in
Castrogiovanni nel 1798-99; un barone Antonino del fu Francesco fu
annotato nella mastra nobile di Messina nel 1798-1807; un Giovanni,
principe di Cerami, fu patrizio in Catania nel 1801-2; un dottor
Francesco Rossi giudice della Gran Corte del Regno a 26 novembre 1804
venne aggregato alla mastra nobile di Catania; un Giovanni Rossi tenne
la carica di patrizio in Acireale nel 1812-13; un Ignazio Emanuele Rossi
(di Andrea, di Ignazio) commendatore dell’ordine del San Sepolcro, ecc.
già sindaco di Aci Catena, e consigliere e deputato provinciale di
Catania, con decreto ministeriale del 22 giugno 1900, ottenne
riconoscimento del titolo di nobile. Giovanni Rosso (di Domenico, di
Giovanni) è iscritto nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie
nobile e titolate della regine siciliana con i titoli di principe di
Cerami, barone della Torre e Mendola, signore di Ganno, Pietrarossa e
Fontana. Sposò Rosalba Paternò Castello dei marchesi di San Giuliano e
fu padre di Domenico, principe di Cerami, ecc., cavaliere dell’ordine di
Malta, marito di Isabella Alvarez Calderon dama di palazzo di S.M. la
regina madre e di Antonino, cavaliere dell’ordine di Malta, console
generale del Perù in Catania, riconosciuto con decreto ministeriale del
30 marzo 1901 nel titolo di nobile dei principi di Cerami.
Si vuole che sia originaria dalla Savoia,
godette nobiltà in Palermo.
Un Giovanni e un Pietro, fratelli, a 20
marzo 1775 ottennero dal senato palermitano attestato di nobiltà; il Pietro
acquistò salme 260 del feudo Gasena o Piano, ottenendone investitura a 4
maggio 1792 e fu primo marchese di San Ferdinando per real privilegio del 28
aprile 1799 esecutoriato a 16 febbraio 1808 a favore del figlio Francesco,
che, a 15 marzo 1808, otteneva investitura delle salme 260 di Gasena e
Piano.
Arma: troncato: d’azzurro e di rosso, con
sei rose d’oro, poste tre nel primo e tre nel secondo.
Un Antonino acquistò il feudo Molinazzo,
del quale ottenne investitura a 17 maggio 1779 e trasmise al figlio
Carmelo, che ne venne investito a 4 ottobre 1801.
Il Minutolo vuole che questa famiglia
abbia goduto nobiltà in Castrogiovanni e parla anche di un Antonio
capitano giustiziere in detta città nel 1548. Noi abbiamo trovato un
Francesco Maria Rotondo con la carica di capitano di giustizia in
Rametta nel 1756.
Arma: d’azzurro, a nove stelle d’oro,
poste 3, 3 e 3.