Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Sabatini a Saletti

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Sabatini o Sabatino.

Troviamo questa famiglia in Palermo, Messina, Randazzo. Un Andrea fu senatore in Palermo nel 1325-26; un fra Pietro è iscritto nella mastra nobile del Mollica (lista XIII, anno 1599); un Giovan Francesco e un Simone, fratelli, con privilegio dato a 9 marzo 1638 ottennero la concessione di un titolo di barone per ciascuno; un Simone (è lo stesso del precedente?) fu senatore popolare in Palermo nel 1647-48.

Arma: d’oro, al leone di rosso.

 

 

 

 

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Sabbia o Sabia.

Si vuole che sia d’origine Normanna e che sia stata portata in Sicilia ai tempi di re Alfonso. Godette nobiltà in Palermo, Nicosia, ecc.; possedette i feudi Calamonaci, Malpertuso, Verbumcaudo, la salina dell’isola di Altavilla in Marsala, ecc. Un Nicolò fu avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio e deputato del Regno nell’anno 1499; un Federico tenne quest’ultima carica nel 1518 e fu capitano di giustizia in Palermo nel 1525-26; un Nicolò Antonio fu senatore in detta città nell’anno 1527-28 e tale carica tennero un secondo Federico negli anni 1571-72, 1574-75 e 1579-80 e un altro Federico negli anni 1648-49, 1672-73.

Arma: d’azzurro, alla fascia cucita di rosso orlata d’oro, caricata da due mezzelune affrontate d’argento.

Alias: d’azzurro, a due leoni d’argento, alla fascia di rosso attraversante.

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Sacariga o Sagarriga.

Si vuole che sia originaria dalla Catalogna e che sia stata portata in Sicilia da un Francesco, il quale prese grande parte alle lotte tra i baroni siciliani e i Martini, fu regio milite, camerlengo e possedette la terra di Sortino.

Arma: d’argento, allo scoglio di verde piantato in un mare movente dalla punta.

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 Saccano.

Si vuole che questa famiglia sia stata nota in Sicilia sin dai tempi dei Greci e che abbia occupato, in Messina, la carica di strategoto nell’epoca normanna, in persona di parecchi suoi membri. Godette nobiltà in Palermo, in Messina, ecc. possedette le baronie di Casalnuovo, Culla, Grassetta, Gurafi, Limbrici, Monforte e S. Piero di Monforte, i casali di Santo Stefano di Briga, le tonnare del porto di Milazzo, il diritto del grano del tarì dei baroni sulle marine del regno, ecc. Un Luigi fu senatore in Messina negli anni 1441-42, 1444-45, 1455-56; un Antonino tenne la stessa carica in detta città negli anni 1462-63, 1467-68-69, 1474-75, 1476-77; un Pietro, da Messina, fu castellano della Mola nel 1473; un Angelo fu senatore in Messina negli anni 1487-88, 1513-14; un Luigi fu capitano di giustizia in Patti nel 1488; un Michele fu giudice straticoziale in Messina negli anni 1505-6, 1509-10, 1518-19; un Antonino fu senatore in Palermo negli anni 1526-27, 1529-30, 1532-33, 1538-39, 1541-42, 1545-46, 1548-49; un Nicolò Giacomo fu senatore in Messina nel 1534-35 e giudice della Gran Corte del Regno negli anni 1553-54, 1555-56; un Giovan Matteo fu senatore in Palermo nel 1543-44; un Antonino fu governatore del Monte di Pietà in questa città nel 1546-47; un Francesco fu senatore in Messina nel 1561-62; un Domenico tenne la stessa carica in detta città negli anni 1571-72, 1576-77, 1579-80, 1582-83, 1604-5, 1609-10 e fu governatore d’artigliera in Messina; un Ansalone, un Stefano ed un Pietro del fu Francesco sono annotati nella mastra nobile del Mollica; un Flaminio fu senatore in Messina nel 1714-15.

Arma: di rosso, a due pali vajati d’oro e di rosso.

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Sacco.

Il Galluppi la vuole originaria di Milano, nobile in Messina nei sec. XIII e XIV e posseditrice della baronia di Mirii. Un Alvaro Sacco, messinese, al dir del Barberi, possedette il feudo Nimiri, che donò nel 1443 a Gilberto de Urso, annullando la precedente donazione fatta al proprio figlio naturale Gilberto Sacco; un messer Antonio è annotato nella mastra nobile del Mollica (lista XIX, anno 1605).

Arma: di rosso, al leone d’oro.

 

 

 

 

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Sagarriga o Sacarriga (vedi).

 

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Saija.

Nobile famiglia messinese. Un Giorgio fu giudice straticoziale in Messina nel 1593-94; un Giuseppe è annotato nella mastra nobile del Mollica; un Giuseppe, di Francesco; un Francesco, dottore in leggi, un Gaetano, un Giuseppe e un Luigi, figli di Antonino, sono ascritti alla mastra nobile di Messina del 1798-1807.

Arma: d’oro, a tre torce al naturale accese di rosso, impugnate e legate d’azzurro.

 

 

 

 

 

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Sala.

Pare che sia originaria dalla Catalogna e che sia venuta in Sicilia nel secolo XIII, godendo nobiltà in Messina, Palermo, Girgenti, Marsala, ecc. Un Francesco per i suoi servizi ottenne da Federico II onze trenta annuali e poi da re Pietro II, a 8 novembre 1336 e 18 marzo 1337, denari tre annui sull’ufficio di Portulano di Girgenti; un Michele acquistò da Francesco Grifeo i feudi Diesi e Sparacia e forse egli stesso fu quel Michele che tenne la carica di governatore del Monte di Pietà di Palermo negli anni 1589-90-91; un Vincenzo fu giurato in Marsala negli anni 1694-95, 1701-2 e prefetto nella stessa città nell’anno 1697-98; un Giuseppe fu capitano di giustizia in Girgenti nel 1705-6; un Vito fu proconservatore in Calatafimi nel 1726; un Pantaleone fu giurato in Girgenti nel 1745-46 e a 11 marzo 1761 venne proposto per la carica di capitano di giustizia in detta città; un Michele nel 1759 faceva parte della nobiltà di Marsala; un Giro-lamo fu giurato in Girgenti nell’anno 1798-99 e capitano di giustizia negli anni 1793-94 e 1802-3; un Libertino fu capitano di giustizia in Girgenti nell’anno 1798-99; un Giuseppe Sala e Grifeo fu prefetto in Marsala nel 1798-99.

Arma: di rosso, a tre mezze colonne a base d’argento, poste 1 e 2 .

Alias: d’azzurro, alla colomba posata d’argento, tenente col becco un giglio d’oro.

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Saladino.

Si vuole che sia originaria dalla Navarra e che sia stata portata in Sicilia al tempo dei Martini. Un Alfonso fu senatore in Palermo negli anni 1529-30, 1536-37 e 1547-48; un Pietro fu giudice della Gran Corte del Regno nel 1556; un Innocenzo fu senatore in Palermo nel 1564-65; un Francesco fu giudice pretoriano in detta città nel 1566-67, del tribunale della Gran Corte negli anni 1577-78-79, 1581-82-83, reggente in Spagna, ecc.; un Michele fu senatore in Palermo nel 1585-86; un Giuseppe fu vescovo di Siracusa † 1611; un Pietro fu deputato del Regno nel 1624; un Alfonso fu senatore in Palermo negli anni 1626-27, 1633-34 e barone di Valguarnera-Ragali; un Andrea, barone di Valguarnera, tenne la carica di senatore di Palermo nel 1641-42.

Arma: d’oro, alla fascia di rosso sostenente un albero di palma naturale, accompagnata in punta da una testa di moro attorcigliata di rosso.

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Salamone o Salomone.

Alcuni la vogliono originaria di Venezia, portata in Sicilia ai tempi di re Federico III da un  Ruggero; altri la vogliono originaria di Genova.

Godette nobiltà in Messina nel secolo XVIII e in Palermo; si diramò in Nicosia, Termine, Siracusa, Mazzara, Polizzi, Sutera e Licata e vanta, tra i suoi membri, quel Francesco che alla Cerignola (disfida di Barletta) fece parte del gruppo dei cavalieri spagnuoli, che si battè contro i francesi tenendo alto l’onore d’Italia. Possedette la ducea di Albafiorita, le baronie di Caccione, Chialiruni o Fiumesalato, Comitini, Calatasudemi, Pietra e Racalmari, Militello Val Demone, Pietrevive, Ponte o diritto di pontaggio in Termini, ecc. Un Paolo, figlio di Ruggero, regio camerario, con privilegio del 14 febbraio 1398 fu nominato provveditore e ispettore dei castelli e fortezze della Sicilia e con privilegio del 17 febbraio 1399 fu nominato regio familiare; un Donato fu vicesecreto in Polizzi nell’anno 1409; un Giaimo fu giurato in Caltagirone negli anni 1427-28, 1431-31, 1434-35; un Bartolomeo fu capitano di giustizia in detta città nel 1437-38; un Francesco fu giurato in Termini nell’anno 1451-52; un Giovanni fu capitano di giustizia in Caltagirone nel 1461-62; un Guglielmo fu giurato in Nicosia nel 1465, 1468; un Giovan Pietro fu capitano di giustizia in Termini nel 1497-98; un Ruggero fu senatore in Palermo negli anni 1587-88, 1590-91; un Francesco, un Antonio furono cavalieri di Malta (1632, 1671); un Vincenzo fu senatore in Messina negli anni 1690-91, 1694-95, 1701-2; un Pompeo Salamone Notarbartolo e Moncada maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio, con privilegio dato a 11 agosto 1692 esecutoriato a 16 dicembre dello stesso anno, ottenne il titolo di duca di Albafiorita; un Francesco fu giudice pretoriano in Palermo nell’anno 1716-17 e giudice della Gran Corte Criminale nel 1723-24; un Giuseppe, duca di Albafiorita, fu governatore degli azzurri in Messina nel 1736; un Felice, barone di Salinella, fu capitano di giustizia in Nicosia nel 1742-43; un Giuseppe fu senatore in Palermo negli anni 1750-51, 1752-53-54; un Ignazio fu capitano del reggimento “Liguria” nel 1747; un Vincenzo fu tenente colonnello del reggimento “Real Palermo” nel 1764; un Giovanni capitano del reggimento “Real Palermo” fu senatore in Messina nel 1765 e governatore della torre del Faro; un Guglielmo fu capitano di giustizia in Nicosia nel 1768-69; un Domenico fu senatore in Palermo negli anni 1773-74-75. A 21 agosto 1769 e a 18 febbraio 1778 Domenico e Giuseppe Maria Salamone ottennero attestato di nobiltà dal Senato di Palermo.

Arma: partito, nel 1° d’azzurro a tre bande d’oro; nel 2° d’azzurro alla sbarra d’oro e il palo dello stesso attraversante sulla partizione.

Cimiero: due braccia vestite di nero tenenti con le mani di carnagione il gruppo di Salamone di nero.

Divisa: NEC VI NEC METU.

Partito nel 1° d’azzurro, al braccio destro armato al naturale, impugnante una spada d’argento manicata d’oro, alta in banda; nel 2° di verde al semivolo d’argento movente dalla partizione e due triangoli d’oro vuoti ed intrecciati.

Cimiero: come sopra (ramo di Niscosia).

Alias: di verde, alla punta d’oro posta in banda uscente dall’angolo sinistro della punta, caricata da tre bande di rosso, ritirate dal lembo destro della punta; questa sormontata, nel punto del capo da due triangoli d’oro, vuoti ed intrecciati ed accompagnati, a sinistra da un semivolo d’argento, sinistro, sormontato da una stella [8] dello stesso.

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Salazar.

Originaria di Spagna, pare che sia stata portata in Sicilia da un Lopes che fu castellano in Cefalù nel 1556.

Un Andrea fu proconservatore in Caltabellotta nel 1576, castellano del Castellammare di Palermo nell’anno 1580, pretore in detta città negli anni 1587-88, 1590-91, proconservatore in Sciacca; un Pietro fu senatore in Palermo negli anni 1597-98, 1609-10, deputato del Regno nel 1609, governatore del Monte di Pietà in Palermo nel 1604-5 e della Tavola della stessa città nel 1607-8; un capitan Giovanni fu castellano di Agosta nell’anno 1628; un Antonio fu senatore in Palermo nell’anno 1691-92.

Arma: di rosso, a tredici stelle d’oro, poste 1, 3, 3, 3 e 3.

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Salemi.

Troviamo questa famiglia in Palermo, Catania, Modica, ecc.; possedette i feudi San Marco lo Vecchio e Montepellegrino, il ponte marittimo di Catania, ecc. Un Francesco fu giudice pretoriano in Palermo nel 1610-11; un Vincenzo tenne la stessa carica in detta città negli anni 1650-51, 1652-53 e fu giudice del tribunale del Concistoro nel 1666; un Giovan Battista, da Modica, con privilegio del 10 luglio 1653, ottenne il titolo di barone; un Antonio fu proconservatore in Modica nel 1680.

Arma: ?

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Salerno.

Si vuole che sia originaria di Napoli. Godette nobiltà in Palermo, Catania, Messina, ecc.; possedette il diritto del Mezzograno o Ufficio del Portulanotto di Sciacca, ecc. Un Pietro fu senatore in Catania negli anni 1471-72, 1476-77, 1480-81; un Francesco fu giudice pretoriano in Palermo nel 1609-10; un altro Francesco (lo stesso del precedente?) fu senatore nella stessa città negli anni 1646-47-48, 1650-51, 1655-56; un Carlo tenne la stessa carica in detta città negli anni 1740-41, 1748-49; un Cesare la tenne negli anni 1767-68, 1773-74-75.

Arma: d’azzurro a tre sbarre d’oro, col capo di rosso, caricato da tre crescenti d’argento, sostenuto da una riga  d’oro.

Alias: d’azzurro, al leone rivolto d’oro, sostenuto da un monte a tre cime movente dalla punta, attraversato dalla traversa e sormontato da tre stelle, ordinate nel capo; il tutto dello stesso.

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Saletti.

Nobile famiglia di Randazzo, della quale, tra gli altri, notiamo un Domenico che fu capitano di giustizia in detta città nel 1695-96; un Girolamo che fu giurato nobile in Randazzo nel 1787-88 e un Ignazio che tenne la stessa carica in detta città nel 1794-95.

Arma:?

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