Il Galluppi la vuole originaria di
Spagna, nobile in Messina nei secoli XIV e XV e decorata delle baronie
di Albiato, Callura, Grottte. Un Rodrigo fu barone di Grotte sotto re
Pietro I d’Aragona; un Luigi, barone di Motta Santa Anastasia,
fu capitano di giustizia in Palermo nell’anno 1502-3, deputato del regno
nell’anno 1514, protonotaro nel 1537; un Girolamo fu senatore in Palermo
nel 1508-9; un Ambrogio tenne la stessa carica in detta città negli anni
1515-16, 1521-22; un altro Ambrogio la tenne negli anni 1618-19,
1621-22; un Francesco fu senatore in Messina nell’anno 1690 e 1691.
Arma: d’azzurro a quattro bande d’oro,
ed un leone di rosso soprastante del tutto.
Alias:
d’argento a tre bande di rosso, col leone d’azzurro attraversante sul
tutto.
Troviamo questa famiglia in Trapani e
in Salemi. Un Pietro possedette nel secolo XIII il feudo Gibiligalefi o
Mucharda; un Antonio fu giurato in Salemi negli anni 1443-44, 1463-64;
un Giovanni, regio cavaliere, fu capitano di giustizia in Trapani negli
anni 1459-60, 1466-67, e di Salemi negli anni 1470-71-72; un Simone fu
senatore in Trapani nel 1503-4 e capitano di giustizia negli anni
1505-6, 1507-8; un Polidoro fu giurato in Salemi nel 1495 e tale carica
tennero in detta città un Bartolomeo nel 1507, un Pietro nel 1540, un
Antonio negli anni 1550-51-52; un Giacomo nel 1569-70; un Simone fu
capitano di giustizia in Trapani nel 1575-76; un Leonardo fu giurato in
Salemi nel 1597-98; un Giovanni Antonio fu maestro notaro delle
appellazioni in detta città nel 1671; un Antonino, dottore in leggi, fu
giudice capitaniale in Salemi nell’anno 1742-43.
Vanta di trarre orgine dalla real casa di
Leon; fu una della più nobili famiglie di Spagna, decorata di un gran numero
di feudi e di titoli. Si vuole che sia stata portata in Sicilia da un
Giovanni Sandoval e Paceco, capitano della guardia del vicerè marchese di
Vigliena, nella prima metà del secolo XVIII; a noi invece risulta che la
famiglia era già in Sicilia ai tempi di re Alfonso, trovando in tale epoca
un Diego castellano di Augusta. Possedette il principato di Castelreale, la
ducea di Sinagra, il marchesato di San Giovanni la Mendola, la contea di
Naso, i diritti del mezzograno su Solanto, San Nicolò, Arenella, ecc.
Un Giovanni Sandoval e Platamone, cavaliere
dell’Alcantara, con privilegio dato in Madrid a 24 dicembre 1648
esecutoriato in Messina a 17 maggio 1649, ottenne il titolo di marchese di
San Giovanni la Mendola e, con privilegio dato in Madrid a 13 giugno 1672
esecutoriato a 4 febbraio 1673, ottenne il titolo di principe di Castelreale;
un Giovanni Sandoval e Salazar fu castellano del castello di Cefalù nel
1664; un Gaspare de Sandoval e Salazar fu proconservatore in Siracusa negli
anni 1680, 1694; un Pietro fu abate di Santa Maria di Gala nel 1714; un
Antonino Sandoval e Filangeri principe di Castelreale, ecc. fu deputato del
regno, maestro razionale del Real Patrimonio negli anni 1723, 1728; un Diego
Sandoval e Mira, principe di Castelreale, ecc. fu senatore in Palermo nel
1778-79 e, per la moglie Giuseppa Joppolo e Ventimiglia, duca di Sinagra,
conte di Naso, ecc.; un Giovanni Antonio, principe di Castelreale, ecc. fu
senatore in Palermo nel 1783-84, deputato del regno nel 1794 e sindaco di
Palermo nel 1795.
Arma: d’oro, alla banda di nero, ingollata
da due teste di leone, dello stesso.
Si crede che sia originaria di Valenza
e che abbia assunto il cognome San Filippo per il possesso della
castellania di San Filippo d’Argirò. Un Andrea de Santo Filippo ottenne
da re Federico il territorio chiamato la Galea de Anaulina in Malta; un
Desiderio acquistò il feudo Sortavilla Imbaccari e la baronia di Grotte
sulla quale, con privilegio dato a 17 luglio 1648 esecutoriato a 20
settembre 1649, ottenne il titolo di duca, fu cavaliere di Malta, ecc.;
un Tommaso duca di Grotte, ecc. fu cavaliere dell’ordine dell’Alcantara,
governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1698-99, deputato e
maestro portulano del Regno, ecc.
Arma: d’azzurro, al leone d’oro ed una
banda di rosso attraversante.
Si vuole che sia originaria di Napoli e
dello stipite dei conti di Apice. Godette nobiltà in Messina, trovando
annotato nella mastra nobile del Mollica un messer Francesco.
Arma: d’argento, alla croce di rosso,
cantonata al primo cantone da una stella dello stesso.
Godette nobiltà in Palermo nel secolo XV,
trovando un Nicolò con la carica di senatore in detta città negli anni
1412-13, 1418-19, 1435-36, 1438-39, 1444-45.
Alcuni vogliono che questa famiglia sia
originaria dalla Catalogna, altri invece che sia originaria dalla
Guascogna e che abbia avuto a capostipite un Raimondo, signore di Miger
e Toupers, il quale dall’imperatore Federico II, in memoria degli atti
di eroismo compiuti in Terrasanta, ottenne il privilegio di alzare nelle
proprie armi l’aquila imperiale che tiene lo stendardo con le armi
gerosolimitane. Non è nostra intenzione discutere su tale origine, anche
perchè noi non conosciamo il privilegio imperiale citato dagli autori in
sostengno al loro assunto; ci limitiamo perciò a dire che la famiglia
Sammartino pare che sia stata portata, in Sicilia, da un Guglielmo, ai
tempi di re Pietro. Possedette il principato di Pardo, le ducee di
Fabrica, Montalbo, San Martino, le baronie di Campobello, Gimia, Gisira,
Morbano, Priolo, Tuzia, ecc. ecc. Un Lopez Sammartino o Ramondetta fu
maestro segreto di Palermo nel 1488; un Giovanni fu capitano di
giustizia in Caltagirone nel 1518-19; un Raimondo tenne la stessa carica
in detta città nel 1550-51 e forse egli stesso fu quel Raimondo, che
occupò le cariche di giudice della gran corte, di deputato del regno,
presidente del Concistoro, reggente il supremo consiglio d’Italia, ecc.
e che, con privilegio dell’8 aprile 1565 esecutoriato a 31 dicembre
1566, ottenne la concessione del titolo di nobile col Don; un capitano
Alonso fu castellano del castello di Augusta nel 1580; un Ottavio fu
capitano di giustizia in Catania nel 1610-11; un Vincenzo Sammartino e
Ramondetta, barone del Pardo, fu senatore della stessa città negli anni
1631-32, 1634-35-36, 1653-54; un Raimondo, barone del Pardo, fu senatore
in Catania negli anni 1659-60, 1662-63, patrizio negli anni 1672-73,
1675-76, 1681-82, 1683-84 e capitano di giustizia nel 1680-81 e, con
privilegio dato a 10 luglio esecutoriato a 31 agosto 1684, ottenne la
concessione del titolo di principe del Pardo; un Giovanni fu giudice
della gran corte del Regno negli anni 1659-60-61, 1665-66-67, 1668-69,
1672-73, avvocato fiscale del Real Patrimonio, vicario generale in
Girgenti nel 1678, in Licata nel 1679, in Catania nel 1680, reggente del
Consiglio d’Italia in Madrid, luogotenente di maestro giustiziere del
regno di Sicilia, senatore di Catania negli anni 1674-75, 1682-83,
patrizio nel 1680-81, capitano di giustizia nel 1688-89, presidente
della gran corte del Regno nel 1683, ecc., e, con privilegio dato a 30
settembre esecutoriato a 14 dicembre 1682, ottenne il titolo di duca di
San Martino; un Vincenzo duca di San Martino, cavaliere di San Giacomo,
fu governatore del Monte di Pietà di Palermo negli anni 1692, 1701-2,
con privilegio dato a 21 settembre esecutoriato a 15 dicembre 1694,
ottenne la concessione del titolo di duca della Fabrica; un Giovanni
Maria, con privilegio dato in Madrid a 7 marzo 1710 esecutoriato in
Messina a 22 marzo 1713, ottenne la concessione del titolo di duca di
Montalbo, fu deputato del regno negli anni 1732, 1741, 1746, 1748,
maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio nel 1743, pretore di
Palermo negli anni 1741-42, 1752-53, 1754-55-56, cavaliere di Malta,
gentiluomo di camera, intendente generale degli eserciti in Sicilia,
tesoriere generale della Santissima Crociata, prefetto della deputazione
delle strade di Palermo nell’anno 1744, ecc.; un Vincenzo fu senatore in
Catania nel 1714-15; un Giuseppe tenne la stessa carica in Palermo negli
anni 1752-53-54, 1764-65, 1766-77; un
Antonino, duca di Montalbo, fu colonnello dei reali eserciti, tesoriere
della Santissima Crociata nel 1758 e pretore di Palermo nell’anno
1766-77, ecc.; un Raimondo, principe del Pardo, fu capitano di giustizia
in Catania nel 1767; un Stefano cavaliere di Malta fu brigadiere degli
eserciti in Sicilia; un Giovanni fu acatapano nobile in Catania nel
1775-76; un Giovanni San Martino Ramondetta e Colonna, duca di Montalbo,
fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nell’anno 1797-98,
gentiluomo di camera, senatore di Palermo nel 1801, capitano giustiziere
della stessa città nel 1803, cavaliere del San Gennaro, ecc.; un
Francesco, principe del Pardo, fu senatore in Catania nel 1798; un
Raimondo, principe del Pardo, fu console nobile dell’arte della seta in
Catania nel 1812-13; un principe Antonino San Martino e Paternò fu
senatore della stessa città nel 1812-13; un Stefano, ultimo duca di
Montalbo in sua famiglia, ecc. fu gentiluomo di camera, cavaliere
dell’ordine di Malta, commendatore dell’ordine di Francesco I,
presidente della camera dei pari in Sicilia nell’anno 1848, ecc.; un
Raimondo, dei duchi di Montalbo, fu consigliere della real commissione
dei titoli di nobiltà in Napoli, cavaliere di Gran Croce dell’ordine
Costantiniano, ecc., con real decreto dell’11 maggio 1857, ottenne per
sè e suoi il titolo di conte e fu padre di Stefano, già inviato
straordinario e ministro plenipotenziario dell’ex regno delle Due
Sicilie presso la corte di Madrid, cavaliere gran croce degli ordini
Costantiniano, Francesco I di Napoli, ecc. ecc.
Arma: d’oro alla banda di rosso,
accompagnata da due rose dello stesso, stelate e fogliate di verde,
poste in banda, quella della punta riversata.
Lo scudo accollato dall’aquila bicipite
al volo abbassato di nero, linguata di rosso, membrata e imbeccata
d’oro, coronata all’antica del medesimo in ambo le teste, afferrante con
l’artiglio destro lo stendardo gerosolimitano.