Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Samudio a San Martino di Ramondetta

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Samudio.

Si vuole originaria di Biscaglia, nobile in Napoli e in Sicilia.

Arma: d’argento, a tre fasce ondate d’azzurro.

 

 

 

 

 

 

 

 

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San Basile vedi Lentini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sancetta.

Di questa famiglia notiamo un Giuseppe e un Giovan Filippo, che tennero la carica di maestro razionale del Regno negli anni 1519, 1537.

Arma: ?

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Sancez o Sanchez.

Il Galluppi la vuole originaria di Spagna, nobile in Messina nei secoli XIV e XV e decorata delle baronie di Albiato, Callura, Grottte. Un Rodrigo fu barone di Grotte sotto re Pietro I d’Aragona; un Luigi, barone di Motta Santa Anastasia, fu capitano di giustizia in Palermo nell’anno 1502-3, deputato del regno nell’anno 1514, protonotaro nel 1537; un Girolamo fu senatore in Palermo nel 1508-9; un Ambrogio tenne la stessa carica in detta città negli anni 1515-16, 1521-22; un altro Ambrogio la tenne negli anni 1618-19, 1621-22; un Francesco fu senatore in Messina nell’anno 1690 e 1691.

Arma: d’azzurro a quattro bande d’oro, ed un leone di rosso soprastante del tutto.

Alias: d’argento a tre bande di rosso, col leone d’azzurro attraversante sul tutto.

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Sanclemente.

Troviamo questa famiglia in Trapani e in Salemi. Un Pietro possedette nel secolo XIII il feudo Gibiligalefi o Mucharda; un Antonio fu giurato in Salemi negli anni 1443-44, 1463-64; un Giovanni, regio cavaliere, fu capitano di giustizia in Trapani negli anni 1459-60, 1466-67, e di Salemi negli anni 1470-71-72; un Simone fu senatore in Trapani nel 1503-4 e capitano di giustizia negli anni 1505-6, 1507-8; un Polidoro fu giurato in Salemi nel 1495 e tale carica tennero in detta città un Bartolomeo nel 1507, un Pietro nel 1540, un Antonio negli anni 1550-51-52; un Giacomo nel 1569-70; un Simone fu capitano di giustizia in Trapani nel 1575-76; un Leonardo fu giurato in Salemi nel 1597-98; un Giovanni Antonio fu maestro notaro delle appellazioni in detta città nel 1671; un Antonino, dottore in leggi, fu giudice capitaniale in Salemi nell’anno 1742-43.

Arma: ?

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Sanctis (de) o Santi (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sandalo.

Il Galluppi la dice nobile in Messina nel secolo XIII.

Arma: d’azzurro, alla sbarra d’argento.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sandoval.

Vanta di trarre orgine dalla real casa di Leon; fu una della più nobili famiglie di Spagna, decorata di un gran numero di feudi e di titoli. Si vuole che sia stata portata in Sicilia da un Giovanni Sandoval e Paceco, capitano della guardia del vicerè marchese di Vigliena, nella prima metà del secolo XVIII; a noi invece risulta che la famiglia era già in Sicilia ai tempi di re Alfonso, trovando in tale epoca un Diego castellano di Augusta. Possedette il principato di Castelreale, la ducea di Sinagra, il marchesato di San Giovanni la Mendola, la contea di Naso, i diritti del mezzograno su Solanto, San Nicolò, Arenella, ecc.

Un Giovanni Sandoval e Platamone, cavaliere dell’Alcantara, con privilegio dato in Madrid a 24 dicembre 1648 esecutoriato in Messina a 17 maggio 1649, ottenne il titolo di marchese di San Giovanni la Mendola e, con privilegio dato in Madrid a 13 giugno 1672 esecutoriato a 4 febbraio 1673, ottenne il titolo di principe di Castelreale; un Giovanni Sandoval e Salazar fu castellano del castello di Cefalù nel 1664; un Gaspare de Sandoval e Salazar fu proconservatore in Siracusa negli anni 1680, 1694; un Pietro fu abate di Santa Maria di Gala nel 1714; un Antonino Sandoval e Filangeri principe di Castelreale, ecc. fu deputato del regno, maestro razionale del Real Patrimonio negli anni 1723, 1728; un Diego Sandoval e Mira, principe di Castelreale, ecc. fu senatore in Palermo nel 1778-79 e, per la moglie Giuseppa Joppolo e Ventimiglia, duca di Sinagra, conte di Naso, ecc.; un Giovanni Antonio, principe di Castelreale, ecc. fu senatore in Palermo nel 1783-84, deputato del regno nel 1794 e sindaco di Palermo nel 1795.

Arma: d’oro, alla banda di nero, ingollata da due teste di leone, dello stesso.

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Sanfilippo.

Si crede che sia originaria di Valenza e che abbia assunto il cognome San Filippo per il possesso della castellania di San Filippo d’Argirò. Un Andrea de Santo Filippo ottenne da re Federico il territorio chiamato la Galea de Anaulina in Malta; un Desiderio acquistò il feudo Sortavilla Imbaccari e la baronia di Grotte sulla quale, con privilegio dato a 17 luglio 1648 esecutoriato a 20 settembre 1649, ottenne il titolo di duca, fu cavaliere di Malta, ecc.; un Tommaso duca di Grotte, ecc. fu cavaliere dell’ordine dell’Alcantara, governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1698-99, deputato e maestro portulano del Regno,  ecc.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro ed una banda di rosso attraversante.

 

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San Giorgio.

Si vuole che sia originaria di Napoli e dello stipite dei conti di Apice. Godette nobiltà in Messina, trovando annotato nella mastra nobile del Mollica un messer Francesco.

Arma: d’argento, alla croce di rosso, cantonata al primo cantone da una stella dello stesso.

 

 

 

 

 

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Sanguigno.

Godette nobiltà in Palermo nel secolo XV, trovando un Nicolò con la carica di senatore in detta città negli anni 1412-13, 1418-19, 1435-36, 1438-39, 1444-45.

Arma: ?

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Sanguinetti.  – Il Galluppi la vuole originaria di Napoli e dice che godette nobiltà in Messina nei secoli XVII e XVIII.

Arma: d’argento, alla fascia d’azzurro.

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San Lorenzo.

Godette nobiltà in Messina trovando un Roberto, nel 1293, con la carica di strategoto di detta città.

Arma: ?

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San Martino di Ramondetta.

Alcuni vogliono che questa famiglia sia originaria dalla Catalogna, altri invece che sia originaria dalla Guascogna e che abbia avuto a capostipite un Raimondo, signore di Miger e Toupers, il quale dall’imperatore Federico II, in memoria degli atti di eroismo compiuti in Terrasanta, ottenne il privilegio di alzare nelle proprie armi l’aquila imperiale che tiene lo stendardo con le armi gerosolimitane. Non è nostra intenzione discutere su tale origine, anche perchè noi non conosciamo il privilegio imperiale citato dagli autori in sostengno al loro assunto; ci limitiamo  perciò a dire che la famiglia Sammartino pare che sia stata portata, in Sicilia, da un Guglielmo, ai tempi di re Pietro. Possedette il principato di Pardo, le ducee di Fabrica, Montalbo, San Martino, le baronie di Campobello, Gimia, Gisira, Morbano, Priolo, Tuzia, ecc. ecc. Un Lopez Sammartino o Ramondetta fu maestro segreto di Palermo nel 1488; un Giovanni fu capitano di giustizia in Caltagirone nel 1518-19; un Raimondo tenne la stessa carica in detta città nel 1550-51 e forse egli stesso fu quel Raimondo, che occupò le cariche di giudice della gran corte, di deputato del regno, presidente del Concistoro, reggente il supremo consiglio d’Italia, ecc. e che, con privilegio dell’8 aprile 1565 esecutoriato a 31 dicembre 1566, ottenne la concessione del titolo di nobile col Don; un capitano Alonso fu castellano del castello di Augusta nel 1580; un Ottavio fu capitano di giustizia in Catania nel 1610-11; un Vincenzo Sammartino e Ramondetta, barone del Pardo, fu senatore della stessa città negli anni 1631-32, 1634-35-36, 1653-54; un Raimondo, barone del Pardo, fu senatore in Catania negli anni 1659-60, 1662-63, patrizio negli anni 1672-73, 1675-76, 1681-82, 1683-84 e capitano di giustizia nel 1680-81 e, con privilegio dato a 10 luglio esecutoriato a 31 agosto 1684, ottenne la concessione del titolo di principe del Pardo; un Giovanni fu giudice della gran corte del Regno negli anni 1659-60-61, 1665-66-67, 1668-69, 1672-73, avvocato fiscale del Real Patrimonio, vicario generale in Girgenti nel 1678, in Licata nel 1679, in Catania nel 1680, reggente del Consiglio d’Italia in Madrid, luogotenente di maestro giustiziere del regno di Sicilia, senatore di Catania negli anni 1674-75, 1682-83, patrizio nel 1680-81, capitano di giustizia nel 1688-89, presidente della gran corte del Regno nel 1683, ecc., e, con privilegio dato a 30 settembre esecutoriato a 14 dicembre 1682, ottenne il titolo di duca di San Martino; un Vincenzo duca di San Martino, cavaliere di San Giacomo, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo negli anni 1692, 1701-2, con privilegio dato a 21 settembre esecutoriato a 15 dicembre 1694, ottenne la concessione del titolo di duca della Fabrica; un Giovanni Maria, con privilegio dato in Madrid a 7 marzo 1710 esecutoriato in Messina a 22 marzo 1713, ottenne la concessione del titolo di duca di Montalbo, fu deputato del regno negli anni 1732, 1741, 1746, 1748, maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio nel 1743, pretore di Palermo negli anni 1741-42, 1752-53, 1754-55-56, cavaliere di Malta, gentiluomo di camera, intendente generale degli eserciti in Sicilia, tesoriere generale della Santissima Crociata, prefetto della deputazione delle strade di Palermo nell’anno 1744, ecc.; un Vincenzo fu senatore in Catania nel 1714-15; un Giuseppe tenne la stessa carica in Palermo negli anni 1752-53-54, 1764-65, 1766-77; un Antonino, duca di Montalbo, fu colonnello dei reali eserciti, tesoriere della Santissima Crociata nel 1758 e pretore di Palermo nell’anno 1766-77, ecc.; un Raimondo, principe del Pardo, fu capitano di giustizia in Catania nel 1767; un Stefano cavaliere di Malta fu brigadiere degli eserciti in Sicilia; un Giovanni fu acatapano nobile in Catania nel 1775-76; un Giovanni San Martino Ramondetta e Colonna, duca di Montalbo, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nell’anno 1797-98, gentiluomo di camera, senatore di Palermo nel 1801, capitano giustiziere della stessa città nel 1803, cavaliere del San Gennaro, ecc.; un Francesco, principe del Pardo, fu senatore in Catania nel 1798; un Raimondo, principe del Pardo, fu console nobile dell’arte della seta in Catania nel 1812-13; un principe Antonino San Martino e Paternò fu senatore della stessa città nel 1812-13; un Stefano, ultimo duca di Montalbo in sua famiglia, ecc. fu gentiluomo di camera, cavaliere dell’ordine di Malta, commendatore dell’ordine di Francesco I, presidente della camera dei pari in Sicilia nell’anno 1848, ecc.; un Raimondo, dei duchi di Montalbo, fu consigliere della real commissione dei titoli di nobiltà in Napoli, cavaliere di Gran Croce dell’ordine Costantiniano, ecc., con real decreto dell’11 maggio 1857, ottenne per sè e suoi il titolo di conte e fu padre di Stefano, già inviato straordinario  e ministro plenipotenziario dell’ex regno delle Due Sicilie presso la corte di Madrid, cavaliere gran croce degli ordini Costantiniano, Francesco I di Napoli, ecc. ecc.

Arma: d’oro alla banda di rosso, accompagnata da due rose dello stesso, stelate e fogliate di verde, poste in banda, quella della punta riversata.

Lo scudo accollato dall’aquila bicipite al volo abbassato di nero, linguata di rosso, membrata e imbeccata d’oro, coronata all’antica del medesimo in ambo le teste, afferrante con l’artiglio destro lo stendardo gerosolimitano.

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