Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Santoro a Scammacca

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Sartoro.

Si vuole che sia originaria di Genova; godette nobiltà in Palermo. Un Pietro fu giudice pretoriano di Palermo negli anni 1698-99, 1707-8, del tribunale del Concistoro nel 1703-4, della Gran Corte negli anni 1706-7, 1713-14-15, avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio nel 1720; un Bernardo acquistò il titolo di marchese di Analista, di cui ottenne investitura a 27 marzo 1752; un Giuseppe, marchese di Analista, fu console nobile del commercio in Palermo nel 1783; un Francesco fu governatore della Tavola in detta città negli anni 1760, 1765 e del Monte di Pietà nell’anno 1762; un Pietro fu giudice pretoriano di Palermo nel 1793-94, del Concistoro nel 1801-2; un Bernardo, marchese di Analista, un Diego, un Benedetto, fratelli, a 27 settembre 1815 ottennero attestato di nobiltà dal senato di Palermo e a 11 gennaio 1816, insieme con la sorella Carmela e col cugino Giovanni, ottennero dal Protonotaro del Regno parere favorevole per l’ammissione ai reali baciamano.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro, rampante ad un albero al naturale, col fusto attorcigliato da un serpente di verde.

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Sarzana.

Si vuole originaria dalla Catalogna, venuta in Sicilia ai tempi dei Martini, diramandosi in Corleone, Palermo, Marsala. Possedette il marchesato di S. Ippolito, le baronie di Marabbino e Rincioli, Ramata, ecc. Un notar Andrea fu credenziere della gabella del vino e della carne di Corleone nell’anno 1409; un Paolo fu capitano  di giustizia di Corleone nel 1527; un Antonino fu governatore della Tavola di Palermo nel 1593; un Girolamo tenne la stessa carica in detta città nell’anno 1594 e fu governatore del Monte di Pietà nel 1596; un Ippolito fu proconservatore di Corleone nel 1632 e tale carica tenne un Francesco nel 1680; un Cristofaro fu capitano di giustizia in detta città nel 1694-95; un Domenico fu pretore di Corleone negli anni 1695-96, 1705-6; un Giuseppe fu capitano di giustizia di Marsala nel 1698-99; un Paolo fu proconservatore di Corlone negli anni 1726, 1734, 1740-41; un Giuseppe Sarzana e Gipponeri fu giurato in Marsala nel 1743-44: un Giuseppe Maria Sarzana e Fardella acquistò il titolo di marchese di S. Ippolito, del quale ottenne investitura a 24 maggio 1758, fu maestro portulano del regno nel 1783, protonotaro interino della Camera Reginale nell’anno 1785, maestro razionale onorario del tribunale del Real Patrimonio nel 1794; un Filippo prefetto di Marsala nel 1794-95; un Giuseppe fu capitano di giustizia di Corleone nel 1801-2; un Andrea Sarzana e Reggio, marchese di S. Ippolito per investitura del 18 settembre 1807, fu maestro razionale del regno di Sicilia nel 1810, ecc.; un Giuseppe Sarzana e Fici venne ricevuto all’ordine di  Malta in qualità di cavaliere di giustizia nel 1868 e poscia d’onore e di devozione nel 1880.

Arma: d’oro, al basilisco di verde, passante in un mare d’azzurro.

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Saura.

Questa famiglia godette nobiltà in Trapani. Un Francesco comprò il titolo di duca di Castelmonte di cui ottenne investitura a 16 agosto 1774 e fu capitano di giustizia in Trapani nell’anno 1789-90; un Francesco Sauro Sarzana, nipote del precedente, ottenne a 18 giugno 1808 investitura del titolo di duca di Castelmonte; titolo riconosciuto, con decreto ministeriale del 1881, in persona di Francesco Saura (di Antonio, di Francesco predetto) moglie a Francesco Calvino.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro coronato dello stesso, linguato di rosso.

 

 

 

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Sava.

Il Galluppi dice che fu originaria del Napoletano e che godette nobiltà in Messina nel secolo XVI.

Arma: d’azzurro, alla torre d’oro, nodrita sulla campagna di verde, sormontata da tre stelle d’argento, ordinate nel capo.

 

 

 

 

 

 

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Savini.

Un Domenico a 15 settembre 1752 ottenne investitura della baronia di Ganigazzeni e fu giurato in  Sciacca nell’anno 1787-88.

Arma: d’azzurro, alla torre d’argento aperta e finestrata di nero, terrazzata di verde, sormontata da un crescente montante d’argento.

 

 

 

 

 

 

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Savuto.

Un Prospero, cavaliere di giustizia dell’ordine Costantiniano, venne ammesso a 28 novembre 1811 ai reali baciamani.

Arma: ?

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Scabone o Scavone (vedi).

 

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Scaglione.

Si crede che sia originaria dall’Alemagna, passata nell’Italia meridionale e in Sicilia sotto i Normanni. Il Galluppi dice che godette nobiltà in Messina nel XVI secolo e che possedette la baronia di Sperlinga. Un messer Girolamo è annotato nella mastra nobile del Mollica (lista IV, anno 1590); un Giacomo fu giudice della corte pretoriana di Palermo negli anni 1598-99, 1607-8 e della gran corte del regno negli anni 1604-5, 1616-17, 1618-19-20, 1620-21-22.

Arma: partito: nel 1° d’azzurro, al leone d’oro; nel 2° d’argento, a tre bande di rosso ed una grù al naturale colla sua vigilanza, soprastante sul tutto.

 

 

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Scala.

Godette nobiltà in Randazzo e in Messina. Un Girolamo fu capitano di giustizia di Randazzo nel 1645-46; un Filippo fu giurato in detta città nel 1695-96; un Sebastiano fu capitano di giustizia di Randazzo nel    1740-41; un Pietro Scala e Bonicelli fu giurato in detta città negli anni 1741-42, 1745-46, 1760-61; un Domenico, da Messina, con privilegio dato a 13 ottobre 1763, ottenne il titolo di barone di San Licandroe fu rettore nobile degli Spersi in Messina negli anni 1769-70-71; un Filippo fu giurato nobile in Randazzo negli anni 1768-69, 1791-92, 1799-800 e capitano di giustizia negli anni 1775-76, 1802-3.

Arma: ?

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Scalambro.

Si vuole che sia originaria di Francia e che abbia assunto il cognome Scalambro per aver dato la scalata alle mura della città di Damiata, cinta d’assedio. Senza discutere tale origine diciamo che questa famiglia, in Sicilia, godette nobiltà in Siracusa, Lentini, Catania, ecc. Un Martino, milite, da Siracusa, con privilegio dato a 16 gennaio 1397, ottennne concessione del feudo San Giuliano; un Sebastiano, da Lentini, acquistò i feudi Rammacca, Iroldo, Canneto o Margi del Canneto, Torretta, Puzzilli, Serravalle, ecc.; un Antonino, un Alfio e un Matteo, da Lentini, con privilegio dato a 20 giugno 1519, ottennero il titolo di regio cavaliere; un Giuseppe, barone di Serravalle, fu senatore in Catania negli anni 1674-75, 1683-84, ecc.

Arma: inquartato: nel 1° e 4° d’azzurro, con una scala d’oro alta in palo, sormontata da un giglio dello stesso; nel 2° e 3° a quindici punti di scacchiere d’oro e di rosso.

 

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Scalesi o Scalisi.

Il Galluppi dice che questa famiglia godette nobiltà in Messina nei secoli XIII, XIV, XV e possedette il feudo Condrò. Un Pietro fu senatore in Messina nel 1367 e ottenne da re Federico il Semplice, di poter costruire due botteghe da macellaio (chianche) in Messina; un Alberto fu senatore in detta città negli anni 1437-38 e 1465-66.

Arma: d’azzurro, al gallo d’oro, posto sopra un terreno di verde, sormontato dal sole del secondo, orizzontale a destra.

 

 

 

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Scaligi o Scalingi.  – Un Matteo acquistò il feudo Fico, del quale ottenne investitura a 2 maggio 1772; un Ignazio, dottore in leggi, figlio del precedente, fu investito di detto feudo a 16 luglio 1777 e fu giudice civile di Castrogiovanni nel 1812-13.

Arma: ?

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Scalmato.

Godette nobiltà in Caltagirone e in Messina. Un Antonio fu patrizio di Caltagirone nel 1531-32; un altro Antonio è annotato nella mastra nobile del Mollica; un dottor Giovan Giacomo fu giurato in Caltagirone negli anni 1620-21, 1624-25, 1627-28 e 1630-31; un Filippo fu senatore in detta città negli anni 1640-41, 1657-58 e patrizio negli anni 1655-56, 1659-60.

Arma: ?

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Scammacca.

Si vuole che sia originaria di Lorena e che sia passata in Sicilia nel principio del secolo XV. Godette nobiltà in Catania, Siracusa, Lentini, ecc.; possedette il principato di Lercara, le baronie di Arbiato, Bruca e Crisciunà, Castelluzzo, Murgo, ecc. Un Blasco, catanese, fu fisico di re Martino e protomedico del Regno nell’anno 1403 e, per i servizi prestati a re Martino il giovine, alla regina Maria e a re Martino il vecchio, ottenne con privilegio dato a 8 settembre 1409 la concessione del feudo Murgo; un Nicolò fu sottocavallerizzo di re Alfonso nell’anno 1418; un Matteo fu senatore in Catania negli anni 1430-31, 1433-34, 1436-37; un Giovanni tenne la stessa carica in detta città negli anni 1467-68, 1494-95, 1499-500, 1507-8; un Antonio la tenne nell’anno 1537-38 e la tennero un Francesco nel 1565-66; un Fabrizio negli anni 1568-69, 1574-75, 1577-78, 1580-81; un Vincenzo nel 1587-88; un Francesco fu giurato di Siracusa negli anni 1593-94, 1630-31; un Giovan Battista fu capitano di giustizia di Catania negli anni 1598-99, 1604-5, 1607-8; un Alessandro fu senatore in detta città negli anni 1609-10, 1613-14, 1620-21, ecc. e, con privilegio dato a 18 dicembre 1624 esecutoriato a 17 dicembre 1627, ottenne la concessione del titolo di regio cavaliere; un Carlo fu giurato nobile di Siracusa nel 1651-52; un Guglielmo fu senatore di Catania nel 1657-58 e patrizio negli anni 1663-64, 1670-71; un Alfio fu senatore in detta città nell’anno 1679-80, ecc. e patrizio negli anni 1683-84, 1687-88; un Matteo fu senatore in Palermo nel 1683-84; un Agatino e un Michele sono notati nella mastra nobile di Catania del 16 gennaio 1696 tra i regi cavalieri; un Arcarolo Scammacca e Perna, barone della Bruca e Crisciunà, è annotato in detta mastra nobile tra i feudatari e regi cavalieri e fu capitanto di giustizia di Catania negli anni 1689-90, 1705-6, 1710-11, patrizio nell’anno 1701-2, tesoriere nell’anno 1706-7, ecc.; un Giuseppe Blasco Scammacca e Gravina, con privilegio dato a 9 novembre 1708 esecutoriato a 29 settembre 1709, ottenne la concessione del titolo di principe di Lercara; un Giuseppe Scammacca e Arezzo fu senatore di Catania nel 1713-14 e capitano di giustizia nel 1720-21; un Ignazio Giuseppe fu ricevuto nell’ordine di Malta nel 1728; un Guglielmo Scammacca e Arezzo fu senatore di Catania negli anni 1733-34, 1741-42, 1744-45, capitano di giustizia nel 1735-36 e patrizio nel 1739-40; un Guglielmo, barone della Bruca, fu capitano di giustizia in detta città negli anni 1738-39, 1743-44 e patrizio nell’anno 1747-48; un Alessandro Scammacca e Colonna fu senatore di Catania nel 1746-47; un Giuseppe fu capitano di giustizia in Lentini nell’anno 1749-50 e patrizio nel 1750-51; un Vincenzo a 17 febbraro 1753 venne aggregato alla mastra nobile di Catania; un Giuseppe, barone di Bruca, fu capitano di giustizia in detta città nel 1759-60; un Michele Scammacca Paternò Castello fu console nobile della Seta in Catania nel 1799-80; un Fabio fu patrizio in detta città nel 1806-7. Con decreto ministeriale del 30 aprile 1898 vennero riconoscuti i titoli di barone di Bruca e barone di Crisciunà in persona del signor Giovanni Scammacca (di Gugliemo, di Giuseppe) padre di Guglielmo.

Arma: partito: al 1° di rosso, a due leoni coronati, affrontati, sorreggentisi con le zampe anteriori, sostenuti da un monte di tre cime, il tutto d’oro; al 2° d’azzurro, a nove bisanti d’oro, osti 1, 2, 3, 2, 1.

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