Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Segreto a Sfragaro

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Segreto.

Il Galluppi dice che questa famiglia godette nobiltà in Messina nel secolo XII.

Arma: d’azzurro, al braccio destro vestito di verde, la mano di carnagione, impugnante tre serpenti ondeggianti d’argento, accompagnato al primo cantone da una stella di sei raggi dello stesso; alla campagna d’oro, fiammeggiante di rosso, di tre pezzi.

 

 

 

 

 

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Selvaggio o Salvaggio.

Godette nobiltà in Siracusa, Palermo, Messina. Un Giacomo fu senatore di Palermo nel 1329; un Federico ebbe da re Federico il Semplice la terza parte della gabella della dogana di Catania e fu credenziere della gabella del vino di detta città nel 1403; un Antonio fu giurato di Siracusa nell’anno 1401-2 e tale carica tennero un Matteo nel 1402-3; un Giovanni negli anni 1405-6, 1411-12, 1419-20; un Francesco negli anni 1411-12, 1426-27, 1451-52; un Bernardo negli anni 1420-21, 1421-22, 1424-25, 1427-28, ecc.; un Tommaso nel 1440-41; un Giovan Antonio negli anni 1489-90 e 1496-97-98 ed altri molti; un Bernardo fu giudice straticoziale di Messina nel 1587-88.

Arma: d’oro, a tre alberi di verde, quello di mezzo più alto, nodriti sovra un terrazzo dello stesso.

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Seminara.

Godette nobiltà in Catania, Acireale, ecc. Un Giovan Battista, dottore in leggi, fu sindacatore in Messina nel 1550; un Raimondo, dottore in leggi, fu giudice della gran corte del Regno nel 1556; un Pietro fu capitano di giustizia in Catania negli anni 1557-58, 1574-75, patrizio negli anni 1567-68, 1570-71, 1573-74, 1578-79, con privilegio dato a 22 dicembre 1564, ottenne la concessione del titolo di regio cavaliere e fu castellano di Iaci nell’anno 1580; un Placido fu acatapano nobile di Acireale nell’anno 1798-99.

Arma: ?

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Sepulto.

Nobile famiglia Messinese. Un fra Paolo è annotato nella mastra nobile del Mollica; un Antonino Maria fu giudice straticoziale di Messina nel 1603-4 e delle appellazioni nel 1636-37.

Arma: ?

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Serafini o Serafino.

Nobile famiglia Messinese. Un Matteo de Seraphinis, milite, possedette nel secolo XIV il feudo Catalamita e S. Andrea e fu secreto e maestro procuratore di Messina nell’anno 1409; un Ilario fu giudice pretoriano di Palermo negli anni 1692-93, 1706-7, del concistoro negli anni 1704, 1713-14-15, della gran corte del Regno negli anni 1699,  1707-8.

Arma: d’azzurro, a due angeli, affrontati, d’argento.

 

 

 

 

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Sergi.

Questa famiglia godette nobiltà in Salemi, Messina. Un Bartolomeo ottenne concessione, nell’anno 1398, di alcuni beni in Salemi e fu vice secreto in detta città nel 1409; un Michele e un Ottavio si trovano annotati nella mastra nobile del Mollica; un Francesco fu senatore in Messina negli anni 1652-53, 1660-61 e tale carica tennero, in detta città, un Ferdinando negli anni 1673-74, 1677-78; un Leonardo nell’anno 1719-20; un Alberto Paolo, qualificato conte non sappiamo con qual diritto, fu duca di Giovan Paolo e padre di Giovanna, che vendette il titolo, nell’anno 1725, a Vincenzo Paternò e Castello.

Arma: di rosso, alla pecora d’argento, guardante una stella dello stesso, posta al primo cantone.

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Serra.

Di questa famiglia notiamo un Pino (Iacopino) de la Serra, che ottenne da re Federico concessione di uno degli uffici di portulanotto di Siracusa, che ebbe confermato con privilegio dato a 31 luglio 1392; un Pietro cancelliere di re Martino, ecc.; un Bartolomeo possessore dei feudi di Medura e Canetici sotto i Martini ; un Giacomo che, come marito di Giovannella Campolo, possedette sotto i Martini la gabella della stadera di Siracusa e fu primo concessionario del feudo Morbano per privilegio dato a 8 ottobre 1393; un Pietro, che fu senatore di Trapani nel 1427-28 e forse egli stesso fu barone di Risichilla; un Giacomo, regio cavaliere, che fu capitano di giustizia di Trapani negli anni 1454-55, 1476-77; un Bartolomeo che fu giudice in Messina negli anni 1740-41, 1758-59; un dottor Antonino e un Bartolomeo (è lo stesso del precedente?) figlio del dottor Andrea, che sono ascritti alla mastra nobile di Messina del 1798-1807.

 Arma: d’azzurro, al monte d’oro, movente dalla punta, accostato da due leoni dello stesso, contrarampanti  e affrontati, tenenti con la zampa destra una sega al naturale, conficcata nel monte in atto di serrarlo, con la stella d’argento, posta nel capo.

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Serrovira.

Pare che sia venuta dalla Catalogna in Sicilia nel principio del XV secolo. Un Antonino Serrovira e Figueroa fu capitano di giustizia in Licata nell’anno 1701-2; un Vincenzo fu giurato in detta città nel 1705-6; un Palmerio acquistò il titolo di duca di Casalmonaco, che ottenne di aver commutato in quello di duca della Catena nel 1726 e fu regio secreto di Licata, nella quale città fondò il monastero di Santa Maria del Soccorso e il collegio di Maria.

Arma: d’argento, a tre conchiglie di rosso, poste 2, 1.

 

 

 

 

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Sessa.

Questa famiglia posedette, nel secolo XVII, la baronia di Scarpello e l’ufficio di maestro notaro della corte capitaniale di Catania in feudo.

Arma: ?

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Setaiolo o Sitaiolo (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Settimo.

Si vuole originaria di Pisa e discendente dagli antichi conti di Settimo, che tennero le più importanti cariche nella repubblica Pisana; si crede che il primo a portarla in Sicilia sia stato un Antonio, il quale avrbbe tenuto in Pisa la carica di anziano nell’anno 1401 e quella di priore nel 1430. Possedette il principato di Fitalia (già Belmontino e Cammaratini), il marchesato di Giarratana, le baronie di Cammaratini e Misalini, Gallidoro, Graziano, Pergola, Gurgo e Scala, Sambuca, ecc. ecc. Un Antonio (il primo venuto in Sicilia) fu senatore in Palermo negli anni 1436-37, 1437-38; un Simone, barone di Giarratana, fu pretore in detta città negli anni 1471-72,  1476-77,  1479-80,  1482-83 e a 18 ottobre 1488 fu stratigò e capitan d’armi di Messina e distretto; un Giovan Luigi fu deputato e luogotenente di maestro giustiziere del Regno, giudice della gran corte, maestro razionale, acquistò, nei primi anni del secolo XVI, i feudi Salice, Gallidoro, Graziano, Tarbuna, Salina, Serradifalco, Pergula, Gurgu, Scala, Sambuca; un Matteo, barone di Giarratana, fu capitano di giustizia di Palermo nell’anno 1510-11; un Antonio fu pretore in detta città negli anni 1512-13, 1524-25, e capitano di giustizia nel 1531-32;  un Baldassare, come marito di Beatrice Landolina, ottenne a 10 ottobre 1497 e a 19 gennaio 1516 investitura di metà di Misilini e di Cammaratini; un Pietro fu senatore di Palermo negli anni 1547-48, 1550-51, 1569-70, 1624-25, e, come figlio di Onofria Aiutamicristo, possedette la rendita di onze 25 annuali sui supplementi della dogana di Palermo; un Carlo, barone di Giarratana, ecc. fu primo possessore in sua famiglia dei feudi Ficarazzi, Aquila, Serafina, e, con privilegio dato a 30 luglio 1569 esecutoriato a 21 luglio 1570, ottenne la concessione del titolo di marchese di Giarratana; un Giovanni, barone di Cammaratini, fu giurato di Siracusa nel 1572-73; un Girolamo tenne la stessa carica in detta città negli anni 1592-93, 1597-98; un Michele, marchese di Giarratana, fu pretore di Palermo nell’anno 1593-94, un Alessandro fu senatore in detta città negli anni 1595-96; 1599-600; un Girolamo fu senatore in Palermo negli anni 1604-5, 1612-13; un Ruggero, marchese di Giarratana, fu pretore in detta città negli anni 1631-32, 1635-36; un Pietro Settimo e Diana fu senatore di Palermo nell’anno 1634-35; un Blasco tenne la stessa carica in detta città nell’anno 1643-44; un Antonio fu giurato nobile in Siracusa negli anni 1654-55, 1658-59, 1665-66 e capitano di giustizia nell’anno 1662-63; un Giuseppe fu senatore di Palermo nel 1688-89; un Filippo Luigi Settimo e Fardella tenne la stessa carica in detta città negli anni 1714, 1716, 1718, 1719, 1732; un Ruggero, marchese di Giarratana, fu gentiluomo di camera con esercizio, pretore di Palermo negli anni 1748-49-50, capitano di giustizia negli anni 1739-40, 1752-53, 1754-55, 1755-56 e, durante vita, principe di Ganci; un Giovanni acquistò il titolo di principe di Belmontino, che, a 20 marzo 1752, ottenne di poter commutare in quello di principe di Cammaratini; un Traiano, marchese di Giarratana, ecc., con lettere patrimoniali del 7 giugno 1763 ottenne di commutare il titolo di principe di Cammaratini in quello di principe di Fitalia e fu capitano di giustizia in Palermo nel 1775-76; un Girolamo Settimo Calvello e Naselli, principe di Fitalia, marchese di Giarratana, barone di Cammaratini per investitura del 3 ottobre 1785, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nell’anno 1796, senatore l’anno 1797-98, capitano di giustizia nel 1799-800, gentiluomo di camera nel 1800, pretore nel 1803, cavaliere del San Gennaro, ecc., un Ruggero fu ammiraglio della marina Napoletana, maggiordomo di settimana, gran croce del Real ordine di San Giorgio della Riunione, presidente del governo provvisorio di Sicilia nel 1848, cavaliere dell’ordine supremo della Santissima Annunziata, ecc.; un Giuseppe Settimo e Forno e un Mario Settimo e Badolati, cavaliere di diritto dell’ordine di San Giorgio della Riunione a 18 e a 23 agosto 1821 ottennero attestato di nobiltà dal senato di Palermo; un Pietro, principe di Fitalia, ecc. fu gentiluomo di camera, commendatore del Real ordine di Francesco I e padre di Girolamo Settimo Calvello e Turrisi, attuale principe di Fitalia, marchese di Giarratana, barone di Cammaratini, gentiluomo di corte di Sua Maestà la regina madre, ecc.

Arma: d’azzurro, a tre scaglioni di rosso.

Lo scudo accollato all’aquila bicipite dal volo abbassato di nero, armata e imbeccata di rosso, coronata d’oro.

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Settis (de).

Il Galluppi dice che questa famglia fu originaria dalla Calabria e che godette nobiltà in Messina nel secolo XVI.

Arma: d’azzurro, a due fasce d’oro, accompagnate da tre stelle dello stesso, col capo d’oro, all’aquila spiegata di nero, membrata, imbeccata e coronata di rosso.

 

 

 

 

 

 

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Sfalanga o Falanga (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sfragaro.

Di questa famiglia notiamo un Angelo, che fu capitano di giustizia in Naro nel 1774-75; un Francesco, dottore in leggi, che fu giudice delle appellazioni in detta città nell’anno 1798-99 e giurato nobile nel    1799-800.

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