Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Silipigni a Siracusa

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Silipigni.

Si vuole originaria di Ravenna, passata verso la fine del secolo XVI in Messina e di qui in Castroreale, dove, tra gli altri, troviamo un Tommaso giurato nell’anno 1800-801; un Antonino che sposò Giuseppa Cianciolo baronessa della Terza dogana di mare di Catania e venne aggregato alla nobiltà Messinese nel 1812. Con regie lettere patenti del 17 agosto 1901 venne concesso al signor Antonino Silipigni, di Tommaso, di Antonino predetto, il regio assenso per assumere il titolo di barone della Terza dogana di mare di Catania.

Arma: d’azzurro, a tre pini nodriti su tre monticelli erbosi, il tutto al naturale, sormontati da tre stelle, di sei raggi, d’oro, ordinate in fascia.

Motto: UT SALVE PINI USQUE AD SYDERA.

 

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Sillitti .

Un Ignazio acquistò i feudi Giulfo e Comune di Pipitano, dei quali ottenne investitura, a 20 settembre 1803, il figlio di lui Giovanni, che fu proconservatore in Campobello di Licata nell’anno 1804.

Arma: ?

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Silva (de).

Originaria di Spagna. Si crede che sia stata portata in Sicilia nel secolo XVI da un Ferdinando, che, come marito di Giovanna De Marinis, fu barone di Favara, sulla quale terra ottenne, con privilegio dato a 8 agosto 1559 esecutoriato a 31 gennaio 1560, il titolo di marchese e che fu presidente, capitan generale del regno di Sicilia nel 1559-60. Un Andrea, cavaliere dell’ordine di San Giacomo, fu senatore di Palermo negli anni 1593-94, 1598-99; un Francesco, figlio del precedente, tenne la stessa carica in detta città negli anni 1622-23, 1632-33, 1636-37, 1644-45, 1649-50 e, con privilegio dato a 24 gennaio 1654 esecutoriato a 29 gennaio 1655, ottenne concessione del titolo di marchese di San Leonardo; un Emmanuele, marchese di San Leonardo, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1675-76; un Ferdinando de Silva Alvarez de Toledo, duca di Auscar, conte d’Alba, conte e duca d’Olivares, ecc. ecc. fu, in Sicilia, conte di Modica, barone di Alcamo e Calatafimi, ecc. ecc. per investitura del 21 febbraro 1755.

Arma: d’argento, al leone di nero.

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Silvera.

Si vuole originaria del Portogallo; godette nobiltà in Palermo nel secolo XVII. Un Luigi fu senatore di questa città negli anni 1622-23, 1626-27 e capitano di giustizia nell’anno 1635-36.

Arma: d’argento, a tre fasce di rosso.

 

 

 

 

 

 

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Silvestri o Silvestro.

Di questa famiglia notiamo un Giovanni, chierico palermitano, nominato da re Piero a 11 gennaio 1283 sottociantro della Real Cappella di Palermo ; un Gaspare, che fu giurato in Caltagirone negli anni 1486-87, 1521-22, 1528-29, ecc.; un altro Gaspare, che fu maestro giurato del regno nel 1548 e patrizio in Caltagirone nell’anno 1557-58; un Antonino, che tenne la stessa carica in detta città nel 1563-64; un Giovanni, che acquistò da casa Deodato il feudo Formica.

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Simone (de).

Pare che sia originaria d’Angiò; godette nobiltà in Trapani e in Palermo. Un Giacomo fu baiolo (pretore) di Palermo nel 1282; un Francesco fu senatore di Trapani nel 1424-25; un Giovanni tenne la stessa carica in detta città negli anni 1435-36 e 1438-39; un Federico fu senatore di Palermo nel 1463-64. Con deliberazione del 5 aprile 1852 la real commissione dei titoli di nobiltà riconobbe la nobiltà della famiglia de Simone.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro, mirante i raggi di un sole, dello stesso, orizzontale a destra.

 

 

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Sinatra.

Di questa famiglia notiamo un Antonio, che acquistò nel 1658 il feudo di Camemi; un Carmelo, barone di Camemi, che fu capitano di giustizia in Mineo nell’anno 1743-44, carica tenuta da un Domenico nell’anno 1750-51 e da un Francesco nell’anno 1753-54; un Francesco Giuseppe Sinatra (lo stesso del precedente?), che, a 16 febbraro 1799, ottenne investitura nel titolo di barone di Camemi, titolo, con il quale vediamo iscritto, nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana, il signor Carmelo Sinatra, (di Giuseppe, di Carmelo).

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Singarella.

Un Giovanni Antonio possedette, nel principio del secolo XV, metà dei feudi Bifara e Favarotta, che trasmise al fratello Bartolomeo, padre di Giovanni Enrico, il quale vendette detta metà di feudi ad Andrea Minafria.

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Singritico.

Il Minutolo la vuole originaria di Cipro, nobile in Rodi e Cipro e in Sicilia, e ricevuta all’ordine di Malta come quarto di altra famiglia sin dal 1573.

Arma: d’argento, alla torre al naturale.

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Siniscalco.

Godette nobiltà in Messina. Un Bernardo de Siniscaldo, milite, con privilegio dato nel 1300 ottenne concessione del feudo Chaliruni o Fiumesalato, e nel 1302 ottenne conferma del feudo Nixima, lasciatogli dallo zio Ruggero de Gangio; un Giovanni possedette, nel secolo XIV, il feudo Siniscalco o Gugliamorta.

Arma: d’argento, all’albero di verde, nodrito sovra un monte di tre cime dello stesso, movente dalla punta, attraversato, nel tronco, dalla fascia in divisa di rosso e sormontato nel capo da tre stelle dello stesso, poste 1 e 2.

 

 

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Sinozzeri.

Il Minutolo dice che questa famiglia fu nobile in Termini e passò all’ordine di Malta, come quarto di altra famiglia.

Arma: diviso: nel primo un mare d’argento agitato, all’ancora d’oro; nel secondo d’azzurro, a tre stelle d’oro, allineate in fascia.

 

 

 

 

 

 

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Sipione.

Un Vincenzo nel 1812 ottenne investitura di onze 90 annuali di censo sul feudo Pirainito e tenuta di Zacco e oggi, nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana, troviamo iscritto, con il titolo di barone, il signor Pietro Sipione (di Michele, di Pietro), da Rosolini.

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Sira vedi Sires.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Siracusa o Siragusa.

Pare che sia originaria dalla Spagna; godette nobiltà in Messina, in Palermo, ecc. Un Bernardo de Siracusiis, milite, da Trapani è notato dal Muscia come possessore, sotto re Federico, dei feudi Gulisano e Carrubba; un Chicco de Siracusa possedette il ponte o diritto di pontaggio in Termini, che, per la sua morte, fu da re Martino concesso a Raimondo de Toro; un Pietro de Siracusis, come marito di Margherita Moleti o Spatafora, ottenne investitura nell’anno 1499 di Cassaro e a 4 febbraro 1505 del feudo di Monastero; un Matteo fu giudice straticoziale di Messina negli anni 1485-86, 1494-95, 1498-99, 1511-12, e delle appellazioni negli anni 1491-92 e 1507-508; un Nicolò Antonio acquistò il feudo Rigilifi del quale ottenne investitura a 4 novembre 1505; un Giovanni Antonio fu giudice straticoziale di Messina negli anni 1508-9, 1512-13, 1515-16 e delle appellazioni negli anni 1505-6, 1525-26; un Martino fu senatore di Palermo nell’anno 1558-59; un Anselmo fu giudice capitaniale nel 1566-67 e giudice della gran corte del regno negli anni 1571-72-73; un Giacomo fu senatore di Palermo nel 1594-95; un Carlo, cavaliere dell’ordine dell’Alcantara, tenne la stessa carica in detta città negli anni 1627-28-29 e quella di capitano di giustizia negli anni 1630-31, 1636-37 e, per la moglie Porzia Corsetto, fu conte di Villalta e barone di Xiaccati, dei quali titoli ottenne investitura il figlio Ottavio, che fu senatore di Palermo nel 1665-66, capitano di giustizia nel 1676-77, deputato del Regno nel 1680, ecc.

Arma: d’azzurro, al castello di tre torri d’argento, aperto e finestrato del campo.

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