Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Sirchia a Sortino

 

Sirchia.

Un Dionisio, prete greco, possedette il feudo di Casabella, nel quale gli succedette il figlio Francesco e poi il nipote Giuseppe Antonio Sirchia e Pravatà, che ne ottenne investitura a 23 settembre 1808.

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Sires.

Si vuole originaria di Spagna; godette nobiltà in Messina. Un Baldassare Sires è notato nella mastra nobile del Mollica (lista XI, anno 1597).

Arma: di rosso, a due leoni fasciati d’oro, d’azzurro e di nero, contra-rampanti e affrontati all’albero di palma, sradicato di verde.

 

 

 

 

 

 

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Sirignano.

Il primo di questa famiglia a passare in Sicilia si crede che sia stato un Pietro, catalano, che, nell’anno 1580 fu uno dei deputati per la fabbrica della chiesa di Santa Eulalia in Palermo. Un Girolamo Sirignano e Crapanzano, discendente da detto Pietro, ottenne attestato di nobiltà dal senato di Palermo a 23 ottobre 1762.

 

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Sirugo.

Un Melchiorre, da Avola, a 15 dicembre 1790 ottenne riconosci-mento del titolo di barone di Meti e Santa Domenica, come figlio di Dorotea Astuto; un Corrado, barone di Meti e Santa Domenica, ottenne a 25 novembre 1815 parere favorevole del Protonotaro del Regno per il mutamento delle proprie armi gentilizie.

Arma: di ….. al mare di ….. nella punta e il capo di cielo con tre stelle di ….. male ordinate.

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Siscar o Siscara.

Originaria di Spagna e decorata della contea di Aiello; possedette in Sicilia i feudi di Fiumefreddo, Limina, Lungarino e Tono di Milazzo e godette nobiltà in Messina nel secolo XVI.

Arma: inquartato: nel 1° e 4° d’oro, alla canna di cinque frondi di verde; nel 2° e 3° troncato d’oro e di rosso.

 

 

 

 

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Sitaiolo o Setaiolo.

Pare che sia originaria di Pisa e che sia stata portata in Sicilia, nella fine del secolo XV, da un Simone del fu Giovanni. Godette nobiltà in Licata e in Palermo. Un Bernardino fu giurato di Licata negli anni 1530, 1536; un Filippo fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1568-69; un Angelo fu senatore in detta città negli anni 1570-71, 1573-74; un Vincenzo tenne la stessa carica negli anni 1571-72, 1579-80 e 1586-87; un Raffaele fu proconservatore in Licata nel 1588; un Simone fu giudice della corte pretoriana di Palermo nel 1620-21; un Carlo fu maestro notaro del Senato di Palermo, primo barone di S. Biagio, Gialdoneri e Mandrili in sua famiglia e morì nel 1659; un Simone fu senatore di Palermo negli anni 1708-8, 1731-32, 1742-43, governatore del Monte di Pietà negli anni 1732, 1735-36-37 e della Tavola nel 1738; un Francesco fu senatore in detta città negli anni 1732-33, 1738-39; un Giuseppe fu governatore della Tavola nel 1749, governatore del Monte di Pietà  nel 1755-56 e senatore nell’anno 1767-68; un Girolamo, del fu Giuseppe, a 19 dicembre 1774 ottenne attestato di nobiltà dal senato di Palermo.

Arma: di rosso, alla banda d’argento, ed una sbarra d’oro soprastante sul tutto, accompagnata da una stella d’oro nel capo e da altra d’argento sulla punta.

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Smorto.

Di questa famiglia, che godette nobiltà in Messina, notiamo un Filippo giudice straticoziale di detta città nell’anno 1381; un Giovanni senatore negli anni 1420-21 e 1428-29; un Mario, che tenne la stessa carica nell’anno 1514-15; un Filippo che la tenne nel 1537-38; un Girolamo di Filippo, che, nel 1547, fu collettore della regia secrezia di Messina; un Annibale, un Bartolo, un Claudio, un Cola Antonio, un Mario e un Filippo, che sono iscritti nella mastra nobile del Mollica.

Arma: di nero, a cinque verghette d’oro, attraversate dalla sbarra, costeggiata da dodici bisanti, il tutto dello stesso.

 

 

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Soler.

Di questa famiglia notiamo un Luigi, che fu castellano della Colombara di Trapani nell’anno 1485.

 

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Solito.

Il Mugnos, e quindi il Palizzolo, dice che questa famiglia sia originaria di Spagna e che abbia goduto nobiltà in Termini, in Girgenti, ecc. Noi non abbiamo trovato alcun documento che ci metta in grado di accettare o respingere quanto scrisse il detto autore.

Arma: d’azzurro, al sole figurato d’oro.

 

 

 

 

 

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Sollima.

Si vuole che sia originaria dalla Germania, godette nobiltà in Messina, e possedette il marchesato di Santa Marina, le Baronie di Castania, Saline di Val Demone, Rosignolo, Verbumcaudo, ecc.; si divise in due rami Sollima dei Merli e Sollima degli Orinali. Un Merlo fu giudice straticoziale di Messina negli anni 1441-42, 1445-46, 1453-54; e tale carica tennero un Nicolò negli anni 1447-48, 1461-62, 1503-4; un Matteo nel 1462-63; un Salvo negli anni 1487-88, 1494-95, 1506-7, 1511-12, 1514-15, 1519-20, egli stesso fu avvocato della regia gran corte, sindacatore di Castroreale, Milazzo, Santa Lucia e Rametta nell’anno 1488; un Nicolò (lo stesso del precedente?) fu regio segretario e capitano di giustizia di Salemi nel 1482; un Antonio fu luogotenente e maestro giustiziere nell’ufficio di protonotaro nel 1488; un Domenico venne nominato a 18 settembre 1488 credenziere della credenzeria e dogana di Messina; un Pietro fu giudice straticoziale di detta città negli anni 1507-8, 1511-12, 1520-21, 1526-27; un Antonio (lo stesso del precedente?) tenne la carica di senatore negli anni 1518-19, 1523-24, 1527-28; un Giovanni fu maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio e deputato del regno negli anni 1534, 1544, 1549; un fra Annibale, un fra Baldazzare, un fra Elia, un Francesco Maria, un Francesco fu Pietro e un fra Pietro li troviamo iscritti nella mastra nobile del Mollica; un Giovanni, barone di Catania, fu senatore di Palermo nell’anno 1614-15; un Giuseppe Sollima degli Orinali, con privilegio dato a 13 dicembre 1648 esecutoriato a 31 maggio 1649, ottenne concessione del titolo di marchese di Santa Marina; un Nicolò fu console nobile del mare di Messina nel 1701 e senatore nell’anno 1704-5; un Giuseppe fu senatore di detta città negli anni 1714-15, 1728-29, 1743-44; un Francesco fu console nobile della seta in Messina nel 1746-47; un Giovan Vito e un Antonio  nel 1759 facevano parte della nobiltà di Marsala; un Nicolò Giovanni del fu Giuseppe, un Cristofaro del fu Francesco, un Antonino, un dottor Francesco, un Letterio, un Giuseppe Raimondo del fu Nicolò Giovanni sono iscritti nella mastra nobile di Messina nel 1798-1807; un Francesco fu giudice della gran Corte Criminale nell’anno 1808-9. Con deliberazioni del 22 gennaio e 10 aprile 1849 la real commissione dei titoli riconobbe la nobiltà della famiglia Sollima.

Arma: d’oro, a due bande di rosso, addestrate nel capo da un merlo di nero (ramo dei Merli).

D’azzurro, a due bande d’argento, accompagnate da dieci orinali dello stesso, ordinati 3, 4 e 3 (ramo degli Orinali).

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Somma.

Un Pietro, a 13 marzo 1748, ottenne investitura del titolo di barone dei Diritti censuali del regio demanio di Messina; un Giuseppe fu giudice della gran Corte Criminale per diploma dato a 30 settembre esecutoriato a 9 ottobre 1810.

Arma: d’oro, al castello di due torri merlate d’azzurro, fondate sopra un mare ondato d’azzurro e d’argento.

 

 

 

 

 

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Soria (de).

Un Diego, qualificato non sappiamo con qual diritto marchese di Crespan, fece parte del consiglio di Santa Chiara in Napoli e, con privilegio dato in Madrid a 28 novembre 1672 esecutoriato in Messina a 23 febbraro 1673, venne nominato stratigò di Messina.

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Soriano o Suriano (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sortino, Sciortino o Xurtino.

Pretende di essere una diramazione della storica famiglia Orsini. Un  Mainitto de Xurtino, milite, da Palazzolo, acquistò nel 1396 da Gagliardetto de Monteclup, guascone, i feudi Rovetto, Maccari (Imbaccari), Bimisca, Xibini, Renda, Belludia, Galermo e Larbiato, dei quali ottenne conferma a 28 maggio 1397; un Giacomo fu capitano di giustizia in Trapani nel 1451-52; un Rinaldo, milite, fu patrizio in Noto nell’anno 1488 e a 21 ottobre dello stesso anno ottenne investitura del feudo Saccolino; un Giovan Matteo de Xurtino, fisico, acquistò nell’anno 1497 i feudi la Gulfa grande e Calcara, di cui ottenne investitura a 18 marzo 1501; un Guglielmo, barone di Xibini, fu giurato di Siracusa negli anni 1533-34, 1539-40; un Orlando Maria possedette, nel principio del secolo XVII, il feudo Busulmone; un Nicolò, a 14 luglio 1651, ottenne il titolo di barone di Sant’Agata Roccamedici; un Carlo fu giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1679, giudice della gran corte nel 1681, 1685; un Silvio fu, nell’ordine di Malta, commendatore di San Giovanni di Ragusa nel 1680; un Tommaso, barone di Sant’Agata, fu giurato di Polizzi nell’anno 1695-96; un Giuseppe Sortino e Ursino possedette il titolo di barone di Santa Maria di Spataro, che fu incorporato dalla regia corte e passò nel 1757 in casa Adamo, con il nuovo predicato del Monte.

Arma: bandato d’argento e di rosso, al capo del primo sostenuto da una fascia diminuita, cucita d’oro, caricato dalla rosa del secondo.

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