Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Sosa a Specchi

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Sosa vedi Josa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Soto o Sotto (vedi).

 

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Sottile.

Il Galluppi vuole che questa famiglia sia una diramazione della illustre famiglia d’Este e che abbia goduto nobiltà in Messina nel secolo XV. Noi notiamo un Nicolò, palermitano, dottore in leggi, che acquistò nel 1405 la terza parte della tonnara di San Nicolò, fu secreto di Palermo nel 1409, ottenne a 1 settembre 1433 l’investitura del feudo Alfano e a 20 ottobre 1433 dei feudi Molisena e Bombiscuro e fu capitano di giustizia di Palermo nell’anno 1455-56; un Ottavio, che fu pretore di detta città nell’anno 1434-35-36; un Scipione, che fu senatore negli anni 1472-73, 1480-81; un Rinaldo, che fu giudice della corte pretoriana di Palermo negli anni 1480-81, 1483-84; un Giovanni, che fu senatore negli anni 1502-3, 1511-12, 1514-15 e possedette nell’anno 1516 metà della gabella dei frutti e delle pelli dorate.

Arma: di rosso, a tre frecce d’argento, appuntate verso il capo, una in palo, e due in decusse.

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Sotto o Soto.

Un Giovanni, come marito di Aldonza Larcan, possedette nella fine del secolo XVI la baronia di San Fratello coi feudi Amorosa e Bissana; un Sebastiano de Sotto y Pantoga fu senatore di Messina nell’anno   1691-92; un capitano Pietro Sotto y Aquilar, cavaliere di San Giacomo della Spada, fu capitano di giustizia di Cefalù nell’anno 1701.

Arma: ?

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Spadafora o Spatafora.

Nobilissima famiglia, che si vuole originaria di Costantinopoli e che vanta di essere stata portata in Sicilia da un Basilio, esarca per l’imperatore Isacco Commeno nel 1058. Non è nostra intenzione discutere su tale origine, ci contentiamo dire che la famiglia si diramò in Messina, Randazzo, Palermo, ecc., godendo ovunque nobiltà; occupò le più importanti cariche del regno di Sicilia e possedette un gran numero di titoli e di feudi, tra cui notiamo i principati di Maletto, Mazzarà, Venetico, Spatafora; la ducea di Spatafora; i marchesati di San Martino, Roccella; la contea di Sclafani; le baronie di Bavuso e Rapano, Caccione e Michinesi, Calamita e Sant’Andrea, Carcaci, Cassaro e Didino, Cerami, li Currii di San Pietro, Cutò, Ferla, Feudarasi,
Maletto, Martini, Mazzarà, Roccella, Sant’Andrea, San Martino, Scordia Soprana, Solanto, San Giorgio, Arenella e San Nicola, Venetico, Vigna del Re, ecc. ecc. Tra i membri di detta famiglia, degni di menzione per le cariche sostenute o per le virtù di cui furono adorni, notiamo un Matteo senatore di Messina nell’anno 1358; un Corrado strategoto di detta città nel 1395; un Motta (Galeotto o Gulotto) capitano di Corleone nel 1396; un Federico, milite, capitano e castellano di Taormina nel 1399, giustiziere del Val Demone nell’anno 1403, che, con privilegio dato a 12 maggio 1409, ottenne dal doge Michele Steno e dal senato la iscrizione per sè e suoi al patriziato veneto; un Tommaso pretore di Palermo negli anni 1412-13, 1419-20, 1420-21, 1424-25; un Corrado, che tenne la stessa carica in detta città negli anni 1418-19, 1426-27, 1427-28, 1436-37; un Gerardo capitano di giustizia di Palermo nel 1421-22; un Guglielmo, che tenne la stessa carica in Caltagirone nel 1430-31e fu senatore di Messina negli anni 1433-34, 1438-39, 1443-44, 1447-48, 1456-57; un Corrado (lo stesso del precedente?), barone di Venetico, pretore di Palermo nel 1436, strategoto di Messina nel 1443; un Federico senatore di Messina negli anni 1441-42; un Giovanni, che tenne la stessa carica in detta città negli anni 1457-58; un Gerardo, che fu capitano di giustizia di Palermo nel 1482-83; un Annibale vescovo di Lipari nel 1485 ed archimandrita di Messina; un Corrado cavaliere dell’ordine di Malta nel 1485; un Antonino senatore di Messina negli anni 1496-97, 1510-11; un Pietro, che tenne la stessa carica in detta città nel 1514-15; un Guglielmo, di Gerardo, senatore di Palermo nel 1517-18, pretore negli anni 1525-26, 1528-29, 1534-35, 1539-40 e capitano di giustizia nel 1521-22; un Giacomo senatore di Messina negli anni 1517-18, 1524-25, 1529-30, 1532-33; un Sebastiano, che tenne la stessa carica in detta città negli anni 1522-23, 1539-40; un Scipione, che la tenne negli anni  1528-29, 1541-42, 1543-44 e fu maestro marammiere del terzanà e Real Palazzo di Messina nel 1593; un Giovan Vincenzo senatore di Palermo negli anni 1533-34, 1549-50, 1553-54; un Berardo capitano giustiziere di Messina nel 1546-47; un Nicolò Antonio senatore di Palermo nel 1552-53, pretore negli anni 1564-65, 1570-71, 1579-80 e capitano di giustizia nell’anno 1587-88; un Giovan Antonio senatore di Messina negli anni 1557-58, 1563-64, 1567-68; un Ludovico senatore di Palermo negli anni 1567-68, 1572-73, 1599-600, che, con privilegio dato a 13 luglio 1573 esecutoriato a 17 febbraio 1574, ottenne concessione del titolo di nobile col Don e fu capitano di giustizia in Palermo nel 1576-77; un Guglielmo, che tenne la stessa carica in detta città nel 1574-75; un Pietro senatore di Messina negli anni 1574-75, 1579-80, 1583-84; un Annibale, che tenne la stessa carica in detta città nel 1579-80; un Michele, barone di Maletto, che, con privilegio dato a 23 giugno esecutoriato a 23 novembre 1579, ottenne la concessione del titolo di marchese della Roccella, e, con privilegio dato a 2 aprile 1619 esecutoriato a 14 settembre dello stesso anno, ottenne la concessione del titolo di principe di Maletto e fu pretore di Palermo negli anni 1601-2-3; un Federico Spadafora e Moncada, barone di Venetico, provveditore delle fabbriche del regio palazzo di Messina nel 1594; un Giuseppe Spadafora Branciforti e Moncada, che, con privilegio dato in Madrid a 23 luglio esecutoriato in Messina a 22 settembre 1622, ottenne concessione del titolo di marchese di S. Martino; un Francesco Spadafora Branciforti Moncada e Ruffo, marchese di S. Martino, che, con privilegio dato a 10 novembre 1629 esecutoriato a 6 luglio 1630, ottenne la concessione del titolo di principe di Venetico; un Ludovico capitano di giustizia di Palermo nell’anno 1632-33; un Giuseppe senatore di Messina negli anni    1650-51, 1659-60; un Pietro Spadafora e Moncada, che, con privilegio dato a 27 febbraio esecutoriato a 27 marzo 1653, ottenne concessione del titolo di principe di Mazzarrà; un Federico, che, con privilegio dato in Madrid a 7 agosto esecutoriato in Messina a 23 settembre 1672, venne nominato maestro razionale di cappa corta del tribunale del Real Patrimonio, e, con privilegio dato in Madrid a 29 maggio 1673 esecutoriato in Messina a 11 agosto 1673, ottenne la concessione del titolo di duca di Spadafora; un Muzio Spadafora e Spadafora, che, con privilegio dato in Madrid a 7 marzo 1710 esecutoriato in Messina a 4 maggio 1713, ottenne la concessione del titolo di principe di Spadafora; un Matteo senatore di Palermo nel 1715-16; un Muzio Spadafora e Branciforti, principe di Maletto, di Venetico, ecc., gentiluomo di camera di re Vittorio Amedeo, capitano di giustizia di Palermo nel 1717-18, maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio, deputato del regno nel 1720, 1723; un Federico Spadafora e Gaetani dei principi di Maletto, cavaliere gran croce dell’ordine di Malta, † 1794; un Federico Spadafora e Moncada, principe di Maletto, ecc., cavaliere dell’ordine di Malta, ministro della nobile compagnia della carità di Palermo nell’anno 1775; un Mariano ed un Salvatore Spadafora e Monroy dei principi di Spadafora, che, a 8 agosto 1796, ottennero attestato di nobiltà dal senato di Palermo, ecc. Con rescritto del 17 aprile 1841 vennero riconosciuti i titoli di principe e duca di Spadafora al signor Gaetano Spadafora (di Muzio) padre di Muzio, riconosciuto con rescritto del 19 maggio 1851 nei detti titoli. Con decreto ministeriale del 22 luglio 1901 vennero riconosciuti in persona di Pietro Maria, di Michele, di Gaetano Spadafora (Spatafora), da Palermo i titoli di principe e duca di Spadafora, signore di San Pietro li Curri, patrizio veneto, quest’ultimo trasmessibile ai discendenti d’ambo i sessi, per continuata linea retta  mascolina, e gli altri agli eredi e successori, secondo l’antico diritto siciliano.

Arma: di rosso, al braccio armato, tenente una spada, posta in sbarra, il tutto al naturale.

Motto: PRODES IN BELLO.

Sostegni: due liocorni d’argento ritti ed affrontati.

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Spadaro o Spataro.

Di questa famiglia notiamo un Giovanni Antonio, che fu capitano di giustizia in Caltagirone nel 1549-50; un Giacinto, che, con privilegio dato a 15 febbraio 1736, ottenne il titolo di barone e tenne la carica di capitano di giustizia in Corleone nell’anno 1745-46; un Benedetto, che fu proconservatore in Scicli nell’anno 1793-1800.

Arma: di rosso, alla campagna di verde, alla torre d’argento, a due palchi murata ed aperta di nero; fondata sulla campagna, sinistrata e sostenuta da un leone d’oro, tenente una spada posta in sbarra.

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Spadaro o Spataro di Messina.

Nella mastra nobile di Messina del 1798-1807 troviamo notati un Giuseppe del fu Antonino; un Giovanni, un Luigi e un Michele del fu Placido.

Arma: di rosso, a due spade d’argento, guarnite d’oro, passate in decusse, accompagnate nel capo da un da un giglio coronato dello stesso.

 

 

 

 

 

 

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Spagnolo.

Il Galluppi dice che questa famiglia godette nobiltà in Messina nel secolo XV.

Arma: d’oro, alla banda di nero, ingollata da due teste di draghi dello stesso.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Spalletta, Spallitta o Spallotta.

Di questa famiglia notiamo un Filippo, che tenne in Palermo la carica di secreto e maestro procuratore e che ottenne nell’anno 1394 concessione del feudo Giardinello e nel 1398 della torre di Guadagna; un Guglielmo e un Roberto, padre e figlio, che possedettero il feudo Formica di cui ottenne investitura, a 24 agosto 1418, Giovanni, figlio di Roberto.

Arma: d’argento, alla banda d’azzurro.

Alias: di verde, al leone d’oro tenente un spada d’argento guarnita d’oro, alta in palo.

 

 

 

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Spanò.

Di questa famiglia notiamo un Antonio, che fu barone di San Giuliano, titolo in cui gli succedette il figlio Giovan Vito, che ne ottenne investitura a 10 aprile 1768 e fu capitano di giustizia in Marsala nel 1804-805. Un barone Antonio tenne la carica di senatore in detta città di Marsala nel 1812-13.

Arma: d’oro, al leone di nero; rampante ad una palma al naturale, accompagnata nel canton destro del capo da una crocetta di rosso.

Alias: d’azzurro, all’albero di palma al naturale, addestrato da un leone d’oro e accompagnato in capo da una stella [8] d’oro.

 

 

 

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Sparacio.

Un Filippo Sparacio e Ribaldi, con privilegio dato in dicembre del 1786, ottenne la concessione del titolo di barone.

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Spatafora o Spadafora (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Spataro o Spadaro (vedi).

 

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Specchi.

Godette nobiltà in Trapani e in Naro.

Un Alessandro fu senatore di Trapani negli anni 1616-17, 1620-21-22, 1631-32, 1634-35, 1639-40 e capitano di giustizia negli anni 1623-24, 1644-45; un Tiberio fu senatore in detta città negli anni 1665-66, 1677-78; un Alessandro Specchi e Fardella tenne la stessa carica in detta città nell’anno 1701-702 e forse egli stesso fu quell’Alessandro primo barone di Magazinaggi in sua famiglia nell’anno 1720; un barone Alessandro, nipote del precedente, fu patrizio in Naro nell’anno 1805-6 e detta carica tenne in detta città un Blasco nel 1812-13. Con real rescritto del 10 ottobre 1851 il signor Alessandro Specchi e Gaetani, di Blasco, ottenne riconoscimento del titolo di marchese di Sortino.

Arma: d’azzurro, a tre specchi (bisanti) d’argento.

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