Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Speciale a Squiglio

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Speciale.

Si vuole originaria di Pisa, nota, sin dal secolo XIII, in Sicilia dove, al dir del Baronio, ebbe il privilegio di batter moneta. Possedette la ducea di Valverde già Bologna ; le baronie di Alcamo e Calatafimi, di Sant’Andrea, Cipolla, Ficarazzi, Mallia, San Marco, Santa Maria la Nuova, Sant’Onofrio, Pozzo, Vaccarizzo, l’ufficio di regio secreto di Nicosia, ecc. ecc.; godette nobiltà in Messina nei secoli XIII, XIV, XV, in Palermo, in Nicosia, ecc. Un Ottavio fu giurato di Messina nel 1231; un Francesco, milite, di Messina è notato nel ruolo dei feudatari sotto re Ludovico per un cavallo alforato; un Antonio fu vice secreto di Lentini nel 1398; un Nicolò, milite, maestro razionale fu barone di Paternò, Spaccaforno, Castelluzzo, Graneri, Cassibile, San Marco lo Celso, Monteclimito, Cipolla e fu vicerè in Sicilia negli anni 1423, 1429, 1432; un Pietro barone di Cipolla, di Alcamo, di Calatafimi, ecc. fu pretore di Palermo negli anni 1440-41, 1461, maestro razionale del regno e vicerè di Sicilia nel 1448; un Vassallo fu capitano di giustizia di Caltagirone nel 1444-45, e, forse egli stesso fu quel Vassallo che possedette il feudo Cassibile e che fu senatore di Siracusa negli anni 1469-70, 1472-73; un Giovan Matteo  fu capitano di giustizia di Palermo negli anni 1458-59, 1460-61; un Pietro, con privilegio dato a 30 novembre 1497 esecutoriato a 25 luglio 1498, venne nominato giudice della gran corte; un Antonio (o Nicolò Antonio) fu senatore di Palermo negli anni 1512-13, 1522-23; un Gabriele a 29 luglio 1643, ottenne conferma dell’ufficio di secreto della città di Nicosia con il titolo di barone; un Giuseppe Speciale e Basilotta fu capitano di giustizia di Nicosia nel 1706-7; un Antonino Speciale e Nigrelli tenne la stessa carica in detta città nel 1740-41; un Gabriele la tenne nel 1744-45; un Andrea, duca di Valverde, fu rettore dell’ospedale degli Incurabili di Palermo negli anni 1760, 1763, 1767; un Giuseppe Speciale e Nicosia fu capitano di giustizia di Nicosia nel 1763-64; un Giovan Pietro, barone di Sant’Andrea, tenne la stessa carica in detta città nel 1769-70; un Francesco Paolo fu governatore del Monte di Pietà di Palermo negli anni 1791, 1794, 1795, rettore dell’ospedale grande nel 1781, e, nel febbraio del 1807, ottenne investitura del titolo di duca di Valverde; un Giovanni Antonio, barone di Sant’Andrea, cavaliere di Malta, fu senatore di Nicosia nel 1798-99; un barone Andrea da Nicosia a 2 aprile ottenne parere favorevole dal Protonotaro del Regno per la chiesta concessione di un titolo di marchese. Con decreto ministeriale del 4 settembre 1883 venne riconosciuto il titolo di barone di Salinella in persona della signora Maria Viola Speciale (di Giuseppe, di Gabriele), moglie di Gaetano la Motta. Con decreto ministeriale del 9 febbraio 1887 la signora Serafina Speciale (di Giuseppe, di Gabriele), moglie di Graziano Cirino, ottenne riconoscimento del titolo di barone di Montegrosso. Nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana sono notati: il signor Gabriele Speciale (di Giuseppe, di Gabriele Andrea), con i titoli di barone di Vaccarizzo, signore di Santa Maria la Nova, di Mallia e dell’Officio di secreto di Nicosia ed il signor Pietro Speciale (di Giovanni, di Giovanni Antonio), con i titoli di barone di Sant’Andrea e barone del Pozzo.

Arma: di verde, alla banda d’oro, caricata da una branca di leone, recisa di rosso e acccompagnata in capo da una stella d’oro.

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Speraindeo.

Il Galluppi dice che questa famiglia godette nobiltà in Messina nei secoli XIII e XV.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro, sostenuto da un monte di tre cime al naturale, movente dalla punta, impugnante con la destra una crocetta del secondo, guardante l’ombra di sole dello stesso, orizzontale a destra.

 

 

 

 

 

 

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Spina o Spinis (de).

Godette nobiltà in Messina al dir del Galluppi dal secolo XIII al XVIII. Un Luigi fu senatore in detta città nel 1322; un giudice Francesco (forse quello stesso Francesco de Spinis, di Messina, notato per un cavallo armato nel ruolo dei feudatari del 1343), dottore in leggi, acquistò nel 1347 il feudo San Martino, nel quale gli succedette la figlia Costanza, moglie a Rinaldo Lanza.

Arma: d’oro, a tre fasce increspate d’azzurro, alla banda d’argento caricata da tre rose di rosso, attraversante sul tutto.

 

 

 

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Spinacciolo.

Un Raffaele, con privilegio dato a 7 maggio 1638, ottenne il titolo di barone di Santa Maria della Grazia; un Giuseppe, da Sutera, con privilegio dell’11 maggio 1638, ottenne il titolo di barone di Sciacca.

 

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Spinelli.

Vanta di essere un ramo della illustre famiglia Spinelli del napoletano, decorato degli ordini cavallereschi del Toson d’oro, del San Gennaro, ecc. del Grandato di Spagna e di gran numero di titoli e feudi. Si vuole che sia stata portata in Sicilia, nel principio del secolo XVI, dai fratelli Giacomo e Matteo Spinelli, il quale ultimo acquistò da casa Gravina il feudo Marcato Montagna, ecc. Oltre di detto feudo, possedette questa famiglia in Sicilia i feudi Scala, Friddani o Friddiddo, Pirrera, ecc. Un Alberto, barone della Scala, fu spedaliere dell’ospedale di San Bartolomeo in Palermo nell’anno 1663; un Antonino, barone della Scala fu capitano di giustizia in Caltagirone nel 1670-71-72; un Giovanni, teatino, fu arcivescovo di Messina nel 1747; un Andrea, barone della Scala, fu senatore di Palermo negli anni 1754-55-56-57, archivario del senato nell’anno 1777, governatore del Monte di Pietà negli anni 1779-80-81, ecc.; un Andrea Spinelli e Reggio, barone della Scala, a 13 aprile 1835, ottenne attestato di nobiltà dal senato di Palermo. Con decreto ministeriale del 22 giugno 1900 venne riconosciuto il titolo di barone della Scala in persona del signor Andrea Spinelli (di Salvatore, di Andrea), che fu marito della nobile Agata Ugo dei marchesi Ugo e padre di Salvatore, Pietro, Caterina, Elisabetta.

Arma: d’oro, alla fascia di rosso, caricata di tre stelle del campo.

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Spinola.

Originaria di Genova; godette nobiltà in Messina, Palermo, Trapani.

Un Palmerio fu senatore di Trapani negli anni 1423-24, 1431-32, 1446-47; un Cipriano fu maestro portulano del regno nell’anno 1524; un Francesco, come marito di Paola Sabia, fu barone di Verbumcaudoe insieme con i fratelli Annibale e Ottavio, con privilegio dato a 8 agosto 1551 esecutoriato a 30 marzo 1554, ottenne la concessione del titolo di nobile; un Ottavio (lo stesso del precedente?) fu senatore in Palermo negli anni 1551-52-53, maestro portulano del regno e pretore di Palermo nell’anno 1576-77; un Vincenzo fu senatore della stessa città nell’anno 1577-78 e fu maestro portulano del regno nell’anno 1595; un Giacomo, un Giulio Cesare sono iscritti nella mastra nobile del Mollica; una Antonia, con privilegio dato a 7 ottobre esecutoriato a 16 dicembre 1626, ottenne la concessione del titolo di principe di Villanova; un Luigi fu deputato e tesoriere generale del regno, viceprotonotaro dello stesso, ecc., e, con privilegio dato a 14 giugno esecutoriato a 27 luglio 1683, ottenne la concessione del titolo di principe di Grammonte; un Luca fu cavaliere gerosolimitano, tenente generale di cavalleria, governatore della città di Messina nel 1719-20.

Arma: d’oro, alla fascia scaccata d’argento e di rosso di tre file, sormontata da una spinola di botte di rosso, posta in palo.

Cimiero: una fede movente ciascuna mano da una nuvola, il tutto al naturale.

Divisa: FECERUNT ME ET PLASMAVERUNT ME.

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Spinosa (de) o Espinosa.

Godette nobiltà in Messina, trovando, tra gli altri, un Andrea Garsia de Spinosa notato nella mastra nobile del Mollica (lista XIII, anno 1599).

Arma: d’azzurro, al leone d’oro rampante contro un ramo di spine al naturale.

 

 

 

 

 

 

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Spinotto.

Originaria di Genova, pare che sia stata portata in Palermo da un Giovanni Maria console della repubblica genovese in Sicilia. Un Antonino fu giudice della corte pretoriana in Palermo nel 1736-37, del tribunale del Concistoro nel 1744-45, della Gran Corte negli anni 1756-57-58 e acquistò la baronia di Butti e Mangaliviti, di cui ottenne investitura a 3 ottobre 1747 e la baronia di Marcatobianco, di cui ottenne investitura a 24 marzo 1750; un Giovanni (figlio del precedente) fu giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1774-75, del tribunale del Concistoro negli anni 1785-86-87, della Gran Corte nel 1792-93 e a 25 gennaio 1766, ottenne investitura delle baronie di Butti, Mangaliviti e Marcatobianco.

Arma: d’oro, al tronco d’albero spinoso al naturale.

 

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Spitaleri.

Pare che sia originaria d’Adernò. Un Giovan Vincenzo acquistò nella prima metà del secolo XVII il feudo Muglia; un Giuseppe e un Vincenzo, nella seconda metà dello stesso secolo, acquistarono i feudi Inturella e Dagala; un Antonio fu proconservatore in Adernò nel 1696 e tale carica tenne nel 1734 un Diego; un Felice Spitaleri e Rametta, a 2 aprile 1766, ottenne investitura del titolo di barone di Muglia e, a 22 marzo 1800, ottenne investitura dei feudi di Solicchiara e Pietrabianca. Con decreto ministeriale del 10 febbraio 1899 il signor Antonino Spitaleri (di Felice, di Antonio), ottenne riconoscimento dei titoli di barone di Muglia, signore di Solicchiara, signore di Pietrabianca.

Arma: di rosso, al leone tenente colle zampe anteriori, e per la lama, una spada alta; il leone sostenuto dalla pianura ondulata e fissante un sole orizzontale a destra; il tutto d’oro.

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Sponselli.

Di questa famiglia notiamo un Carlo, che fu giudice delle appellazioni in Palermo nel 1677-78, della corte pretoriana della stessa città nel 1678-79, della gran corte del regno negli anni 1679-80-81; un Ludovico, che, per la moglie Apollonia Pusateri Verlardi e Rinaldi, fu barone di Vanella ed occupò cariche di proconservatore e di giurato in Polizzi negli anni 1688, 1695-96.

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Spoto .

Un Stanislao fu proconservatore in Sant’Angelo Muxaro nel 1752; un Giacomo a 11 ottobre 1791 ottenne investitura del feudo Salacio, nel quale gli succedette il figlio Stanislao, che ne ottenne investitura a 9 marzo 1803. Con decreto ministeriale del 16 agosto 1899 il signor Giacomo Spoto (di Stanislao, di Giacomo), ottenne riconoscimento del titolo di barone di Salici e di signore di Solacio.

Arma: d’azzurro, a due leoni coronati, affrontati, sostenenti una spada accompagnata da tre stelle [8], il tutto d’oro.

 

 

 

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Spucches (de).

Originaria di Spagna, vanta le stesse origini del gran maestro dell’ordine di Malta Raimondo de Spucches di Majorca. Un Berengario, a 31 marzo 1296, ottenne concessione del feudo o casale di Calamonaci; un Simone fu capitano di giustizia di Caltagirone nel 1520-21; un Angelo fu senatore di Catania nell’anno 1525-26; un Marco fu giudice straticoziale di Messina negli anni 1525-26, 1528-29, 1533-34, 1538-39, ecc., deputato del regno nel 1547, giudice della gran corte nel 1559-60; un Vincenzo fu giudice della gran corte civile nel 1582-83, del concistoro negli anni 1592-93, 1617-18 e forse egli stesso fu quel Vincenzo che acquistò i feudi Amorosa, Mendoli e Villafrati; un messer Giuseppe è ascritto alla mastra nobile del Mollica; un Vespasiano fu giudice della corte pretoriana di Palermo nel 1599-600, giudice della gran corte nel 1605-6-7 e barone di Calamonaci; un Biagio fu giudice della corte pretoriana di Palermo nel 1695-96, giudice della regia udienza di Messina nel 1697, giudice della gran corte civile negli anni 1706-7 e 1710-11, maestro razionale giurisperito del Real Patrimonio, presidente del supremo magistrato del commercio, presidente del Concistoro nel 1737, presidente del Real Patrimonio nel 1743; un Francesco Spucches e Lanza fu giudice della gran corte civile negli anni 1741-42, 1751-52; un Giovan Battista Spucches e Amato, come figlio di Maria Agata Amato e Cirino ottenne a 4 novembre 1753 investitura del titolo di duca di Santo Stefano; un Marco de Spucches e Amato (fratello del precedente) a 4 dicembre 1758 ottenne parere favorevole dal protonotaro del Regno per la chiesta conessione del titolo di marchese, a 7 marzo 1782, ottenne investitura del titolo di duca di S. Stefano e nello stesso anno fu governatore del Monte di Pietà di Palermo; un Salvatore de Spucches e Caruso, a 17 febbraio 1776, ottenne attestato di nobiltà dal senato di Palermo; un Antonino fu gran croce e priore di Lombardia dell’ordine di Malta, morì nel 1780; un altro Antonino, duca di Santo Stefano, per investitura del 1794, è iscritto alla mastra nobile di Messina del 1798-1807; un Giuseppe, duca di Santo Stefano per investitura del 26 gennaio 1802, fu cavaliere dell’ordine di Malta, governatore di Longone, ecc.; un Antoninofu gentiluomo di camera, gran corce dell’ordine costantiniano, cavaliere dell’ordine di Malta, presidente della deputazione della salute pubblica, governatore della nobile compagnia della pace in Palermo nell’anno 1848; un Giuseppe fu insigne letterato, poeta e grecista, cavaliere dell’ordine di Malta pretore di Palermo nel 1850, ecc.; un Antonio, (di Giuseppe, di Antonino) riconosciuto con decreto ministeriale dell’otto febbraio 1903, nei titoli di principe di Galati e duca di Caccamo è cavaliere ufficiale dell’ordine della corona d’Italia, gentiluomo di corte di Sua Maestà la regina madre d’Italia, ecc. .

Arma: d’azzurro, al monte d’oro, di tre colli, caricati da una stella d’argento, sormontata da un giglio d’oro.

Cimiero: un vescovo vestito di bianco e mitrato, tenente con la sinistra uno stendardo dell’ordine di Montesa.

Tenenti: due guerrieri armati di argento, impugnanti l’uno, con la destra, lo stendardo dell’ordine di Malta; l’altro, con la sinistra, quello di Montesa.

Motto: ACTUM SPLENDENTEMQUE PRO FIDE PRO REGE.

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Squarcialupo o Scorcialupo.

Godette nobiltà in Palermo. Un Giovanni fu senatore di detta città negli anni 1450-51, 1458-59, 1462-63 e tale carica tennero un Pietro negli anni 1487-88, 1504-5, 1510-11 e un Giovan Luca nell’anno 1516-17.

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Squiglio.

Vanta origine romana. Un Giacomo acquistò da casa Luna i feudi Cifaliana, Castelluzzo, Mandranova, Valle dell’Olmo, Carpinello nella fine del secolo XVI; un Pietro acquistò il feudo Cammisini o lo Piro, la baronia di Galati, il feudo Cottonaro e Xarca nel principio del secolo XVII; un Pietro, per la madre Antonia Buonamico, fu primo barone di Landro in sua famiglia; un Giacomo, barone di Leandro, fu rettore dell’ospedale degl’Incurabili in Palermo nel 1724; un Pietro, barone del Landro, fu governatore della nobile compagnia dei Bianchi in Palermo nell’1645-46.

Arma: di rosso, al cavallo vivace, impennato è rivoltato d’argento.

 

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