Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Tabula a Tavola

 

Tabula o Tavoli (vedi).

 

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Taccone.

Il Galluppi dice che questa famiglia è originaria di Calabria e godette nobiltà in Messina nel secolo XIV.

Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro accompagnata da cinque stelle dello stesso, tre nel capo e due in punta.

 

 

 

 

 

 

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Tagliaferro.

Un Stefano, come figlio di Clara Orso (Urso), possedette nel principio del secolo XVII la gabella dell’olio e del cotone in Noto.

 

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Tagliarini.

Illustrata da un Pietro, dottore in leggi, che fu giudice delle appellazioni di Messina nell’anno 1693, del tribunale della Regia Udienza della stessa città nell’anno 1695, della corte pretoriana di Palermo nel 1697-98 e del tribunale del Concistoro nell’anno 1700.

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Tagliavia.

Vanta discendere da un Manfredo di Svevia che assunse il cognome Tagliavia in seguito ad una riuscita operazione di guerra in cui tagliò la ritirata al nemico, e che portò la famiglia in Milano donde si vuole che sia passata in Sicilia in persona di un Guido, capitano al servizio dell’imperatore Arrigo VI. Possedette il principato di Castelvetrano; i ducati di Alagona e Terranova; i marchesati di Avola e San Giacomo; la contea di Borgetto; i feudi Aynirbuna o Nyrbuna, Burgio Millusio, Castelvetrano, Lazzarino, Perrana, Ravanu-sa, San Bartolomeo, Sommatino, ecc. ecc.; assunse per successione, nel principio del secolo XVI, il cognome Aragona, che antepose poi a quello Tagliavia. Un Federico, milite, fu pretore di Palermo nel 1327-28; un Giovanni tenne la stessa carica in detta città nel 1341-42; un Francesco la tenne nel 1342-43; un Antonino fu capitano di giustizia di Salemi negli anni 1404-5-6; un Giovanni Antonio, barone di Castelvetrano, fondò la chiesa e convento dei padri Domenicani nella città di Castelvetrano nel 1470; un Giovanni Vincenzo, con privilegio esecutoriato a 22 maggio 1538, ottenne concessione del titolo di conte di Castelvetrano e fu stratigoto di Messina negli anni 1521-22, 1526-27; un Giovanni, reggente e capitan generale del Regno nel 1528, con privilegio dato a 18 aprile esecutoriato a 9 settembre 1530, ottenne il titolo di marchese di Terranova; un Pietro, cardinale di Santa Romana Chiesa, fu arcivescovo di Palermo e presidente del Regno di Sicilia, sotto Carlo V; un Carlo fu capitano di giustizia in Palermo nel 1545-46, deputato del Regno, gran contestabile, ammiraglio, presidente e capitan generale in Sicilia negli anni 1566, 1567-68, 1571, 1577, grande di Spagna, cavaliere del Toson d’oro, ecc. chiamato magnus siculus, con privilegio dato a 8 agosto 1543 esecutoriato a 16 febbraio 1544, ottenne concessione del titolo di marchese di Avola, con privilegio dato a 22 agosto esecutoriato il 23 ottobre 1561, ottenne concessione del titolo di duca di Terranova, con privilegio del 28 aprile esecutoriato a 14 ottobre 1564, ottenne il titolo di principe di Castelvetrano, e, con privilegio del 31 marzo esecutoriato a 31 luglio 1566, il titolo di conte di Borgetto; un Giovanni, figlio del precedente, vicario generale del Regno nell’anno 1573, per la moglie Maria de Marinis fece entrare in sua famiglia il marchesato di Favara; un Giorgio, con privilegio dato a 6 febbraio esecutoriato a 13 settembre 1583, ottenne concessione del titolo di Don, e possedette i feudi Pietra Belice e Cellaro; un Bartolo fu deputato del Regno nell’anno 1594; un Carlo, principe di Castelvetrano, ecc. fu deputato del Regno nell’anno 1599, capitan generale della cavalleria siciliana, cavaliere del Toson d’oro, ecc.; un Giovanni, principe di Castelvetrano, ecc. fu cavaliere del Toson d’oro nell’anno 1609; un Calogero fu deputato del Regno negli anni 1621, 1624; un Diego, fratello di Giovanni, principe di Castelvetrano, ecc. fu commendatore dell’ordine di San Giacomo, grande di Spagna, cavallerizzo maggiore di Marianna d’Austria regina di Spagna, generale della cavalleria di Napoli, stratigò di Messina nel 1606, principe del Sacro Romano Impero, capitan generale di Sardegna, consigliere di Stato, ambasciatore presso la Santa Sede e, per la moglie Stefania Cortes e Mendosa, nipote di Ferdinando I, marchese di Valle nelle Indie; un Mario, con privilegio dato in Madrid a 22 marzo esecutoriato a 21 maggio 1671, ottenne concessione del titolo di marchese di San Giacomo; un Giuseppe fu capitano di giustizia in Sciacca nel 1688-89; un Mario tenne la stessa carica in detta città nel 1745-46; un Mario (lo stesso del precedente?) acquistò il titolo di duca di Alagona, di cui ottenne investitura a 5 agosto 1771 e lo trasmise al figlio Francesco Onofrio che ne fu investito  a 29 gennaio 1776; un Giuseppe Tagliavia e Tagliavia, a 20 gennaio 1787, ottenne investitura del titolo di marchese di San Giacomo.

Arma: d’azzurro, al palmizio al naturale, fruttato di due grappoli d’oro e sradicato dello stesso.

Alias: di rosso, a quattro pali d’oro e la palma dello stesso fruttifera d’argento attraversante sul tutto.

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Talamanca.

Pare che questa famiglia abbia fatto due passaggi in Sicilia, il primo in persona di un Uberto, catalano, che fu baiolo (pretore) in Palermo nel 1302-3; il secondo ai tempi dei Martini con un Gilberto, nobile catalano, camerlengo e consigliere di re Martino, che fu capitano e pretore in Palermo negli anni 1396-97, 1398-99 e ottenne a 10 giugno 1392 il feudo Supradolcuna o la Dardara, nel 1400 concessione di una vigna nel territorio di Termini e sposò Ilaria La Grua e Imperatore, ereditiera dello stato di Carini, e così fu barone di detta terra, che trasmise ai suoi successori, con l’obbligo di assumere il cognome La Grua.

Arma: fusellato d’oro e d’azzurro.

 

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Tallarita.

Un Francesco, con privilegio dato a 13 marzo 1716, ottenne concessione dei titoli di barone di Camporosso e di Don.

 

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Tancredi.

Un Giulio acquistò, nel principio del secolo XVII, il diritto del mezzograno sulle estrazioni di cereali dal caricatore di Sciacca, diritto in cui gli succedette il figlio Pietro e poscia il nipote Giulio.

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Tappia.

Al dir del Galluppi questa famiglia godette nobiltà in Messina nel XVII secolo. Noi troviamo un Domenico con la carica di giudice della Gran Corte del Regno nell’anno 1602.

Arma: di rosso, a sei conchiglie d’oro, ordinate 2, 2 e 2; alla bordura dello stesso, caricata da otto scudetti d’azzurro, alla fascia d’argento.

 

 

 

 

 

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Tarallo.

Di questa famiglia, che godette nobiltà in Palermo e che possedette il ducato della  Miraglia, le   baronie  di  Baida e di Ferla, notiamo un Pietro, dottore in leggi, luogotenente tesoriere generale e collettore delle fiscalie di Sicilia nel 1667; un Francesco Tarallo e Rau, duca della Miraglia, che fu governatore del Monte di Pietà in Palermo nel 1757-58; un Antonino Maria che fu giudice della corte pretoriana in detta città nel 1761 e del tribunale del Concistoro negli anni 1777-78-79; un Simone Tarallo e Oliveri, che, a 5 agosto 1767, ottenne investitura dei titoli di duca della Miraglia, barone di Baida, barone della Ferla; un Giuseppe dei duchi della Miraglia, che ottenne, a 24 novembre 1792, attestato di nobiltà dal senato di Palermo.

Arma: d’azzurro, al leone coronato la testa rivoltata d’oro, tenente una mazza dello stesso, rampante ad un albero al naturale.

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Taranto.

Il Galluppi la vuole originaria di Catania, nobile in Messina nel
XV secolo. Possedette le baronie di Bavuso, Calvaruso, Carrubba, Castania, Nissuria, San Dimitri, le saline di Nicosia, l’ufficio di portulanotto di Licata ecc. Un Giovanni, dottore in leggi, fu giudice della Gran Corte nel 1399; un Federico fu patrizio di Catania nel 1413-14 e senatore nel 1429-30; un Astasio tenne la carica di senatore in detta città nell’anno 1421-22; un Giovanni fu senatore in Caltagirone negli anni 1660-61, 1668-69, 1671-72, 1686-87, 1689-90; e tale carica tennero un Francesco negli anni 1675-76, 1702-3; un Alberto nel 1682-83, ecc.; un Giuseppe tenne negli anni 1688-89, 1694-95, 1700-701, 1713-14; un Arrigo nel 1712-13; un Giacomo negli anni 1719-20, 1726-27, 1730-31; un Giacomo (lo stesso del precedente?) fu capitano di giustizia in detta città negli anni 1724-25, 1742-43 e patrizio nel 1738-39; un Emanuele fu patrizio di Caltagirone nel 1794-95.

Arma: d’azzurro, alla mezzaluna crescente d’oro.

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Taroniti.

Godette nobiltà in Messina nel secolo XVI, trovando un Girolamo ascritto alla mastra nobile del Mollica (lista IV, anno 1590).

 

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Tarragò o Terragò.

Si vuole che sia originaria di Spagna; godette nobiltà in Messina nei secoli XVI e XVII. Un Gabriele fu giudice straticoziale in detta città negli anni 1597-98, 1607-8, del tribunale del Concistoro nell’anno 1605-6, della Gran Corte del Regno negli anni 1602-3-4 ed è annotato nella mastra nobile del Mollica (lista XVIII, anno 1604).

Arma: troncato: d’argento e di rosso, all’albero di quercia di verde, al tronco d’oro, attraversante.

 

 

 

 

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Tarrascona.

Si vuole che sia originaria di Spagna, godette nobiltà in Messina nei secoli XVI e XVII, trovando un Bartolomeo e un Francesco notati nella mastra nobile del Mollica.

Arma: vajato d’oro e di rosso.

 

 

 

 

 

 

 

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Taschetta o Taschetti.

Di questa famiglia notiamo un Francesco capitano di giustizia in Caltagirone nell’anno 1407-8; un Vincenzo, primo barone di Ganigazzeni in sua famiglia per investitura del 16 dicembre 1757, padre di Pasquale, che ottenne investitura di detta baronia a 22 aprile 1782.

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Taverna.

Un notaro Bertuccio (Bartoluccio), messinese, notaro dell’ufficio del Protonotaro del Regno, ottenne da re Pietro concessione della gabella dei canali e magazzini di Sciacca, della terza parte della metà del diritto del tumolo  di Girgenti e possedette pure l’ufficio di portulanotto del mare, caricatore e terra di Licata.

Arma: d’argento, a tre bande di nero.

 

 

 

 

 

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Taviano.

Un Diego Antonio, da Sant’Angelo di Brolo, con privilegio dato a 23 dicembre 1770, ottenne concessione del titolo di barone di Frangioglio, Sagani e Piano Croce, titolo con il quale è stato iscritto, nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana, il signor Giuseppe Taviano e Saporito (di Martino, di Giuseppe, di Martino, di Diego predetto).

Arma: partito: nel primo di verde, alla banda d’argento seminata di stelle d’oro con una colomba posata sulla banda; essa banda accompagnata da un giglio d’oro, posto nel canton sinistro del capo ed in punta da un mare al naturale dal quale sorge il sole pure al naturale; nel secondo troncato (a) d’azzurro al leone d’oro; (b) di verde al guerriero posto di fronte, armato di tutto punto, tenente nella destra una clava.

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Tavola, Tavuli o Tabula.

Un Federico, maestro notaro della corte dei conti, ottenne, sotto re Federico III, concessione dei feudi Machinesi e Cachone e possedette il diritto del tumolo di Sciacca; un Antonio fu secreto e maestro procuratore di Messina nell’anno 1398.

 

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