Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Tedeschi a Testagrossa

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Tedeschi o Tedesco.

Vanta a capostipite un Ruggero Scandolf cavaliere Teutonico, il quale, nel 1354, si vuole che abbia ottenuto concessione della terra di Gagliano e sotto re Federico III possedette la terra e castello di Sutera. Dalla patria di lui i suoi discendenti presero il cognome e godettero nobiltà in Catania, in Messina, ecc.; possedendo un gran numero di feudi tra i quali notiamo Arbiato, Santissima Annunziata, Buxalca, Bruca e Crisciunà , Castel d’Osimo, Fiumefreddo, Ramione, Toscano e Mandrile, Villallegra e San Todaro, Villarmosa, ecc. ecc. Un Rinaldo, da Catania, nel 1397 ebbe la capitania di Motta Sant’Anastasia e fu sub cavallerizzo regio ; un Enrico fu senatore di Catania negli anni 1415-16, 1418-19, 1421-22, 1425-26, 1427-28 e capitano di giustizia nell’anno 1430-31; un Nicolò dell’ordine di San Benedetto fu arcivescovo di Palermo nel 1434 e cardinale di Santa Romana Chiesa nel 1440; un Nicolò fu giurato di Caltagirone negli anni 1460-61, 1462-63; un Giacomo fu senatore di Catania negli anni 1478-79, 1483-84, 1498-99 e capitano di giustizia nel 1508-9; un Enrico fu capitano di giustizia in Caltagirone nel 1479-80; un Antonio fu senatore di Catania nell’anno 1511-12; un Giulio fu patrizio in detta città negli anni  1590-91, 1608-9 e capitano di giustizia negli anni 1597-98, 1614-15, 1623-24, e, con privilegio dato a 7 ottobre 1588, ottenne il titolo di regio cavaliere; un Francesco fu capitano di giustizia di Catania nel 1598-90; un Guglielmo fu patrizio in detta città nel 1599-600; un Francesco, barone del Toscano tenne la stessa carica in detta  città nell’anno 1652-53; un Giovanni la tenne negli anni 1656-57, 1662-63 e fu capitano di giustizia nel 1663-64; un Francesco Tedesco e Gioeni fu patrizio di Catania nel 1661-62; un Ercole tenne la stessa carica in detta città nel 1667-68 e quella di capitano di giustizia nel 1678-79; un Giovan Battista fu giudice della Regia Udienza in Messina nel 1686 e della Gran Corte del Regno nel 1688; un Girolamo del fu Giovanni fu capitano  di giustizia in Catania nel 1692-93; un Domenico, barone del Toscano, un Michelangelo, barone di Villarmosa, un Vincenzo, barone di Oxima, sono notati nella mastra nobile della città di Catania del 16 gennaio 1696 tra i feudatari e regi cavalieri; un Antonino Tedesco e Ramondetta, un Giovanni e un Ugo sono notati in detta mastra nobile tra i regi cavalieri; un Benedetto e un dottor Giovan Battista vi sono notati tra i nobili; un Michelangelo Tedesco e Bonadies fu patrizio di Catania negli anni 1697-98-99, 1701-2; un Vincenzo Tedesco e Celestre fu capitano di giustizia in detta città negli anni 1717-18, 1731-32 e patrizio nel 1737-38;  un Vincenzo, barone di Villermosa (lo stesso del precedente?) fu capitano di giustizia in Catania negli anni 1724-25 e 1732-33; un Tommaso Maria, barone della Santissima Annunziata, tenne la stessa carica in detta città nel 1728-29 e fu patrizio nel 1734-35; un Francesco Tedesco e Francica fu acatapano  nobile di Catania nel 1741-42 e in tale anno un Pietro Tedesco e Gravina fu maestro notaro nobile del senato di detta città; un Francesco Paolo Tedesco e Tedesco, barone di Villallegra, fu capitano di giustizia di Catania nell’anno 1745-46; un Orazio fu acatapano nobile in detta città nel 1745-46 e tale carica tenne nel 1746-47 un Vincenzo Tedesco Paternò e Castello; un Cesare, barone  di Torrevecchia, fu capitano di giustizia in Catania nell’anno 1748-49; un Pietro, barone della Santissima Annunziata, tenne la stessa carica in detta città nell’anno 1758-59; un Domenico Tedesco e Gallego, con privilegio dato nel gennaio  dell’anno 1770 esecutoriato a 29 giugno dello stesso anno, ottenne concessione del titolo di marchese; un Gaetano Tedesco e Gravina fu patrizio di Catania nel 1798-99; un Francesco Paolo Tedeschi e Tedeschi, a 15 gennaio 1812, ottenne investitura del titolo di barone di Villallegra e San Todaro, titolo con il quale si trova iscritto nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana il signor Francesco Tedesco (di Pietro, di Francesco).

Arma: di rosso, alla fascia d’argento, attraversata da due bastoni gigliati d’oro, passati in decusse.

Alias: troncato: di rosso e d’azzurro a due bastoni d’oro, gigliati all’estremità e passati in decusse, attraversanti sul tutto.

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Teni.

Illustrata da un Luigi, dottore in leggi, che tenne la carica di giudice della Gran Corte del Regno nell’anno 1802-803.

Arma: ?

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Terlati.

Godette nobiltà in Vizzini. Un Carlo, già giurato, capitano di giustizia e sindaco di detta città; un Giovanni, un Giuseppe, un Francesco, nel 1731, erano tra i concorrenti agli uffici nobili in Vizzini; un Giovanni fu capitano di giustizia in detta città negli anni 1745-46, 1749-50, 1755-56; un Silvio tenne la stessa carica in detta città nell’anno 1810-11.

Arma: ?

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Terlis.

Secondo il Mugnos, copiato dal Palizzolo, questa famiglia, d’origine catalana, fu portata in Sicilia ai tempi di re Giacomo da un Guglielmo.

Arma: d’oro, a due bande di rosso.

 

 

 

 

 

 

 

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Termine.

Si vuole che sia originaria dalla Catalogna, portata in Sicilia sotto gli Svevi. Possedette i principati di Baucina e Casteltermine; la ducea di Vatticani; il marchesato di Montemaggiore; la contea di Isnello; le baronie di Aspromonte, Baccarati, Birribaida, Calamonaci, Casalbianco, Ciaramita, Cavallaro, Fargione, ecc. ecc. Un Matteo fu maestro giustiziere in Sicilia nell’anno 1260, studiò all’Università di Bologna, vestì l’abito degli Agostiniani e morì in Siena nel 1310, venerato dalla chiesa cattolica sotto il nome di beato Agostino novello di Palermo; un altro Matteo fu maestro giustiziere nell’anno 1293 e capitan generale delle galere del Regno;  un Giovanni fu arcivescovo di Palermo nel 1411; un Bernardino, barone di Birridaida, fu senatore di Palermo negli anni 1506-7, 1514-15, 1517-18, 1520-21 e pretore nel 1533; un Antonino fu senatore di Palermo negli anni 1519-20, 1523-24; un Bernardo, barone di Birridaida (lo stesso del precedente?) fu capitano di giustizia in Palermo negli anni 1541-42, 1557-58 e pretore nel 1562-63; un Girolamo fu vescovo di Mazzara nel 1543; un Francesco fu senatore in Palermo negli anni 1570-71, 1575-76; un Antonino, barone di Calamonaci, tenne la stessa carica in detta città nell’anno 1577-78; un Girolamo Termine e Playa fu senatore di Palermo nel 1610-11, deputato del Regno nel 1621; un Carlo fu senatore in Palermo nel 1625-26; un Giovanni Maria Termini e Ferreri, barone di Birridaida, con privilegio dato a 10 ottobre 1629 esecutoriato a 15 febbraio 1630, ottenne concessione del titolo di Principe di Casteltermine; un Giovanni fu senatore di Palermo nel 1637-38; un Asdrubale Termine e Playa, barone di Vatticani, fu capitano di giustizia in Palermo negli anni 1640-41, 1645-46, 1648-49, e, con privilegio dato a 12 settembre esecutoriato a 16 dicembre 1658, ottenne concessione del titolo di duca di Vatticani; un Ignazio fu senatore di Palermo negli anni 1671-72-73, 1677-78-79, 1684-85, 1687-88; un Annibale fu vescovo di Siracusa, morto nel 1722; un Giuseppe fu senatore di Palermo negli anni 1725-26 e 1728-29; un Antonino Termine e Valguarnera, principe di Casteltermine,  come marito di Eleonora Migliaccio, fu primo principe di Baucina, marchese di Montemaggiore, barone di Casalbianco, Ciaramita e Cavallaro in sua famiglia; un Domenico Termine e Valguarnera, conte d’Isnello, fu amministratore generale dell’azienda del tabacco in Sicilia e nelle isole adiacenti; un Giuseppe (Francesco) fu giudice del tribunale del  Concistoro negli anni 1763-64-65; un Ignazio Termine e Cordova, duca di Vatticani, fu tenente generale e comandante le armi in Sicilia, governatore di Siracusa, cavaliere dell’ordine di Malta e morì nell’anno 1767; un Girolamo Termine e Mazzanti, duca e barone di Vatticani per investiture del 1 settembre 1767 e 13 marzo 1797, fu capitano del reggimento Siracusa, cavaliere dell’ordine Costantiniano, senatore di Palermo negli anni 1791-92 e 1801-802, gentiluomo di camera, ecc.; un Antonino Termine e Lucchese Palli ottenne, a 20 agosto 1809, investitura dei titoli di principe di Baucina, marchese di Montemaggiore con Biscardo, conte d’Isnello, barone di Aspromonte.

Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro, accompagnata da tre stelle dello stesso, poste due al capo ed una in punta.

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Terracina.

Godette nobiltà in Messina, Caltagirone, ecc. Un Giovanni possedette il territorio di Santa Rosalia in Valle di Noto, che ebbe infeudato nel 1466; un Artale fu giurato in Calascibetta nel 1488; un Giovanni Antonio tenne, nel 1505 in detta città, la carica di capitano di giustizia; un Francesco, con privilegio dato a 31 marzo 1528, ottenne il titolo di regio cavaliere; un Diego acquistò da Matteo Scammacca il feudo Castelluzzo, nella fine del secolo XVII; un Fabrizio (o Francesco?), barone di Santa Rosalia, fu capitan d’armi a guerra in Terranova, senatore in Messina nel 1682-83, capitano di giustizia in Caltagirone nel 1684-85, patrizio in detta città nel 1686-87, senatore nell’anno 1688-89, sergente maggiore nel 1690; un Ferdinando Terracina e Heredia fu maestro notaro della Cancelleria del Regno nel 1731.

Arma: ?

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Terragillas.

Godette nobiltà in Messina, trovando notato nella mastra nobile di detta città del 1798-1807 un maggiore Mattia Terragillas del fu Pietro.

Arma: d’azzurro, al leone leopardito di nero, passante sopra un terrazzo di verde.

 

 

 

 

 

 

 

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Terragò o Tarragò (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Terrana.

Di questa famiglia notiamo un Giovanni, nominato a 2 novembre 1416 vice segreto di Girgenti; un Gismondo (o Sigismondo) Giovanni che fu giudice capitaniale in Naro nell’anno 1501; un Isidoro che fu giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1705-6,  del tribunale del Concistoro nel 1710 e della Gran Corte negli anni 1716-17 e 1727-28, avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio e presidente del Concistoro nel 1736; un Nicolò che fu abate di Santa Lucia di Noto e morì nel 1753.

Arma: ?.

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Terrella.

Il Mugnos, copiato come sempre dal Palizzolo, la dice originaria dalla Catalogna e vuole che sia stata portata in Castrogiovanni ai tempi di re Pietro d’Aragona.

Arma: d’argento, al monte roccioso di verde.

 

 

 

 

 

 

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Terzi o Terzo.

Un Antonino Maria, con privilegio dato a 17 luglio 1788, ottenne il titolo di barone di Zisola, e forse egli stesso fu quel barone Antonino, che tenne la carica di giurato in Spaccoforno nell’anno 1812-13.

Arma: d’argento, alla banda di rosso, accompagnata da tre rose dello stesso, due in fascia nel canton sinistro del capo e una nel canton destro della punta.

 

 

 

 

 

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Testa.

Vanta origine longobarda e si vuole che sia stata portata in Sicilia da un Enrico vicerè nel 1190; godette nobiltà in Messina e in Palermo. Un Giovanni, palermitano, fu giudice della Gran Corte del Regno, comprò nel 1343 la gabella dei canali e magazzini di Sciacca; un Antonio acquistò, nella fine del secolo XVI, il titolo di barone di San Basilio; un Giovanni Maria Testa Piccolomini ottenne, nel 1653, concessione del titolo di conte del Sacro Romano Impero; un Alessandro fu giudice pretoriano di Palermo nel 1739-40, del tribunale del Concistoro nel 1748-49, della Gran Corte civile nell’anno 1753-54; un Francesco Maria, da Nicosia, fu vescovo di Siracusa nell’anno 1748; un Gaetano (di Agesilao, di Ruggero), con decreto ministeriale del 10 ottobre 1899, ottenne riconoscimento del titolo di conte del Sacro Romano Impero.

Arma: d’oro, all’aquila bicipite di nero, linguata di rosso, coronata all’imperiale, caricata in cuore da uno scudetto d’argento, alla croce d’azzurro, caricata di cinque mezzelune del campo montanti.

Alias: d’oro, alla testa di cignale di nero, difesa d’argento.

 

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Testaferrata.

Godette nobiltà in Messina, nella mastra nobile della quale città, del 1798-1807, troviamo notati un marchese Daniele del fu marchese Enrico, un Filippo Luigi, un Giuseppe e un Giovanni Lorenzo di Mario, marchese di San Vincenzo Ferreri; un Pandolfo del fu marchese Emanuele, un Mario marchese di San Vincenzo Ferreri del fu marchese Giliberto; un Pietro Paolo, barone del Gomerino, del fu barone Paolo.

Arma: d’argento, al toro furioso di rosso, col capo dello scudo d’oro, all’aquila nascente spiegata di nero, linguata di rosso, imbeccata d’oro (ramo Testaferrata di San Vincenzo Ferreri).

Partito: nel primo d’argento, al toro furioso di rosso, col capo dello scudo d’azzurro, caricato da tre stelle d’oro; nel secondo, d’azzurro, al capriolo d’oro accompagnato da tre stelle dello stesso (ramo Testaferrata Abela).

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Testagrossa.

Di questa famiglia notiamo un Francesco che portava, non sappiamo con qual diritto, il titolo di barone di San Giovanni, e che tenne le cariche di capitano di giustizia e di prefetto in Trapani negli anni 1796-97, 1798-99 e un Ignazio, che portava pure il detto titolo di barone di San Giovanni, con la carica di senatore in Trapani nell’anno 1802-803.

Arma: ?

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