Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Testai a Tomasi

 

Testai.

Illustrata da un Giovan Filippo, che tenne le cariche di giudice della corte pretoriana in Palermo negli anni 1576-77, 1584-85, 1591-92 e della Gran Corte del Regno negli anni 1593-94-95.

Arma: ?

indice

clicca per ingrandire

Testasecca.

Con regio decreto dell’anno 1893, il signor Ignazio Testasecca, di Gaetano, deputato al parlamento Nazionale, ecc. ecc. da Caltanissetta, ottenne concessione del titolo di conte, trasmessibile ai suoi discendenti (maschi da maschi) in linea e per ordine di primogenitura.

Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro, accompagnata in capo da un’aquila dello stesso, in atto di spiccare il volo; in punta da una testa e collo reciso di cane levriere, sormontato da tre lunette ordinate in fascia, le laterali montanti, la mediana rovesciata, il tutto d’argento.

Motto: CONTIGIT EX MERITO.

 

indice

clicca per ingrandire

Tettamansi o Tittamansi (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

indice

clicca per ingrandire

Tetamo.

Illustrata da un Agostino, che tenne le cariche di giudice della corte pretoriana in Palermo nel 1765-66, del Concistoro negli anni 1777-78-79 e di uditore generale delle genti di guerra nel 1789.

Arma: di rosso, a tre sbarre d’oro.

 

 

 

 

 

 

indice

 

Texeira.

Pare che sia stata portata in Sicilia da un Pietro di Texero, portoghese, capitano di fanteria, inviato nel 1513 in difesa delle isole di Malta e Gozzo.

Un Giovanni Antonio Texeira Albornox, cavaliere dell’ordine di Cristo, fu senatore in Palermo nell’anno 1668-69; una Maria Antonia, (figlia di Pietro Texeira e Albornoz, governatore nobile del Banco di Palermo e sorella di Vincenzo, maestro razionale nobile del senato) moglie del barone Pietro Pisani, chiese di essere ascritta alla nota di Palazzo e ottenne parere favorevole a 6 gennaio 1819.

Arma: ?

indice

clicca per ingrandire

Thomeo o Tomeo.

Si vuole originaria dalla Calabria; godette nobiltà in Messina nei secoli XVI e XVII. Un Giovanni Battista fu giudice straticoziale in detta città di Messina nell’anno 1541-42; un Francesco è notato nella mastra nobile del Mollica.

Arma: d’azzurro vestito di rosso e bordato d’oro, caricato nel capo da due gigli e nel cuore da un leone, il tutto del terzo.

 

 

 

 

 

indice

clicca per ingrandire

Tignoso (del).

Si vuole d’origine Pisana; portata in Sicilia dai fratelli Pietro e Bindo nella fine del secolo XV o nel principio del XVI. Un Giovan Battista fu governatore della Tavola in Palermo nel 1585, 1598 e senatore in detta città nel 1586-87; un Gaspare tenne quest’ultima carica nell’anno 1597-98; un Emilio fu cavaliere dell’ordine di Malta (morì nel 1652).

Arma: di rosso, al leone coronato d’oro.

 

 

 

 

indice

clicca per ingrandire

Timera.

Un Tuccio, da Lentini, acquistò nell’anno 1372 il feudo Campana; un Antonio (lo stesso del precedente?) sotto re Martino fu commissario in Lentini per i beni dei ribelli, e ottenne concessione dei feudi Mazzarrone e Brucusana.

Arma: d’oro, al leone di rosso tenente una palma verde.

 

 

 

 

 

 

indice

 

Timpanaro.

Di questa famiglia notiamo un Filippo, che acquistò nel principio del secolo XVI da casa Moncada il feudo Cugno; un Giovanni Martino Timpanaro e Ventimiglia, che acquistò, nella fine del detto secolo da casa Ventimiglia, la baronia di Castelluzzo; un Giuseppe Timpanaro e Ventimiglia, che fu capitano di giustizia di Mazzara nell’anno 1624-25.

Arma: ?

indice

 

Tinnaro.

Con privilegio dato a 30 settembre 1639 un Emmanuele Tinnaro, da Castelvetrano, ottenne concessione del titolo di barone.

Arma: ?

indice

clicca per ingrandire

Tittamansi o Tettamansi.

Si vuole originaria di Milano; godette nobiltà in Messina nei secoli XVII e XVIII. Un Antonio fu senatore di Messina negli anni 1679-80-81-82 e 1685-86; un Gaspare tenne la stessa carica in detta città negli anni 1740-41, 1745-46; un Ottavio ottenne la concessione del titolo di marchese, che, nell’anno 1779, passò in casa Ricca.

Arma: di rosso, al bue passante d’argento, col capo dello scudo d’oro, all’aquila spiegata di nero.

 

 

 

indice

clicca per ingrandire

Tocco.

Si vuole dello stesso stipite dei sovrani di Romania e di Larta, passata in Napoli, dove venne decorata del principato di Montemiletto, ecc.; in Sicilia dove godette nobiltà in Messina nei secoli XVI e XVII e possedette la baronia di Limbrici nella fine del secolo XVI. Un Cesare è notato nella mastra nobile del Mollica (lista VIII, anno 1594).

Arma: d’argento a quattro fasce increspate d’azzurro.

Cimiero: il Pegaso alato.

Motto: SI QUA FATA SINANT.

 

 

indice

 

Tomasello.

Godette nobiltà in Messina. Un Letterio fu senatore in detta città negli anni 1727-28, 1732-33; un Antonino possedette, nel principio del secolo XVIII, l’ufficio di portulanotto di Licata e metà della terza parte del diritto del tumolo di Girgenti.

Arma: ?

 

indice

clicca per ingrandire

Tomasi o Tommasi.

Vanta discendere dalla famiglia dei Leopardi di Costantinopoli, che si vuole passata in Ancona sin dal 646 cambiando il cognome in quello di Tomasi. Non è nostra intenzione discutere su tale origine e sull’etimologia che gli scrittori di cose nobiliari danno al cognome Tomasi; diciamo solo che questa famiglia, la quale ha dato molti cavalieri all’ordine di Malta, fu nobile in Capua donde si vuole sia stata portata in Sicilia da un Mario, che aveva ottenuto dal senato romano, nel 1569, il privilegio di patrizio e cittadino romano e che fu capitano d’armi in Licata nel 1585 e sposò Francesca Caro e Celestre, la quale gli recò in dote la baronia di Montechiaro. Un Giulio Tomasi Caro e La Restia, con privilegio dato in Madrid a 10 dicembre 1638 esecutoriato in Messina a 16 aprile 1639, ottenne concessione del titolo di duca di Palma fu credenziere e maestro notaro della secrezia di Licata, secreto, maestro notaro civile di detta città e vice portulano del caricatore di essa, credenziere, maestro notaro delle segrezie e dogane di Girgenti, per la moglie Rosalia Traina possedette le baronie di Falconeri con il casale di Torretta e i mercati Rafforosso, Montecolombrino, ecc. fu cavaliere dell’ordine di San Giacomo, e, con privilegio dato a 13 agosto esecutoriato a 5 novembre 1667, ottenne concessione del titolo di principe di Lampedusa; un Giuseppe, figlio del precedente, fu chierico teatino, cardinale di Santa Romana Chiesa nel 1712 ed è venerato della chiesa cattolica quale beato; un Ferdinando Maria Tomasi e Naselli, principe di Lampedusa, fu capitano di giustizia in Palermo negli anni 1719-20, 1720-21, pretore nella stessa città negli anni 1729-30, 1745-46, 1746-47, deputato del regno, maestro razionale di cappa corta del Real Patrimonio nel 1754, gentiluomo di camera di Carlo VI, cavaliere dell’ordine di Malta, grande di Spagna per privilegio dato a 8 luglio 1724 esecutoriato a 8 febbraio 1725, presidente dell’arciconfraternita della Redenzione dei Cattivi, ecc.; un Giuseppe Maria Tomasi e Valguarnera, principe di Lampedusa, fu capitano di giustizia in Palermo nel 1766, deputato del Regno nel 1770, presidente dell’arciconfraternita della Redenzione dei Cattivi nel 1776, cavaliere dell’ordine di Malta; un Francesco fu grande elemosiniere del re di Sardegna nel 1789; un Giulio Maria Tomasi Caro e Roano, principe di Lampedusa, ecc. fu senatore in Palermo nel 1778-79, rettore dell’ospedale grande nell’anno 1793, deputato del Regno nel 1794, gentiluomo di camera, pretore di Palermo nel 1799, 1812, cavaliere dell’ordine di San Gennaro nel  1800, governatore del Monte di Pietà in Palermo nel 1801; un Giuseppe Maria Tomasi e Colonna, Principe di Lampedusa, ecc. fu governatore del Monte di Pietà in Palermo nell’anno 1795, ottenne a 10 dicembre 1812 investitura dei titoli di principe di Lampedusa, barone di Montechiaro, barone della Torretta con Falconeri, Rafforosso, Ragalzarat e Montecolombrino e aveva ottenuto a 15 settembre 1795 investitura del titolo di duca di Palma, fu marito di Angela Filingeri dei principi di Cutò e padre di Giulio, che sedette nel 1848 alla camera dei pari come duca di Palma. Da costui e da Maria Stella Guccia ne venne Giuseppe Maria, che, con decreto ministeriale del 22 marzo 1903, ottenne riconscimento dei titoli di principe di Lampedusa, duca di Palma, barone di Montechiaro, barone della Torretta e fu marito di Stefania Papè e Vanni dei principi di Valdina e padre di Giulio, attuale principe di Lampedusa, ecc..

Arma: d’azzurro, al leopardo d’oro illeonito, sostenuto da un monte di tre cime di verde cucito.

Motto: SPES MEA IN DEO EST.

indice