Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Tomasi di Sciacca a Torricelli

 

Tomasi di Sciacca.

Non sappiamo se ha nulla di comune con la precedente. Un Antonino Tomasi e Rinaldi, a 24 settembre 1797, ottenne investitura dello strasatto di Nadore; egli stesso, a 20 agosto 1809, ottenne investitura del feudo Canetici e fu capitano di giustizia in Sciacca nell’anno 1812-13.

Arma: ?

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Tomasino.

Illustrata da un Giovanni, che fu giudice della corte pretoriana in Palermo nell’anno 1768-69 e del tribunale del Concistoro negli anni 1783-84-85.

Arma: ?

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Tomeo o Thomeo (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tommasi.

Illustrata da un Donato, avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio nel 1793, consigliere della real camera di Santa Chiara in Napoli, conservatore generale del Real Patrimonio e commissario generale della mezza annata in Sicilia nell’anno 1800, che acquistò il feudo Casalicchio, di cui ottenne investitura a 19 febbraio 1809 e su cui, con privilegio dato a 1-6 ottobre 1810, ottenne il titolo di marchese. Con rescritto del 5 giugno 1854 Felice Tommasi, di Donato, ottenne riconoscimento del titolo di marchese di Casalicchio, fu marito di Giovanna  Somma, dei principi di Colle, e padre di Angela moglie a Salvatore Torre, marchese di Civita Retenga.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro sostenuto da un monte a tre cime di verde movente dalla punta e sormontato da tre gigli d’oro, divisi da un lambello a cinque gocce di rosso.

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Tommasi di Messina.

Un Giovan Battista, toscano, gran maestro dell’ordine di Malta fu aggregato alla nobiltà messinese e venne ascritto alla mastra nobile di detta città dell’anno 1798-1807.

Arma: d’oro alla fascia di rosso.

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Tornabene.

Vanta discendere dai Tornabuoni di Firenze; fu nota in Sicilia fin dal secolo XV, godendo nobiltà in Catania e in Messina. Un Tommaso, come marito di Grazia (Margherita) Paternò, possedette Castania di cui, insieme con metà della foresta  di Randazzo e con le saline di Nicosia, ottenne investitura a 7 luglio 1483 il figlio Nicolò; un Silvestre, con privilegio dato a 26 maggio 1507 esecutoriato a 22 marzo 1508, ottenne concessione del titolo di regio cavaliere; un Bernardo fu senatore di Catania negli anni 1509-10, 1510-11, 1542-43, 1549-50, 1551-52; un Antonino tenne la stessa carica in detta città negli anni 1556-57, 1559-60; un Cesare la tenne negli anni 1572-73, 1579-80 e, con privilegio dato a 3 maggio esecutoriato a 23 settembre 1575, ottenne concessione del titolo di regio cavaliere; un Orazio e un Ottavio, con privilegio dato a 31 agosto 1591, ottennero concessione del titolo di regio cavaliere; un Francesco fu capitano di giustizia in Catania nell’anno 1622-23; un Fabrizio fu patrizio in detta città negli anni 1629-30, 1630-31, 1633-34; un Francesco (lo stesso del precedente?) e un Cesare, con privilegio dato a Madrid a 20 febbraio esecutoriato in Palermo a 19 giugno 1623, ottennero concessione del titolo di regio cavaliere; un Francesco, barone della Mendola, fu senatore di Catania negli anni 1693-94, 1695-96; un Giovan Battista fu capitano di giustizia in detta città nel 1694-95; un Cesare fu acatapano nobile di Catania nell’anno 1695-96; un Bernardo, un Carlo, un Cesare e un Giovan Battista sono annotati nella mastra nobile di Catania, del 16 gennaio 1696, tra i regi cavalieri; un Ludovico, barone di Fiume di Noto, fu capitano di giustizia in Catania nell’anno 1727-28 e nell’anno 1775-76 troviamo con la carica di senatore in detta città un altro (?) Ludovico barone di Fiume di Noto. Con decreto ministeriale del 12 settembre 1899 il titolo di barone della tonnara di Fiume di Noto e Caponero venne riconosciuto al signor Francesco Tornabene Riccioli (di Carlo, di Ludovico, di Giovan Battista).

Arma: d’oro, al leone sormontato da un piccolo decusse scorciato, il tutto d’azzurro.

Alias: inquartato in decusse d’oro e di verde, al leone dell’uno nell’altro, attraversante sul tutto .

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Tornamira.

Si vuole originaria di Avernia. Un Bernardo fu senatore in Palermo negli anni 1677-78, 1693-94; un Vincenzo fu primo barone di Giaconia o Gotto in sua famiglia nella fine del secolo XVII.

Arma: semitroncato partito, nel primo d’azzurro, al guerriero  d’argento, tenente con la destra una lancia, a guardia d’una torre d’oro posta nel canton sinistro della punta dello scudo; nel secondo d’argento a cinque ermellini di nero posti in decusse; nel terzo, d’oro a tre bande di nero e la bordatura di rosso caricata da dieci torte d’argento.

 

 

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Tornelli.

Un Matteo Marino, detto de Tornellis, ottenne a 13 agosto 1401 conferma del casale Masuca col feudo Gualtieri, in cui gli succedette Marzullo de Tornellis ed a questi il figlio Eduardo padre di Pietro, investito a 9 maggio 1420.

Arma: ?

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Toro.

Un Riccardo, da Vittoria, con privilegio dato a 12 dicembre 1762, ottenne concessione del titolo di barone di San Giuseppe, Giglio, Rosa; un barone Giovan Battista fu proconservatore di Vittoria nell’anno 1795-1807.

Arma: ?

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Torongi.

Godette nobiltà in Palermo. Un Perrotto fu senatore in detta città negli anni 1532-33, 1536-37; un Mariano tenne la stessa carica negli anni 1563-64, 1566-67, 1580-81 e 1584-85; un Gabriele la tenne negli anni 1578-79, 1594-95 e fu governatore della Tavola in detta città nel 1581.

Arma: diviso: nel primo d’argento alla croce di rosso; nel secondo di rosso alla fascia doppiomerlata d’oro.

 

 

 

 

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Torre.

Si vuole originaria di Francia; passata prima in Milano di cui tenne il governo e poi in Sicilia nella fine del secolo XIV. Un Giovanni ottenne, nel 1400, concessione di una vigna in Castronovo e forse egli stesso fu castellano della città di Girgenti nel 1422; un Parisio fu capitano di giustizia in Caltagirone negli anni 1462-63 e 1468-69; un Bartolomeo fu senatore in Catania negli anni 1506-7, 1511-12, 1522-23, 1526-27, 1535-36 e deputato del regno nel 1511; un Federico e un Giacomo, da Mazzara, con privilegio dato a 12 febbraio 1518 esecutoriato a 26 aprile 1519, ottennero concessione del titolo di regio cavaliere; un Francesco fu capitano di giustizia di Mazzara nell’anno 1534-35; un Antonino tenne la stessa carica in detta città nel 1537; un Francesco fu giurato di Caltagirone nel 1627-28, capitano di giustizia negli anni 1631-32-33-34 e 1634-35, 1645-46; un Antonio fu governatore del Monte di Pietà in Palermo nel 1637-38; un Carlo, con privilegio dato a 22 febbraio 1644, ottenne concessione del titolo di barone del Grano; un Alessandro fu senatore di Catania nell’anno 1646-47, un Francesco de la Torre Inguanti Statella e Platamone (lo stesso del precedente?), con privilegio dato a 19 agosto esecutoriato a 22 dicembre 1664, ottenne concessione del titolo di principe della Terra e Torre di Sant’Agata; un Orazio, figlio del precedente, fu giudice della Gran Corte del Regno negli anni 1647-48-49, 1654-55, 1656-57, avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio nel 1660, presidente del Concistoro nel 1665, presidente della Gran Corte nel 1669, reggente il supremo consiglio d’Italia in Madrid, luogotenente di maestro giustiziere nel 1670, deputato del regno nel 1671, cavaliere dell’ordine di Alcantara, governatore di Milano nell’anno 1671, maestro razionale di cappa corta del Real Patrimonio, presidente del Concistoro nel 1673, ecc. e acquistò nell’anno 1669 la terra di Tusa; un Alessandro, principe della Torre, fu maestro razionale di cappa corta del tribunale del Real Patrimonio nell’anno 1689, un Orazio la Torre e Benzo fu deputato del regno nel 1790 e vescovo di Mazzara nel 1792; un Giulio la Torre e Benzo, principe della Torre, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1785-86, senatore nell’anno 1790-91; un Giuseppe la Torre e Scoma, cavaliere dell’ordine Costantiniano, fu colonnello di fanteria, brigadiere e ispettore degli eserciti, governatore della città di Siracusa, e morì nel 1799.

Arma: d’azzurro, alla torre d’argento accostata da due leoni affrontati e contrarampanti d’oro, sormontata da tre gigli dello stesso ordinati in fascia, col capo d’oro caricato dall’aquila bicipite spiegata di nero.

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Torregrossa.

Un Giovanni, a 28 novembre 1811, ottenne investitura di onze 186,15,19,3 annuali di censo sullo stato di San Cataldo ed oggi è stato iscritto nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana il signor Rosario Torregrossa (di Giovanni, di Rosario), con il titolo di barone.

Arma: ?

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Torres.

Si vuole che sia originaria di Spagna e dello stesso stipite dei conti di Villar. Pare che sia stata portata in Sicilia da un Martino, gran cancelliere di re Ferdinando, venuto a prendere, nel nome del detto re, il possesso del regno; un Gensaldo possedette l’alcadia, castellania e tenenza del castello di Messina, uffici che, con privilegio dato a 11 gennaio 1505 esecutoriato a 4 dicembre dello stesso anno, ottenne di poter trasmettere ad un suo erede; un Antonio de Torres e Sedano, cavaliere dell’ordine di San Giacomo, con privilegio dato a 27 aprile esecutoriato a 14 agosto 1651, venne nominato stratigò di Messina; un Nicolò fu senatore in detta città nell’anno 1694-95.

Arma: di rosso, a cinque torri d’oro, ordinate in decusse.

 

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Torricelli o Turricella.

Di questa famiglia notiamo un Francesco capitano di giustizia in Piazza nell’anno 1643-44; un Luigi patrizio in Naro nel 1697-98; un Mariano capitano di giustizia in detta città nel 1698-99; un Antonino patrizio in Naro nel 1745-46; un Guglielmo che tenne la stessa carica in detta città nel 1798-99; un Raimondo che fu capitano di giustizia in Naro nell’anno 1812-13.

Arma: ?

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