Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Traversa a Trovato

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Traversa.

Di questa famiglia notiamo un Galvagno che ottenne da re Ludovico concessione del feudo Gasba; un Nicolò che possedette sotto re Federico il Semplice il tenimento di terre chiamato Finocchiara; un maestro Bartolomeo, da Girgenti, che sotto lo stesso re possedette le terre chiamate Burgu, Calicabilia, Delisive, Diludeli, Gibilcari, Misnice, Marginicali, Stretto di Ian Marchisi e Terravecchia, un Orlando che possedette i feudi Misilini e Timogni, da lui perduti per essersi ribellato ai Martini; un Antonio, da Messina, maestro notaro della tesoreria del regno nel 1398 e, forse egli stesso, primo possessore in sua famiglia del feudo Benisito; un Nicolò che fu patrizio in Catania negli anni 1414-15, 1420-21; un Antonio senatore in detta città negli anni 1427-28, 1430-31, 1435-36, 1438-39; un Guglielmo che tenne la stessa carica in detta città negli anni 1433-34, 1436-37, 1439-40; un Giovanni che, come figlio di Costanza de Rigio, possedette onze 40 annue sulla secrezia di Randazzo nell’anno 1436; un Mazziotta che fu senatore in Catania negli anni 1437-38, 1441-42; un Francesco che tenne la stessa carica in detta città nell’anno 1498-99; un Cristofaro che la tenne negli anni 1503-4 e 1509-10-11; un Orlando che possedette il feudo Rigilifi da lui venduto nel 1505 a Nicolò Antonio Siracusa; un Giacomo che fu senatore in Catania negli anni 1514-15, 1521-22 e 1525-26.

Arma: di rosso, alla sbarra d’oro accompagnata da tre stelle d’argento, poste due nel capo e una in punta.

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Travia.

Un Federico, con privilegio dato a 4 febbraio 1773, ottenne concessione del titolo di barone di San Leonardo.

Arma: ?

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Trelles.

Illustrata da un Benedetto, consultore del vicerè nell’anno 1649, presidente del tribunale del Real Patrimonio nel 1651 e primo barone di Rigiulfo in sua famiglia nell’anno 1672, feudo in cui gli succedette il figlio Consalvo e poscia la nipote Elisabetta nell’anno 1702.

Arma: ?

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Trigona.

Si vuole originaria di Svezia, passata in Sicilia nel secolo XIII. Godette nobiltà in Catania, Siracusa, Piazza, Palermo; possedette il principato di Sant’Elia; il ducato di Misterbianco; i marchesati di Canicarao, Dainammare, Floresta, Roccabianca; le baronie Aliano, Alzacuda Sant’Andrea, Sant’Antonino, Azzolina, Belvedere o Nicastro, Bessima, Bonfallura, San Cono, San Cosmano, Cugno Cutumino Dainammare, Dragofosso, Fontana Murata, Frigentini, Gatta, Gimia sottana, Grottacalda, Imbaccari e Misilini, Mandrascate, Montagna di Marzo, Rabuggini, Salina Pantano del Rovetto, Salti dei molini di Piazza, Sinagra, Scitibilini, Spedalotto, Santo Stefano di Mistretta, Ursitto, Ufficio di maestro giurato del Val di Noto, ecc. ecc. Un Giacomo sposò Margherita d’Aragona figlia di Giacomo, figlio naturale di Pietro II re di Sicilia e per tal matrimonio si vuole che la famiglia abbia avuto diritto di accollare le proprie armi sull’aquila d’Aragona; un Orazio fu proconservatore in Piazza nell’anno 1586; un Giovanni Maria fu percettore del Val di Noto nell’anno 1594; un Giuseppe, barone di Gimia, fu patrizio in Caltagirone negli anni 1635-36, 1639-40, 1654-55, sindaco nell’anno 1649-50 e senatore negli anni 1650-51, 1657-58; un Ottavio nell’anno 1638 sborsò alla regia corte alcune somme di denaro sul donativo di Piazza e ne ebbe otto titoli di barone; Paolo, figlio del precedente, fece imporre uno dei detti titoli sul territorio Budinetto; un Giovanni Maria con privilegio dato a 22 maggio 1662 esecutoriato a 13 settembre 1666, ottenne concessione del titolo di marchese di San Cono e Dainammare; un Asdrubale fu senatore in Caltagirone nell’anno 1665-66; un Ottavio tenne la stessa carica in detta città negli anni 1670-71, 1674-75, 1678-79, fu patrizio nell’anno 1672-73 e sindaco nell’anno 1678-79; un Pietro Domenico Trigona e Paternò, con privilegio dato a 24 giugno esecutoriato a 2 ottobre 1685, ottenne concessione del titolo di duca di Misterbianco; un Giulio fu giurato di Siracusa nell’anno 1688-89; un Michelangelo fu senatore in Caltagirone negli anni 1691-92, 1696-97, 1698-99; un Bonaventura, barone di Rabugini, fu giurato in Piazza nell’anno 1701-702; un Pompeo, barone di Mandrascate, fu capitano di giustizia in detta città nell’anno 1701-702; un Luigi, barone di Mirabella, fu giurato in Piazza nel 1705-706; un Felice, barone di Bombinetto, tenne la stessa carica in detta città nel 1705-706; un Giuseppe fu capitano di giustizia in Piazza nel 1706-707; un Matteo fu vescovo di Siracusa e deputato del regno nel 1741 (morì nel 1753); un Melchiorre Maria, barone di Spedalotto, fu giurato in Piazza nel 1741-42 e capitano di giustizia nell’anno 1744-45; un Francesco Maria Trigona e Bonanno, barone di Azzolina, fu capitano di giustizia in Piazza negli anni 1741-42-43; un Luigi, barone di Scitibilini, fu giurato in detta città nel 1746-47; un Berengario ottenne, a 26 novembre 1749, concessione del titolo di conte, trasmessibile a tutti i maschi di famiglia Trigona; un Vespasiano fu provinciale di Sicilia della Compagnia di Gesù ed assistente d’Italia del Generale della Compagnia nel 1755; un Mario, duca di Misterbianco, fu capitano di giustizia di Catania nel 1756-57; un Francesco Maria, barone di Azzolina, fu proconservatore in Piazza nel 1758; un Stefano, da Piazza, con privilegio dato nel 1758, ottenne concessione del titolo di barone di Sant’Andrea; un Gaetano Trigona e Varisano, barone di Mandrascate, fu proconservatore in piazza nel 1760; un Vespasiano, duca di Misterbianco, gentiluomo di camera, fu capitano di giustizia in Catania nel 1784, patrizio nel 1786, e senatore negli anni 1788, 1797; un marchese Giuseppe Trigona e Trigona fu patrizio in Piazza nel 1787-88; un Vincenzo Trigona e Impellizzeri, marchese di Canicarao, fu senatore di Noto nel 1793; un Giuseppe, dei baroni della Donna, ottenne a 26 giugno 1797 attestato di nobiltà dal senato di Palermo; un Giuseppe Maria, marchese di Roccabianca, fu senatore in Piazza nell’anno 1798, patrizio nel 1799; un Romualdo, principe di Sant’Elia, fu capitano di giustizia in Piazza nell’anno 1799-800; un Giuseppe Trigona e Gaudio fu acatapano nobile in Piazza nel 1812-13; un Antonino Trigona e Stella, barone di Mandrascate, barone di Azzolina, fu gentiluomo di camera e intendente della provincia di Catania; un Gaetano fu arcivescovo di Palermo, cardinale di Santa Romana Chiesa (morì nel 1837); un Romualdo Trigona e Gravina, principe di Sant’Elia, ecc.; cavaliere di giustizia dell’ordine di Santo Stefano di Toscana, gran croce dell’ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, senatore del regno d’Italia, ecc., a 24 gennaio 1835 ottenne attestato di nobiltà dal senato di Palermo e morì nel 1877. Dei diversi rami, in cui la famiglia Trigona si divise, hanno ottenuto legale riconoscimento dei loro titoli quello dei principi di Sant’Elia, quello dei marchesi di Canicarao e Dainammare e quello dei baroni di Mandrascate. Con decreto ministeriale dell’anno 1902 il signor Domenico Trigona Naselli (di Romualdo, di Domenico), grande ufficiale dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e della corona d’Italia, consultore onorario della Consulta Araldica, senatore del regno, ecc., ottenne riconoscimento dei titoli di principe di Sant’Elia, duca di Gela o Casalnuovo, barone di Bessima, barone di Cutumino, barone di Grottacalda, barone di Bonfallura, barone di Santo Stefano di Mistretta e, con Regie Lettere Patenti del 3 luglio 1902, ebbe confermato il titolo di conte, trasmessibile ai discendenti legittimi e naturali maschi da maschi. Con decreto ministeriale del 16 ottobre 1891 il signor Vincenzo Trigona (di Giuseppe Salvatore, di Vincenzo), ottenne riconoscimento dei titoli di marchese di Canicarao, marchese di Dainammare, barone di Frigentini, barone di Salina (Pantano del Rovetto), signore di Bauli, Ursitto, Grampoli con Stafenda, Imbaccari e Misilini. Con decreto ministeriale del 3 maggio 1906 il signor Antonino Trigona Notarbartolo (di Benedetto, di Antonino) ottenne riconoscimento dei titoli di barone di Mandrascate, barone di Azzolina e barone di Gallizzi.

Arma: d’azzurro, alla cometa posta in sbarra nel canton sinistro del capo ed al triangolo posto in sbarra e nel canton destro della punta; il tutto d’oro (ramo dei principi di Sant’Elia) – d’azzurro, alla campagna mareggiata d’argento, dalla quale muove, a sinistra, un triangolo d’oro rovesciato, con un sole dello stesso nel punto destro del capo (ramo dei marchesi di Canicarao).

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Trimarchi.

Godette nobiltà in Messina. Un Giovanni del fu Pietro, un Camillo, un Onofrio, un Nicolò del fu Enrico, un Claudio, un Pietro di Nicolò e un Andrea sono iscritti alla mastra nobile del Mollica; un Giovanni fu proconservatore in Savoca nell’anno 1722; un Giuseppe fu giudice della corte pretoriana di Palermo nel 1767-68, del tribunale del Concistoro negli anni 1775-76-77 e della Gran Corte civile nel 1784; un Mattia del fu Felice, da Messina, con privilegio dato a 15 ottobre 1791, ottenne concessione del titolo di barone di Villamarchese.

Arma: d’azzurro, alla sbarra d’oro, accompagnata da tre martelli manicati dello stesso, posti due al capo ed uno in punta.

 

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Trimoja.

Godette nobiltà in Caltagirone e in Messina. Un Mario fu giurato in Caltagirone nell’anno 1549-50; un Pompeo è iscritto nella mastra nobile del Mollica (lista I, anno 1587); un Agostino fu patrizio di Caltagirone nell’anno 1589-90.

Arma: d’azzurro, al monte di tre cime d’oro, movente dalla punta, sormontate ciascuna da una stella dello stesso.

 

 

 

 

 

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Triolo.

Si vuole originaria di Venezia, passata prima in Napoli e poi in Sicilia ai tempi di Carlo V. Un Giuseppe fu giudice capitaniale in Palermo nell’anno 1576-77 e della corte pretoriana negli anni 1582-83, 1591-92, 1594-95; un Francesco, con privilegio dato a 10 ottobre 1644, ottenne concessione del titolo di barone di Sant’Anna.

Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro accompagnata da tre palle dello stesso, poste due al capo ed una in punta.

 

 

 

 

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Trischitta.

Godette nobiltà in Messina. Un messer Giovanni Domenico è iscritto nella mastra nobile del Mollica (lista XV, anno 1601); un Mario fu proconservatore in Savoca nell’anno 1691; un Mario del fu Filippo, e un Filippo, dottore in leggi, figlio di Mario, sono iscritti alla mastra nobile della detta città di Messina del 1798-1807 ed il Filippo fu giudice della Regia Udienza in detta città nell’anno 1811.

Arma: d’azzurro, al cherubino d’oro e il leone dello stesso affrontati e combattenti, sostenuti da un terrazzo di verde, sormontati da tre stelle d’argento, ordinate nel capo.

 

 

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Tristaino.

Un Antonino, con privilegio dato a 30 gennaio 1647, ottenne concessione del titolo di barone del Comiso.

Arma: ?

 

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Trivulzio.

Il Mugnos vuole che questa famiglia sia d’origine Longobarda, che sia stata portata in Sicilia ai tempi dell’imperatore Federico II e che abbia posseduto le terre di Castronovo e di Limina. Noi non abbiamo trovato alcun documento, confermante le notizie del Mugnos; sappiamo solo di un cardinale Teodoro Trivulzio, che fu presidente del regno di Sicilia e ottenne nel 1648 la nazionalità siciliana.

Arma: d’oro, al falcone volante, seguente una pernice; il tutto al naturale.

 

 

 

 

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Troisi.

Illustrata da un Giacinto, che occupò molte importanti cariche e fu consultore di governo del regno di Sicilia nell’anno 1799.

Arma: ?

 

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Trogna.

Il Galluppi dice che questa famiglia sia originaria di Spagna e che godette nobiltà in Messina nei secoli XV e XVI.

Arma: ?

 

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Tropia o Tropea.

Godette nobiltà in Naro. Un Giuseppe Tropia e Gaetani fu proconservatore in detta città nel principio del secolo XVIII; un Camillo fu giurato in detta città nell’anno 1797-98; un Francesco vi tenne la carica di capitano di giustizia nel 1802-803 e un Giovanni quella di senatore nobile nell’anno 1812-13.

Arma: ?

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Trovato.

Godette nobiltà in Messina, trovandosi notati nella mastra nobile del Mollica un Mario ed un Girolamo, padre e figlio.

Arma: di rosso, al San Giorgio a cavallo armato, atterrante e combattente un dragone; il tutto d’oro.

 

 

 

 

 

 

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