Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Vecchio a Ventimiglia di Vizzini

 

Vecchio (lo).

Un Antonio con privilegio dato a 17 agosto 1638, ottenne infeudazione del territorio Fico.

Arma: ?

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Vega.

Pare che sia stata portata in Sicilia da un Ferdinando, che fu mandato da re Ferdinando per prendere possesso del regno. Un Giovanni fu vicerè in Sicilia sotto Carlo V; un Ferdinando, figlio del precedente, fu uno degli otto capitani a guerra del regno, capitano di giustizia in Caltagirone nel 1547-48 e sostituì il padre nel governo del regno col titolo di presidente; un Bartolomeo fu senatore in Trapani nel 1562-63; un Giovanni fu castellano di Cefalù nel 1594; un Gaspare fu capitano di giustizia in Termini nell’anno 1643-44.

Arma: ?

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Velardita o Villardita (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Velasco.

Di questa famiglia, la cui nobiltà venne riconosciuta dalla reale commissione dei titoli con deliberazione del 16 aprile 1844 e che pare abbia comune l’origine con la Velasquez, notiamo un Giovanni Lucio secreto di Cefalù e capo degli algoziri del regno nel 1594; un Francesco, cavaliere dell’ordine di San Giacomo della Spada, sergente generale di battaglia, maestro di campo del terzo di fanteria spagnuola del regno di Napoli, castellano del real palazzo di Messina nell’anno 1683; un Giuseppe Velasco e Montoja sopraintendente generale della scala e portò franco di Messina nel 1708; un alfiere Giovan Tommaso capitano di giustizia in Sutera nel 1705-6; un Vincenzo Velasco Velasquez e un Ignazio Velasco Omodei iscritti nella mastra nobile di Augusta.

Arma: ?

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Velasquez.

Nobile famiglia spagnuola della quale notiamo un Ferdinando procuratore e governatore dell’infante Pietro, maestro secreto del regno nel 1424 e governatore di Noto nel 1431, signore di Iaci, ecc.; un Pietro veditore generale dell’armata di Spagna nel 1572; un Guttierez che, con privilegio dato ad Aranjuez il 22 maggio esecutoriato in Messina a 25 agosto 1622, ottenne concessione del titolo di principe di Palazzolo; un Bartolomeo capitano di giustizia in Trapani negli anni 1656-57 e 1660-61-62; un Giovanni regio luogotenente tesoriere generale e collettore delle regie fiscalie nel 1660.

Arma: partito: al primo di verde, al castello torricellato di tre pezzi d’argento, aperto e finestrato del campo; al secondo d’azzurro, a tredici bisanti d’oro.

Cimiero: un’aquila al naturale.

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Veles o Velez.

Notiamo un Francesco Veles de la Pegna capitano di giustizia in Patti nel 1645-46; un Marcello nominato razionale del Real Patrimonio, con real cedola data a 9 ottobre esecutoriata a 20 dicembre 1679; un Ignazio capitano di giustizia in Cefalù nel 1695-96; un Giovanni giurato in Alcamo nell’anno 1812-13.

Arma: inquartato: al primo e quarto d’oro, a tre bande cucite d’argento caricate da ermellini di nero; nel secondo e terzo d’argento, a cinque cuori di nero, posti in decusse.

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Vella-Varrios.

Di questa famiglia, che si vuole originaria di Malta, notiamo un Giovanni Vella-Varrios de Espriella che fu maestro razionale supernumerario del tribunale del Real Patrimonio nel 1664. Non sappiamo, poi, se sia appartenuto a questa stessa famiglia quel sacerdote Arcangelo Vella che, con privilegio dato a 15 maggio 1788, ottenne concessione del titolo di barone di Schifazzo e Daino.

Arma: di rosso vestito d’oro, caricato da un’aquila di nero al volo abbassato portante nel petto uno scudo ovale, scaccheggiato d’argento e di nero; l’oro accantonato da quattro ceri d’argento accesi di rosso.

 

 

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Vella di Comitini.

Vanta essere una diramazione della famiglia precedente. Un Antonio Vella e Calafato (di Carlo, di Carmelo), nato in Aragona a 18 giugno 1855, con real decreto del 30 ottobre 1900, ottenne concessione dello stemma di gentilizio, qui sotto descritto, e, con regie lettere parenti del 20 gennaio 1901, venne autorizzato ad assumere ed a trasmettere ai suoi eredi e successori il titolo di barone di Biggini, a lui pervenuto per successione alla madre sua, signora Carmela Calafato.

Arma: semipartito e troncato: al primo scaccato d’argento e di nero; al secondo di rosso, al grifone d’oro, ritto colla fascia d’azzurro, attraversante (Calafato); al terzo d’oro, a quattro torcie al naturale accese, decussate due e due, i due gruppi uno accanto all’altro.

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Velluti-Zati.

Illustre famiglia fiorentina, la Velluti, che ha dato un gran numero di priori e gonfalonieri di giustizia a Firenze, decorata del ducato di San Clemente, del titolo di marchese, ecc. e che, per successione a casa Zati, ebbe in Sicilia i titoli di marchese di Santa Maria del Rifesi e barone di Campogrande e Cangemi, dei quali troviamo investito a 10 settembre 1770 Simone Velluti che, per disposizione fidecommissaria, assunse il cognome di Zati.

Arma: partito: nel primo troncato d’oro pieno e di rosso a tre cerchi d’oro (Velluti); nel secondo troncato d’oro e di nero a quattro catene dell’uno nell’altro, moventi dagli angoli dello scudo e convergenti ad un anello dell’uno all’altro nel centro (Zati).

 

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Venero.

Questa famiglia possedette la tonnara di Magazzinazzo nel principio del secolo XVIII.

Arma: d’oro, a tre fasce di rosso.

 

 

 

 

 

 

 

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Venetico.

Un Simone ed un Raniero de Venetico, padre e figlio, furono possessori del feudo Venetico nel quale succedette Simio, figlio di Raniero. Simio Venetico e Razuna, coniugi, donarono detto feudo al giudice Aldoino, da Messina, che ne ottenne conferma a 9 marzo 1259.

Arma: ?

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Ventimiglia.

Non ci è possibile scrivere di questa famiglia quanto sarebbe necessario per riferire soltanto sulle principali illustrazioni di essa, perché andremmo lontano dai limiti che l’economia del lavoro ci impone; dobbiamo quindi contentarci di cenni superficiali. Secondo alcuni trae origine dai conti di Ventimiglia in Liguria, discendenti dai Lascari imperatori di Costantinopoli; secondo altri pare che discenda in linea retta mascolina dai principi Normanni dominatori di Sicilia. Si crede che il primo a passare in Sicilia sia stato un Guglielmo, conte di Ventimiglia, nel 1242, padre di un Enrico che, per ragion di dote, fu in Sicilia, il primo conte di Geraci in sua famiglia, possedette le due Petralie, ecc., fu vicerè in Napoli e morì nel 1265 col grado di capitan generale d’esercito di re Manfredi. Prima di notare gli individui di questa famiglia che maggiormente eccelsero per le virtù di cui furono adorni, per le cariche coperte, per i titoli, per i feudi posseduti, accenniamo ai principali possedimenti feudali di questa famiglia: i principati di Belmonte, di Buonriposo, di  Castelbuono, di Grammonte, di Ventimiglia; il ducato di Belviso, i marchesati di Geraci e di Regiovanni; le contee di Catanzaro, di Collesano, di Geraci, di Ischia, di Naso e  di  Prades;  le  baronie  di  Barchino,  Bordonaro sottano, Raulica e Artesina, Bonanotte, Rovitello, Miano e Tavernola, Burgio Millusio, Calcusa o Fontana Murata, Caltavuturo, Canetici, Casale di Pietra, Casalvecchio, Castelluzzo, Ciaramita, Cavallaro e Casalbianco, Ciminna, Culcasi e Mangiadaini, Diesi, Mulocca e Bruchali, Friddi e Faverchi, Gibellina, Gratteri, Gurgo, Celso Manchi e metà di Scala, Isnello, Leonforte, Lo Monaco, Montemaggiore, Mussomeli, Pettineo, Pietranera, Vultano e Viviano, Pionica e San Martino, Pollina, Racalciditi o San Benedetto, Regiovanni, Resuttano, Rachilebri e Raxafico, Riesi e Cipolla, Rupi e Calabrò, Sambuca, Sanagia, San Benedetto, San Mauro, Santo Stefano di Bivona, Santa Venera, Sinagra, Sperlinga, Tripi, Verbumcaudo, Vescara, Vicari, ecc. ecc. Un Francesco fu conte di Collesano, nel 1305 ed è notato nel ruolo dei feudatari sotto re Federico come possessore di Sperlinga, Pettineo, ecc.; un altro Francesco, conte di Ischia, conte di Geraci, ecc., fu strategoto di Messina nel 1355 e, per privilegi del 20 giugno 1354 e del 5 gennaio 1358, fu autorizzato ad usare il titolo Dei Gratia, ostacolò re Federico III in occasione del matrimonio di detto re con Costanza d’Aragona, nel 1371 salvò lo stesso re da un attentato, ottenne concessione della città di Termine e Cefalù e della terra di Isnello, fu conte di Mistretta nel 1388 e uno dei quattro vicari del regno di Sicilia durante la minore età della regina Maria; un Giovanni fu pretore in Palermo nell’anno 1370-71; un Antonio, conte di Collesano, signore delle due Petralie, ecc., fu camerlengo maggiore del regno nel 1392, seguì il partito dei Martini contro quello dei Chiaramonti, poscia per la sua fellonia fu chiuso prigione nel castello di Malta perdendo i beni; un Guarneri fu pretore di Palermo negli anni 1405-6, 1416-17; un Federico tenne la stessa carica in detta città negli anni 1410-11, 1411-12, 1422-23; un Giovanni fu arcivescovo di Monreale nel 1418; un Francesco fu capitano di giustizia in Catania nel 1434-35 e patrizio nel 1437-38; un Giovanni Ventimiglia e Aragona fu conte di Montesarcio in Calabria, primo marchese di Geraci, per privilegio dato da re Alfonso, fu capitano  generale  delle armi della Chiesa Romana, ebbe la città di Bitonto, fu vicerè in Napoli e in Sicilia nel 1430, 1432, grande ammiraglio, ecc. ecc.; un Ughetto fu capitano di giustizia in Palermo negli anni 1447-48 e 1448-49; un Antonio, barone di Sinagra, ottenne, con privilegio dato a 13 novembre 1452 esecutoriato a 30 luglio 1453, conferma di un privilegio della regina Bianca dato a Taormina il 16 agosto 1411, con il quale gli consentiva che, nel nome della moglie Eufemia e della cognata Bonadonna, figlie di Guarneri Ventimiglia, barone di Alcamo, potesse esigere e chiedere tutti i diritti e beni paterni, materni e fraterni anche se in potere del regio fisco; un Antonio Ventimiglia e Prades, marchese di Geraci nell’anno 1473 fu conte di Catanzaro, vicario generale, grande ammiraglio di Sicilia, ecc.; un Simone Ventimiglia e Cardona, marchese di Geraci, fu vicerè in Sicilia negli anni 1516, 1534, 1541 e deputato del regno nel 1522; un Francesco fu pretore di Palermo negli anni 1501-502 e 1504-505, strategoto di Messina nell’anno 1506-507, luogotenente nell’ufficio di maestro giustiziere, deputato del regno nel 1511; un Giovanni, marchese di Geraci, fu strategoto di Messina negli anni 1508-9, 1532-33 e pretore negli anni 1542-43, 1549; un Antonino fu capitano di giustizia in Caltagirone nell’anno 1540-41; un Simone, marchese di Geraci, fu strategoto di Messina nel 1550-51; un Ferdinando fu capitano di giustizia in Caltagirone nell’anno 1551-52; un Sigismondo tenne la stessa carica in Palermo nell’anno 1553-54; un Carlo, barone di Regiovanni, fu pretore in detta città negli anni 1568-69, 1569-70, cavaliere dell’ordine di San Giacomo della Spada, deputato del Regno, e, con privilegio dato a 26 maggio 1575 esecutoriato a 2 giugno 1582, ottenne concessione del titolo di conte di Naso; un Pietro, barone di Gratteri, fu pretore in Palermo nell’anno 1586-87; un Pietro, cavaliere di Malta, è notato nella mastra nobile del Mollica; un Francesco Giorgio, barone di Passaneto, da Catania, con privilegio dato a 26 agosto 1589, ottenne concessione del titolo di regio cavaliere; un Giovanni Ventimiglia e Ventimiglia, marchese di Geraci, ecc. fu strategoto di Messina nel 1591, vicario generale nelle Valli di Noto e di Mazzara, presidente e capitan generale del regno negli anni 1595, 1598, 1608, e, con privilegio dato a 3 febbraio esecutoriato a 22 maggio 1595, ottenne concessione del titolo di principe di Castelbuono; una Beatrice, figlia di Giovanni, primo principe di Castelbuono, ottenne, con privilegio dato a 7 maggio esecutoriato a 31 agosto 1627, concessione del titolo di principe di Ventimiglia; un Luigi fu capitano di giustizia in Palermo nell’anno 1647-48; un Lorenzo, barone di Gratteri, tenne la stessa carica in detta città negli anni 1651-52, 1673-74, e, con privilegio dato a 19 maggio esecutoriato a 27 luglio 1661, ottenne concessione del titolo di conte di Prades; un Giovanni ed un Giuseppe furono giudici della Gran Corte del regno, il primo nell’anno 1662-63, il secondo nell’anno 1676-77; un Antonio (Girolamo), dei conti di Prades, teatino, missionario nelle Indie, fu vescovo di Lipari nel 1694; un Giovanni Ventimiglia e Di Giovanni, marchese di Geraci, ecc. ottenne per tale titolo il trattamento di grande di Spagna di prima classe con privilegio dato a 22 luglio 1710, fu gentiluomo di camera di Vittorio Amedeo II di Savoia, cavaliere dell’ordine supremo della Santissima Annunziata (22 marzo 1714), e, con privilegio dato a 27 settembre 1723, ottenne il titolo di principe del Sacro Romano Impero, col trattamento di Altezza e con la podestà di batter moneta e medaglie col proprio nome e usare il titolo Dei Grazia, fu gentiluomo di camera di Carlo III di Borbone, cavaliere dell’ordine del San Gennaro nel 1738, ecc.; un Antonino Ventimiglia e Valguarnera, conte di Prades e principe di Grammonte, fu gran prefetto del supremo magistrato del commercio, deputato del regno nel 1728, gentiluomo  di  camera,  capitano di giustizia in Palermo nel 1729, cavaliere dell’ordine del San Gennaro; un Giuseppe Emanuele, principe di Belmonte, fu capitano in Palermo negli anni 1736-37, 1756-57 e 1757-58, pretore nel 1744, 1748; un Fortunio Ventimiglia e Valguarnera, dei principi di Grammonte, fu inquisitore del tribunale del Sant’Uffizio, deputato del regno nell’anno 1741; un Giuseppe Emanuele Ventimiglia e Alliata, dei principi di Belmonte, fu commendatore dell’ordine di Malta; un Luigi Ruggero Ventimiglia Sanseverino e Aragona, principe di Castelbuono, marchese di Geraci, ecc. fu cavaliere dell’ordine del San Gennaro nell’anno 1759, ecc.; un Giuseppe Emanuele Ventimiglia e Statella, principe di Belmonte, ecc. fu cavaliere dell’ordine del San Gennaro, ambasciatore presso la repubblica di Venezia nell’anno 1760, maggiordomo maggiore della regina Maria Carolina e di re Ferdinando, grande di Spagna di prima classe per privilegio dato a 23 febbraio 1772 esecutoriato a 20 febbraio 1780; un Salvatore Ventimiglia e Alliata, dei principi di Belmonte, fu vice legato di Ravenna nel 1782; un Giovanni Luigi Ventimiglia e Spinola, principe di Grammonte, ecc. fu rettore dell’ospedale di San Bartolomeo nell’anno 1765, governatore del Monte di Pietà di Palermo nell’anno 1769, senatore della stessa città negli anni 1781-82-83, gentiluomo di camera, cavaliere dell’ordine del San Gennaro; un Luigi Ventimiglia e Sieripepoli, principe di Grammonte, ecc., fu senatore di Palermo nell’anno 1795-96, gentiluomo di camera nel 1800; un Salvatore Ventimiglia e Statella, dei principi di Belmonte, fu vescovo di Catania, arcivescovo di Laodicea, inquisitore del Santo Uffizio, morì nell’anno 1797; un Giuseppe Emanuele e Ventimiglia e Cottone, principe di Belmonte, fu gentiluomo di camera nel 1790, cavaliere dell’ordine del San Gennaro, deputato del regno nel 1806, ecc. ecc. Con decreto reale del 23 ottobre 1868 vennero riconosciuti i titoli di principe di Castelbuono, conte e marchese di Geraci, conte di Ventimiglia e barone di Pollina e San Mauro nella persona di Corrada Ventimiglia (di Francesco, di Giovanni Luigi), moglie a Pietro Mancuso; morta la quale venne iscritta, nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana, con i detti titoli e con quello di principe di Buonriposo, la sorella Giovanna.

Arma: inquartato: nel primo e quarto di rosso, col capo d’oro (ch’è di Ventimiglia); nel secondo e terzo d’azzurro, alla banda scaccata di due file d’argento e di rosso (che è dei Normanni).

Cimiero: un leone coronato d’oro, impugnante con la destra una spada d’argento.

Sostegni: due leoni d’oro, coronati all’antica dello stesso, lampassati di rosso.

Divisa: DEXTERA DOMINI FECIT VIRTUTEM, DEXTERA DOMINI EXALTAVIT ME.

 

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Ventimiglia di Messina.

Vanta discendere dalla precedente e precisamente dal ramo decorato della baronia di Sinagra. Godette nobiltà in Messina.

Un Giuseppe del fu Tommaso è annotato nella mastra nobile di detta città del 1798-1807 e occupò la carica di giudice civile in Milazzo nell’anno 1801-2; un Pietro, figlio del precedente, fu primo presidente onorario della corte suprema di giustizia e cavaliere d’onore e di devozione dell’ordine di Malta.

Arma: come la precedente.

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Ventimiglia di Vizzini.

Secondo l’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana dovrebbe essere una diramazione della storica famiglia Ventimiglia. Un Luigi, dottore in leggi, fu giudice criminale in Vizzini nel 1783-84, capitano di giustizia in detta città nel 1803-4, acquistò salme 30 della baronia di Passaneto, ed oggi troviamo iscritto, con il titolo di barone di Monteforte, nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana, il signor Rosario Ventimiglia (di Luigi, di Rosario), padre di Luigi e Concettina.

Arma: ?

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