Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Villanova a Vitale

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Villanova.

Si vuole originaria di Valenza, fu nota in Sicilia fin dalla fine del XII secolo.

Un Calcerando ebbe dai Martini concessione del feudo di Nixima e delle terre di Castiglione e di Francavilla; un tenente Alonso fu capitano di giustizia in Santa Lucia negli anni 1697-98-99.

Arma: d’azzurro, al castello di verde, fiancheggiato da due cipressi dello stesso.

 

 

 

 

 

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Villanueva.

Non sappiamo se abbia alcuna relazione con la precedente. Un Giuseppe fu aggiunto senatore in Palermo nel 1830; un Eugenio, che aveva tenuta la stessa carica in Palermo nel 1828, 1830, a 28 ottobre 1833, venne nominato senatore.

Arma: ?

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Villaraut o Villaragut.

Vanta essere originaria dagli antichi re di Ungheria; godette nobiltà in Spagna e passò dalla Catalogna in Sicilia. Un Berengario possedette, ai tempi di re Giacomo, la terra di Caltabellotta e il feudo di Calamonaci; un Guglielmo fu pretore (baiolo) di Palermo nel 1313-14 e forse egli stesso possedette Ravanusa; un Giovanni fu pretore di Palermo nel 1358-59; un Antonio possedette il feudo Gatta che, sotto re Federico il Semplice, perdette per avere abbandonato la Sicilia e stabilita la propria dimora in Catalogna; un Giovanni fu castellano del castellammare di Palermo, possedette la terra di Prizzi, e i diritti di quinte delle quinte per concessione del 14 giugno 1421; un Luigi, barone di Prizzi, fu pretore di Palermo nel 1480-81; un Giovanni fu strategoto di Messina nell’anno 1493-94; un altro Giovanni, barone di Prizzi, fu pretore di Palermo negli anni 1571-72, 1572-73, 1575-76; un Alberto fu giurato di Salemi negli anni 1697-98, 1701-2, 1705-6, capitano di giustizia negli anni 1698-99, 1705-6, proconservatore negli anni 1718, 17223; un Giuseppe tenne la stessa carica di proconservatore in detta città nel 1734 e quella di capitano di giustizia nell’anno 1740-41; un altro Alberto fu capitano di giustizia in Salemi nell’anno 1744-45 e proconservatore nel 1748-1758; un Giuseppe fu proconservatore in Salemi negli anni 1778-1800; un Onofrio fu capitano di giustizia in detta città negli anni 1792-93, 1798-99; un Gaetano tenne la stessa carica nell’anno 1812-13. Con decreto ministeriale del 10 giugno 1898 il signor Domenico Villaragut (di Giuseppe, di Alberto), ottenne riconoscimento del titolo di barone di San Biagio, Mandolia e Gialdoneri.

Arma: fasciato d’argento e di rosso, di otto pezzi.

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Villardita o Velardita.

Si vuole d’origine Longobarda. Un Bernardo, che fu capitano di giustizia di Licata nel 1403 e castellano di Piazza nel 1410, a 25 ottobre 1396, ottenne concessione dei censi e molini di Piazza e Sant’Andrea, a 20 gennaio 1397, ottenne concessione di metà di Imbaccari, e possedette pure il feudo Bessima e il feudo Rachali o Radali; un Antonino fu nel 1782 giudice delle appellazioni in Piazza e, come discendente da lui, vediamo oggi iscritto nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana, con il titolo di nobile, il signor Antonino Velardita, di Gaetano, di Antonino.

Arma: d’argento, a tre vasi di verde, fiammeggianti di rosso, posti due ed uno.

 

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Villaroel o Villaruel.

Di questa famiglia, che si vuole originaria di Spagna e che ha goduto nobiltà in Catania, notiamo un capitano Ludovico che fu castellano in Termini nell’anno 1661; un Cristofaro che fu maestro di campo e padre di Antonio, sergente maggiore di Caltagirone e castellano del castellammare di Palermo nel 1691; un Federico Villaruel e Scammacca, dottore in leggi, che fu giudice della Gran Corte del Regno negli anni 1749-50, 1756-57-58, uditore generale delle genti di guerra nel 1765 e venne aggregato alla mastra nobile di Catania il 29 gennaio 1749; un Giovanni, barone di San Calogero, che fu senatore in Catania negli anni 1759-60, 1773-74 e capitano di giustizia nel 1774-75; un Federico Vespasiano, barone di San Calogero, che fu senatore in Catania negli anni 1805-6-7; un Giuseppe (di Federico, di Giovanni) che, con decreto ministeriale del 20 marzo 1902, ottenne riconoscimento del titolo di barone di San Calogero.

Arma: d’azzurro, a tredici bisanti d’argento, posti 3, 3, 3, 3, 1.

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Vincenzo (di).

Si vuole originaria di Spagna; godette nobiltà in Trapani. Un Giovanni fu senatore in detta città nel 1432-33 e forse egli stesso fu quel Giovanni che tenne la carica di castellano della colombara di Trapani nel 1448; un Antonino, per la moglie Antonella di Castrogiovanni, possedette il feudo Racalmaymari di cui ottenne investitura Giacomo, figlio di detti coniugi, a 2 luglio 1453; un Corvino fu capitano di giustizia in Trapani nel 1453-54; un Vito, a 10 aprile 1498, s’investì come figlio primogenito di Giacomo del feudo Rayalmaymari e fu capitano di giustizia in Trapani nel 1517-18; un Antonino tenne la stessa carica in detta città negli anni 1499-500, 1504-5; un Francesco fu capitano di giustizia in Trapani negli anni 1514-15, 1552-53, 1558-59; un Giacomo Antonio tenne la stessa carica in detta città negli anni 1544-45, 1551-52 e tale carica tennero un Onofrio nell’anno 1629-30 e un Andrea nel 1675-76; un altro Onofrio fu investito a 11 marzo 1693 di Chiapparia; un Andrea fu capitano di giustizia in Trapani nell’anno 1730-31 e prefetto nell’anno 1741-42; un Nicolò fu prefetto della stessa città nell’anno 1775-76; un Andrea tenne la stessa carica nell’anno 1802-803.

Arma: d’oro, al monte di tre cime di rosso, movente da un terreno di verde.

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Vinci.

Godette nobiltà in Trapani, in Messina, ecc. Un Francesco fu senatore in Trapani negli anni 1437-38, 1444-45; un Tommaso tenne la stessa carica in detta città nel 1479-80; un Simone la tenne negli anni 1511-12, 1519-20; un messer Antonio è annotato nella mastra nobile del Mollica (lista VII, anno 1594); un Domenico, a 7 aprile 1791, ottenne concessione del titolo di barone di Moschitta.

Arma: d’azzurro, alla fascia cucita di rosso, sostenente un leone leopardito d’oro, la testa rivolta, tenente con la bocca una spada d’argento, guarnita d’oro sormontata da tre stelle ordinate in fascia e l’ombra di sole movente dalla punta dello scudo; il tutto dello stesso.

 

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Vio (del).

Godette nobiltà in Palermo.

Fu illustrata da un Michele del Vio Esquerra che tenne in detta città la carica di senatore negli anni 1686-87, 1690-91, 1696-97 e fu autore della raccolta dei privilegi di Palermo.

Arma: trinciato d’oro e di rosso, al leone di verde attraversante.

 

 

 

 

 

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Viola.

Godette nobiltà in Messina nel secolo XIV, trovando un Sinibaldo con la carica di senatore in detta città nell’anno 1319.

Arma: d’azzurro, alla viola al naturale, gambuta e fogliata di verde.

 

 

 

 

 

 

 

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Violante.

Di questa famiglia notiamo un Andrea, che, a 18 marzo 1686, ottenne investitura dei feudi Alleri e Mustimacucco e Bordonaro Sottano; un Francesco Paolo, che, come marito di Francesca Puccio, ottenne a 4 maggio 1696, investitura del feudo Gibiso.

Arma: ?

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Viperano (Balsamo).

Godette nobiltà in Catania, Caltagirone, Messina. Un Filippo, maestro notaro dell’ufficio dei maestri razionali del regno, segretario di Stato, maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio, ottenne, a 22 luglio 1403, concessione di un magazzino della Regia Corte in Licata presso il castello vecchio di detta città e, a 9 agosto 1408, ottenne investitura del feudo Favarotta o Catalfaro a lui venduto da Pietro de Maresimo; un Matteo fu capitano di giustizia in Santa Lucia nel 1403; un Giovanni tenne la stessa carica in Catania nel 1432-33; un Michele tenne la carica di patrizio in detta città nel 1438-39; un Filippo vi tenne la stessa carica nel 1441-42; un Giovanni, da Messina, nell’anno 1548 aveva la carica di conte reale del porto di detta città; un Pietro, dottore in leggi, fu sindacatore in Corleone del 1550; un Gaspare fu giudice straticoziale di Messina negli anni 1580-81, 1583-84, del tribunale del Concistoro nell’anno 1586-87, della gran corte del regno negli anni 1587-88-89-90-91 e, con privilegio dato a 20 agosto esecutoriato a 13 ottobre 1584, ottenne concessione del titolo di Don; un Nicolò fu senatore di Messina nell’anno 1585-86; un Giovan Cristofaro fu capitano di giustizia in Caltagirone negli anni 1589-90, 1605-6, 1618-19; un Giovanni di Pietro e un messer Francesco sono ascritti alla mastra nobile del Mollica; un Gaspare fu senatore in Messina nell’anno 1675-76; un Giovan Battista, cavaliere di devozione dell’ordine di Malta, vice protonotaro del regno, con privilegio dato a 21 luglio esecutoriato a 7 agosto 1759, ottenne concessione del titolo di marchese Balsamo e a 17 agosto 1773 ottenne dal Protonotaro del Regno parere favorevole per la chiesta concessione di un titolo di principe; un Francesco acquistò il titolo di principe di Bellacera, che ottenne d’aver commutato in quello di Castellaci a 10 aprile 1759 e fu senatore in Messina negli anni 1760, 1768 e sindaco nel 1771; un Giuseppe, principe di Castellaci, per investitura del 10 agosto 1801, fu cavaliere dell’ordine Costantiniano; un Giuseppe Emmanuele marchese di Montefiorito e un Paolo cavaliere dell’ordine di Malta, figli del marchese Giovan Battista, sono iscritti nella mastra nobile di Messina dell’anno 1798-1807. Con decreto ministeriale del 21 gennaio 1879 la signora Anna Balsamo (Viperano) e Avarna (di Francesco, di Giuseppe), moglie a Salvatore Marullo, ottenne riconoscimento del titolo di principe di Castellaci ed è iscritta nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana (con il figlio Francesco) con i titoli di principe di Castellaci, barone della Statera, barona della Decima di Agnelli e Pecore di Taormina.

Arma: d’azzurro, alla vipera d’oro, posta in fascia.

Alias: partito: nel primo semipartito d’oro e di rosso troncato d’azzurro all’uccello margone del suo colore, posto nel primo e posato sullo spaccato (Balsamo); nel secondo d’azzurro, alla vipera d’oro (Viperano).

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Virgilio.

Si vuole originaria dalla Catalogna; godette nobiltà in Salemi e in Palermo. Un Teodoro fu capitano di giustizia in Salemi nell’anno 1564-65; un Antonino fu giudice della corte pretoriana di Palermo negli anni 1626-27-28; un Teodoro Virgilio e Castelletti, dottore in leggi, con privilegio dato a 23 marzo 1656, ottenne concessione del titolo di barone dell’Alvano e fu procuratore fiscale della gran corte nel 1668; un Antonio fu giudice delle appellazioni in Palermo nel 1696-97, della corte pretoriana nell’anno 1697-98, del Concistoro nel 1699-700, della gran corte civile negli anni 1702-703 e 1714-15, della gran corte criminale nel 1706-707, maestro razionale giurisperito del tribunale del Real Patrimonio nel 1720.

Arma: partito: d’oro e di rosso al giglio dell’uno nell’altro.

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Vita.

Notiamo un Antonio che possedette, nella fine del secolo XV, metà del feudo Ricalsacca; un Mario che acquistò la baronia di Bertavilla, di cui ottenne investitura a 13 dicembre 1757; un Antonio (di Pietro Emmanuele, di Mario), che ottenne investitura del titolo di barone di Bertavilla a 30 settembre 1793; un Antonino e un Domenico del fu Diego, che sono ascritti nella mastra nobile di Messina dell’anno 1798-1807.

Arma: d’azzurro, alla vite al naturale impalata e fruttifera d’oro.

 

 

 

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Vitale.

Un notar Giovanni fu maestro notaro dell’ufficio del Protonotaro del Regno, sotto re Federico il Semplice; un Pietro acquistò il feudo o Foresta de Plati da Ludovico De Bonagrazia e ne ottenne conferma a 16 marzo 1383, un Giovanni fu senatore di Palermo nell’anno 1445-46; un Matteo tenne la stessa carica in Messina nell’anno 1452-53; un Giovanni Antonio, a 8 febbraio 1509, fu investito dei feudi Ranchura, Zarbo, Argentera, Favarotta e Panitteri, e, con privilegio dato a 20 ottobre 1508 esecutoriato a 11 gennaio 1510, ottenne concessione del titolo di regio cavaliere; un Girolamo fu senatore in Messina nel 1582-83, e fu razionale ordinario del tribunale del Real Patrimonio e maestro notaro del campo e porto di Messina nell’anno 1594; un Benedetto, come marito di Caterina La Liarda, possedette i censi del regio Demanio di Messina nella seconda metà del secolo XVI; un Nicola fu senatore di Messina nel 1610-11; un Francesco fu giudice della corte pretoriana di Palermo nell’anno 1737-38 e del tribunale del Concistoro nell’anno 1746-47; un Guglielmo, della terra di Santa Croce, fu proconservatore e sindaco di detto comune, a 23 novembre 1813, ottenne dal protonotaro del regno parere favorevole per la chiesta concessione di un titolo di barone, titolo che gli venne concesso con privilegio dato a 20 aprile esecutoriato a 20 maggio 1814. Nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana troviamo notati, con il titolo di nobile, il signor Giovanni Vitale (di Deodato), padre di Arturo (padre di Guido, Umberto e Riccardo), Alessandro (padre di Rosa e Pia), Alberto, Elvira, Luisa.

Arma: d’azzurro, al volo d’argento.

Alias: d’azzurro a tre viti d’oro impalate dello stesso.

Alias: partito: nel primo d’argento, al braccio armato al naturale impugnante un compasso d’oro nell’atto di misurare tre stelle dello stesso ordinate in fascia nel capo e un ramo di vite fruttifero d’oro, posto nella punta; nel secondo, d’azzurro, alla torre merlata d’argento sostenuta da due leoni contrarampanti dello stesso.

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