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San Paolo. Epistole, in greco.

Manoscritto in pergamena del sec. X.

Il codice, scritto da un’unica mano in una scrittura minuscola regolare e calligrafica inclinata a destra, è il più antico codice posseduto dalla Biblioteca. Per gli elementi codicologici presenti e per il tipo di decorazione sobria ed elegante è attribuibile ad uno scriptorium di Costantinopoli.

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Vangeli, Atti degli Apostoli, Psalterium, Cantica, in greco.

Manoscritto in pergamena del sec. XIII.

Il codice appartenuto ad una regina Costanza non identificata, come notato in greco e in latino a c. 3r, presenta un ricco apparato decorativo con miniature bizantine della metà del sec. XIII. Studi recenti attribuiscono la sua provenienza ad uno scrittorio imperiale di Nicea o Costantinopoli e non ad uno scrittorio monastico come in precedenza sostenuto da alcuni studiosi; e questo in considerazione dell’assenza di segni liturgici, di errori e lacune non corretti, elementi che dimostrano che il codice fu realizzato più per essere ammirato che per essere usato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Bibbia, in latino.

Manoscritto in pergamena della prima metà del sec. XIII.

Il codice, di fattura inglese riccamente miniato, segna il passaggio dalle Bibbie di grande formato del sec. XII a quelle di piccolo formato del sec. XIII. Le grandi iniziali istoriate, la stilizzazione degli elementi naturali e il disegno deciso richiamano le miniature di W. De Brailes.

 

 

 

 

 

 

 

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Santa Brigida, Rivelazioni.

Manoscritto in pergamena del sec. XIV.

Il codice, scritto al tempo della canonizzazione della santa, è uno degli esemplari più antichi del testo delle Rivelazioni, che tanta diffusione ebbe in Europa. La miniatura napoletana della seconda metà del sec. XIV è riconducibile alla bottega di Cristoforo Orimina, i cui motivi ornamentali caratteristici sono qui molto semplificati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Officium Beatae Mariae Virginis.

Manoscritto in pergamena del sec. XV.

Il codice appartiene ad un gruppo di manoscritti franco-fiamminghi che provengono dall’Abbazia di San Martino delle Scale e che testimoniano i rapporti culturali che intercorrevano tra il Monastero della provincia di Palermo e le Fiandre. In particolare, si presume che, trattandosi di libri d’ore, fossero stati commissionati dai monaci stessi, per uso personale, alle maestranze fiamminghe. La miniatura appartiene alla scuola che ebbe il suo maggior rappresentante in Jacquemart de Hesdin.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Jacopo Bracciolini, Commento alla “Fama” del Petrarca.

Manoscritto in pergamena del sec. XV.

Commissionato molto probabilmente da Lorenzo Strozzi ed appartenuto successivamente a Giulietta Lo Faso Ventimiglia, il codice è scritto in una raffinata minuscola umanistica e caratterizzato da eleganti minii attribuiti al fiorentino Monte di Giovanni.

Di particolare pregio la legatura della fine del sec. XV o degli inizi del XVI, caratterizzata da una larga cornice con tralci di vite rabescati impressi in oro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Lodi dei santi - Officium Beatae Mariae Virginis.

Manoscritto in pergamena della I metà del sec. XV.

Attribuito alla bottega del “Maître aux rinceaux dorés”, il codice presenta tutte le caratteristiche dei libri religiosi realizzati da questo maestro per il mercato ovvero ricchezza dei fregi marginali con fiori ed uccellini, sfondi arabescati in oro, colline a gradini con alberi ad ombrello, fisionomie femminili con capelli biondi a matassa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Joannes Gallensis, Summa collectionum, sive Communiloquium. Breviloquium de virtutibus antiquorum principum ac philosophorum

Aristoteles, Excerpta de epistola Alexandro Regi.

Manoscritto in pergamena della prima metà del sec. XV.

Il codice rientra nel movimento del gotico internazionale a cui la miniatura spagnola diede un notevole contributo. I minii di due mani di scuola valenziana nel loro virtuosismo e nella varietà disegnativa e cromatica precorrono il surrealismo di Hieronymus Bosch.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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breviarium Romanum ad usum Ecclesiae Neapolitanae.

Manoscritto in pergamena della seconda metà del sec. XV.

L’elegante breviario, scritto per la chiesa napoletana, è attribuito al maestro Martino da Modena di scuola ferrarese ed è caratterizzato da fregi marginali, da tre cornici con medaglioni, fiori, frutti e piccoli animali e da iniziali miniate con immagini sacre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Officium Beatae Mariae Virginis - Officium S. Crucis - Officium sanctorum - Officium mortuorum.

Manoscritto in pergamena dell’ultimo quarto del sec. XV.

Realizzato dalla scuola gando-bruggese di Alexander Bening, il codice è caratterizzato da margini con insetti, fiori e conchiglie. In ogni carta del calendario è rappresentata sul recto una vignetta con il segno zodiacale, sul verso una scena con l’attività umana del mese. Nei pannelli miniati a piena pagina ricorre lo stemma della nobile famiglia palermitana dei Campo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Leone VI, Oracoli, in greco.

Manoscritto in pergamena del sec. XVI.

Il codice, proveniente dalla Biblioteca del Collegio Massimo dei Gesuiti di Palermo, contiene i quindici oracoli dell’imperatore Leone VI relativi alla fine dell’impero dei Comneni e alla conquista di Costantinopoli. Ogni oracolo è illustrato da un disegno a penna successivamente colorato in cui si fondono elementi orientali ed occidentali, entrambi vivi in Sicilia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Iatrosophia.

Manoscritto cartaceo del sec. XVI.

Manoscritto di origine cretese che contiene una raccolta di trattati di medicina, fu portato probabilmente in Sicilia da un monaco greco del Monastero basiliano di Mezzoiuso. Appartenuto successivamente a Basilio Mirelli e ad Andrea Carnesi di antica famiglia albanofona, fu acquistato nel 1881 da Filippo Evola allora direttore della Biblioteca nazionale di Palermo.

 

 

 

 

 

 

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Ritratti ed elogii di capitani illustri che ne’ secoli moderni hanno guerreggiato.

Manoscritto cartaceo del sec. XVIII.

Il testo del manoscritto è corredato da quattordici ritratti di sovrani e condottieri, schizzati a carboncino su cartoncini color carta da zucchero applicati sulle carte, che riprendono la serie iconografica dedicata a Vincenzo Gonzaga e realizzata dall’incisore Aliprando Caprioli a Roma presso Gigliotti nel 1596.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Libro di preghiere, in etiopico.

Manoscritto in pergamena del sec. XVII.

Il manoscritto contiene il rito del battesimo ed alcune preghiere alla Madonna.

Nel 1967 fu donato all’allora Biblioteca nazionale di Palermo dal Ministro della pubblica istruzione. La sua particolarità consiste nella fattura del manoscritto. Il corpo del libro è formato da nove fascicoli cuciti con unico filo di canapa che è agganciato alle due assi in legno attraverso due fori secondo una tecnica di legatoria usata dagli Etiopi nell’antichità, caratteristica delle legature di tipo copto.

 

 

 

 

 

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