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Ufficio stampa

21/04/2011

Incontro/presentazione

Gli Acroliti di Demetra e Kore : scheda

Gli Acroliti di Demetra e Kore
 
I frammenti comprendono due teste, mani e piedi, scolpiti in marmo proveniente dall'isola di Taso. Appartengono a due statue di grandezza di poco superiore al vero, raffiguranti due dee sedute, affiancate, identificabili con Demetra e Kore. Il culto demetriaco era ampiamente diffuso in Sicilia fin dal VI sec. a.C., e Morgantina ne reca testimonianza, attraverso tutta la sua storia, con una serie di santuari dislocati sia all'interno che all'esterno della città. Il più antico - da cui provengono gli acroliti - è stato identificato in contrada S. Francesco Bisconti:un complesso di sacelli allineati che si scaglionano su tre livelli sul ripido pendio di una collina, fra la città arcaica e quella ellenistica, e che resta in uso dal VI al III sec. a.C.
I sacelli ospitavano sia le offerte alle divinità, come le statuette votive, e i piccoli oggetti di uso quotidiano legati alla celebrazione dei riti, sia i simulacri delle dee, talora anche di grandi dimensioni. Le statue di cui rimangono i frammenti esposti erano eseguite nella tecnica acrolitica, con le estremità (teste, mani e piedi) realizzate in marmo e innestate su un corpo in legno rivestito di stoffe.
Gli acroliti di Morgantina, databili intorno al 530 a.C.., costituiscono il più antico esempio conosciuto di questa tecnica, ma soprattutto rappresentano uno dei più raffinati esempi di scultura greca di influsso insulare.
 
Storia
 
Nell’estate del 1979, cominciò a circolare ad Aidone (Enna) la notizia di una singolare scoperta: una serie di elementi di sculture in marmo - due teste con alcune mani e piedi - sarebbero state trovate da scavatori clandestini in contrada S. Francesco Bisconti. Iniziati gli scavi in autunno non ci furono riscontri del rinvenimento ma si scoprirono le prime strutture di un grande santuario dedicato a Demetra.
Qualche anno più tardi, a New York, fra gli appassionati di arte antica si diffuse la notizia dell’acquisto, da parte di un collezionista non identificato, di elementi di statue in marmo di età arcaica. Fu un membro della missione archeologica americana di Morgantina, nel 1986, a identificare le sculture, anche grazie alla testimonianza di chi le aveva viste ad Aidone subito dopo il rinvenimento: erano esposte, in prestito da parte del collezionista che le aveva acquistate, al Paul Getty Museum di Malibu, in California. Le fotografie inviate dallo studioso a Malcolm Bell, direttore della missione americana di Morgantina, permisero per la prima volta il riconoscimento dell’età (VI a.C.) e dello stile dei pezzi e la loro attribuzione a statue di Demetra e Kore.
La consegna, nel 1987, delle fotografie da parte di Malcolm Bell al Soprintendente di Agrigento, Graziella Fiorentini, consentì l’avvio delle indagini. Dopo la denuncia della Procura di Enna, nell’estate del 1988, che segnalava la presenza delle statue trafugate da Morgantina al Paul Getty Museum, queste furono in fretta restituite al collezionista di New York, ancora non identificato.
Tra il 1988 e il 1989, le indagini del Procuratore di Enna, Silvio Raffiotta, riuscirono ad identificare i testimoni che avevano visto le sculture subito dopo lo scavo, gli intermediari che le avevano trattate sul mercato clandestino, l’antiquario di Londra, Robin Symes, che le aveva vendute e il collezionista miliardario Maurice Tempelsman. Nessun esito, tuttavia, sortirono le trattative condotte dal Ministero dei Beni Culturali con l’attiva partecipazione del Comitato Interministeriale per la Restituzione delle Opere d’Arte; ma nel 2002, Maurice Tempelsman ha donato le sculture al Bayly Art Museum dell’Università della Virginia, vincolando il lascito al rispetto di due condizioni: l’assenza di pubblicità sulla donazione e sul nome del donatore e il divieto di restituire le opere all’Italia prima di cinque anni.
All'inizio del 2008, decorso il periodo imposto dal donatore, l’Università della Virginia, dopo il primo e unico convegno dedicato alla presentazione delle sculture, ne ha curato la restituzione all’Italia. Dopo trent’anni le statue sono rientrate in Italia, il 13 dicembre del 2009 e sono ospitate nel museo archeologico della cittadina in provincia di Enna, accanto alla grande città greco-sicula di Morgantina.


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