IL PARCO ARCHEOLOGICO DI MONTE  IATO

di Francesca Spadafora

La storia
Posto a circa trenta Km a Sud-Ovest di Palermo ed in posizione dominante  petto ai centri abitati di S.Cipirello e S. Giuseppe Iato, il Monte Iato (m 852 rispetto a.l.m. ) si eleva maestoso sulla vallata del Fiume Iato e, verso Est, su quella del ramo destro del Fiume Belice.
Il sito controlla da una parte il valico di Portella della Paglia, attraverso cui era assicurato l’accesso all’area della Conca d’Oro ed il collegamento con l’antico emporio punico di Panormos, dall’altra la via di percorrenza naturale costituita dalla vallata del Belice, attraverso cui era possibile il collegamento con la costa meridionale dell’isola e con la colonia greca di Selinunte.
L’insediamento fa parte di un sistema di abitati su altura, risalenti almeno ad età protostorica ma attivi per la maggior parte, attraverso l’età greca e romana, fino ad epoca medievale; dalla cima di Monte Iato essi sono per la maggior parte ben visibili: si distinguono verso Sud gli isolati rilievi montuosi di Entella, di Monte Maranfusa/Calatrasi, di Monte Adranone , verso Ovest il Monte Pietroso ed il Monte Barbaro, con i resti monumentali dell’antica Segesta, ed ancora in direzione Sud-Est la maestosa rocca della Montagna Vecchia di Corleone sede di un ancora anonimo centro abitato, ipoteticamente identificato con l’antica Schera.
L’area urbana , situata sul pianoro sommitale del monte, occupava un’area di circa 40 ettari: essa risultava naturalmente fortificata dalle ripide pareti rocciose che la circondano a Nord e a Nord-Ovest, mentre un muro di fortificazione ne assicurava la sicurezza sui versanti orientale e meridionale.
Il primo insediamento a Monte Iato risale al X-IX secolo a.C.; nel corso del VI secolo a.C. il villaggio indigeno fu ellenizzato ed occupato ininterrottamente fino al 1246 d.C., anno della sua distruzione  ad  opera  delle  truppe  sveve dell’imperatore Federico II.
Non esistono fonti storiche per le prime fasi di vita della città né per il periodo arcaico e classico, anche se certamente, soprattutto in virtù della sua posizione strategica, essa dovette svolgere un ruolo preminente nelle vicende storiche dell’epoca.
A partire dal IV secolo a.C. Iaitas, cosi come tutta la Sicilia occidentale, fu sotto il dominio cartaginese. Grazie al racconto di Diodoro Siculo sappiamo che essa, tra il 278 ed il 275 a.C., fu assalita da Pirro, re dell’Epiro, e che durante la prima guerra punica (264-241 a.C.) gli ietini, cacciati i Cartaginesi, si consegnarono ai Romani.
Da un passo della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio e attraverso le opere di Silio Italico e Plutarco, è noto che nei 79 d.C. Ietas (denominazione latina della città) era annoverata tra le 45 città di Sicilia tributarie di Roma e che, nella prima età imperiale, era uno dei cinquanta insediamenti urbani più importanti dell’isola.
Nulla ci è noto attraverso le fonti per il periodo dei dominio bizantino, al quale mise fine la conquista araba della Sicilia iniziata nell’827.
Le fonti e i documenti di età normanna attestano che la presenza musulmana a Giato (nome dell’insediamento di età arabo-normanna) era molto forte; Idrisi, alla metà dei XII secolo, parla del Castello di Giato e delle sue prigioni sotterranee. Quando poi, nei primi decenni del XIII secolo, scoppiarono le rivolte delle popolazioni musulmane contro la dinastia sveva, Giato, assieme ad Entella, fu uno dei baluardi della rivolta, fino al totale annientamento ed alla distruzione della città ad opera delle truppe di Federico II nel 1246.
La popolazione scampata alla guerra fu deportata a Lucera in Puglia e da quel momento il sito fu definitivamente abbandonato.

La ricerca e la valorizzazione
Dal 1971 è iniziata la ricerca sistematica sul Monte Iato da parte dell’Istituto di Archeologia dell’Università di Zurigo, che opera in regime di concessione, cosi come previsto dalla L.1089/39 prima e dal T.U. 490/99 ora, effettuando annualmente regolari campagne di scavo. I risultati delle ricerche sono ampiamente noti a tutto il mondo scientifico, anche grazie alla costanza con cui i risultati dello scavo vengono pubblicati annualmente su riviste specializzate e grazie all’edizione di una serie di monografie inerenti singoli monumenti o classi di materiali (Studia Ietina), sempre a cura dell’Università di Zurigo.
Si tratta dunque di un’area che non ha alle sue spalle lunghe tradizioni né sotto il profilo della ricerca né per quanto attiene problematiche più strettamente connesse a problemi di tutela e valorizzazione.
Tuttavia, considerato il grande interesse storico-archeologico dei resti portati alla luce, ma anche la posizione privilegiata del sito alle spalle di Palermo, il  suo inserimento in un contesto ambientale e naturalistico per molti versi ancora intatto ma fortemente intaccato, in altri punti nevralgici, da interessi affaristico-mafiosi, la sua vicinanza ad un asse viario di grande importanza quale lo Scorrimento Veloce Palermo-Sciacca, e soprattutto la portata sociale ed economica che la presenza forte delle Istituzioni e la valorizzazione e la promozione di quella zona avrebbe indotto nell’ambito delle comunità locali, la Soprintendenza ha promosso, nel corso degli ultimi quindici anni, una serie di iniziative per garantire la tutela, la valorizzazione e la fruizione del sito all’interno del suo originario contesto ambientale, avendo come punto di partenza una situazione assai critica sotto il profilo della disponibilità dei  terreni e degli accessi, anche solo per scopi di ricerca, e assolutamente inesistente per quanto riguardava la promozione e la possibilità di fruizione dell’insediamento antico.
È  stato pertanto avviato nel 1985/86 l’esproprio di una vasta area (circa 200 ettari) confinante a Nord con un’altra vasta zona di proprietà del demanio Forestale, che include, oltre la zona interessata dall’insediamento antico, estesa circa 40 ettari, emergenze di varia natura: l’area delle necropoli, in parte saccheggiate prima dell’avvio degli scavi; la collina sottostante la città murata che, con molta probabilità, ricopre i resti dell’antico fortilizio da cui Federico II sferrò il suo attacco letale contro l’ultima roccaforte della resistenza musulmana; il suggestivo terrazzo su cui sorge la basilichetta dedicata ai Santi Cosma e Damiano, luogo di culto tradizionale per gli abitanti di San Giuseppe Iato e S. Cipirello fino alla metà circa di questo secolo, ma anche le pareti precipiti che cingono il monte e i sottostanti più dolci declivi utilizzati come pascolo o piantumati a vigneti o frutteti.
Si è inteso così salvaguardare e conservare il sito archeologico nella  sua  unità topografica e ambientale, come parte di un sistema geo-morfologico culturale che va rispettato nella sua integrità.
Su un recupero puramente estetico è prevalsa la concezione dell’indagine archeologica come “mezzo di comprensione di un’esperienza umana” e pertanto attraverso la ricerca scientifica, si è cercato di ricostruire la storia dell’insediamento rispecchiata nel paesaggio, nell’architettura, nell’urbanistica ed in quei resti di cultura materiale che consentono la ricostruzione della vita quotidiana del centro antico. Concluse le faticose e non sempre semplici procedure espropriative, rese in qualche caso ancora più complesse per le difficili condizioni socio-ambientali in cui si è operato, il primo passo legato ad una possibile valorizzazione del sito è consistito nella redazione di uno studio progettuale di massima che, pur non volendo pervenire alla fase esecutiva per ciascun manufatto, ha dato alcune direttive atte a garantire un’immagine coerente e unitaria dell’intero complesso e della sua integrazione nel territorio circostante, fornendo anche una prima  perimetrazione, oltre cime delle aree demaniale, anche di quelle da sottoporre a  tutela ai sensi della Legge 1089/39; tale perimetrazione fu approvata, contestualmente allo Studio Progettuale di massima, dal Consiglio Regionale dei beni Culturali e Ambientali, Gruppo Archeologico.
Il progetto di massima risultava pertanto indicativo del dimensionamento e della dislocazione dei servizi previsti che, se pur realizzati in tempi diversi, avrebbero consentito una fruizione immediata dell’area archeologica; si ritiene inoltre opportuno fornire indicazioni progettuali sui materiali e forme da adottare, per assicurare unità negli interventi e integrazione dei vari manufatti.
Un primo stralcio esecutivo, per l’importo complessivo di circa £.2.000.000.000, approvato dall’Assessorato per i Beni Culturali ed Ambientali e finanziato con Fondi Europei di Sviluppo Regionale (POP Sicilia 1990-93), è già stato concluso: sono state così realizzate le opere di recinzione delle aree espropriate, un’ampia area di parcheggio, nei cui pressi è una zona attrezzata che comprende alcuni piccoli edifici di accoglienza all’interno del quale sono  collocati la biglietteria, gli uffici pèr il personale di custodia e i servizi igienici; si sono infine realizzati il percorso carrabile, che dalla Strada Provinciale conduce all’area di parcheggio, anch’esso espropriato dalla Soprintendenza e realizzato dalla provincia Regionale, e alcuni tracciati pedonali, nonché i primi supporti didattici a servizio della zona archeologica.
Un paziente e accurato lavoro svolto dal Gruppo di Valorizzazione Turistica dell’A.P.P.I.T. di Palermo ha riattivato la sentieristica storica che, dai due agglomerati di S.Cipirello e S.Giuseppe Iato, conduceva alla cima del monte.
Nell’anno 2000 si sono inoltre avviati i lavori di cui al finanziamento POP 1994-99 che prevedevano, oltre all’ampliamento degli scavi, la sistemazione della viabilità interna, tuttora assai poco agevole, la creazione di percorsi, coperture e supporti didattici all’interno dell’area archeologica  soprattutto,  il riadattamento e restauro delle Case Dalia, situate a valle dell’area archeologica e che costituiranno il punto di partenza imprescindibile per la visita agli scavi, comprendendo al loro interno anche un primo nucleo di antiquarium.
La conclusione di tali lavori è condizione imprescindibile per la decretazione del Parco Archeologico di Iato, sulla cui perimetrazione vanno comunque fatti degli approfondimenti e alcune nuove riflessioni alla luce delle recenti norme in materia di tutela e delle nuove esigenze emerse con il prosieguo dell’indagine archeologica e dei lavori di valorizzazione.
Il progetto di valorizzazione si concluderà tra l’altro solo con la realizzazione delle opere previste nel terzo e ultimo stralcio, già inserito nel complemento di programma per Agenda 2000-2006 e da rendersi esecutivo sotto il profilo progettuale perché venga ammesso al relativo finanziamento.
Nel frattempo, nello spirito di decentramento e collaborazione che suggerisce il T.U. dei Beni Culturali n. 490/99 e nel rispetto delle indicazioni dettate dalla L.R. 10/99, la Soprintendenza ha stipulato un accordo di programma cori le Amministrazioni locali interessate (San Cipirello e S. Giuseppe Iato) per la gestione del sito, che prevede l’insediarsi di un ristretto Comitato composto da rappresentanti dei tre Enti allo scopo di definire metodi e modalità di gestione.
Ciò potrebbe costituire momento valido di transizione alla costituzione, formalmente perfezionata, del Parco Archeologico, di cui ancora occorre definire, oltre alle perimetrazioni le indispensabili infrastrutture.