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Regione Siciliana Assessorato Beni Culturali

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Teatro Romano e Odeon di Catania

Indirizzo : Via Vittorio Emanuele n°266
Provincia : Catania  Comune : Catania
Tel. : 095/7150508 oppure 095/346241 fax 095/311004- museo.catania@regione.sicilia.it; urp.museo.catania@regione.sicilia.it

Orari ingresso : Da lunedì a sabato dalle ore 9.00 alle ore 19.00 (ultimo ingresso ore 18.30) Domenica: 9.00 - 13.00. La prima domenica del mese il Teatro è aperto dalle ore 9.00 alle ore 19.00 .
Biglietto singolo intero :  6,00 €
Biglietto singolo ridotto:  3,00 €
Note: La biglietteria chiude mezzora prima della chiusura del sito. La prima domenica del mese l'ingresso è gratuito.
Eventi e manifestazioni
23 settembre 2016  -  27 settembre 2016
Norma

CATANIA
15 settembre 2016
Il Canto delle Sirene

CATANIA
16 maggio 2016
Riapertura del Teatro greco-romano di Catania

CATANIA

Dipendente da
open Museo regionale interdisciplinare di Catania

Aree archeologiche di Catania

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 Struttura amministrativa e organigramma

Teatro romano
Ingresso da via Vittorio Emanuele 260
 
Insigne monumento d’età romana il Teatro romano sorge sul fianco meridionale dell’altura occupata sin dall’età greca da edifici pubblici e privati.
Nel XVIII secolo il Principe di Biscari eseguì scavi per liberare le strutture antiche che, col trascorrere del tempo, erano state coperte da case, e recuperò elementi della decorazione della scena che portò nel suo Museo. Dopo un lungo periodo di abbandono e di disinteresse, in cui nuove fabbriche andavano a sovrapporsi al monumento, iniziarono poderose operazioni di espropriazione, impegnativi lavori di demolizione delle strutture moderne e di restauro di quelle antiche. La parte più consistente di tali lavori è stata eseguita tra il 1950 ed il 1970 ed ha portato al recupero della cavea e di gran parte degli ambulacri.
Le espropriazioni sono riprese nel 1991 ed hanno determinato l’acquisizione di tutti gli edifici posti sul lato orientale del monumento nel cui interno sono state individuate, e parzialmente restaurate, nuove porzioni degli ambulacri, dell’edificio scenico e degli ambienti ad esso connessi.
La cavea del Teatro è costituita da nove cunei delimitati da otto scalette. Divisa orizzontalmente da praecinctiones, è definita, nella parte superiore da un ambulacro che si apre verso l’esterno con grandi porte alternate a finestre, al quale, in antico, si addossava probabilmente un loggiato (porticus in summa gradatione). Mentre la parte inferiore (ima cavea), caratterizzata dalla presenza di gradoni in calcare, è direttamente poggiata sul pendio naturale, la media e la summa cavea sono sostenute da poderosi muri radiali attraversati da due ambulacri collegati tra loro da scale. Dagli ambulacri si accede ai diversi settori delle gradinate. La cavea è strutturalmente connessa all’edificio scenico e comunica con  esso mediante un complesso sistema di corridoi, rinvenuti nel corso degli ultimi lavori e a seguito delle recenti espropriazioni. Essi consentivano il passaggio, oltre che agli ambienti retrostanti il palcoscenico (postscaenium), anche alle torri scalari. L’edificio scenico in antico dovette essere imponente. La sua fronte era lussuosamente ornata da statue collocate dentro esedre fiancheggiate da colonne di ordine corinzio poste su piedistalli con delfini in rilievo. Alla sua base, tra alte zoccolature decorate da bassorilievi, si aprivano tre porte attraverso cui gli attori giungevano sul palcoscenico.
Dopo le ultime campagne di scavo, eseguite dalla Sezione Archeologica della Soprintendenza di Catania, è ben visibile la porta orientale con due grandi colonne ai lati, delle quali oggi si vedono in situ le basi in pietra lavica e, solo per quella posta sul lato sinistro dell’ingresso, il piedistallo marmoreo decorato con bucrani e teste taurine del tutto simile a quello recuperato dal Principe di Biscari. La porta hospitalis e gli ambienti retrostanti, intorno al XVI secolo, furono occultati per la costruzione di una casa che si sovrappose anche alla porta regia, della quale è visibile finora solo il fianco orientale in opus latericium, privo dei rivestimenti marmorei. Davanti alla fronte della scena si estendeva un largo palcoscenico la cui fronte, movimentata da piccole nicchie rivestite in marmo e decorate da statue, come quella raffigurante Leda col cigno, copia romana di un originale greco di Timoteo (IV secolo a.C.), era coronata da una cornice in marmo con motivi vegetali stilizzati.
L’orchestra conserva il pavimento marmoreo in opus sectile il cui disegno è dato da grandi cerchi inscritti dentro quadrati. Esso fu restaurato già in antico allorché, essendosi rovinato anche per la fragilità dei marmi che lo componevano, fu integrato, con lastre di marmo bianco, senza rispettare il disegno originario. Invasa da numerosi piccoli recinti per animali nella prima metà del V sec. d.C., l’orchestra, tra il 600 e il 650 d.C., fu ricolmata da un poderoso crollo delle parti alte della scena e della cavea come indica la presenza di grandi blocchi in calcare, relativi alle gradinate, di capitelli, di parti di colonne e di sculture relative alle decorazione del palcoscenico e della fronte della scena.
Nel medioevo, distruggendo parte dell’orchestra già coperta da macerie, fu costruita una struttura quadrangolare a grandi blocchi squadrati di calcare, del tutto simili a quelli di un poderoso muro scoperto nel 1919 al di sotto dell’edificio moderno che grava sul lato occidentale del monumento. Tale muro è stato inteso come elemento strutturale di un più antico Teatro greco a struttura trapezoidale.
Il prospetto esterno del Teatro, in luce solo per un breve tratto su via Teatro greco, é movimentato da scale e da grandi esedre che erano, probabilmente, decorate da statue.
Dall’analisi delle strutture, della decorazione architettonica e  dei dati di scavo si ricavano le diverse fasi del monumento. Costruito nell’area già occupata probabilmente da un teatro ellenistico, ebbe in età augustea la sua prima sistemazione come teatro romano: sulle parodoi furono costruite le ali estreme della cavea che venne così saldata all’edificio scenico davanti al quale si sviluppava un palcoscenico meno ampio di quello ora a vista. Il teatro raggiunse il suo assetto definitivo nel II secolo d.C., epoca a cui risalgono anche la decorazione della fronte scena e molti dei frammenti di sculture e bassorilievi rinvenuti. Tra la fine del III e la prima metà del IV secolo d.C. fu restaurato e fu realizzato un palcoscenico più ampio utilizzando come materiale da costruzione anche frammenti di statue e di colonne. In questa fase sugli ultimi gradoni dei cunei orientali fu sovrapposto un alto podio collegato all’orchestra mediante scale. Fu modificato pure il passaggio dalla parodos orientale agli ambienti retrostanti la fronte scena, con la realizzazione di un ampio corridoio, dotato ad est di aperture ad arco, ora visibili nell’area di ingresso al monumento.
 
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Antiquarium Regionale
del Teatro Romano

Nel corso degli ultimi lavori di scavo e di restauro è stata sistemata una nuova area di accesso ed allestito un antiquarium in spazi pertinenti ad un edificio settecentesco che, costruito dopo il terremoto del 1693 sui resti di povere abitazioni sovrapposte alle poderose strutture romane, fu modificato in parte intorno alla metà del XIX ed in parte agli inizi del XX secolo.
Ingresso da via Vittorio Emanuele 260



Odeon

Ingresso da via Vittorio Emanuele 260

Ad ovest del Teatro romano, all’interno dell’area demaniale, si trova il piccolo teatro o Odeon, delimitato a nord dalla via Teatro Greco e a ovest dalla via Sant’Agostino. Lorenzo Bolano ne dà una descrizione sintetica ma molto interessante che permette di conoscere lo stato di conservazione del monumento alla metà del XVI secolo, in un’epoca precedente alla spoliazione che si fece dei monumenti antichi per la costruzione delle Mura della città e precedente, ovviamente, al terremoto del 1693.
Al suo tempo l’edificio, subite le devastazioni di Ruggero, già in possesso nel XV secolo della famiglia Carrera che lo utilizzò per il recupero di materiali utili alla costruzione della vicina chiesa di Sant’Agostino, si conservava tuttavia in maniera da essere ben riconoscibile. Holm, che lo vide già parzialmente liberato, lo descrisse con esattezza confermando quanto già detto un secolo prima dal Biscari: la cavea, semicircolare e rivolta verso sud est, è costituita da una prima serie di gradini dei quali il primo si posa direttamente sull’orchestra; una stretta praencinctio separa questo primo ordine dal resto delle gradinate divise in cunei da scalette e poggiate su diciotto muri  a raggiera. Essi delimitano vani non comunicanti tra di loro, aperti verso l’esterno e in antico utilizzati, si dice, come botteghe. La presenza di soglie e controsoglie con i fori per l’incasso dei cardini attesta la presenza di porte di chiusura.
L’esterno è caratterizzato da una successione continua di aperture ad arco con un raro elemento architettonico caratterizzante l’intera struttura; si tratta di un architrave retto in blocchi squadrati in pietra lavica posti più in basso dell’imposta dell’arco; privo di una funzione portante, esso è un elemento decorativo di straordinaria originalità.
Biscari, che bene colse il carattere di unicità o comunque di rarità dell’Odeon, identificò quale elemento di comunicazione tra esso ed il Teatro una grande scala posta tra i due monumenti ritenuta di epoca medievale.
Holm riferisce il noto tentativo del Barone Sigona di Villermosa di demolirne una parte facendo saltare nottetempo la volta di un fornice, in quanto esso era di impedimento al progetto di ampliamento alla sua casa.
La gravità del fatto indusse Paolo Orsi, Soprintendente alle Antichità, a procedere all’espropriazione dell’area e alla liberazione del monumento.

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