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Area archeologica di Sant'Angelo Muxaro

Indirizzo : Necropoli - Sant'Angelo Muxaro
Provincia : Agrigento  Comune : Sant'Angelo Muxaro
Tel. : 0922 919806

Orari ingresso : Giorni feriali:aperto tutti i giorni dalle 8,30 alle 19 Domeniche e festivitÓ infrasettimanali:aperto dalle 8,30 alle 13,30
Biglietto singolo intero : Gratuito
Biglietto singolo ridotto: Gratuito


Dipendente da
open Soprintendenza BB.CC.AA. di Agrigento


Sulle aspre pendici gessose del colle di S. Angelo Muxaro, nella media valle del Platani, nella primavera del 1931 Paolo Orsi scoprì un gruppo di grandi tombe a tholos i cui ricchi corredi, in uno alla monumentalità dell’architettura funeraria, che non trova ancora oggi riscontro in altre necropoli siciliane, imposero da subito il sito come uno dei più importanti e degni di attenzione della Sicilia protostorica.
Sin dalla loro scoperta, Paolo Orsi sottolineò le analogie dell’architettura tholoide con l’architettura egeo-micenea e indicò in Eraclea Minoa  il possibile punto di diffusione di queste influenze transmarine,  riflesse nella tradizione di antichi rapporti fra Creta e la Sicilia. Stessa matrice culturale Egli vide nel pesante anello d’oro rinvenuto da un contadino nell’area della necropoli, con la rappresentazione, a profondo intaglio, di una vacca che allatta un vitellino e che potè assicurare alle collezioni del Museo di Siracusa, barattandolo con il proprio cappotto, nel freddo gennaio del 1927.
La scoperta del secondo anello con la figura di un lupo inciso su un castone ovale, ancora al dito di un personaggio adagiato sul letto funebre della tomba VI, in uno ai ricchi corredi scoperti nella campagna di scavo del 1931, sancì definitivamente l’importanza del sito.  Nel 1935 il Pace, accogliendo una suggestione di Giacomo Caputo proponeva per la prima volta l’identificazione di S.Angelo Muxaro con Camico, la capitale del regno sicano del re Kokalos, dando inizio ad una lunga querelle mai risolta che ha visto l’identificazione di Camico in innumerevoli località del territorio agrigentino.

Diodoro IV, 79, 1-3.  “Ma Minosse, re dei cretesi, che allora dominava sui mari, avendo saputo della fuga di Dedalo in Sicilia, decise di muovere guerra all’isola. Partito, dunque, con una flotta grande e munitissima, giunse a quella città della costa agrigentina, che da lui è detta Minoa. Schierate poi le truppe, attraverso ambiasciatori inviati a Kokalos, richiese Dedalo per punirlo. Kokalos, convocato a colloquio a Minoa, promettendo che avrebbe fatto ogni cosa, lo lusinga con offerte ospitali. Essendo entrato nel bagno, soffocò Minosse nel calore dei vapori termali, e rese il cadavere ai Cretesi, millantando quale causa di morte, il fatto che per caso fosse scivolato in acque troppo calde. I compagni della spedizione, allora, seppellirrono il corpo con ogni magnificenza e per lui erigono un sepolcro doppio: nella parte più interna ripongono le ossa, quella anteriore la dedicano quale tempio di Venere, che per molto tempo fu venerato e onorato dagli abitanti del luogo, che vi compirono sacrifici”


IL MITO DI KOKALOS

Tucidide, storico greco del V sec.a.C., ricostruisce attraverso tre momenti fondamentali la storia della Sicilia, dalle età più antiche ad epoca storica. Ricorda che la Sicilia, chiamata Trinacria, era abitata dai mitici Lestrigoni; in un secondo momento fu abitata dai Sicani e da loro chiamata Sicania e in ultimo dai Siculi che, cacciando i sicani nella parte occidentale dell’isola, abitarono tutta la fascia orientale della Sicilia.
Per quanto riguarda la Sikania, le fonti ci soccorrono anche per quanto riguarda la precisa localizzazione geografica: Erodoto riferisce il toponimo Sikania “alla regione nei pressi di Akragas”, Stefano Bizantino la definisce “la regione degli agrigentini”.
Alla Sikania è legato un patrimonio di leggende con al centro la figura del cretese Minosse e il re sikano Kokalos. Le fonti più antiche sono Erodoto ed Antioco. Erodoto (VII, 169-171) parla occasionalmente dei rapporti fra Sicilia e Creta a proposito delle guerre persiane: narra che Minosse giunto nella Sikania alla ricerca di Dedalo, trovò morte violenta a Camico; successivamente i cretesi per vendicarne la morte, tornarono con una grande armata in Sikania e assediarono per cinque anni Camico; non potendo espugnarla, presero la via del ritorno, ma naufragarono sulle coste pugliesi dove fondarono la città di Uria e divennero Iapigi e Messapi. Nella narrazione di Antioco, la cui Storia della Sicilia aveva inizio con il regno di Kokalos (Diodoro XII, 71), la spedizione di Minosse occupa un posto centrale soffermandosi sostanzialmente su tre punti: la figura di Dedalo e le sue opere in Sicilia come l’inespugnabile fortezza di Camico; la morte di Minosse; l’insediamento cretese in Sicilia, Minoa ed Enghion.
Alla fine dell’800 si è avviata quella lunga tradizione degli studi, oggi vivacissima, basata sul tentativo di destrutturazione delle fonti letterarie; questi negarono ogni valore storico al patrimonio di leggende riferendole ad una invenzione dei coloni rodio-cretesi di Gela che qui localizzarono le leggende portate dalla madrepatria.
Dall’Orsi in poi si è tentato di coordinare i dati delle fonti letterarie con i dati delle fonti archeologiche: il rinvenimento frequente di materiali micenei in Sicilia e sulle coste pugliesi suggerì l’idea che la tradizione di Dedalo e Minosse in Sicilia potesse essere il riflesso di antichi rapporti fra Creta e Sicilia
Le componenti orientali,
Le sempre più frequenti scoperte di manufatti di importazione egea, nell’ambito della Sikania, databili intorno alla metà del XIII sec.a.C., sono la trasposizione archeologica a quel ciclo di leggende tramandateci dalle fonti che proprio in quest’epoca pongono la spedizione in Sicilia del re dei cretesi, Minosse, il cui legame con il territorio resterà per sempre sancito nel nome di Minoa.


L’area della necropoli è stata sottoposta a vincolo ed esproprio; è visitabile la parte alta della necropoli dove è situata la famosa  cosiddetta “tomba del Principe”.


Per saperne di più: AA.VV., Natura mito e storia nel regno sicano di Kokalos, Canicattì 1999; G.RIZZA - D.PALERMO (a cura di), Le necropoli di S.Angelo Muxaro. Scavi Orsi-Zanotti Bianco 1931-1932, Palermo 2004.; V. La Rosa, Le popolazioni della Sicilia: Sicani, Siculi, Elimi, in Italia omnium terrarum parens, Milano 1989, pp.

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