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Regione Siciliana Assessorato Beni Culturali

Parchi, musei, gallerie e aree archeologiche.

I contenuti delle sezioni che seguono, per il nuovo assetto organizzativo, sono in fase di aggiornamento.

Parchi
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Musei e gallerie interdisciplinari
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Musei e gallerie
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Musei archeologici
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Siti archeologici e monumentali
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Provincia
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Museo regionale di Kamarina

Indirizzo : S.P. 102 - Km.1 C/da Cammarana - indirizzo postale: C.P. 60 97019 Scoglitti - Fraz. di Vittoria (RG)
Provincia : Ragusa  Comune : Ragusa
Tel. : 0932 826004

 
Eventi e manifestazioni
29 dicembre 2014  -  1 ottobre 2015
NAUFRAGI

RAGUSA
www.sicilydistrict.eu/eventi/naufragi-mostra-archeologica-intern-camarina-ragusa-29-dec-2014-30-aug-2015/11520

Comunicazioni e avvisi
> Nuovo orario di apertura del Museo: dalle 9.00 alle 14.00 e dalle 15.00 alle 19.00. Ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura 
> dal 29.10.2014 e fino a nuova disposizione, si dispone la chiusura del Museo alle ore 18.00 (cassa 17.30), con orario continuativo. Durante le pulizie delle sale espositive sarÓ interdetto l'accesso al pubblico 

struttura amministrativa Struttura amministrativa e organigramma

Luoghi della Cultura dipendenti:

open
 Area archeologica Agora'

open Area archeologica di Caucana


CAMARINA: PRINCIPALI VICENDE STORICHE
Camarina viene fondata dai Siracusani agli inizi del VI secolo a.C. (598-597 a.C.) sul fertile promontorio delimitato dai fiumi Ippari e Oanis (oggi Rifriscolaro). Scopo del nuovo insediamento è creare uno sbocco lungo la rotta africana e frenare l'espansione verso sud di Gela, che appena diciotto anni dopo fonderà più a settentrione Agrigento (580 a.C.). Divenuta rapidamente florido centro agricolo e riferimento per i fiorenti traffici commerciali anche dei Siculi dell'entroterra ibleo, la colonia presto entra in conflitto con la città-madre. Sconfitta nel 552 a.C. presso il fiume Irminio, la popolazione camarinese, secondo le fonti, viene esiliata; tuttavia, i dati di scavo attestano una continuità di vita nell'insediamento ininterrotta nell'arco dell'intero VI sec. a.C. Più tardi rifondata da Gela (492, 461 a.C.), Camarina acquisisce nel corso del V secolo a.C. floridità e prestigio tali, anche in virtù dell'alleanza stretta con Atene in funzione antisiracusana nella guerra del Peloponneso, da acquistare da Siracusa il lontano territorio di Morgantina (424 a.C.). Dopo essere stata sottoposta tra il 405 e il 393 a.C. al dominio punico, vive un altro momento di particolare prosperità alla fine del IV sec. a.C. sotto Timoleonte (339 a.C.) raggiungendo la sua massima espansione urbanistica. Ma già a partire dal III secolo a.C., presa dai Mamertini prima (275 a. C), poi dai Romani (258 a.C.), la città comincia a decadere: fortemente ridotta in dimensioni, sopravvive fino all'età augustea finché in età imperiale e tardoantica è sostituita dalla vicina Caucana come porto di collegamento con Malta e il nord Africa. L'acropoli, però, non conosce abbandoni. Se la frequentazione di età arabo-normanna è testimoniata da rinvenimenti ceramici e numismatici, verosimilmente già in età bizantina i resti del tempio della principale divinità della città, Athena, circondati da sepolture, vengono inglobati nella chiesa dedicata alla Madonna di Cammarana riprodotta da J.-P. Houel alla fine del '700. L'edificio cristiano, ricolmo degli ex-voto deposti da quanti riuscivano a sfuggire alla furia delle tempeste a cui la baia è di frequente sottoposta, è distrutto da un incendio nel 1837. Quanto sopravvissuto del tempio è riutilizzato a fine '800 per la costruzione del baglio adibito alla produzione vitivinicola che oggi ospita il Museo.
Lunga vita conosce anche il porto-canale realizzato in età greca con interventi di adattamento della foce dell'Ippari. Fulcro di importanti traffici commerciali fino all'età romana, alimentati anche dalla produzione locale di un vino, il Mesopotamium, particolarmente apprezzato nell'antichità, è usato come caricatore di grano a partire dal tre-quattrocento, e munito nella prima metà del '500 di una torre di avvistamento a protezione dalle frequenti incursioni piratesche; in particolare, le fonti riferiscono del duro attacco inferto dal pirata Alluccialì alla struttura, nota come “Papallosso”, crollata definitivamente solo nel 1915.
Una nuova fioritura il territorio di Camarina vive, infine, a seguito della fondazione di Vittoria nel 1607, e la promozione della coltura della vite voluta dalla fondatrice della nuova città Vittoria Colonna. Il proliferare dei bagli, di cui la masseria sede del museo è un esempio, e la conseguente abbondanza della produzione vinicola determinano la ripresa delle attività portuali alla foce dell'Ippari con la creazione dello scalo di Scoglitti, centro di un'intensa esportazione vinicola nel Mediterraneo fino all'introduzione, nel 1893, della linea ferroviaria Siracusa-Licata.

veduta_aerea

LA SEDE MUSEALE
Nato dall'Antiquarium istituito agli inizi degli anni sessanta, il Museo conserva l'impianto planimetrico e le caratteristiche tecnico-strutturali tradizionali del baglio ottocentesco sorto sulle rovine del tempio di Athena, di cui rimangono visibili parte del muro sud della cella  e delle fondazioni. La struttura offre pertanto una lettura diacronica della storia dell'insediamento umano nel sito fino ai nostri giorni e si inserisce naturalmente nel paesaggio di sapore africano della campagna costiera sud-orientale siciliana, impreziosita da veri e propri relitti vegetali (boschi a quercus calliprinos,juniperus phoenicea e pinus halepensis) che costituiscono un'importante testimonianza della vegetazione dell'area nell'antichità.
ingresso  muro_del_tempio_al_crepusco

L'ORDINAMENTO
Il Museo raccoglie la documentazione archeologica del territorio camarinese dall'età preistorica alla medievale esposta secondo un doppio criterio cronologico e topografico. I materiali provengono principalmente dalle attività di scavo effettuate da P. Orsi, A. Di Vita, P. Pelagatti e G. Di Stefano nella necropoli, nell'abitato e nell'area portuale; alcune vetrine contengono oggetti di provenienza sporadica ed esemplari delle collezioni Carratello e Pace. Particolare interesse riveste il Padiglione delle Anfore, che, ricavato dalla cantina della masseria, ospita, disposta su due livelli, una collezione tra le più ricche e rappresentative di tutto il Mediterraneo. Infine la Sezione Subacquea, nata dal recupero di otto relitti e in parte da ritrovamenti occasionali, si segnala per l'abbondanza di reperti di pregevole fattura e rarità, utili alla ricostruzione sia dei traffici commerciali di cui la città era tappa, sia della vita della città stessa.  
Il Museo dispone di una Sala Convegni, utilizzata anche per attività didattiche e mostre temporanee, e di una biblioteca specializzata.
legenda

Il Padiglione Subacqueo
La sala d'ingresso del Museo, corrispondente all'antico palmento della fattoria  di cui conserva in situ il torchio, espone interessantissimi reperti di varia epoca recuperati nelle acque camarinesi in seguito a indagini scientifiche o ritrovamenti fortuiti.
Primo in ordine cronologico il “Relitto dell'elmo corinzio” (VI sec. a.C.) comprendente, oltre al raro elmo corinzio che dà il nome al rinvenimento, un ancor più raro lingotto in argento, vasellame fine da mensa, lucerne, e anfore di provenienza eterogenea: corinzie, ionio-massaliote, massaliote, etrusche, puniche, clazomenie. Seguono i reperti del “Relitto dell'elmo attico-etrusco” (IV sec. a.C.). Pesi in marmo, un ex-voto configurato a dito umano, monete puniche (336-280 a.C.) e mamertine (288-278 a.C.) restituiscono probabilmente testimonianza della flotta mamertina in assedio alla città nel 278 a.C. L'area della foce dell'Ippari, porto-canale della città, ha restituito una statuetta in bronzo del dio egizio Arpocrate  (III-II sec. a.C.), e il “Relitto del Triclinio di Afrodite”. Dalle acque antistanti l'acropoli e l'agorà provengono sei pesi-campione in piombo (II sec. a.C.), probabilmente riferibili all'archivio pubblico dei pesi della città romana. Dal centro della baia giungono invece un gruppo di lucerne, ancora impilate e aggregate (fine I sec. d.C.), alcuni oggetti in argento (una coppa, un pendente, un galletto), in bronzo (uno stilo, uno scalpellino, un delfino) e un piatto in marmo bianco (“Relitto delle lucerne”, I-II sec. d.C.). Ad un ricco carico del II-III sec. d.C. (“Relitto delle Colonne”), in transito tra il nord Africa e Roma, appartengono un frammento di colonna in marmo giallo di Numidia simile agli esemplari utilizzati nel Pantheon a Roma, una bottiglia in vetro, un contenitore in vimini e suppellettili in bronzo di squisita fattura: un vaso porta-profumi decorato a sbalzo con motivi geometrici e floreali esaltati da intarsi in smalto azzurro; un thermos decorato con maschere comiche e protomi di sileno; tre strigili finemente incisi. Completano il carico ghiande missili in piombo, uno scandaglio e una cassa in piombo a chiusura ermetica ornata con pannelli a motivi vegetali, forse la ghiacciaia o la cassetta delle sostanze medicamentose di bordo.
Ancora al III sec. d.C. risale il “Relitto dei sei imperatori” ricco di oltre tremila monete coniate tra il 253 e il 273 d.C. da Gallieno,Vittorino, Tetrico I, Tetrico II, Claudio II il Gotico e Quintilio, mentre all'altomedievo si datano i resti di una tafurrea, galea destinata al trasporto di cavalli, carica di armi, ferri da cavalcatura, strumenti da maniscalco.
Dalle acque di Caucana provengono un busto in bronzo di figura femminile, probabilmente a decorazione di una imbarcazione, due anelli, una testa femminile in marmo bianco (I-II secolo d.C.), infine una patena in argento di officina costantinopolitana, recante un'iscrizione augurale all'imperatore Teodosio II (metà V sec. d.C.).
Completa la collezione subacquea un gruppo di ancore disposte lungo la parete esterna del cortile del Museo, recuperate nelle acque di Punta Braccetto e databili tra il VI e il III-II sec. a.C.
bottiglia in vetro  patena  veduta_dinsieme

Il Padiglione delle Anfore
Parallelamente alla Sezione subacquea si dispone su due livelli il Padiglione delle Anfore, ricavato dalla suddivisione dell'altezza della cantina del caseggiato rurale tramite passerelle metalliche.
La sezione espone una raccolta di oltre 1000 esemplari. Le anfore camarinesi, perlopiù riutilizzate per sepolture infantili (enchytrismoi) nelle necropoli di contrada Rifriscolaro-Dieci Salme e Passo Marinaro, offrono una straordinaria documentazione dei traffici intessuti dalla città con i principali centri mediterranei testimoniando l'importanza di Camarina quale scalo marittimo. Tra le tipologie attestate primeggiano in percentuale le anfore corinzie seguite dalle attiche; sono presenti anche esemplari laconici, ionio-massalioti, massalioti, etruschi, punici,  di Samo, Chio e Clazomene. La ricchezza della documentazione e l'associazione dei corredi tombali collocano la raccolta del Museo tra le collezioni più ricche e rappresentative del panorama archeologico internazionale.
sala_anfore

anfora_punica  anfora_corinzio_attica  anfora_laconica  anfora_corinzia  anfora_romana

La sala della Preistoria
La sala della Preistoria ospita un diacolor raffigurante una veduta aerea del sito e un pannello informativo sulle caratteristiche geologiche e le vicende paleontologiche salienti del territorio. Una piccola vetrina a mensola espone i resti fossili di mammiferi rinvenuti entro le fessure delle rocce carbonatiche della piattaforma ragusana. Segue l'esposizione di alcuni reperti dell'età del bronzo antico (facies di Castelluccio, XXII-XV sec. a.C.) provenienti dai numerosi insediamenti individuati lungo il litorale ragusano (Passo Marinaro, Piano Resti, S. Croce Camerina c.da Forche, Macchia Tonda, Branco Grande). Insieme agli esemplari rinvenuti a Camarina nell'area a sud e ad est del tempio di Athena (fuseruole, asce in pietra lavica, frammenti ceramici), di particolare interesse sono i reperti dal villaggio fortificato del Branco Grande. L'insediamento, composto da circa quaranta capanne disposte a gruppi su uno sperone roccioso lambito dal mare e difeso da un vero e proprio aggere, costituisce tuttora un unicum nel panorama preistorico italiano trovando paralleli in pochi insediamenti del Mediterraneo orientale e centrale. Dall'insediamento di c.da Forche di S. Croce Camerina provengono infine utensili  in pietra e in argilla, in particolare fornelli, corni votivi e pendagli in terracotta.
frammento-di-statua-votiva  Cervus_Siciliae_emimandibol

La necropoli arcaica
Rifriscolaro-Dieci Salme, investigata ad ampio raggio, ha restituito finora circa duemila deposizioni che si dispongono lungo tutto l'arco del VI secolo a.C. restituendo un quadro articolato della vita dei primi camarinesi nei suoi molteplici aspetti (cultuali, economici, sociali etc etc). In particolare, ai riti funerari riporta la ricostruzione di due sepolture, l'una a inumazione con lo scheletro rannicchiato in posizione fetale, l'altra a incinerazione praticata all'interno di un'anfora. I materiali più antichi risalgono agli inizi del VI sec. confermando la data della fondazione della città indicata dalle fonti (598 a.C.). Spiccano per quantità i materiali ceramici corinzi, costituiti sia da vasellame fine da mensa, sia da anfore e grandi giare (pithoi) per il trasporto di derrate alimentari. Corposamente attestati sono anche, a partire dalla fine del VI secolo, i prodotti ceramici provenienti dall'Egeo orientale e da Atene. La produzione attica, in particolare, è rappresentata da un'anfore da una lekythos a figure nere della Collezione Pace, e da due anfore da trasporto inscritte del tipo SOS e Agorà 5011.
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cratere_corinzio
La Sala di Persefone
Nella terza sala, dedicata ai culti attestati a Camarina, ampio risalto è dato al sacello rinvenuto sulle dune tra la città e il torrente Rifriscolaro (l'antico Oanis), la cui appartenenza al santuario di Persefone è resa certa dalle tipologia  delle centinaia di statuette femminili rinvenute: protomi, divinità sedute in trono (c.d. Athena Lindia) e, soprattutto, figure stanti recanti al grembo un porcellino, animale sacro alla dea. Ugualmente alla sfera del sacro appartengono un altare circolare lapideo e un'arula in terracotta, di forma rettangolare, decorata con una figura di Gorgone (fine VI - inizi V sec. a.C.).
All'apparato architettonico-decorativo del tempio di Athena appartengono invece un coppo coprigiunto dipinto (kalypter hegemon) (VI sec. a.C.) e due palmette in pietra (V sec. a.C.) che originariamente dovevano ornare i lati lunghi dell'edificio.
arula_con_gorgone  stipe_votiva

La sala del Tempio di Atena
Del tempio, risalente al primo quarto del V sec. a.C., è visibile nella quarta sala una parte del terrapieno di colmata praticato davanti al lato Est nel IV sec. a.C., la rampa di accesso al pronao e le strutture di fondazione in blocchi regolari di calcarenite locale, conservate solo fino al piano di calpestio (crepidoma) (V sec. a.C.). Un modellino in plexiglas ricostruisce la planimetria dell'edificio, costituito da cella, pronao e opistodomo e decorato da colonne soltanto lungo il lato est di accesso. Del tempio, inserito entro il recinto sacro (temenos) risalente alla fondazione della città (VI sec. a.C), è possibile ricostruire le dimensioni originarie (39,75 x 15 mt.). Nel cortile si conserva anche parte dell'alzato del muro sud della cella, ancora parzialmente inglobato nel baglio ottocentesco, e delle fondazioni dell'adyton.
fondamenta_tempio

ricostruzione_tempio_di_atena

La sala della Città dall'età classica al periodo romano-repubblicano
Nel padiglione ovest, originariamente adibito al ricovero del bestiame e attualmente suddiviso in due sale, è esposta una selezione di reperti che documentano la vita della città e del suo territorio dall'età classica fino al periodo romano-repubblicano.  
Immediatamente a sinistra dell'ingresso,  trovano esposizione documenti epigrafici di notevole interesse storico-sociale: le tessere in piombo con inciso il nome del cittadino rinvenute all'interno del tempio di Athena. Tali importantissimi testimonianze della vita politica della città, che trovano parallelo solo in poche località (Atene, Stira, Rodi, Grammichele), risalgono alla rifondazione democratica ad opera di Gela (461 a.C.), ovverosia ad uno dei momenti di maggiore notorietà di Camarina, patria del vincitore olimpico Psaumide (456 a.C.) esaltato da Pindaro. Diodoro e Aristarco menzionano l'intensa attività di ricostruzione della città, il cui epicentro, insieme al tempio di Athena, era costituito dall'agorà, cui è dedicata la prima sala. Disposta all'estremità occidentale dell'acropoli, così da dominare l'ampia baia e il porto, l'agorà era suddivisa da un portico (stoà) in due settori, l'uno, rivolto a ponente, di destinazione civile e religiosa, l'altro, rivolto a oriente, a destinazione commerciale. All'estremità meridionale del portico fu disposto, tra la fine IV e gli inizi del  III sec. a.C., un deposito sotterraneo di anfore del tipo greco-italico, di cui si ripropone la ricostruzione.
Ipotetica_ricostruzione_Agor

Ricostruzione_deposito_Sto

Camarina_con_necropoli

La sala della chora e della necropoli classica
La successiva sala espone reperti provenienti sia dalla necropoli classica di Passo Marinaro (ceramica, iscrizioni, defixiones, sarcofagi in terracotta, cippi funerari, ricostruzione di una tomba a cappuccina con corredo), sia da alcune abitazioni della città (Casa dell'Altare, Casa dell'Iscrizione), sia dal territorio (chora) camarinese (Fattoria Iurato, insediamento di Contrada Maestro). Le vetrine presentano esemplari di ceramica attica e siceliota del IV secolo delle collezioni Pace e Carratello.
Cratere_attico_a_calice  Lekytos  Cratere_a_campana_attico
sarcofagi_per_bambini

La Biblioteca
La biblioteca del Museo Archeologico Regionale di Camarina è aperta al pubblico, agli studenti e agli studiosi con la possibilità di consultare opere nell'archeologia, in genere e su Camarina in  particolare.
Negli ultimi anni la biblioteca ha potuto procedere a regolari acquisti grazie ai contributi previsti dalla Regione Siciliana. Il fondo bibliografico è stato arricchito anche , con opere ricevute in dono o a titolo di cambio da altre istituzioni analoghe.
Allo stato attuale la biblioteca possiede otre 500 volumi monografici e diverse decine di pubblicazioni periodiche, italiane e straniere.
Il patrimonio librario comprende opere che riguardano l'archeologia, la storia della Sicilia antica, la numismatica, la documentazione dello scavo e del restauro archeologico.
Rilevante la sezione "periodici" che comprende importanti riviste specializzate come: Archeologia Classica (Roma, dal 1972), Archeologia Medioevale (Firenze dal 1975), Archivio Storico Siracusano (Siracusa, dal 1955), Bollettino d'Arte (Roma, dal 1979), Dialoghi di Archeologia (Roma, dal 1970), Kòkalos (Palermo, dal 1958),  Journal of Ancient Topography (Roma, dal 1991) e altre pubblicazioni di importanza rilevante.
Nella sezione "Didattica" della Biblioteca, legata al "Progetto Scuola Museo", sono disponibili testi ed articoli, sotto forma di copie fotostatiche, riguardanti la storia antica di Camarina.
Inoltre la sezione è fornita di volumi della civiltà greca e romana.
biblioteca

Come raggiungere il Museo di Camarina
In Nave: Porto di Palermo a 260 km
In Aereo: Aeroporto di Catania a 120 km
In Auto: (dal porto di Messina 230 km)  A18 in direzione Catania, uscita Siracusa, quindi SS194 e SS 114 fino a Ragusa
Da Ragusa dista circa 35 km ed raggiungibile percorrendo la SS Santa Croce-Scoglitti (frazione del comune di Vittoria).
Da Agrigento imboccate la SS 115 per Gela e svincolate per Santa Croce Camerina, proseguendo per Marina di Ragusa.

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