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Regione Siciliana Assessorato Beni Culturali

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Parco archeologico-industriale e museo della zolfara di Lercara Friddi

Indirizzo : Via Vittorio Emanuele III 52 - Villa Rose-Gardner
Provincia : Palermo  Comune : Lercara Friddi
Tel. : 091 8252212 - 3346476411

Orari ingresso : Chiuso, in allestimento


struttura amministrativa Struttura amministrativa e organigramma


Lercara Friddi è un sito di notevole interesse archeologico-antropologico per la presenza dello zolfo e dell’uso di questo già in età preistorica; la posizione baricentrica del suo territorio situato all’interno di quella fascia centrale della Sicilia che comprende la vallata posta tra il fiume Torto e l’Imera settentrionale, il Salso-Imera e la valle del Platani, area meglio identificata come Sicania, ha costituito nei secoli uno snodo fondamentale per le popolazioni che nei diversi periodi storici si sono avvicendate in questo luogo.

La storia dello zolfo in Sicilia, grazie alle testimonianze trovate delle coltivazioni minerarie, era conosciuto fin dall’antichità come pietra che brucia. Utilizzato nel campo della medicina, Pitrè ne parla come rimedio nella cura della scabbia: “succo di limone e zolfo” oppure “zolfo, limone e polvere da sparo”, o anche “succo di limone, zolfo e olio” o anche per la cura della puntura di tracìna; “la tracìna è un noto dragone marino che ha una spina pungentissima e velenosa. I pescatori che più comunemente vi vanno soggetti, si curano versando sulla parte punta qualche goccia di zolfo liquido e servendosi del filo acceso dello zolfo”.
Ma lo zolfo fu usato anche a scopo bellico; infatti già i Romani mescolando lo zolfo ad altre materie combustibili ne fecero per primi uso nelle tante guerre di conquista. Successivamente mescolato al salnitro e al carbone formò la polvere pirica, unico esplosivo di guerra conosciuto e usato fino quasi alla fine del 1860.

Nel secolo XVIII lo zolfo divenne minerale di considerevole valore, specie dopo la scoperta del Leblanc, scienziato francese che inventò la soda caustica , che utilizzò proprio lo zolfo nel suo procedimento. Da allora le richieste di zolfo pervennero da ogni parte d’Italia e dall’Estero e da allora la Sicilia cominciò ad essere attraversata da lunghe file di asini che trasportavano attraverso le reggie trazzere l’oro giallo di Sicilia.

L’area di Lercara, geologicamente appartenente alla serie gessoso-solfifera, è situata a margine della provincia di Palermo. Zona collinare con rilievi che non superano i 770 metri, Lercara è caratterizzata dalla presenza di quattro colli. Lo sfruttamento dello zolfo a Lercara di cui abbiamo notizie certe avvenne nel 1828. I quattro giacimenti prendevano il nome dalle contrade in cui erano ubicati Colle Serio, Colle Madore, Colle Friddi e Colle Croce, e formavano una sorta di quadrilatero confinante con la parte orientale del centro abitato.
Furono tanti i giovani, sia uomini che donne, che attratti dalla prospettiva del pane sicuro trovarono lavoro nell’attività zolfifera che per oltre un secolo accrebbe le possibilità di sfruttamento del sottosuolo consolidando sempre più un nuovo tipo di economia che sembrava dover dare grande sviluppo alla Sicilia e ai siciliani.

Il lavoro nelle miniere e fuori veniva compiuto dai picconieri, dai carusi, dai calcaroni, dagli arditori, dagli spilatori, e dagli acquaroli. Il picconiere staccava i massi, i quali venivano trasportati dai carusi su appositi piani. I massi di zolfo, dai piani dove erano stati collocati dai carusi, venivano esportati al calcarone dai calcaroni. Nel calcherone aveva luogo la fusione dello zolfo; è perciò necessario che i calcaroni disponessero con diligenza i massi sul piano inclinato del calcherone stesso affinché sia più facile che lo zolfo fuso coli. All’operazione della fusione attendeva l’arditore, che raccoglieva lo zolfo fuso in recipienti di legno; lo zolfo, infine veniva foggiato in “pani”. Dentro la miniera lavoravano anche gli spilatori e gli acquaroli; i primi preparavano le buche per le mine, facevano opere di sostegno, sbarazzavano i filoni di zolfo dagli strati di altri minerali; i secondi, invece, attendevano alle pompe per edurre le acque sotterranee.
Il bacino minerario di Lercara Friddi, già in parte vincolato negli anni novanta ai sensi della legge 1089/’39, ha alimentato a partire dell’Ottocento una ricca economia nel territorio, lasciando segni profondi nella storia della comunità.

Con D.P.Reg.n.370 del 28.06.2010 in attuazione alla Legge Regionale n.20/2000, è stato istituito il Servizio Parco Archeologico-Industriale e Museo della Zolfara di Lercara Friddi.
Conseguentemente è in itinere l’identificazione del territorio del Parco finalizzata alla Perimetrazione dell’area, basata su un complesso studio delle fonti archivistiche, bibliografiche, documentarie, cartografiche, aerofotografiche e orali.
Il Parco intende riattivare questa memoria storica fatta di lavoro e di sacrificio umano in parte sopita e dimenticata, integrandola e fondendola con la mission che il Parco vuole realizzare e che attiene alla conservazione, rivitalizzazione e trasmissione della memoria storica attraverso una serie di iniziative e di progetti che facciano rivivere i resti tangibili della cultura dello zolfo, uscendo dal mito, scaricandolo di idillismo e nostalgia, rientrando nella sfera culturale come momento ineliminabile dal nostro diario di vita, non per il ricordo di un tempo passato che non ci appartiene più, bensì come palladio della storia di tutti e del singolo in rapporto con gli altri.
In questo contesto, il Parco assume una posizione centrale per l’avvio delle condizioni di sviluppo del territorio attraverso la conservazione e valorizzazione dell’immenso patrimonio culturale materiale e immateriale legato al mondo dello zolfo, sia dal punto di vista archeologico, che antropologico e ambientale nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile che riesca a coniugare la conservazione dei beni culturali materiali e immateriali con lo sviluppo economico di un’area attraverso la riconversione di attività compatibili con la promozione, fruizione e valorizzazione dei beni culturali del Parco.

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